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7.9.24

UCCISA IN CISGIORDANIA AYSENUR EYGI, ATTIVISTA PACIFISTA STATUNITENSE

LA MARTIRE PACIFISTA FACEVA PARTE DELLA STESSA ASSOCIAZIONE DI VITTORIO ARRIGONI, CHE DENUNCIA: 

<<ATTACCATI MANIFESTANTI PACIFICI CHE PREGAVANO. NESSUN LANCIO DI PIETRE VERSO I MILITARI, CHE COMUNQUE SI TROVAVANO A 200 METRI DI DISTANZA DALLA VITTIMA, UCCISA A SANGUE FREDDO>>.


È LA 18ESIMA MANIFESTANTE ASSASSINATA DALLE FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE NELL'AREA DI BEITA DAL 2020 E LA TERZA NELLA STORIA DELL'ISM.



In alto a sinistra l'avamposto nel 2023: si vede una torretta con alcuni militari e una bandiera israeliana. A destra l'immagine di Aysenur Eygi. In fondo al centro 3 soldati e 3 soldatesse israeliani. Due sparano lacrimogeni nella direzione del fotografo. Alcuni ridono, altri appaiono indifferenti.

In alto a sinistra foto dell'avamposto di Evyatar ad Aprile 2023. In basso dei soldati israeliani lanciano gas lacrimogeno verso dei manifestanti nella stessa zona nel 2021.

Immagini di שי קנדלר tratte e "ritagliate" da Wikimedia, rilasciate con licenza Creative Commons. In alto a destra il volto di Ayşenur Eygi nel comunicato rilasciato dall'International Solidarity Movement.




La mattina del 6 settembre la comunità palestinese del villaggio di Beita, vicino Nablus, protestava contro l'espansione dell'insediamento illegale di Evyatar, in Cisgiordania. Alle proteste pacifiche avevano preso parte anche attivisti anti-sionisti israeliani e internazionali in qualità di osservatori, per prevenire eventuali abusi. Tra questi Ayşenur Ezgi Eygi, 26 anni, nata ad Adalia in Turchia e cresciuta negli Stati Uniti, dove studiava psicologia, lingue e culture mediorientali e lavorava come tutor (aveva doppia cittadinanza turca e statunitense).

Evyatar è uno dei più di 300 insediamenti coloniali illegali, ai sensi del diritto internazionale. Molti sono nati come degli "avamposti" che sarebbero dovuti servire solo a scopi militari e temporanei, trasformandosi con il tempo in insediamenti civili, mentre altri sono stati "autorizzati" e costruiti su terre espropriate alla popolazione nativa e dichiarate demanio statale. Alcuni insediamenti sono illegittimi anche per la stessa legge israeliana, come Evyatar. A Giugno, però, è stato "legalizzato" dalle autorità della potenza che occupa illegalmente quei territori dal 1967, lo stato etno-teocratico israeliano.

L'International Solidarity Movement (ISM), associazione che impiega tattiche di protesta non violenta (principalmente documentando gli abusi e proteggendo i civili tramite interposizione non violenta) per la quale Aysenur era volontaria, ha ricostruito il suo assassinio in un comunicato stampa: <<la manifestazione, che consisteva principalmente in uomini a bambini che pregavano, è stata affrontata con la forza dall'esercito israeliano posizionato sulla collina. Inizialmente hanno lanciato un grande quantitativo di gas lacrimogeno e poi hanno cominciato a usare armi da fuoco (...) Hanno sparato due colpi. Uno ha colpito un uomo palestinese a un gamba, ferendolo. L'altro è stato intenzionalmente sparato contro attivisti per i diritti umani che osservavano la manifestazione>>, ferendo mortalmente la giovane volontaria, sembrerebbe con un fucile di precisione. Nella conclusione della nota stampa, dopo l'elenco delle altre 17 vittime massacrate nella stessa zona dal 2020, si evidenzia: <<Alcuni media hanno ripetuto false affermazioni su lanci di pietre da parte degli attivisti dell'ISM durante la manifestazione pacifica. Tutte le dichiarazioni di testimoni oculari confutano queste affermazioni. Aysenur era a più di 200 metri di distanza dai soldati israeliani, e non c'è stato nessuno scontro nei minuti precedenti lo sparo. E comunque, da una tale distanza, né lei, né nessun altro avrebbe potuto essere percepito come una minaccia>>, a differenza di quanto stanno provando a sostenere in queste ore le autorità della potenza occupante, secondo cui a un presunto lancio di pietre, da distanza imprecisata, sarebbe legittimo rispondere con armi da fuoco e proiettili "veri", e non con i proiettili di gomma (che possono essere comunque letali). <<È stata uccisa a sangue freddo>>. 

A questo proposito, vale la pena di ricordare anche quello che è passato alla storia come "l'incidente di Beita": nel 1988 Tirza Porat, un'adolescente israeliana, fu uccisa per errore da un proiettile di un fucile d'assalto israeliano durante degli scontri con i coloni. Subito dopo veniva diffusa la fake-news che ad ucciderla sarebbero stati dei palestinesi con delle pietre. Il bossolo estratto dal suo cranio provò il contrario. 

15.4.24

RITORNIAMO A ESSERE UMANI

IN RICORDO DI VITTORIO ARRIGONI

Ricordiamo Vittorio Arrigoni parlando dei punti mai chiariti riguardo alla sua barbara uccisione e riportando alcuni dei suoi articoli che siamo riusciti a scovare nei meandri del web tra cui, in particolare, un post pubblicato sul suo blog, "Guerrilla Radio", in cui immaginava uno stato unico come soluzione all'annosa questione palestinese. 

