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7.9.26

OLTRE IL MIO TRASFERIMENTO DA GAZA IN ITALIA

SETTE MESI DI SOLLIEVO PARZIALE E ‘SINDROME DEL SOPRAVVISUTO’


Fanrivista è onorata di pubblicare la testimonianza di una sopravvissuta al genocidio, anche se lei spiega nell’articolo che ci sono difficoltà incredibilmente difficili da superare, nonostante il raggiungimento della sicurezza fisica.

Sara Awad è una scrittrice palestinese, studentessa da sette mesi in Italia. Ha scritto per ‘Kritica’, ‘Il Manifesto’, ‘Il Domani’, ‘Drop Site News’, ‘Truthout’, ‘We Are Not Numbers’, ‘The Intercept’, ‘The Independent’, ‘Al Jazeera English’, ‘Middle East Eye’, ‘TRT World’,‘PRISM’ e ‘El Salto’ . Raccontando esperienze vissute e dando rilievo a notizie non trattate a sufficienza, il suo lavoro si focalizza su problemi sociali, resilienza, identità e speranza, nel mezzo di una guerra genocida e dell’occupazione nella sua terra natia.


Pensavo che costruendo una nuova vita lontano da casa sarebbe stato come voltare pagina, ma non avevo realizzato che voleva dire portare sulle spalle, contemporaneamente, il peso di due vite - una sfregiata dalla guerra.

Di notte, nel mezzo dell’inverno (precisamente il 15/12/2025), iniziava un nuovo capitolo della mia vita. A 22 anni ho lasciato tutto ciò che conoscevo, e ho deciso di iniziare tutto da capo - da sola.

La valigia è pronta e aperta. Si nota la foto di una bambina piccola e un libro con il metodo Tikrar.


La mia età conta più di un numero. Sono cresciuta con sei guerre che hanno dato forma alla mia vita. La più recente continua a casa mia anche se, per me, è finita nel momento in cui me ne sono andata. Sono sopravvissuta andando via mentre la mia famiglia è rimasta indietro. Questa è la parte con cui è difficile convivere: il pensiero che sono scappata mentre le persone che amo sono ancora intrappolate nella guerra. Il senso di colpa del sopravvissuto mi tormenta ogni giorno.

25.8.26

TRA KURDISTAN E PALESTINA

INTERVISTA CON DAVIDE GRASSO


In alto la scritta 'Tra Kurdistan e Palestina' (la parola Kurdistan è colorata in giallo rosso e verde, mentre Palestina di rosso, verde e bianco. Lo sfondo è nero). In basso la foto di Davide Grasso e sopra l'immagine di un player, come quelli di software come Whatsapp o Telegram.


Alle incertezze intrecciate con le speranze per la legge quadro sul processo di pace tra PKK e Turchia, approvata il 10/8/26, è seguito, il 18/8/26, l’attacco israeliano a una base aerea in Siria, governata da ‘Al-Jolani’, appoggiato dalla Turchia. Israele ha motivato l’attacco con l’imminente schieramento di risorse militari turche nella base. Circostanza, smentita da Ankara, che avrebbe violato un accordo tra Israele e Siria.

Il 21/8/26 Ankara ha richiesto l'emissione di una ‘Red Notice all’Interpol: si tratta di una richiesta di mandato di arresto nei confronti di diversi israeliani, tra cui Netanyahu, per gli attacchi contro l’ultima ‘flotilla’.

Fanrivista ha chiesto di commentare questi eventi a Davide Grasso, sociologo ed ex combattente YPG, collegandoli all’equilibrio tra pragmatismo e coerenza politica.

19.8.26

L’ODISSEA DI KHALED: TESTIMONIANZA DEL GENOCIDIO DI GAZA

LA 'VIDEO-CHIAMATA DELL’UMANITÀ' CON KHALED DA GAZA


È VERO?

Fanrivista ha parlato con Khaled Adnan Alzaq, giovane studente di ingegneria informatica a Gaza, obbligato dalla mancanza di mezzi di sostentamento a usare i social per guadagnare qualcosa e supportare la sua famiglia, cominciando con i pannolini per il suo fratellino.

Prima della campagna genocida, quando la vita a Gaza era “di solito normale”, nonostante l’occupazione, pensava ai social principalmente come una “distrazione”. Instagram è stato anche il mezzo che ci ha fatti incontrare.


A sinistra Khaled mentre sorride. Al centro l'immagine della sua veduta, fatta di macerie e palazzzi distrutti in una giornata piena di sole. A destra l'intervistatore davanti al monitor mentre parla con Khaled nella redazione di Fanrivista. Tra io vari oggetti si nota una bandiera palestinese che avvolge la parte superiore dello schienale della sedia.
La video-chiamata con Khaled


All’inizio nutrivamo sospetti. Ci chiedevamo: “ma questo profilo è vero, oppure è l’ennesimo truffatore che si spaccia per uno di Gaza per fare ulteriore profitto sul sangue palestinese?”. Dopo qualche ricerca, spiegata meglio nel video con la sua intervista completa, abbiamo capito che era davvero di Gaza. E aveva una storia da raccontare, terribile, insieme a un barlume di speranza: noi, gli ‘occidentali’ a cui è grato perché ci siamo opposti ai media e ai governi complici nel più recente genocidio della storia, il primo a essere trasmesso in diretta. Ci ha detto: “siete la nostra unica arma perché la resistenza non è efficace al momento e non abbiamo nessuno strumento di pressione su Israele (...) Ci siete solo voi, solo voi!”.

