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25.8.26

TRA KURDISTAN E PALESTINA

INTERVISTA CON DAVIDE GRASSO


In alto la scritta 'Tra Kurdistan e Palestina' (la parola Kurdistan è colorata in giallo rosso e verde, mentre Palestina di rosso, verde e bianco. Lo sfondo è nero). In basso la foto di Davide Grasso e sopra l'immagine di un player, come quelli di software come Whatsapp o Telegram.


Alle incertezze intrecciate con le speranze per la legge quadro sul processo di pace tra PKK e Turchia, approvata il 10/8/26, è seguito, il 18/8/26, l’attacco israeliano a una base aerea in Siria, governata da ‘Al-Jolani’, appoggiato dalla Turchia. Israele ha motivato l’attacco con l’imminente schieramento di risorse militari turche nella base. Circostanza, smentita da Ankara, che avrebbe violato un accordo tra Israele e Siria.

Il 21/8/26 Ankara ha richiesto l'emissione di una ‘Red Notice all’Interpol: si tratta di una richiesta di mandato di arresto nei confronti di diversi israeliani, tra cui Netanyahu, per gli attacchi contro l’ultima ‘flotilla’.

Fanrivista ha chiesto di commentare questi eventi a Davide Grasso, sociologo ed ex combattente YPG, collegandoli all’equilibrio tra pragmatismo e coerenza politica.

23.8.26

LA COSIDDETTA LEGGE ‘TURCHIA TERRORISM FREE’

POSARE LE ARMI PUÒ ESSERE SOLO UN PRIMO PASSO PER LA PACE, OPPURE UNA STRATEGIA DI 'PACIFICAZIONE COLONIALE'...


Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK. Sopra l'immagine della manifestazione, il disegno di due mani che spezzano un fucile, un noto simbolo antimilitarista, con gli stessi tre colori delle bandiere (giallo, rosso e verde).
Manifestazione per Ocalan a Napoli. Archivio Fanrivista.


Aggiornamento di Agosto 2026 sul processo di pace tra Turchia e guerriglia curda


I PASSI PRECEDENTI L'APPROVAZIONE

Il 10 agosto 2026, nell’ambito del tortuoso processo di pace tra PKK e Turchia, il parlamento turco ha approvato una proposta di legge soprannominata “Turchia senza terrorismo”. Dovrebbe condurre al reinserimento nel tessuto sociale turco di guerriglieri e sostenitori del PKK in tutto il mondo, ponendo fine a decenni di scontri tra guerriglierə ed esercito turco.

L’inizio di questo percorso legislativo, approvato da circa l’80% dei 600 parlamentari turchi, segna anche l’avvio di una nuova fase delle trattative, partite da un ambiguo invito a Ocalan dal ‘lupo grigio’ Bahçeli a Ottobre 2024. Il PKK, rispondendo agli appelli del suo leader, ha prima dichiarato lo scioglimento formale del partito a Maggio 2025, poi ha messo simbolicamente al rogo le sue armi a Luglio 2025 e, infine, ha annunciato il ritiro di unità della guerriglia dai confini turchi a Ottobre 2025, ripiegando nelle aree più prossime all’Iraq.


IL MECCANISMO DELLA LEGGE QUADRO

Poco dopo la Turchia ha costituito un'apposita Commissione parlamentare per poi, dopo diversi mesi, completare l’elaborazione della legge quadro, ufficialmente nota come “Legge per il rafforzamento della solidarietà nazionale e l’integrazione sociale”. I 12 articoli che la compongono prevedono sostanzialmente una specie di amnistia e, precisamente, la sospensione per 5 anni di indagini, di procedimenti e di sanzioni penali per una serie di reati con pene massime fino a 15 anni. I reati in questione vanno dalla propaganda al finanziamento delle attività denotate come ‘terroristiche’, ovvero di appartenenza e/o sostegno al formalmente disciolto partito comunista curdo. Il periodo di sospensione sale a 10 anni per reati che prevedono condanne fino all’ergastolo. I potenziali beneficiari di queste sospensioni, che potrebbero trasformarsi in annullamenti completi, sono migliaia.

19.8.26

L’ODISSEA DI KHALED: TESTIMONIANZA DEL GENOCIDIO DI GAZA

LA 'VIDEO-CHIAMATA DELL’UMANITÀ' CON KHALED DA GAZA


È VERO?