Su quel sito, attualmente offline ma di cui esistono ancora diverse tracce sul web, campeggiava questa descrizione: <<Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito>>. Ogni articolo di "Vik" si concludeva con un motto celebre, che è anche un monito: <<Restiamo Umani>>.



Nel disegno: a sinistra Vittorio Arrigoni con kefiah e pipa. Stringe la manod  di un bambino, sulla destra, ritratto di spalle: è il personaggio "Handala" dell'artista Naji al-Ali.
Immagine di Latuff: il bambino ritratto di spalle e il personaggio "Handala" dell'artista Naji al-Ali. Immagine tratta da Wikimedia



LA PRESENZA PROTETTIVA CONTRO ABUSI DI COLONI E FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE

Tredici anni fa veniva ritrovato il corpo strangolato di Vittorio Arrigoni, detto "Vik". Discendente di partigiani, giornalista e attivista pacifista dell'International Solidarity Movement, l'associazione in cui militava al momento della sua morte.

Si tratta di un gruppo di attiviste e attivisti che si oppone all’occupazione israeliana con la non violenza, seguendo la strategia della “presenza protettiva”: presenziano manifestazioni, sgomberi forzati, i momenti della raccolta delle olive "disturbati" dai coloni e la distruzione illegale di case e infrastrutture con mezzi pesanti per fare spazio a nuovi insediamenti israeliani, e oppongono resistenza passiva, interponendosi fisicamente tra gli obiettivi della repressione coloniale e chi la perpetra.

Sostanzialmente, in queste situazioni fungono da "scudi umani" per tentare di frenare l'espansione dell'occupazione, e documentano tutto con riprese e foto per fare da deterrente contro i soprusi delle milizie paramilitari dei coloni e dell’esercito israeliano. In un'intervista spiegava che lui, e tutt* le attivist* del Mondo, avevano l'obbligo morale di andare in quella terra per essere come degli <<scudi umani>>, schierati di fronte ai cecchini, fungendo da <<forza di interposizione, esattamente quello che dovrebbero fare le Nazioni Unite, in modo che il diritto internazionale venga rispettato>>.

Oltre all'attivismo in Palestina aveva sulle spalle altre esperienze di cooperazione umanitaria in America Latina, Africa ed est-Europa.



LE CIRCOSTANZE DELL'OMICIDIO MAI CHIARITE

Arrigoni fu ucciso, secondo la ricostruzione ufficiale, da una "cellula impazzita" che si opponeva ad Hamas, un gruppo salafita noto come la "Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima".

15.4.23

DODICI ANNI FA L'ESECUZIONE DI VITTORIO ARRIGONI

CHI UCCISE VITTORIO ARRIGONI?

I PUNTI OSCURI DEL SEQUESTRO E I SUOI SCRITTI NEGLI ARCHIVI

 



Vittorio Arrigoni aveva 36 anni quando 12 anni fa fu giustiziato in Palestina: era un giornalista, scrittore, ma soprattutto un pacifista e un attivista che si batteva per una risoluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. 

Circa un anno dopo la brutale esecuzione il tribunale militare di Hamas, il “Movimento della resistenza islamica” nazionalista e fondamentalista che controlla la Striscia di Gaza, condannò 4 membri di una cellula salafita “impazzita”, la “Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima”: chiedevano un riscatto di un milione di dollari e la liberazione di alcuni prigionieri incluso il leader Abdel Walid al-Maqdisi 

Due membri del gruppo morirono in uno scontro a fuoco con le forze di Hamas, altri due furono inizialmente condannati all’ergastolo (pare che la pena sia stata poi riformulata in 15 anni; la famiglia di Vittorio si era dichiarata contraria alla pena di morte) e altri due complici nel rapimento rispettivamente a un anno e a dieci anni.

Ripubblichiamo un articolo scritto nel giorno della sua esecuzione in cui si esprimevano una serie di dubbi sulla paternità dell’omicidio, sulle possibili infiltrazioni sioniste nei gruppi nazionalisti islamici e sull’ostilità della destra israeliana nei confronti dell’associazione di cui Arrigoni faceva parte, l’International Solidarity Movement, un gruppo di attiviste e attivisti che si oppone all’occupazione israeliana con metodi non violenti, basati sulla strategia della “presenza protettiva”: principalmente sono presenti a manifestazioni, sgomberi forzati e durante azioni come la raccolta delle olive o la distruzione di case e infrastrutture, opponendo resistenza passiva (ossia comportandosi come degli scudi umani), e facendo riprese e foto come deterrente per i soprusi delle milizie dei coloni e dell’esercito israeliano.

Anche Rachel Corrie faceva parte della stessa rete di militanza: morì nel 2003 schiacciata da un mezzo pesante israeliano mentre si opponeva alla distruzione di alcune case palestinesi.

Oltre a ripubblicare l’articolo che scrissi il 15 Aprile di dodici anni fa, “arricchito” da una serie di video disponibili su YouTube, proponiamo altri materiali scritti da Vittorio:

 

A questo link https://web.archive.org/web/*/guerrillaradio.iobloggo.com/* sono disponibili tutte le pagine del blog “Guerrilla Radio” di Vittorio archiviate sulla "Wayback Machine".


Il sito web di Arrigoni è offline, ma diverse pagine sono salvate nell'Internet Archive.



Gli articoli pubblicati su Il Manifesto tra il 2008 e il 2011 sono invece disponibili nell’archivio della testata (si possono visualizzare inserendo il cognome e nome del martire pacifista nella voce autore, come in foto).

 

Gli articoli di Vittorio Arrigoni pubblicati su "Il Manifesto"

 

 

Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni?

 

Di Paolo Maria Addabbo, 15 Aprile 2011, (originariamente pubblicato su un'altra testata)