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4.8.26

RIMOZIONE DI KHAN, SEPARAZIONE DEI POTERI E MINACCE A BENSOUDA

L'ACCUSATRICE DI KHAN GLI AVEVA SCRITTO: “SONO PEDINA DI UN GIOCO

IN UN'INTERVISTA PRIMA DELLA RIMOZIONE DI KHAN HA DETTO: “LA MIA DENUNCIA E IL LAVORO DELLA CORTE SONO DUE COSE DIVERSE”, MA ISRAELE CHIEDE L’ANNULLAMENTO DEI MANDATI D’ARRESTO PER NETANYAHU E GALLANT. ALTRI MANDATI PREPARATI PER SMOTRICH E BEN-GVIR.


Tra le vicende che fanno tornare la stampa mainstream a parlare di Palestina non ci sono i letterali fiumi di sangue dei gazawi che continuano a scorrere durante il finto ‘cessate il fuoco’. Oltre alla richiesta di resa incondizionata di Hamas, e alle violenze in Cisgiordania vendute come banali “scontri” con le gang di coloni abusivi, si è parlato di Gaza per le accuse di abusi sessuali all'ex procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) con il compito di individuare responsabilità penali individuali (da non confondere con la Corte Internazionale di Giustizia ONU, anche se le Nazioni Unite c’entrano con la vicenda del procuratore capo, come vedremo nelle prossime righe). 

Le accuse molto gravi nei confronti di Karim Ahmad Khan, secondo la propaganda del regime israeliano, servirebbero a dimostrare l’innocenza di Netanyahu e di Gallant, l’ex ministro della difesa, rimosso e sostituito con Katz nel 2025. Gallant, lo stesso che ha detto di combattere “animali umani”, che ha annunciato pubblicamente l'intenzione di distruggere 'ogni cosa senza nessun vincolo', è lo stesso ad aver ammesso che il 07/10 le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco contro i propri cittadini pur di non dover scambiare prigionieri, applicando la cosiddetta Direttiva Annibale.

Le accuse a carico di Khan sono state ritenute non valide da giuristi scelti dall’assemblea politica della CPI, ma la stessa assemblea ha poi votato per ribaltare quel giudizio, ritenendo Khan responsabile di gravi violazioni e rimuovendolo dall’incarico. Anche ammettendo che il primo giudizio sia errato o insufficiente, andrebbe forse cambiato il procedimento investigativo e giudiziario che ha portato all’emissione di quel giudizio. Invece, insieme al giudizio, è stato ribaltato il principio della separazione dei poteri. La politica ha deciso non solo di ignorare, ma di stabilire conclusioni opposte rispetto a quelle a cui erano giunti dei giudici, nominati dalla stessa politica proprio per quello scopo specifico.

Chiarito chi sono gli accusati ai diversi livelli, facciamo un ulteriore passo indietro e ripercorriamo in ordine cronologico l’intreccio delle diverse vicende. Vicende che dovrebbero restare separate, come ha affermato pubblicamente la malese Sarah, precedentemente nota come ‘VO1’, l’accusatrice e presunta vittima di abusi sessuali da parte di Khan. La superficialità con cui una materia così delicata è stata trattata merita un approfondimento, insieme a un ‘riordino’ cronologico dell’intricata e inedita vicenda giudiziaria.

Nella seconda parte di questo approfondimento si parla della 'pena di morte finanziaria' della IEEPA e delle minacce mafiose contro gli altri giudici.



DAI MANDATI CONTRO NETANYAHU E GALLANT ALLA RIMOZIONE DI KHAN, PASSANDO PER LE RICHIESTE DI ARRESTO DI SMOTRICH E BEN-GVIR

A Maggio 2024 Karim Khan, in qualità di procuratore capo della CPI, aveva richiesto dei mandati di arresto internazionali nei confronti di Netanyahu e dell’ex ministro della difesa Gallant, insieme a quelli di tre leader di Hamas per una serie di fatti avvenuti almeno a partire dal 7/10/2023.