4.8.26

RIMOZIONE DI KHAN, SEPARAZIONE DEI POTERI E MINACCE A BENSOUDA

L'ACCUSATRICE DI KHAN GLI AVEVA SCRITTO: “SONO PEDINA DI UN GIOCO

IN UN'INTERVISTA PRIMA DELLA RIMOZIONE DI KHAN HA DETTO: “LA MIA DENUNCIA E IL LAVORO DELLA CORTE SONO DUE COSE DIVERSE”, MA ISRAELE CHIEDE L’ANNULLAMENTO DEI MANDATI D’ARRESTO PER NETANYAHU E GALLANT. ALTRI MANDATI PREPARATI PER SMOTRICH E BEN-GVIR.


Tra le vicende che fanno tornare la stampa mainstream a parlare di Palestina non ci sono i letterali fiumi di sangue dei gazawi che continuano a scorrere durante il finto ‘cessate il fuoco’. Oltre alla richiesta di resa incondizionata di Hamas, e alle violenze in Cisgiordania vendute come banali “scontri” con le gang di coloni abusivi, si è parlato di Gaza per le accuse di abusi sessuali all'ex procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) con il compito di individuare responsabilità penali individuali (da non confondere con la Corte Internazionale di Giustizia ONU, anche se le Nazioni Unite c’entrano con la vicenda del procuratore capo, come vedremo nelle prossime righe). 

Le accuse molto gravi nei confronti di Karim Ahmad Khan, secondo la propaganda del regime israeliano, servirebbero a dimostrare l’innocenza di Netanyahu e di Gallant, l’ex ministro della difesa, rimosso e sostituito con Katz nel 2025. Gallant, lo stesso che ha detto di combattere “animali umani”, che ha annunciato pubblicamente l'intenzione di distruggere 'ogni cosa senza nessun vincolo', è lo stesso ad aver ammesso che il 07/10 le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco contro i propri cittadini pur di non dover scambiare prigionieri, applicando la cosiddetta Direttiva Annibale.

Le accuse a carico di Khan sono state ritenute non valide da giuristi scelti dall’assemblea politica della CPI, ma la stessa assemblea ha poi votato per ribaltare quel giudizio, ritenendo Khan responsabile di gravi violazioni e rimuovendolo dall’incarico. Anche ammettendo che il primo giudizio sia errato o insufficiente, andrebbe forse cambiato il procedimento investigativo e giudiziario che ha portato all’emissione di quel giudizio. Invece, insieme al giudizio, è stato ribaltato il principio della separazione dei poteri. La politica ha deciso non solo di ignorare, ma di stabilire conclusioni opposte rispetto a quelle a cui erano giunti dei giudici, nominati dalla stessa politica proprio per quello scopo specifico.

Chiarito chi sono gli accusati ai diversi livelli, facciamo un ulteriore passo indietro e ripercorriamo in ordine cronologico l’intreccio delle diverse vicende. Vicende che dovrebbero restare separate, come ha affermato pubblicamente la malese Sarah, precedentemente nota come ‘VO1’, l’accusatrice e presunta vittima di abusi sessuali da parte di Khan. La superficialità con cui una materia così delicata è stata trattata merita un approfondimento, insieme a un ‘riordino’ cronologico dell’intricata e inedita vicenda giudiziaria.

Nella seconda parte di questo approfondimento si parla della 'pena di morte finanziaria' della IEEPA e delle minacce mafiose contro gli altri giudici.



DAI MANDATI CONTRO NETANYAHU E GALLANT ALLA RIMOZIONE DI KHAN, PASSANDO PER LE RICHIESTE DI ARRESTO DI SMOTRICH E BEN-GVIR

A Maggio 2024 Karim Khan, in qualità di procuratore capo della CPI, aveva richiesto dei mandati di arresto internazionali nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della difesa Gallant, insieme a quelli di tre leader di Hamas per una serie di fatti avvenuti almeno a partire dal 7/10/2023.


Sullo sfondo il disegno di un manifesto con sopra scritto "Wanted" e sotto "for war crimes and crimes against humanity". Al centro la foto di Netanyahu.


Nel giro di poche settimane arrivano le esecuzioni extragiudiziali israeliane: Haniyeh, capo politico di Hamas, viene ucciso in un attentato mentre si trova in Iran. ‘Deif’, comandante militare di Hamas, viene ucciso in un bombardamento nel sud di Gaza insieme a decine di innocenti. Sinwar, leader di Hamas a Gaza, viene ucciso in combattimento mentre, sfinito, tenta di colpire un drone con armi improvvisate. I due leader israeliani sono accusati di diverse fattispecie di crimini di guerra e contro l’umanità, incluso l’uso della fame come arma di guerra e lo sterminio, accusa quest’ultima prossima al crimine di genocidio.

A Novembre 2024 i mandati di arresto vengono approvati, ma la campagna propagandistica israeliana, che accusava la Corte di antisemitismo, era partita subito. Eppure, tra i giuristi che hanno vagliato con esito positivo le richieste di arresto, c’era Theodor Meron, sopravvissuto all’Olocausto. Nei mesi precedenti, poco prima della richiesta dei mandati, erano partite anche le prime accuse di 'molestie sessuali' nei confronti di Khan. E sempre a Maggio del 2024 Khan si era incontrato con l’antiterrorismo olandese per una sospetta operazione di spionaggio del Mossad, i servizi segreti israeliani, all’Aja, dove ha sede principale la Corte.

30.5.26

SOPRAVVIVERE ALLA GUERRA E ALLA SOLITUDINE

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA LETTERA APERTA DA UNA GAZAWA SOPRAVVISSUTA AL GENOCIDIO


Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta da Khawla Zuiter, gazawa rifugiata in Campania da qualche mese. L’abbiamo incontrata brevemente in occasione della campagna “100 Porti 100 Città”, organizzata da Freedom Flotilla Italia per portare la Palestina nei porti italiani, visto che le coste di Gaza sono interdette dal decennale blocco applicato dai pirati israeliani.