Fanrivista ha parlato con Khaled Adnan Alzaq, giovane studente di ingegneria informatica a Gaza, obbligato dalla mancanza di mezzi di sostentamento a usare i social per guadagnare qualcosa e supportare la sua famiglia, cominciando con i pannolini per il suo fratellino.

Prima della campagna genocida, quando la vita a Gaza era “di solito normale”, nonostante l’occupazione, pensava ai social principalmente come una “distrazione”. Instagram è stato anche il mezzo che ci ha fatti incontrare.


A sinistra Khaled mentre sorride. Al centro l'immagine della sua veduta, fatta di macerie e palazzzi distrutti in una giornata piena di sole. A destra l'intervistatore davanti al monitor mentre parla con Khaled nella redazione di Fanrivista. Tra io vari oggetti si nota una bandiera palestinese che avvolge la parte superiore dello schienale della sedia.
La video-chiamata con Khaled


All’inizio nutrivamo sospetti. Ci chiedevamo: “ma questo profilo è vero, oppure è l’ennesimo truffatore che si spaccia per uno di Gaza per fare ulteriore profitto sul sangue palestinese?”. Dopo qualche ricerca, spiegata meglio nel video con la sua intervista completa, abbiamo capito che era davvero di Gaza. E aveva una storia da raccontare, terribile, insieme a un barlume di speranza: noi, gli ‘occidentali’ a cui è grato perché ci siamo opposti ai media e ai governi complici nel più recente genocidio della storia, il primo a essere trasmesso in diretta. Ci ha detto: “siete la nostra unica arma perché la resistenza non è efficace al momento e non abbiamo nessuno strumento di pressione su Israele (...) Ci siete solo voi, solo voi!”.

KHALED’S ODYSSEY, A GAZA GENOCIDE TESTIMONY

A ‘HUMANITY VIDEO-CALL’ WITH KHALED FROM GAZA

IS HE LEGIT?

Fanrivista spoke with Khaled Adnan Alzaq, a young man from Gaza studying computer engineering who was forced by the lack of any income to use social media in order to raise some funds for his family, starting with diapers for his little brother.

Before the genocidal campaign, when life in Gaza was busy and “generally normal”, despite the occupation, he considered social networks mainly as a “distraction”. Instagram was also the way we got to know him.


Khaled is smiling. Next to him the picture of destroyed buildings. On the right the interviewer during the call in front of his monitor.


At first we were suspicious. We were asking ourselves: “
is this profile real, or is this the umpteenth scammer trying to further profit from the blood of Palestinians, pretending to be one of them?”. After some research, which is better explained in the full interview with him that you can find in the video, we realized that he was really from Gaza, and he had a story to tell, a terrible one, together with a glimpse of hope: us, ‘Westerners’ whom Khaled is grateful to for opposing governments and media complicit in the most recent genocide in history, the first one to be live-streamed. He told us: “You are our only weapon because the resistance is not effective at the moment and we have no tool to put pressure on Israel. (...) There is only you, only you!”.

4.8.26

RIMOZIONE DI KHAN, SEPARAZIONE DEI POTERI E MINACCE A BENSOUDA

L'ACCUSATRICE DI KHAN GLI AVEVA SCRITTO: “SONO PEDINA DI UN GIOCO

IN UN'INTERVISTA PRIMA DELLA RIMOZIONE DI KHAN HA DETTO: “LA MIA DENUNCIA E IL LAVORO DELLA CORTE SONO DUE COSE DIVERSE”, MA ISRAELE CHIEDE L’ANNULLAMENTO DEI MANDATI D’ARRESTO PER NETANYAHU E GALLANT. ALTRI MANDATI PREPARATI PER SMOTRICH E BEN-GVIR.


Tra le vicende che fanno tornare la stampa mainstream a parlare di Palestina non ci sono i letterali fiumi di sangue dei gazawi che continuano a scorrere durante il finto ‘cessate il fuoco’. Oltre alla richiesta di resa incondizionata di Hamas, e alle violenze in Cisgiordania vendute come banali “scontri” con le gang di coloni abusivi, si è parlato di Gaza per le accuse di abusi sessuali all'ex procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) con il compito di individuare responsabilità penali individuali (da non confondere con la Corte Internazionale di Giustizia ONU, anche se le Nazioni Unite c’entrano con la vicenda del procuratore capo, come vedremo nelle prossime righe). 