Sullo sfondo il disegno di un manifesto con sopra scritto "Wanted" e sotto "for war crimes and crimes against humanity". Al centro la foto di Netanyahu.


Nel giro di poche settimane arrivano le esecuzioni extragiudiziali israeliane: Haniyeh, capo politico di Hamas, viene ucciso in un attentato mentre si trova in Iran. ‘Deif’, comandante militare di Hamas, viene ucciso in un bombardamento nel sud di Gaza insieme a decine di innocenti. Sinwar, leader di Hamas a Gaza, viene ucciso in combattimento mentre, sfinito, tenta di colpire un drone con armi improvvisate. I due leader israeliani sono accusati di diverse fattispecie di crimini di guerra e contro l’umanità, incluso l’uso della fame come arma di guerra e lo sterminio, accusa quest’ultima prossima al crimine di genocidio.

A Novembre 2024 i mandati di arresto vengono approvati, ma la campagna propagandistica israeliana, che accusava la Corte di antisemitismo, era partita subito. Eppure, tra i giuristi che hanno vagliato con esito positivo le richieste di arresto, c’era Theodor Meron, sopravvissuto all’Olocausto. Nei mesi precedenti, poco prima della richiesta dei mandati, erano partite anche le prime accuse di 'molestie sessuali' nei confronti di Khan. E sempre a Maggio del 2024 Khan si era incontrato con l’antiterrorismo olandese per una sospetta operazione di spionaggio del Mossad, i servizi segreti israeliani, all’Aja, dove ha sede principale la Corte.

17.7.26

L’ONU FACCIA CHIAREZZA SULL’OMICIDIO DI PACIOLLA

LA SOCIETÀ CIVILE NON CREDE AL ROCAMBOLESCO SUICIDIO, NON ARCHIVIA E RILANCIA LA MOBILITAZIONE 

Sono passati 6 anni dall’omicidio di Mario Paciolla, l’osservatore ONU che lavorava al processo di riconciliazione tra le FARC e il governo colombiano. E sono passati pochi mesi dall’archiviazione delle indagini: Mario si sarebbe suicidato per delusioni lavorative. Una prima richiesta di archiviazione era arrivata nel 2022 dalla procuratrice Lucia Lotti. Ma la GIP Monica Ciancio, nel 2023, accolse la richiesta di opposizione della famiglia. Poi, a Giugno 2025, è stata accolta la seconda richiesta di archiviazione, disposta dal giudice Giuseppe Boccarrato. Ma sono troppe le cose che non tornano, e all’archiviazione è seguito un disegno legge per chiedere l’apertura di una Commissione parlamentare d’inchiesta.


Il volto di Mario con barba e capelli lunghi. La scritta "Giustizia per Mario Paciolla", l'hashtag "#NoiNonArchiviamo" e sotto le sigle del Sindacato Unitario Giornalisti Campania e della Federazione Nazionale Stampa Italiana.


24.4.24

UNRWA: NESSUNA PROVA DA ISRAELE SU COLLUSIONE CON HAMAS

Aggiornamento sull'Agenzia che fornisce servizi essenziali e garantisce basilari diritti umani dei palestinesi sfollati a partire dal ’48: Israele aveva accusato una manciata di dipendenti dell'UNRWA di complicità nel 7 Ottobre, mentre un altro migliaio sarebbe collegato con Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. Le accuse avevano comportato la sospensione dei fondi versati da diversi stati all'UNRWA.


A sua volta l'Agenzia ONU per il soccorso e il collocamento dei profughi palestinesi, che in questo momento deve far fronte soprattutto alla denutrizione dilagante a Gaza, aveva accusato Israele di aver estorto con la tortura delle confessioni da dipendenti ristretti.
Molti dei paesi hanno già ripreso a fornire finanziamenti all'agenzia per i rifugiati palestinesi e, pochi giorni fa, un'indagine interna all'ONU ha confermato che Israele non ha mai fornito alcuna prova a sostegno delle sue accuse.