Nella lettera chiede chiarimenti e supporto alla comunità palestinese partenopea e, indirettamente, alle autorità governative. Ai primi manifesta rammarico per una mancata accoglienza da parte dei suoi connazionali, oltre che per il mancato invito a eventi pubblici che la coinvolgono in quanto cittadina palestinese e sopravvissuta al genocidio.

Lo spazio offerto dall’umile Redazione di Fanrivista è aperto per eventuali risposte o altri appelli, ed esprime sentite condoglianze a tutte le persone che hanno perso i propri cari anche per la complicità dei nostri governi.


Indossa un vestito bianco e un velo rosa. Ha uno sguardo triste rivolto verso il basso. Sullo sfondo si intravedono alcuni astanti, delle barche e una bandiera palestinese.
Khawla Zuiter durante la conferenza stampa del 27/05/2026


Lettera aperta delle famiglie palestinesi sopravvissute alla guerra di Gaza


Come donna palestinese sopravvissuta agli orrori della guerra a Gaza, porto dentro di me un dolore che nessuna madre dovrebbe conoscere. Ho perso mio figlio, ucciso durante il conflitto, mentre mio figlio maggiore è ancora a Gaza, da solo, e continua a vivere sotto il peso della guerra. Non conosco il suo destino e ogni giorno vivo nell’angoscia e nell’incertezza.


A Gaza la morte arriva all’improvviso, senza preavviso e senza pietà.


Siamo arrivati in Italia grazie a un programma umanitario promosso dal Governo italiano, in coordinamento con l’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Eravamo convinti di trovare una comunità pronta ad accoglierci, sostenerci e accompagnarci nel difficile percorso di ricostruzione delle nostre vite. In parte questo è accaduto grazie alla straordinaria solidarietà del popolo italiano, dei volontari e di tante persone che ci hanno aiutato con generosità e umanità.


Siamo famiglie sopravvissute alla guerra. Abbiamo lasciato Gaza portando con noi traumi, paura, fame, sofferenze fisiche e psicologiche. Siamo arrivati senza nulla, dopo aver perso case, affetti e sicurezza.


Tuttavia, dentro di noi rimangono molte domande che sentiamo il dovere di rivolgere alla comunità palestinese nelle sue diverse componenti.


1. Perché veniamo esclusi dagli eventi dedicati a Gaza e alla Palestina?

29.5.26

STAND WITH PALESTINE IF YOU CARE ABOUT HUMANITY

TAREK FROM GAZA TO ITALY

"100 Harbors – 100 Cities" is an initiative of Freedom Flotilla Italia. Since it is not possible to reach Gaza because of the illegal Israeli blockade, the idea of the campaign is to do the opposite, bringing Gaza into different Italian cities through the Flotilla.

On 27 May 2026 the boat named after Ghassan Kanafani arrived in Naples. There we met with Tarek AlFarra, a student from Khan Yunis and survivor of the ongoing genocide in Gaza. He arrived in Italy six months ago, after completing a bachelor’s degree in English language in the midst of the war. During the genocide he taught English to children in the Strip, allowing them not only to furtheror even starttheir education, in one of the most highly educated areas in West Asia, but also providing them a way to escape from the harshest reality. Building the schools upon the rubble of the destroyed city, with those children hungry to study also because at home they had to do their parents’ jobs, is one of Tarek’s dearest memories.

Gaza was like a five-star prison’ before being subjected to the fury of the peak of the incremental genocide, starting in 1948: ‘we had 8 hours of electricity, universities, schools, hospitals... But at the same time everything was limited: all the necessities, food, supplies, everything was controlled by the occupation. At any time you could find the borders closed and yourself trapped. We were living in instability: you could wake up in the morning to find your neighborhood bombed for no reason’.


Tarek Al Farra during the interview on a black background. It is written in white: "Stand with Palestine if you care about humanity". In red: "Tarek from Gaza to Italy". In green an Italian inscription, pointing out that Italian subtitles are available.

DA GAZA ALL'ITALIA

I GAZAWI IN ITALIA PARLANO GRAZIE A '100 PORTI 100 CITTÀ', INIZIATIVA DI 'FREEDOM FLOTILLA ITALIA'.


Freedom Flotilla Italia è sbarcata a Napoli il 27/05/2026 con la Ghassan Kanafani, una delle barche delle varie flotillas, ‘sopravvissuta’ ai pirati israeliani per un’avaria che l’aveva bloccata in Grecia. Della campagna, intitolata "100 Porti 100 Città", ne avevamo parlato tra queste pagine digitali: visto che non si riesce a raggiungere Gaza a causa del decennale blocco illegale, lo scopo è inverso, ovvero portare Gaza nei porti italiani.

Khawla Zuiter, donna gazawa da qualche mese rifugiata in provincia di Avellino, era all’iniziativa. Ha fatto cenno all’orrifica esperienza del genocidio, vissuta in prima persona, raccontando che di uno dei suoi figli hanno trovato solo dei frammenti. Insieme agli attivisti della flottiglia, ha denunciato il sistema di accoglienza che divide le famiglie all’interno e all’esterno dei singoli nuclei familiari. In pratica, alcune famiglie sono “spezzate” perché molti membri sono ancora bloccati a Gaza, mentre le famiglie gazawi che sono riuscite ad arrivare nella penisola sono isolate tra di loro, perché sparpagliate per l’intero paese e "accolte" in luoghi remoti. “Il governo italiano non ci ha accolto davvero”, ha affermato durante la conferenza stampa ai giardini del Molosiglio, lamentandosi del fatto che anche solo per fare la spesa deve percorrere 4 km.

Più esplicite le critiche al governo del Centro Culturale Handala Ali: lItalia è complice del genocidio perché invia le armi a Israele, l’accoglienza in queste condizioni, che non permettono nemmeno l’integrazione, non può servire a lavarsi la faccia’.

