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25.8.26

TRA KURDISTAN E PALESTINA

INTERVISTA CON DAVIDE GRASSO


In alto la scritta 'Tra Kurdistan e Palestina' (la parola Kurdistan è colorata in giallo rosso e verde, mentre Palestina di rosso, verde e bianco. Lo sfondo è nero). In basso la foto di Davide Grasso e sopra l'immagine di un player, come quelli di software come Whatsapp o Telegram.


Alle incertezze intrecciate con le speranze per la legge quadro sul processo di pace tra PKK e Turchia, approvata il 10/8/26, è seguito, il 18/8/26, l’attacco israeliano a una base aerea in Siria, governata da ‘Al-Jolani’, appoggiato dalla Turchia. Israele ha motivato l’attacco con l’imminente schieramento di risorse militari turche nella base. Circostanza, smentita da Ankara, che avrebbe violato un accordo tra Israele e Siria.

Il 21/8/26 Ankara ha richiesto l'emissione di una ‘Red Notice all’Interpol: si tratta di una richiesta di mandato di arresto nei confronti di diversi israeliani, tra cui Netanyahu, per gli attacchi contro l’ultima ‘flotilla’.

Fanrivista ha chiesto di commentare questi eventi a Davide Grasso, sociologo ed ex combattente YPG, collegandoli all’equilibrio tra pragmatismo e coerenza politica.

23.8.26

LA COSIDDETTA LEGGE ‘TURCHIA TERRORISM FREE’

POSARE LE ARMI PUÒ ESSERE SOLO UN PRIMO PASSO PER LA PACE, OPPURE UNA STRATEGIA DI 'PACIFICAZIONE COLONIALE'...


Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK. Sopra l'immagine della manifestazione, il disegno di due mani che spezzano un fucile, un noto simbolo antimilitarista, con gli stessi tre colori delle bandiere (giallo, rosso e verde).
Manifestazione per Ocalan a Napoli. Archivio Fanrivista.


Aggiornamento di Agosto 2026 sul processo di pace tra Turchia e guerriglia curda


I PASSI PRECEDENTI L'APPROVAZIONE

Il 10 agosto 2026, nell’ambito del tortuoso processo di pace tra PKK e Turchia, il parlamento turco ha approvato una proposta di legge soprannominata “Turchia senza terrorismo”. Dovrebbe condurre al reinserimento nel tessuto sociale turco di guerriglieri e sostenitori del PKK in tutto il mondo, ponendo fine a decenni di scontri tra guerriglierə ed esercito turco.

L’inizio di questo percorso legislativo, approvato da circa l’80% dei 600 parlamentari turchi, segna anche l’avvio di una nuova fase delle trattative, partite da un ambiguo invito a Ocalan dal ‘lupo grigio’ Bahçeli a Ottobre 2024. Il PKK, rispondendo agli appelli del suo leader, ha prima dichiarato lo scioglimento formale del partito a Maggio 2025, poi ha messo simbolicamente al rogo le sue armi a Luglio 2025 e, infine, ha annunciato il ritiro di unità della guerriglia dai confini turchi a Ottobre 2025, ripiegando nelle aree più prossime all’Iraq.


IL MECCANISMO DELLA LEGGE QUADRO

Poco dopo la Turchia ha costituito un'apposita Commissione parlamentare per poi, dopo diversi mesi, completare l’elaborazione della legge quadro, ufficialmente nota come “Legge per il rafforzamento della solidarietà nazionale e l’integrazione sociale”. I 12 articoli che la compongono prevedono sostanzialmente una specie di amnistia e, precisamente, la sospensione per 5 anni di indagini, di procedimenti e di sanzioni penali per una serie di reati con pene massime fino a 15 anni. I reati in questione vanno dalla propaganda al finanziamento delle attività denotate come ‘terroristiche’, ovvero di appartenenza e/o sostegno al formalmente disciolto partito comunista curdo. Il periodo di sospensione sale a 10 anni per reati che prevedono condanne fino all’ergastolo. I potenziali beneficiari di queste sospensioni, che potrebbero trasformarsi in annullamenti completi, sono migliaia.

22.2.26

DAANES RAREFATTA. ROJAVA RESISTE IN UN’INTEGRAZIONE DIFFICILE

DALLA CADUTA DI ASSAD ALL’ASSEDIO DEL ROJAVA (CHE SUCCEDE IN SIRIA PARTE 2)


Torniamo a parlare di Siria e dell’unica democrazia del Medio Oriente, “il Rojava”, parola che indica letteralmente l’ovest della regione curda e per estensione quella che era l’intera DAANES. Di questa, attualmente, restano e resistono soltanto due lembi di Rojava senza continuità territoriale in un complesso e controverso percorso di integrazione con il nuovo governo siriano. Precisamente, le aree che non sono cadute sotto il completo controllo del presidente ad interim al-Shara’ sono quelle di Kobane, Qamislo e al-Hasaka.

Per chi fosse interessatə ad approcciare o anche approfondire questi argomenti, consigliamo un altro articolo pubblicato nella sezione di “Geopolitica Popolare” di Fanrivista pubblicato a fine 2024. In quel periodo, in poche ore, con il supporto più o meno manifesto di diverse potenze statali, il dittatore Assad è stato rovesciato. Fino ad allora il nuovo presidente ad interim, quando era manifestamente un estremista jihadista, si faceva chiamare al-Jolani.