Il rapporto fornisce, inoltre, decine di indicazioni per migliorare l'applicazione del principio di neutralità e afferma che l'Agenzia <<non è sostituibile ed è indispensabile>>, mentre i governanti sionisti si sforzano di eliminarla insieme al cosiddetto "diritto al ritorno".


Infine, l'Agenzia è stata anche oggetto di diverse campagne di delegittimazione, inclusa un'operazione di propaganda digitale.



Un monumento con la chiave che simboleggia il diritto al ritorno dei palestinesi.
Un monumento con la chiave che simboleggia il diritto al ritorno dei palestinesi. Foto di Reina91 da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons


LE ACCUSE FONDATE SOLO SULLA "VELINA-DOSSIER" ISRAELIANA

1.7.23

VERITÀ E GIUSTIZIA PER MARIO PACIOLLA

L’OMICIDIO SPACCIATO GOFFAMENTE COME SUICIDIO

Sullo sfondo il murale di "Humanhero Samuel" non lontano da dove viveva Mario, a Napoli. A destra lo striscione del gruppo "Giustizia per Mario Paciolla"
Sullo sfondo il murale di Luca Carnevale "Humanhero" non lontano da dove viveva Mario, a Napoli. A destra lo striscione del gruppo "Giustizia per Mario Paciolla"

LA PRESSIONE CHE DOBBIAMO APPLICARE PER ARRIVARE ALLA VERITÀ

 

Parliamo di Mario Paciolla chiedendo verità e giustizia: a differenza del caso di Giulio Regeni, dove i “cattivi” sono i servizi segreti legati al regime di Abdel Fattah al-Sisi, nel caso di Paciolla almeno alcuni dei “cattivi” (per negligenza quantomeno, se non per dolo) sono dei funzionari delle Nazioni Unite che hanno ripulito la scena del crimine con la candeggina, avallando l’improponibile tesi del suicidio (che senso avrebbe prenotare un biglietto per ritornare a Napoli e suicidarsi dopo poche ore?!). Anche per questo, probabilmente, l’attenzione mediatica e la conseguente pressione sulle autorità in merito alle vicende dell’attivista, giornalista e funzionario ONU napoletano non sembrano essere sufficienti, e per questo dobbiamo chiedere, con ancora più forza, verità e giustizia per lui e per tutte le vittime della storia italiana, decedute all’estero mentre svolgevano attività giornalistiche e umanitarie, di cui non si conoscono con certezza mandanti e ragioni delle esecuzioni, partendo da Italo Toni e Graziella De Palo nel lontano 1980 fino alla morte del fotoreporter Andy Rocchelli nel 2014, e passando per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin nel 1994...


 

Sullo sfondo un'installazione dedicata a Mario, di cui parliamo nella conclusione di questo post
Sullo sfondo un'installazione dedicata a Mario, di cui parliamo nella conclusione di questo post




CHI ERA MARIO: UN TRASFORMATORE DEL PRESENTE PER UN FUTURO DI GIUSTIZIA SOCIALE

Mario Carmine Paciolla era nato nel 1987 a Napoli, città in cui ha vissuto e studiato: si è laureato nel 2014 in scienze politiche all’Università L’Orientale, conseguendo il titolo di Dottore Magistrale in “Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa”.

Mario Paciolla era un instancabile attivista, un trasformatore del presente per un futuro di giustizia sociale, una persona che voleva capire le ingiustizie di questo pianeta, perché per combatterle bisogna prima conoscerle... E la principale maniera per tendere verso un mondo più giusto consiste nel raccontare quelle ingiustizie. Infatti era anche un giornalista, aveva animato la fanzina universitaria “Levante”, era tra i fondatori della rete Cafè Babel di cui faceva parte anche un altro blog napoletano da lui fondato, L’Europeo Napoletano” (quella sezione del sito è attualmente offline, ma al seguente link trovate tutte le pagine archiviate nell’Internet Archive)e aveva anche scritto sulla prestigiosa rivista “Limes” e su “East West” con lo pseudonimo di “Astolfo Bergman”.