Don Rito Maresca della “Rete Preti contro il genocidio” ha citato il vangelo di Luca, ‘quello più socialmente impegnato’, collegando le flottiglie alla barca di Pietro. Ha citato anche Pizzaballa: ‘non bisogna fare una graduatoria dei dolori, ma va distinto l’oppresso dall’oppressore (...) tutti noi possiamo fare la nostra parte, a partire da chi ha responsabilità più grandi come il nostro governo (...) basta alla complicità’.

Una ventina di partecipanti all'iniziativa (incluso un grande cane) al molo di Napoli. Sorridono, alzano due dita in segno di vittoria e sventolano bandiere palestinesi in una giornata soleggiata. Una bandiera è dell'Unione Democratica Arabo-Palestinese.

23.5.26

GOVERNO ISRAELIANO CONTRO TESTATA PRO-ISRAELE SU STUPRI DEI PALESTINESI

SADICHE E SCIENTIFICHE TECNICHE DI STUPRO DOCUMENTATE DA ANNI, MA SERVIVA LA FLOTTIGLIA PER TORNARE A PARLARE (POCHISSIMO) DEGLI OSTAGGI PALESTINESI


⚠️ EDITORIALE/FACT-CHECKING NON ADATTO A UN PUBBLICO SENSIBILE ⚠️


In alto l'immagine dei soldati a Sde-Teiman mentre si nascondono alle telecamere con gli scudi e stuprano l'ostaggio palestinese. In totale si intravedono sette uomini e due bloccano il prigioniero bendato faccia al muro.  A sinistra l'immagine diffusa nel video di Ben Gvir mentre gli ostaggi della flotilla sono sulla nave-carcere: circa trenta attivisti si trovano sul ponte di una nave rannicchiati e a faccia in giù. Sono circondati da container con i cima filo spinato e due soldati armati fino ai denti.  In basso a destra un video di un centro detentivo israeliano, presumibilmente diffuso dallo stesso apparato di Ben Gvir per incutere terrore nella popolazione palestinese: a terra, in un lungo corridoio sovrastato da una bandiera israeliana, una fila di una ventina di prigionieri sdraiati, legati e a faccia in giù. Una decina di guardie carcerarie armate li circondano e una mantiene un cane che vorrebbe avventarsi su di loro.  Al centro a destra una prigione israeliana: si nota un alto muro con filo spinato e una torre di guardia con alcune scritte in ebraico e una bandiera israeliana.
In alto l'immagine dei soldati a Sde-Teiman mentre si nascondono alle telecamere con gli scudi e stuprano l'ostaggio palestinese.

A sinistra l'immagine diffusa nel video di Ben Gvir mentre gli ostaggi della flotilla sono sulla nave-carcere.

In basso a destra un video di un centro detentivo israeliano, presumibilmente diffuso dallo stesso apparato di Ben Gvir per incutere terrore nella popolazione palestinese.

Al centro a destra una prigione israeliana (immagine originale di Christopher Michel da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons).




++AGGIORNAMENTO DEL 31/05/2026++


Il 29/05/2026 l’ONU ha reso pubblico un rapporto sulle violenze sessuali negli scenari di guerra del 2025. I risultati sulle indagini nella Palestina storica hanno accertato 31 casi distupro, anche con oggetti, stupro di gruppo, tentato stupro, violenza fisica ai genitali, spari mirati ai genitali, palpeggiamenti di seni e genitali, denudazioni forzate e perquisizioni corporali condotte senza apparenti motivi di sicurezza e minacce di stupro” da parte delle forze di occupazione israeliane. 4000 dei 9000 detenuti palestinesi sono ristretti senza accuse formalizzate o processi, e i casi documentati coinvolgono 14 uomini, 7 donne, 9 ragazzi e una ragazza. Sono solo “indicativi di incidenti e schemi avvenuti in diversi periodi analizzati, piuttosto che esaurienti, a causa del continuo diniego di accesso del Governo israeliano ai centri di detenzione, così come a Gaza”. Le violenze si sono verificate pure nelle stazioni di polizia e ai posti di blocco in un “clima di impunità”. Si cita anche Sde-Teiman: Netanyahu ha chiamato “eroi” gli stupratori in divisa, filmanti mentre con degli scudi cercavano di nascondere le violenze. Poi i medici israeliani hanno refertato le “gravi ferite al retto” e agli organi interni, ma “nonostante le evidenze video” non sono stati processati, come si dice nell’articolo.


Le forze armate e di sicurezza israeliane sono state dunque aggiunte alla “lista nera” degli attori sospettati di usare sistematicamente stupro e violenze sessuali, in cui era già presente Hamas. A riguardo dell’attore non statale che governa Gaza, nel rapporto si precisa che l’ONU “non ha ancora ricevuto informazioni dalle autorità israeliane per processi su violenze sessuali a carico dei detenuti palestinesi accusati di coinvolgimento negli attacchi” del 7/10.


Nella stessa lista è presente anche la Russia, ma i necessari pacchetti di sanzioni contro Israele ancora non arrivano!