Le accuse molto gravi nei confronti di Karim Ahmad Khan, secondo la propaganda del regime israeliano, servirebbero a dimostrare l’innocenza di Netanyahu e di Gallant, l’ex ministro della difesa, rimosso e sostituito con Katz nel 2025. Gallant, lo stesso che ha detto di combattere “animali umani”, che ha annunciato pubblicamente l'intenzione di distruggere 'ogni cosa senza nessun vincolo', è lo stesso ad aver ammesso che il 07/10 le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco contro i propri cittadini pur di non dover scambiare prigionieri, applicando la cosiddetta Direttiva Annibale.

Le accuse a carico di Khan sono state ritenute non valide da giuristi scelti dall’assemblea politica della CPI, ma la stessa assemblea ha poi votato per ribaltare quel giudizio, ritenendo Khan responsabile di gravi violazioni e rimuovendolo dall’incarico. Anche ammettendo che il primo giudizio sia errato o insufficiente, andrebbe forse cambiato il procedimento investigativo e giudiziario che ha portato all’emissione di quel giudizio. Invece, insieme al giudizio, è stato ribaltato il principio della separazione dei poteri. La politica ha deciso non solo di ignorare, ma di stabilire conclusioni opposte rispetto a quelle a cui erano giunti dei giudici, nominati dalla stessa politica proprio per quello scopo specifico.

Chiarito chi sono gli accusati ai diversi livelli, facciamo un ulteriore passo indietro e ripercorriamo in ordine cronologico l’intreccio delle diverse vicende. Vicende che dovrebbero restare separate, come ha affermato pubblicamente la malese Sarah, precedentemente nota come ‘VO1’, l’accusatrice e presunta vittima di abusi sessuali da parte di Khan. La superficialità con cui una materia così delicata è stata trattata merita un approfondimento, insieme a un ‘riordino’ cronologico dell’intricata e inedita vicenda giudiziaria.

Nella seconda parte di questo approfondimento si parla della 'pena di morte finanziaria' della IEEPA e delle minacce mafiose contro gli altri giudici.



DAI MANDATI CONTRO NETANYAHU E GALLANT ALLA RIMOZIONE DI KHAN, PASSANDO PER LE RICHIESTE DI ARRESTO DI SMOTRICH E BEN-GVIR

A Maggio 2024 Karim Khan, in qualità di procuratore capo della CPI, aveva richiesto dei mandati di arresto internazionali nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della difesa Gallant, insieme a quelli di tre leader di Hamas per una serie di fatti avvenuti almeno a partire dal 7/10/2023.


Sullo sfondo il disegno di un manifesto con sopra scritto "Wanted" e sotto "for war crimes and crimes against humanity". Al centro la foto di Netanyahu.


Nel giro di poche settimane arrivano le esecuzioni extragiudiziali israeliane: Haniyeh, capo politico di Hamas, viene ucciso in un attentato mentre si trova in Iran. ‘Deif’, comandante militare di Hamas, viene ucciso in un bombardamento nel sud di Gaza insieme a decine di innocenti. Sinwar, leader di Hamas a Gaza, viene ucciso in combattimento mentre, sfinito, tenta di colpire un drone con armi improvvisate. I due leader israeliani sono accusati di diverse fattispecie di crimini di guerra e contro l’umanità, incluso l’uso della fame come arma di guerra e lo sterminio, accusa quest’ultima prossima al crimine di genocidio.

A Novembre 2024 i mandati di arresto vengono approvati, ma la campagna propagandistica israeliana, che accusava la Corte di antisemitismo, era partita subito. Eppure, tra i giuristi che hanno vagliato con esito positivo le richieste di arresto, c’era Theodor Meron, sopravvissuto all’Olocausto. Nei mesi precedenti, poco prima della richiesta dei mandati, erano partite anche le prime accuse di 'molestie sessuali' nei confronti di Khan. E sempre a Maggio del 2024 Khan si era incontrato con l’antiterrorismo olandese per una sospetta operazione di spionaggio del Mossad, i servizi segreti israeliani, all’Aja, dove ha sede principale la Corte.