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11.10.26

ECOCIDIO, GENOCIDIO E VIOLENZA SISTEMICA

GRETA THUNBERG E FRANCESCA ALBANESE A NAPOLI

‘Il governo italiano fascista è ancora complice del genocidio’, dichiara Greta Thunberg, aggiungendo che le élite conniventi con la distruzione di Gaza sono le stesse a fare affari a discapito dell’ambiente, oltre che con la costruzione dei CPR, ‘veri e propri campi di concentramento’.


Al centro Francesca Albanese e Greta Thunberg mentre si guardano negli occhi con affetto. Greta indossa una kefiah come mantello.


Le stesse che, nell’analisi di Emiliano Brancaccio, mescolano il sangue palestinese con il petrolio, che dovrebbe essere solo un’aggiunta alle fonti rinnovabili per la transizione ecologica, ma che resta fatalmente preponderante…

10.10.26

MODELLI E STRATEGIE PER UN MONDO SENZA GUERRA

Il terrore nucleare e la prigione socio-economica gestita dal complesso militare industriale, contrapposte agli sforzi e al coraggio per il disarmo e la fiducia nell’altrə. Questi ultimi potenzialmente sorretti, a livello geopolitico e militare, almeno dalla strategia del ‘non primo uso’, mentre lo spettro del ‘primo uso banale’ si è concretizzato nelle minacce poco velate di vari despoti. Dalla datata ‘Opzione Sansone’ israeliana a Trump, quando parlava di ‘bombardare’ una civiltà per riportarla ‘all’età della pietra’, passando per le esercitazioni con armi nucleari ‘tattiche’ al confine tra Ucraina e Bielorussia.


Al centro della locandina il titolo dell'evento e un carro armato dal cui cannone fuoriesce un mazzo di fiori rosa. Lo sfondo è azzurro. In basso a sinistra il logo di 'RApP' con i colori della bandiera palestinese. A destra in basso un QR con il programma dell'iniziativa.


Le differenti forme di propaganda militarista dominano i media di opposti schieramenti, si infiltrano nel sistema scolastico, e perfino nel servizio civile, precedentemente scelta alternativa obbligata, assente in un potenziale mesto futuro con il ripristino della leva. All’opposto, le varie forme di obiezione di coscienza e di resistenza non armata. L’efficacia nel risolvere i conflitti di quest’ultima viene ignorata. Segue un percorso alternativo a quella armata, parallelo quando questa è davvero necessaria, ma che può e deve essere prevenuta proprio grazie alla prima.