L’11/05 Nick Kristoff ha pubblicato un editoriale sul New York Times, testata che si è distinta per una forte faziosità verso il regime israeliano, come evidenziano studi accademici e denunciano attivisti. Nel pezzo si parla delle testimonianze degli ostaggi e dei rapporti dell’ONU che confermano l’uso sistematico dello stupro nelle prigioni-campi di concentramento per ‘umiliare e intimidire fino alla sottomissione’. Le atrocità denunciate vanno dai sadici video delle violenze, ripresi dai soldati per ricattare le vittime, fino all’uso di cani da guardia addestrati allo stupro, pratica documentata nel Cile di Pinochet e, secondo alcune fonti, anche dai nazisti. Israele ha annunciato di portare il NYT in tribunale. Altri giornalisti negazionisti del genocidio si sono accodati: le denunce sull’uso dei cani riportate da Kristoff, in circolazione almeno dal 2024 e corroborate pochi giorni fa dalle testimonianze di due guardie carcerarie israeliane a Shaiel Ben-Ephraim, ex-analista delle IDF, si baserebbero su calunnie propagandate da Hamas. Quindi, lo stupro perpetrato da cani sarebbe fisicamente impossibile, dicono alcuni: invece, è fisicamente possibile, come dimostrano studi medici su casi di zoofilia. Altra accusa fatta con la logica del “benaltrismo”: bisognerebbe parlare delle violenze sessuali commesse il 7/10. Eppure, i contrastanti rapporti dell’ONU che ne confermano la plausibilità o la certezza evidenziano, rispettivamente, gli ostacoli posti dal governo israeliano nel condurre le indagini, oppure le difficoltà contingenti nel portarle avanti.

20.5.26

BASTA ACCORDI COMMERCIALI UE-ISRAELE

PARTE IN ITALIA LA CAMPAGNA DI "JUSTICE FOR PALESTINE" PER "FERMARE GLI ACCORDI CON I CRIMINALI" 


L’Europa è il principale partner economico di Israele, e “Justice for Palestine” è la petizione per richiedere all’UE di sospendere l’accordo di associazione che garantisce cooperazione commerciale e connivenza politica, in barba ai principi fondanti dell’Unione.

L’obbligo di terminare i rapporti commerciali deriverebbe dalle svariate e plateali violazioni dei diritti umani e delle leggi di guerra, in evidente contrasto con i principi europei. Poteva essere applicato prima dell’esercizio del “diritto di iniziativa dei cittadini europei”, strumento dell’ordinamento dell’Unione analogo alle nostre leggi di iniziativa popolare. Doveva essere applicato migliaia di morti fa...


Screenshot: in cima a tutto c’è scritto “Iniziativa dei cittadini europei - sistema di raccolta elettronica”. Il titolo dell’iniziativa è “Richiesta di sospensione totale dell'accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele”. A fianco al modulo per inserire la firma c’è il logo di “Justice for Palestine”, sottotitolo “Stop EU trade with criminals”. A fianco il logo stilizzato di un anguria al centro di una bilancia, realizzato con un semicerchio, una linea retta e un triangolo.  Nella foto i sei relatori mentre applaudono seduti dietro a un tavolo pieno di scarabocchi, a cui è appesa una bandiera della Palestina. Sullo sfondo del cortile si vede un murale: il disegno di una guerrigliera, dall’aspetto che ricorda i manga, armata fino ai denti e con una bandiera del Rojava. Di fianco l’hashtaga: #Riseup4Rojava. Si intravedono una falce e martello e altri scarabocchi confusi ad adornare i muri.


5.5.26

PESTAGGI, TORTURE, TENTATI OMICIDI E... PRESERVATIVI!

LE CAMPAGNE MEDIATICHE PER NEUTRALIZZARE LA FLOTILLA


++AGGIORNAMENTO DEL 9/5/2026++

È stata annunciata oggi la liberazione di Thiago e Saif, di cui avevamo fatto cenno nell’approfondimento metamediale che segue.

Restano da capire le modalità con cui verranno rilasciati.

E resta anche da capire e quali sono state le complicità, anche in forma omissiva, di altri governi nell'atto di pirateria inter-statale, a partire da quello greco. Complicità che si aggiungono ai traffici di armi che non si fermano, nonostante le misure previste dalla convenzione per il genocidio.

E, soprattutto, resta ancora la necessità di esigere la liberazione del popolo palestinese e la fine di un ordine mondiale basato sulla legge della giungla anarco-capitalista, la legge del più forte.

Intanto le piazze italiane si riorganizzano  in vista della partenza delle flottiglie e anche a Napoli si prepara un presidio permanente per mantenere alta l'attenzione.


++AGGIORNAMENTO DEL 10/5/2026++

Domenica il governo israeliano ha comunicato di aver deportato i due attivisti della <<flottiglia dei provocatori>>. Saif è arrivato in Spagna in serata e ha già rilasciato dichiarazioni pubbliche, mentre Thiago dovrebbe essere già giunto al Cairo dove è previsto uno scalo prima di arrivare in Brasile.




Spari ad altezza uomo, persone ricoverate a Creta con volti tumefatti e costole rotte, private dei medicinali salvavita, esposte alle intemperie e stipate in container su una galera galleggiante per circa 36 ore di calvario. Il tutto dopo che una delle 22 barche della Flotilla attaccate una settimana fa, la Tamtam, rischiava di affondare con l’equipaggio a bordo in mezzo a una tempesta. Il salvifico intervento della nave di supporto della ONG Open Arms ha scongiurato il peggio, perché per le autorità greche (presumibilmente non le uniche europee complici di quelle israeliane nell’operazione di pirateria inter-statale) il pericolo non c’era.

Questo è quello che emerge dalle testimonianze e dalle evidenze presentate dagli attivisti, e che è al centro di indagini delle procure di diversi paesi fin dalle precedenti missioni. Si indaga anche per tentato omicidio. Del resto, cosa ci si potrebbe aspettare da un esercito guidato da ricercati a livello internazionale, da chi ha raso al suolo e continua a sterminare la popolazione di Gaza, da chi continua a tormentare i palestinesi nel resto dei territori occupati insieme ai coloni paramilitari?! Cosa aspettarsi se i nostri governi, con sparute eccezioni come quello spagnolo, non muovono una foglia per mettere fine alle stratosferiche violazioni del diritto internazionale di uno stato canaglia, una potenza nucleare illegale che è anche peggio della Corea del Nord?!


