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5.5.26

PESTAGGI, TORTURE, TENTATI OMICIDI E... PRESERVATIVI!

LE CAMPAGNE MEDIATICHE PER NEUTRALIZZARE LA FLOTILLA


++AGGIORNAMENTO DEL 9/5/2026++

È stata annunciata oggi la liberazione di Thiago e Saif, di cui avevamo fatto cenno nell’approfondimento metamediale che segue.

Restano da capire le modalità con cui verranno rilasciati.

E resta anche da capire e quali sono state le complicità, anche in forma omissiva, di altri governi nell'atto di pirateria inter-statale, a partire da quello greco. Complicità che si aggiungono ai traffici di armi che non si fermano, nonostante le misure previste dalla convenzione per il genocidio.

E, soprattutto, resta ancora la necessità di esigere la liberazione del popolo palestinese e la fine di un ordine mondiale basato sulla legge della giungla anarco-capitalista, la legge del più forte.

Intanto le piazze italiane si riorganizzano  in vista della partenza delle flottiglie e anche a Napoli si prepara un presidio permanente per mantenere alta l'attenzione.


++AGGIORNAMENTO DEL 10/5/2026++

Domenica il governo israeliano ha comunicato di aver deportato i due attivisti della <<flottiglia dei provocatori>>. Saif è arrivato in Spagna in serata e ha già rilasciato dichiarazioni pubbliche, mentre Thiago dovrebbe essere già giunto al Cairo dove è previsto uno scalo prima di arrivare in Brasile.




Spari ad altezza uomo, persone ricoverate a Creta con volti tumefatti e costole rotte, private dei medicinali salvavita, esposte alle intemperie e stipate in container su una galera galleggiante per circa 36 ore di calvario. Il tutto dopo che una delle 22 barche della Flotilla attaccate una settimana fa, la Tamtam, rischiava di affondare con l’equipaggio a bordo in mezzo a una tempesta. Il salvifico intervento della nave di supporto della ONG Open Arms ha scongiurato il peggio, perché per le autorità greche (presumibilmente non le uniche europee complici di quelle israeliane nell’operazione di pirateria inter-statale) il pericolo non c’era.

Questo è quello che emerge dalle testimonianze e dalle evidenze presentate dagli attivisti, e che è al centro di indagini delle procure di diversi paesi fin dalle precedenti missioni. Si indaga anche per tentato omicidio. Del resto, cosa ci si potrebbe aspettare da un esercito guidato da ricercati a livello internazionale, da chi ha raso al suolo e continua a sterminare la popolazione di Gaza, da chi continua a tormentare i palestinesi nel resto dei territori occupati insieme ai coloni paramilitari?! Cosa aspettarsi se i nostri governi, con sparute eccezioni come quello spagnolo, non muovono una foglia per mettere fine alle stratosferiche violazioni del diritto internazionale di uno stato canaglia, una potenza nucleare illegale che è anche peggio della Corea del Nord?!


In due di questi si vedono i volti tumefatti e tagliati da ferite vicino agli occhi di due anziani attivisti. In altri tre i titoli di articoli da “Il Riformista”, “Il Tempo”, “Nicola Porro”, e “Libero”. Rispettivamente titolano: “Flotilla, su nave profilattici e droga. Col blocco è fallita l’ennesima provocazione pro-Pal”; “Flotilla spiaggiata: ‘Israele ci ha sequestrato’. Ma a bordo droga, preservativi e capriole”; “La ‘Flotilla dei preservativi’ al servizio della propaganda di Hamas”; “Flotilla, profilattici e buste di droga: ecco la loro ‘paura per Gaza’”.
Le immagini degli attivisti picchiati a confronto con la narrativa israeliana ripresa acriticamente da alcune testate italiane.

Clicca o schiaccia con il dito l'immagine per ingrandirla

E intanto la stampa asservita ai neo-nazisti sionisti ascolta solo una proverbiale “campana”, ovvero quella di chi è al banco degli imputati per il “crimine dei crimini”, il genocidio. E insieme a loro una schiera di bot e leoni da tastiera che ripropongono acriticamente o con sadismo le veline del governo israeliano. O sono in malafede, oppure a questi “professionisti” della comunicazione manca una competenza basilare dell’informazione: ricercare e riportare quello che dicono più “fonti”.

Per la rubrica “Metamediale”, in cui si scandagliano le dinamiche mediatiche e di propaganda, analizziamo le campagne a mezzo stampa e a mezzo social contestuali al rapimento degli attivisti.


UN PAIO DI CAPRIOLE, UNA BUSTINA ACCARTOCCIATA, QUALCHE PRESERVATIVO E LE ACCUSE DI VIOLENZA SESSUALE A CARICO DI THIAGO AVILA

30.4.26

FLOTILLA: RAPITI VICINO ALLA GRECIA

  • IL SEQUESTRO GIORNI PRIMA DELLA PARTENZA PER GAZA
  • IL GOVERNO CONDANNA ISRAELE CON PAROLE DI CIRCOSTANZA
  • PRESIDI IN TUTTA ITALIA MENTRE PER CHIEDERE PROVVEDIMENTI CONCRETI

In risalto due screenshot: uno proviene dalle telecamere di sicurezza della Flottiglia durante l'arresto. L'altro indica il percorso e la posizione delle barche intercettate ("22 boats intercepted" "45 boats sailing"). Sullo sfondo una foto di repertorio: l'arrivo della barca a vela "Bianca" a Napoli durante una delle pre-partenze della Global Sumud Flotilla.
Sullo sfondo l'arrivo della barca "Bianca" a Napoli durante una pre-partenza dell'ultima missione.

