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13.9.26

‘AUTISTICI/INVENTATI’: SOLIDARIETÀ PER SANZIONI, CRITICHE PER SUPPORTO AI ‘FINIMONDISTI’ PANTOCLASTICI

Se non ne sai nulla del collettivo di hacker/acari ‘Autistici/Inventati’, o se vuoi capire meglio la cronaca collegata al caso A/I e cerchi un’opinione che va alla profondità del problema, allora non puoi perderti questo pezzo!

L’ attacco alla libertà di espressione, al diritto alla privacy e a quello sulla sovranità dei dati va distinto dall’appoggio politico o infrastrutturale fornito da A/I ad alcune collettività, come i finti ‘anarchici’ insurrezionalisti, antisociali -di solito individualisti- che esaltano la violenza rivoluzionaria, piuttosto che concepirla come mezzo estremo di difesa.

Alcuni dei soggetti che hanno usato le infrastrutture di A/I potrebbero rientrare effettivamente nella definizione giuridica di ‘terrorismo’ ma ciò, da un punto di vista legale, ovviamente non giustifica le sanzioni statunitensi arbitrarie, con accuse indifferenziate, senza giusti processi o procedure.

Nei movimenti sociali c’è un’enorme carenza di capacità di ‘problematizzazione’ e autocritica: si potrebbe esprimere solidarietà ad A/I (e si dovrebbe essere preoccupati a prescindere per quello che è successo) pur criticando alcune scelte o prassi di A/I (come quelle di appoggiare, forse anche inconsapevolmente, certi tipi di lotte e certi soggetti). Ma le critiche e le autocritiche mancano per la polarizzazione delle nostre opinioni. Perché la visibilità oggi va a chi è o ‘pro’ oppure ‘contro’ qualcosa, senza sfumature, senza complessità, senza reale dibattito...

Tra l’altro, anche i finti ‘anarchici finimondisti’ con il gusto della violenza, quelli che credono che la distruzione generi magicamente la società perfetta di liber3 e ugual3 (e che forniscono su un piatto di argento pretesti per ulteriori repressioni e infamie) probabilmente saranno sorpresi dal fatto che una figura apicale dell’infrastruttura che forniva loro privacy è la stessa che ha un ruolo importante nella sicurezza informatica istituzionale (ciò vale soprattutto per i ‘finimondisti’)…

E poi certe critiche a Banca Etica, più che al sistema bancario a guida USA, sono futili: nell’attuale sistema economico nessuna attività o lavoro retribuito, nemmeno quella dell’operaio o del terzo settore, può dirsi ‘puramente’ etica. Figuriamoci una banca!

Questa è in sintesi la posizione di Anarcopacifista espressa, insieme ai fatti, nello pseudo-editoriale che segue.

Con questo pezzo torniamo a parlare di A/I e tecnologia non solo con opinioni ‘scomode’ all’interno degli stessi circoli di militanza (la verità fa male!), ma anche approfondendo altri fatti di cronaca tralasciati o mistificati dai ‘giornaloni’ parafascisti.


In alto a tutto l'url del sito, www.autistici.org/cna. Poi il simbolo del gruppo, costituito da una croce e un pugno. Sotto i contenuti del sito: si nota l'immagine di una macchina in fiamme, che accompagna la rivendicazione di un'azione in Francia. Si notano altre sezioni del sito, come 'Aggiornamenti dal carcere', 'Aggiornamenti processi' e 'Azioni dirette' con altre immagini di ogetti in fiamme, la foto di una persona vestita di nera con cappuccio e guanti che fa gestacci, e una figura stilizzata antica con una granata e un pugnale.
Screenshot del sito di 'Croce Nera Anarchica' ospitato dalla piattaforma di A/I


L’ATTACCO AD AUTISTICI INVENTATI: IN DIFESA DELLA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E PER UN’AUTOCRITICA RADICALE


Il fascio a stelle e strisce Trump, principale sponsor del sionazi Netanyahu e promotore del peggiore 'terrorismo istituzionalizzato' della storia, ha raggiunto livelli di sfacciataggine, distruzione e repressione senza precedenti per il supposto 'civile occidente'.