In due di questi si vedono i volti tumefatti e tagliati da ferite vicino agli occhi di due anziani attivisti. In altri tre i titoli di articoli da “Il Riformista”, “Il Tempo”, “Nicola Porro”, e “Libero”. Rispettivamente titolano: “Flotilla, su nave profilattici e droga. Col blocco è fallita l’ennesima provocazione pro-Pal”; “Flotilla spiaggiata: ‘Israele ci ha sequestrato’. Ma a bordo droga, preservativi e capriole”; “La ‘Flotilla dei preservativi’ al servizio della propaganda di Hamas”; “Flotilla, profilattici e buste di droga: ecco la loro ‘paura per Gaza’”.
Le immagini degli attivisti picchiati a confronto con la narrativa israeliana ripresa acriticamente da alcune testate italiane.

Clicca o schiaccia con il dito l'immagine per ingrandirla

E intanto la stampa asservita ai neo-nazisti sionisti ascolta solo una proverbiale “campana”, ovvero quella di chi è al banco degli imputati per il “crimine dei crimini”, il genocidio. E insieme a loro una schiera di bot e leoni da tastiera che ripropongono acriticamente o con sadismo le veline del governo israeliano. O sono in malafede, oppure a questi “professionisti” della comunicazione manca una competenza basilare dell’informazione: ricercare e riportare quello che dicono più “fonti”.

Per la rubrica “Metamediale”, in cui si scandagliano le dinamiche mediatiche e di propaganda, analizziamo le campagne a mezzo stampa e a mezzo social contestuali al rapimento degli attivisti.


UN PAIO DI CAPRIOLE, UNA BUSTINA ACCARTOCCIATA, QUALCHE PRESERVATIVO E LE ACCUSE DI VIOLENZA SESSUALE A CARICO DI THIAGO AVILA

14.4.26

‘COSTRUITE LE MOBILITAZIONI CON LE FLOTTIGLIE!’

LA CHIAMATA DALLA “THOUSAND MADLEENS TO GAZA”

Fanrivista ha incontrato diversə attivistə della "Thousand Madleens to Gaza". Sono sbarcatə a Napoli il 10/04/2026, e faranno tappa a Cetraro prima di salpare verso Gaza.


Sullo sfondo si nota anche il Vesuvio. Un'attivista parla al microfono. Oltre alle bandiere della palestina, tra le svariate, se ne nota una con "One Piece".


Scopo delle varie tappe intermedie, nei rispettivi paesi, è confrontarsi con le realtà locali per fare assemblee e pianificare delle azioni congiunte, da terra, al tentativo di rompere il blocco illegale imposto alla Striscia, in mare.

11.4.26

LA FLOTILLA PER INVADERE I PORTI ITALIANI

“100 PORTI 100 CITTÀ” PER PORTARE GAZA DA NOI E BLOCCARE COMPLICITÀ GENOCIDE



Su uno sfondo nero l'immagine di Vincenzo Fullone durante l'intervista. Indossa una kefiah particolare e una felpa con un motivo mimetico. Lo sguardo sembra trasmettere sicurezza con una punt di rabbia. Si trovano il titolo dell'articolo, la scritta "100 porti 100 città" e "incontro con Vincenzo Fullone". I colori dell

Per ora <<Freedom Flotilla Italia ha scelto un’altra via marina, mentre Freedom Flotilla Coalition internazionale, da cui si sono divisi e hanno fondato Global Sumud, si sono accordati per la nuova missione condivisa’.

Vincenzo Fullone ha fatto chiarezza sulle diverse strategie di resistenza civile e sulle sigle delle varie “flotillas”, durante la presentazione della campagna “100 porti 100 città”, tenutasi a Napoli il 09/04/2026.

<<Bestie feroci ci vietano di entrare a Gaza>>, e così la campagna proverà a portare Gaza in Italia con iniziative in diversi porti insieme a studenti palestinesi. Parleranno in quegli stessi “porti di morte” dove passano scorte e armi per l’etno-teocrazia israeliana. Con altre azioni, come scioperi e picchetti, si dovranno terminare le complicità genocidiarie.

Fullone, già consulente per la comunicazione del governo della Striscia, cofondatore a Gaza di ‘Ain Media’, da giovane noto per supposte apparizioni mariane nel paesino di Crosia, era a bordo della Conscience, colpita da droni vicino a Malta nel Maggio 2025, prima delle ultime ondate delle “flottillas”. In estate la “Madleen” e la “Handala” furono sequestrate in acque internazionali dai pirati in divisa israeliani. Da quella piccola barca a vela, che dà nome alle “Thousand Madleen to Gaza”, nacque l’idea di programmare nuove missioni “massicce” con più barche.

27.3.26

TIKKUN, UN COLLETTIVO DI EBREƏ ANTISIONISTƏ

RIPARARE IL MONDO CON ANTIRAZZISMO, DECOLONIZZAZIONE E GIUSTIZIA SOCIALE

ABBIAMO INCONTRATO TIKKUN INSIEME A DUE "REFUSENIKS", DUE OBIETTORI DI COSCIENZA ISRAELIANI


Ella Keidar Greenberg e IddoElam di Mesarvot sono due giovani “refuseniks”, obiettori di coscienza israeliani che hanno rifiutato di servire un esercito storicamente coinvolto in un’occupazione illegale, e ora nel genocidio. Sarebbe una scelta ovvia ma, in Israele, se non fai il servizio militare sei considerato un reietto o un traditore.





Li abbiamo incontrati a dicembre allo "Zero 81" di Napoli, insieme ad altri attivisti di Tikkun, un collettivo italiano di ebreə antisionistə.

