20.5.26

BASTA ACCORDI COMMERCIALI UE-ISRAELE

PARTE IN ITALIA LA CAMPAGNA DI "JUSTICE FOR PALESTINE" PER "FERMARE GLI ACCORDI CON I CRIMINALI" 


L’Europa è il principale partner economico di Israele, e “Justice for Palestine” è la petizione per richiedere all’UE di sospendere l’accordo di associazione che garantisce cooperazione commerciale e connivenza politica, in barba ai principi fondanti dell’Unione.

L’obbligo di terminare i rapporti commerciali deriverebbe dalle svariate e plateali violazioni dei diritti umani e delle leggi di guerra, in evidente contrasto con i principi europei. Poteva essere applicato prima dell’esercizio del “diritto di iniziativa dei cittadini europei”, strumento dell’ordinamento dell’Unione analogo alle nostre leggi di iniziativa popolare. Doveva essere applicato migliaia di morti fa...


Screenshot: in cima a tutto c’è scritto “Iniziativa dei cittadini europei - sistema di raccolta elettronica”. Il titolo dell’iniziativa è “Richiesta di sospensione totale dell'accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele”. A fianco al modulo per inserire la firma c’è il logo di “Justice for Palestine”, sottotitolo “Stop EU trade with criminals”. A fianco il logo stilizzato di un anguria al centro di una bilancia, realizzato con un semicerchio, una linea retta e un triangolo.  Nella foto i sei relatori mentre applaudono seduti dietro a un tavolo pieno di scarabocchi, a cui è appesa una bandiera della Palestina. Sullo sfondo del cortile si vede un murale: il disegno di una guerrigliera, dall’aspetto che ricorda i manga, armata fino ai denti e con una bandiera del Rojava. Di fianco l’hashtaga: #Riseup4Rojava. Si intravedono una falce e martello e altri scarabocchi confusi ad adornare i muri.


La campagna, promossa da “European Left Alliance”, verrà rilanciata il 27 Maggio con un evento nazionale presso la Città dell’Altra Economia a Roma. Invece, Martedì 19, è stata presentata al Mezzocannone Occupato di Napoli.

Oramai si avvicinano al milione e mezzo i firmatari, oltre il minimo richiesto per presentare la proposta alla Commissione europea.

Valerio Renzi, uno dei promotori italiani, spiega che la richiesta riguarda anche accordi accademici e culturali, e che il boicottaggio è la principale arma non violenta da impiegare per mettere fine ad apartheid e genocidio. Ciò, argomenta, non è ancora possibile in Europa per un sostanziale veto italiano e tedesco.

A moderare l’incontro Eleonora De Majo, di Sinistra Italiana, che ha ricordato come il comportamento connivente dell’UE sia la <<più grande rassicurazione>> di impunità per Netanyahu e sodali.

Tra gli ospiti c'era l’attore e attivista Omar Suleiman, volto storico della comunità palestinese partenopea. Nel suo intervento ha mostrato i collegamenti tra le origini dell’occupazione sionista e le sue vicende biografiche, contrapponendo l’amore per alcuni aspetti della cultura occidentale, e italiana, alla rabbia immensa verso quello stesso occidente che viola i principi di cui si dice promotore con colonialismo e genocidi.

Giulio Bonistalli, attivista capitolino del Tufello, partecipante dell’ultima flottiglia, in passato a Gaza con il progetto “Boxe contro l’assedio”, ha raccontato del rapimento dei pirati in divisa israeliani. Ci ha tenuto a sottolineare che <<dopo la flottiglia caleranno di nuovo i riflettori dalla Palestina, e invece bisognerà continuare a tenere alta l’attenzione per rivendicare i diritti del popolo palestinese>>. Sulle critiche fatte alla flottiglia provenienti da solidali della causa palestinese, inclusa Francesca Albanese, osserva: <<le critiche sono importanti>> ma farle poco prima della partenza di una missione rischiosa corrisponde a <<mettersi i bastoni fra le ruote. Invece abbiamo lo stesso obiettivo, e dobbiamo creare un orizzonte comune>>.

Sulla stessa onda anche Luigi Daniele, docente universitario di diritto internazionale: <<il fatto che Israele si sia spinto ancora più in là con il blitz, avvenuto in acque internazionali, ma praticamente europee, dimostra che la flottiglia è una spina nel fianco per Israele>>. Ha poi citato diversi studiosi, contrapponendo quelli che arrivano a mettere completamente in discussione il principio di proporzionalità del diritto umanitario internazionale, a chi dimostra, studi alla mano, una scientificità maligna nell’usare fame e malattie come armi di guerra a Gaza, in una maniera che <<non ha nemmeno un precedente dalla Seconda Guerra Mondiale>>.

L’incontro/conferenza stampa è stato chiuso da Marta Di Giacomo, rete “No Kings” napoletana, con una riflessione sullo spostamento di percezione della “normalità”: a poco a poco è stato modificato il senso di quello che veniva ritenuto accettabile, arrivando a creare un <<nuovo senso>> comune che ci fa guardare al genocidio come qualcosa di quotidiano e, tutto sommato, “normale”. Questa situazione allarmante <<ci consegna una nuova sfida>>…

E mettere in cima alle priorità delle mobilitazioni della Palestina la fine degli accordi commerciali con Israele, costituisce sicuramente un argine per il disprezzo sfacciato e dilagante dei diritti umani. Contemporaneamente, mentre si frenano gli istinti di dominio e morte, bisogna anche creare delle alternative ai paradigmi socio-economici dominanti sfindando noi stessx.

Stacronio Dabbar


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ultima modifica 21/05/2026 13:30

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