Il terrore nucleare e la prigione socio-economica gestita dal complesso militare industriale, contrapposte agli sforzi e al coraggio per il disarmo e la fiducia nell’altrə. Questi ultimi potenzialmente sorretti, a livello geopolitico e militare, almeno dalla strategia del ‘non primo uso’, mentre lo spettro del ‘primo uso banale’ si è concretizzato nelle minacce poco velate di vari despoti. Dalla datata ‘Opzione Sansone’ israeliana a Trump, quando parlava di ‘bombardare’ una civiltà per riportarla ‘all’età della pietra’, passando per le esercitazioni con armi nucleari ‘tattiche’ al confine tra Ucraina e Bielorussia.

Le differenti forme di propaganda militarista dominano i media di opposti schieramenti, si infiltrano nel sistema scolastico, e perfino nel servizio civile, precedentemente scelta alternativa obbligata, assente in un potenziale mesto futuro con il ripristino della leva. All’opposto, le varie forme di obiezione di coscienza e di resistenza non armata. L’efficacia nel risolvere i conflitti di quest’ultima viene ignorata. Segue un percorso alternativo a quella armata, parallelo quando questa è davvero necessaria, ma che può e deve essere prevenuta proprio grazie alla prima.