15.3.26

L'OSTACOLO ALLA PACE

DALLA CAUSA CONTRO LA LEONARDO ALLA RAZIONALIZZAZIONE DEGLI OLOCAUSTI


A sinistra la locandina dell'evento: risalta l'immagine di una colomba che porta un ramoscello di ulivo, contrapposta a carri armati e aerei da guerra. A destra la foto del teatro dove si è svolto l'incontro: decine di persone sono sedute in cerchio.
A sinistra la locandina dell'evento. A destra il teatro dell'Ex Asilo Filangieri.


Il diritto può essere uno strumento che serve a difenderci dai potenti, e per questo vogliono togliercelo o distorcerlo.

La creatività conflittuale e la forza dell’intelletto ci offrono svariati strumenti non violenti da usare nelle piazze e nei tribunali.

Questi sono i concetti più profondi emersi in un dibattito, venerdì scorso all’Ex Asilo Filangieri di Napoli, sulla guerra finanziaria, che precede la “guerra guerreggiata”. La prima si combatte con una concorrenza spietata e a colpi di dazi e sanzioni. Quella più visibile, è invece alimentata dal commercio di armi.

Durante la serata, l’avvocato Luca Saltamacchia ha illustrato gli obiettivi e le difficoltà di una causa in sede civile contro la Leonardo SPA, holding controllata dallo stato: lo scopo è quello di impedire che nuovi contratti incrementino le capacità militari dello stato canaglia israeliano, oltre a revocare i precedenti. Il problema è che molti di questi contratti sono segreti.

22.2.26

DAANES RAREFATTA. ROJAVA RESISTE IN UN’INTEGRAZIONE DIFFICILE

DALLA CADUTA DI ASSAD ALL’ASSEDIO DEL ROJAVA (CHE SUCCEDE IN SIRIA PARTE 2)


Torniamo a parlare di Siria e dell’unica democrazia del Medio Oriente, “il Rojava”, parola che indica letteralmente l’ovest della regione curda e per estensione quella che era l’intera DAANES. Di questa, attualmente, restano e resistono soltanto due lembi di Rojava senza continuità territoriale in un complesso e controverso percorso di integrazione con il nuovo governo siriano. Precisamente, le aree che non sono cadute sotto il completo controllo del presidente ad interim al-Shara’ sono quelle di Kobane, Qamislo e al-Hasaka.

Per chi fosse interessatə ad approcciare o anche approfondire questi argomenti, consigliamo un altro articolo pubblicato nella sezione di “Geopolitica Popolare” di Fanrivista pubblicato a fine 2024. In quel periodo, in poche ore, con il supporto più o meno manifesto di diverse potenze statali, il dittatore Assad è stato rovesciato. Fino ad allora il nuovo presidente ad interim, quando era manifestamente un estremista jihadista, si faceva chiamare al-Jolani.

CHE SUCCEDE IN SIRIA (Parte 1).


Altri contenuti collegati pubblicati da Fanrivista, insieme alle fonti usate per questo articolo, li troverete nei link che accompagnano il testo. Leggetelo con calma e criticatelo senza pietà se lo ritenete necessario!



La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES ai confini con la turchia, in viola la zona occupata da Israele e non lontano, più a est in fucsia, le zone controllate dai drusi.  In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.  Al centro in alto al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa: lui indossa un turbante e si nota la scritta: “Stop this terrorist. Upt to 10 million reward”. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria in giacca e cravatta.

La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES, in viola la zona occupata da Israele e in fucsia le zone controllate dai drusi.

In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.

Al centro al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria. Adesso non si fa chiamare più con il suo nome di battaglia. 




AGGIORNAMENTO DEL 28/08/2026


  • Il 25/8/26 Mazloum Abdi, Comandante Generale delle Forze Democratiche Siriane, ha annunciato, in una conferenza stampa a Damasco, la fine del corpo militare, a guida curda, attivo dal 2015 nella lotta contro l’ISIS e nella difesa della DAANES. La dissoluzione delle FDS segue una serie di accordi, scontri e incontri con il nuovo governo siriano (di cui si parla nell'articolo che segue), e uno dei punti da implementare “entro l’anno” riguarda il diritto di imparare la lingua della minoranza curda.

  • Il giorno dopo, il Comando Generale delle YPJ, le unità di protezione femminili, parte delle FDS e preesistenti a esse, si sono incontrate con il Ministero degli interni siriano, discutendo anche di uno dei problemi più spinosi per il governo guidato dall’ex capo di al-Nusra, la sezione siriana di al-Qaeda, ovvero al-Jolani, nome di battaglia del presidente ad interim al-Sharaa: l’integrazione delle combattenti femminili in una formazione autonoma all’interno delle nuove strutture governative. Il Comando ha annunciato che gli incontri continueranno.




I NUOVI CLIENTI DEGLI USA E IL LAVORO SPORCO DI “CARCERIERE” DELL’ISIS

Nell’Asia Occidentale continua il genocidio palestinese più in sordina, con il colpevole e sostanziale silenzio della comunità internazionale.

Il popolo iraniano manifesta la sua insofferenza verso il regime degli ayatollah, mentre i sostenitori dello scià e delle democrature occidentali provano a cavalcare e fomentare le proteste, minandone la stessa legittimità.

E intanto, in Siria, il nuovo governo di Ahmad al-Shara è riuscito a unificare formalmente quasi tutto il paese dopo aver duramente represso diverse minoranze, e dopo le alleanze con quelli che erano stati i suoi nemici giurati, nonché carcerieri, gli USA. L’ex membro di al-Qaeda, all’epoca noto come al-Jolani, ha avviato un’operazione comunicativa brillante per ripulire la sua immagine pubblica. Si è tolto letteralmente i panni di guerrigliero e ha indossato giacca e cravatta, ha dichiarato di volere una Siria inclusiva, ha approvato qualche provvedimento di facciata per riconoscere diritti e festività ai gruppi minoritari, ed è stato clamorosamente accolto a braccia aperte nei maggiori consessi internazionali. Eppure, negli ultimi mesi, le milizie jihadiste che adesso indossano l’uniforme dell’esercito nazionale hanno perseguitato drusi, alawiti e curdi.