7.9.26

OLTRE IL MIO TRASFERIMENTO DA GAZA IN ITALIA

SETTE MESI DI SOLLIEVO PARZIALE E ‘SINDROME DEL SOPRAVVISUTO’


Fanrivista è onorata di pubblicare la testimonianza di una sopravvissuta al genocidio, anche se lei spiega nell’articolo che ci sono difficoltà incredibilmente difficili da superare, nonostante il raggiungimento della sicurezza fisica.

Sara Awad è una scrittrice palestinese, studentessa da sette mesi in Italia. Ha scritto per ‘Kritica’, ‘Il Manifesto’, ‘Il Domani’, ‘Drop Site News’, ‘Truthout’, ‘We Are Not Numbers’, ‘The Intercept’, ‘The Independent’, ‘Al Jazeera English’, ‘Middle East Eye’, ‘TRT World’,‘PRISM’ e ‘El Salto’ . Raccontando esperienze vissute e dando rilievo a notizie non trattate a sufficienza, il suo lavoro si focalizza su problemi sociali, resilienza, identità e speranza, nel mezzo di una guerra genocida e dell’occupazione nella sua terra natia.


Pensavo che costruendo una nuova vita lontano da casa sarebbe stato come voltare pagina, ma non avevo realizzato che voleva dire portare sulle spalle, contemporaneamente, il peso di due vite - una sfregiata dalla guerra.

Di notte, nel mezzo dell’inverno (precisamente il 15/12/2025), iniziava un nuovo capitolo della mia vita. A 22 anni ho lasciato tutto ciò che conoscevo, e ho deciso di iniziare tutto da capo - da sola.

La valigia è pronta e aperta. Si nota la foto di una bambina piccola e un libro con il metodo Tikrar.


La mia età conta più di un numero. Sono cresciuta con sei guerre che hanno dato forma alla mia vita. La più recente continua a casa mia anche se, per me, è finita nel momento in cui me ne sono andata. Sono sopravvissuta andando via mentre la mia famiglia è rimasta indietro. Questa è la parte con cui è difficile convivere: il pensiero che sono scappata mentre le persone che amo sono ancora intrappolate nella guerra. Il senso di colpa del sopravvissuto mi tormenta ogni giorno.

BEYOND MY EVACUATION FROM GAZA TO ITALY

SEVEN MONTHS OF INCOMPLETE RELIEF BLENDED WITH ‘SURVIVOR’S GUILT’

Fanrivista is honored to publish the testimony of a genocide survivor, although she explains in this article that there are hurdles incredibly hard to overcome, even when you reach physical safety.

Sara Awad is a Palestinian writer who has been living and studying in Italy for 7 months. Her work has been published on several news outlets: ‘Kritica’, ‘Il Manifesto’, ‘Il Domani’, ‘Drop Site News’, ‘Truthout’, ‘We Are Not Numbers’, ‘The Intercept’, ‘The Independent’, ‘Al Jazeera English’, ‘Middle East Eye’, ‘TRT World’,‘PRISM’, and ‘El Salto’. Depicting human experiences and amplifying underreported stories, her work is centered on social issues, resilience, identity, and hope amid the ongoing genocidal war and occupation in her homeland.


I thought building a new life away from home would feel like a fresh start, but I didn’t realise the weight of carrying two lives at once—one of them scarred by war.

At night, in the middle of winter, on 15 December 2025, I began a new chapter of my life. At 22, I left everything I knew behind and chose to start over—alone.


An open suitcase ready for departure. Inside, there is a book about the Tikrar method and a picture of a baby girl.


My age is more than a number. I grew up with six wars shaping my life. The latest one is still continuing in my home, even though, for me, it ended the moment I left. I survived by leaving, while my family remained behind. That is the part I struggle to live with—the feeling that I escaped while the people I love are still trapped in the war. Survivor’s guilt follows me every day.