Svariati gli attacchi subiti dalle “flotillas” nell’ultimo anno: 4 bombardamenti con droni vicino Malta, Grecia e in Tunisia, svariati tipi di sabotaggi, tra cui la consegna di acido solforico al posto dell’acqua potabile a Gallipoli, oltre ai sequestri e ai rapimenti in acque internazionali. L’ultimo ieri in acque di pertinenza greca (nella notte tra il 29 e il 30/04/2026), ancora più lontano dalle coste palestinesi. Sui sequestri dei banditi in divisa israeliani dello scorso anno indaga la procura di Roma per i reati di sequestro di persona, tortura, danneggiamenti e rapina aggravati dal pericolo di naufragio.

24.9.25

FLOTILLA ATTACCATA VICINO ALLA GRECIA

+ULTIMA ORA 02:37+

La Global Sumud Flotilla è stata attaccata ancora una volta in acque internazionali, vicino alla Grecia, intorno all'una di notte (ora italiana) del 24/09/2025.

Dalle prime immagini e testimonianze video diffuse da vari attivisti si può pensare che siano state sganciate da una dozzina di droni delle granate stordenti, studiate per accecare e stordire con forti rumori. Non si esclude che siano stati usati anche liquidi o materiali non meglio identificati, forse simili a quelli impiegati nell'attacco di 3 mesi fa contro la Madleen.

L'ennesimo atto terroristico arriva dopo che negli scorsi giorni il traffico di droni sulla Flotilla era stato intensificato.

Sarebbero almeno 5 le barche colpite, tra cui la Zefiro che ha subito danni al sostegno dell'albero.

12.9.22

A Bordo! 2022, il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS

Il proibizionismo dell’immigrazione, il memorandum Italia-Libia, le migrazioni “di serie B” e i respingimenti in Grecia


Su uno sfondo cartaceo il disegno della nave "Mare Jonio" con tanti strumenti musicali. Tra le varie scritte il motto "prima si salva poi si discute!".



La scorsa settimana a Napoli si è tenuto "A Bordo!", il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS, <<la piattaforma di realtà della società civile>> che con la sua <<azione non governativa>> di <<disobbedienza morale>> -verso le politiche che criminalizzano le migrazioni- e <<obbedienza civile>> -alle norme che salvaguardano i diritti umani- salva persone nel Mediterraneo centrale, anche documentando e denunciando le precondizioni e i risultati dei “viaggi della speranza”. Presente in mare dal 2018, dall’inizio del conflitto in Ucraina è operativa anche “via terra” con delle carovane che portano assistenza medica e beni di prima necessità, e riportano indietro persone vulnerabili.




Purtroppo siamo riusciti a seguire solo l’ultima parte del festival (dati i nostri umili mezzi e anche perché siamo venuti a conoscenza del festival tardi) e abbiamo comunque sentito il dovere di “scendere in piazza”: Sabato 3 c’è stato un breve corteo seguito da un “flash-mob”, di circa due ore, di fronte alla Prefettura partenopea contro gli accordi Italia-Libia, seguito dall’ultimo dibattito e dal concerto conclusivo.

Nelle righe che seguono troverete alcuni spunti emersi dalla manifestazione e, in particolare, ci soffermiamo sul memorandum d’intesa italo-libico, sui cosiddetti “migranti di serie B”, su una denuncia fatta contro i respingimenti delle autorità greche e diversi riferimenti a questioni più generiche, come il proibizionismo delle migrazioni.

Troverete anche un video girato male, ma che contiene un audio sufficientemente comprensibile di tutti gli interventi rivolti davanti l’ufficio del Governo. Inoltre trovate anche i collegamenti alle dirette-video di altri eventi del festival postati da Mediterranea e da Refugees in Libya sulle loro pagine Facebook, come il dibattito conclusivo del festival.

Ma partiamo dalla ragione principale della manifestazione di fronte alla Prefettura: gli accordi sottoscritti dal governo libico e da quello italiano nel 2017.


La manifestazione parte dal Maschio Angioino. Si nota l'entrata del castello.


 

L'ufficio del governo e un cartello con scritto: "migrare è un diritto".

IL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Il memorandum d’intesa, firmato dall’allora presidente italiano Gentiloni e dall’ex presidente libico Fayez al-Sarraj nel 2017, sancisce la cooperazione tra i due paesi <<per affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nella regione del Mediterraneo>>, ossia  <<nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di essere umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere>>, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, formalmente…


Lapidi e croci di carte su un telo blu.

Di fatto si affida il controllo della migrazione, e quindi della frontiera, alla sedicente Guardia costiera libica (ritenuta connivente con gli stessi trafficanti) e al governo che regola i centri di detenzione (centri ufficiali e non) dove avvengono dei veri e propri crimini contro l’umanità, che vanno dalla riduzione in schiavitù allo stupro, passando per l’omicidio, ed evitando il soccorso in mare cui saremmo vincolati giuridicamente… Ma anche non immaginando e applicando altre misure che potrebbero porre fine ai “viaggi della speranza”, iniziando dall’apertura di corridoi umanitari per arrivare a una più utopica fine del proibizionismo delle migrazioni (desiderabile da chi scrive quest’articolo).