Attacchi culminati con l’assedio e la conquista di gran parte della DAANES (acronimo di Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est), la regione de facto autonoma del nord-est della Siria nota ai più con la sineddoche “Rojava”, ovvero il “Kurdistan dell’Ovest”, difesa dalle “Forze Siriane Democratiche” (SDF è l’acronimo in inglese). Il “Rojava” è probabilmente l’unica democrazia del Medio Oriente, un esperimento amministrativo che, con tutte le sue fragilità, criticità e limitazioni, è considerato l’avanguardia e la degna continuazione dei tanti processi rivoluzionari socialisti falliti nella storia, solitamente perché degenerati in autoritarismo, dittatura e totalitarismo.

4.1.26

FRANCESCA ALBANESE SUL VENEZUELA: 'ATTACCO A STATO SOVRANO FA PAURA, MA BISOGNA AGIRE'

Fanrivista incontra per la seconda volta Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal ‘67.


Primo piano di Francesca Albanese. Il suo sguardo sembra incuriosito e scettico.

29.12.25

INCHIESTA “DOMINO”: ACCUSE BASATE SU FONTI ISRAELIANE

IL CRED AVVISA: ELEMENTI PROBATORI RACCOLTI DURANTE CONFLITTI DA UNA PARTE NON TERZA, ACCUSATA DI GENOCIDIO, SONO INCOMPATIBILI CON UN PROCESSO EQUO.


Pur ammettendo che attività benefiche nascondessero finanziamenti diretti alle attività militari di Hamas, attribuiti ad Hannoun e altri nell’inchiesta “Domino”, i rapporti economico-militari con un governo accusato di genocidio restano comunque più gravi, oltre che illegali. Eppure ricevono molta meno attenzione dai media che vanno per la maggiore e suscitano molto meno clamore nell'opinione pubblica italiana.

Inoltre, bisognerebbe anche cercare di capire fino a che punto le informazioni israeliane, finite nell’inchiesta che identifica il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia come il vertice della presunta "cellula terroristica", influenzino o vizino il procedimento giudiziario e l'essenza stessa della democrazia.

Hannoun mentre parla ripreso dal basso. Si nota un frammento dei sottotitoli del video che recita: "Io sono contro la violenza, da qualsiasi parte provenga".
Mohammad Hannoun immortalato in un video dell'Associazione dei Palestinesi in Italia.

Se pure si ammettessero i finanziamenti diretti alle attività militari di Hamas, attribuiti a Mohammad Hannoun e ad altre persone nell’inchiesta “Domino”, che sarebbero stati celati dietro raccolte fondi benefiche, oltre alla presenza di una “cellula” italiana del discutibile movimento politico e di resistenza militare palestinese, resterebbe comunque un fatto: sono molto più gravi, e illegali, i rapporti economico-militari con un governo accusato di genocidio. Questo perché il diritto internazionale vieta qualunque rapporto del genere anche quando è solo plausibile che ci sia un genocidio in corso, plausibilità e sospetto che sono stati messi nero su bianco due anni fa all’Aja.

Ma la legge si rispetta, o si fa finta di rispettarla, solo quando conviene. La deontologia giornalistica impone di specificare e chiarire sempre quando delle persone sono semplicemente indagate, e quando sono considerate innocenti, e cioè fino a quando non c’è una sentenza definitiva (e non è detto che sia quella di primo grado). Naturalmente, ci sono dei comportamenti, soprattutto quelli adottati da chi ha responsabilità di governo, rilevanti da un punto di vista politico ma non punibili penalmente. In quei casi si invoca la presunzione di innocenza, glissando su delle pratiche di gestione della cosa pubblica criminali, anche se per la giustizia non sono considerate tali. Oppure sono considerate criminali, ma magari si riesce addirittura a cambiare il sistema legale a colpi legislativi con i propri avvocati che fanno le leggi in parlamento. Oppure, più semplicemente, si corrompe un giudice o si sfrutta qualche cavillo per sfuggire alle proprie responsabilità.

Nel caso di Hannoun, come da copione mediatico, la presunzione di innocenza è praticamente svanita dalla stampa mainstream, con pochissime eccezioni che cercano di entrare nel merito dell’inchiesta. E proveremo a farlo brevemente fra poche righe, anche se non è lo scopo fondamentale di questo pseudo-editoriale: la cosa più importante è troncare ogni rapporto con uno dei peggiori stati-canaglia e terroristici della storia per fermare un ciclo di violenza che è andato avanti per troppo tempo. 

14.12.25

OMAR BARGHOUTI: UNITEVI SU DIRITTI UMANI E DIRITTO INTERNAZIONALE

INTERVISTA AL CO-FONDATORE DEL BDS


Omar Barghouti è seduto con le mani incrociate. Ha lo sguardo serio e indossa una kufiah verde oliva.


Ci dovrebbe essere unità sui diritti umani basilari e sul diritto internazionale’ nonostante le differenze ideologiche e politiche, e ognuno deve fare la sua parte ‘nella sua sfera di influenza relativa’ per fermare il genocidio e il regime di apartheid in Palestina: questi i concetti che restano scolpiti nella nostre coscienze dopo che abbiamo intervistato Omar Barghouti, co-fondatore del BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), movimento di resistenza non violenta nato nel 2005 in Palestina. Ispirato alla lotta contro l’apartheid sudafricano, il suo scopo è troncare rapporti militari, economici e culturali con istituzioni e aziende coinvolte nelle violazioni dei diritti del popolo palestinese.