CHE SUCCEDE IN SIRIA (Parte 1).


Altri contenuti collegati pubblicati da Fanrivista, insieme alle fonti usate per questo articolo, li troverete nei link che accompagnano il testo. Leggetelo con calma e criticatelo senza pietà se lo ritenete necessario!



La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES ai confini con la turchia, in viola la zona occupata da Israele e non lontano, più a est in fucsia, le zone controllate dai drusi.  In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.  Al centro in alto al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa: lui indossa un turbante e si nota la scritta: “Stop this terrorist. Upt to 10 million reward”. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria in giacca e cravatta.

La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES, in viola la zona occupata da Israele e in fucsia le zone controllate dai drusi.

In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.

Al centro al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria. Adesso non si fa chiamare più con il suo nome di battaglia. 




AGGIORNAMENTO DEL 28/08/2026


  • Il 25/8/26 Mazloum Abdi, Comandante Generale delle Forze Democratiche Siriane, ha annunciato, in una conferenza stampa a Damasco, la fine del corpo militare, a guida curda, attivo dal 2015 nella lotta contro l’ISIS e nella difesa della DAANES. La dissoluzione delle FDS segue una serie di accordi, scontri e incontri con il nuovo governo siriano (di cui si parla nell'articolo che segue), e uno dei punti da implementare “entro l’anno” riguarda il diritto di imparare la lingua della minoranza curda.

  • Il giorno dopo, il Comando Generale delle YPJ, le unità di protezione femminili, parte delle FDS e preesistenti a esse, si sono incontrate con il Ministero degli interni siriano, discutendo anche di uno dei problemi più spinosi per il governo guidato dall’ex capo di al-Nusra, la sezione siriana di al-Qaeda, ovvero al-Jolani, nome di battaglia del presidente ad interim al-Sharaa: l’integrazione delle combattenti femminili in una formazione autonoma all’interno delle nuove strutture governative. Il Comando ha annunciato che gli incontri continueranno.




I NUOVI CLIENTI DEGLI USA E IL LAVORO SPORCO DI “CARCERIERE” DELL’ISIS

Nell’Asia Occidentale continua il genocidio palestinese più in sordina, con il colpevole e sostanziale silenzio della comunità internazionale.

Il popolo iraniano manifesta la sua insofferenza verso il regime degli ayatollah, mentre i sostenitori dello scià e delle democrature occidentali provano a cavalcare e fomentare le proteste, minandone la stessa legittimità.

E intanto, in Siria, il nuovo governo di Ahmad al-Shara è riuscito a unificare formalmente quasi tutto il paese dopo aver duramente represso diverse minoranze, e dopo le alleanze con quelli che erano stati i suoi nemici giurati, nonché carcerieri, gli USA. L’ex membro di al-Qaeda, all’epoca noto come al-Jolani, ha avviato un’operazione comunicativa brillante per ripulire la sua immagine pubblica. Si è tolto letteralmente i panni di guerrigliero e ha indossato giacca e cravatta, ha dichiarato di volere una Siria inclusiva, ha approvato qualche provvedimento di facciata per riconoscere diritti e festività ai gruppi minoritari, ed è stato clamorosamente accolto a braccia aperte nei maggiori consessi internazionali. Eppure, negli ultimi mesi, le milizie jihadiste che adesso indossano l’uniforme dell’esercito nazionale hanno perseguitato drusi, alawiti e curdi.

Attacchi culminati con l’assedio e la conquista di gran parte della DAANES (acronimo di Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est), la regione de facto autonoma del nord-est della Siria nota ai più con la sineddoche “Rojava”, ovvero il “Kurdistan dell’Ovest”, difesa dalle “Forze Siriane Democratiche” (SDF è l’acronimo in inglese). Il “Rojava” è probabilmente l’unica democrazia del Medio Oriente, un esperimento amministrativo che, con tutte le sue fragilità, criticità e limitazioni, è considerato l’avanguardia e la degna continuazione dei tanti processi rivoluzionari socialisti falliti nella storia, solitamente perché degenerati in autoritarismo, dittatura e totalitarismo.

19.7.25

OCALAN CHIEDE AL PKK DI DEPORRE LE ARMI: IL PARTITO METTE DEI FUCILI AL ROGO

SI ASPETTANO PASSI CONCRETI DA ANKARA


+ TROVATE NUOVI AGGIORNAMENTI IN FONDO A QUESTO ARTICOLO DOPO IL PIÙ RECENTE ANNUNCIO DEL PKK DI FINE OTTOBRE 2025: LA GUERRIGLIA SI RITIRA UNILATERALMENTE DALLA TURCHIA E SI SPOSTA NEL KURDISTAN IRAQUENO +



Aggiornamento per il format di Fanrivista “Come Va a Finire?!: dopo il tortuoso processo di pace avviato lo scorso Novembre, dieci giorni fa Abdullah Ocalan è apparso in un video dall’isola-carcere di Imrali. Ha ribadito le considerazioni storiche e politiche sulla fine della lotta armata tra la guerriglia curda e il secondo esercito più grande della NATO, chiedendo al partito di deporre le armi.

Tre giorni dopo alcunə combattentə del PKK hanno tenuto una cerimonia e bruciato dei fucili. Il gesto simbolico esprime la disponibilità a un accordo che ponga fine a decenni di conflitto.

Intanto, poche ore fa, un drone ha ucciso almeno un membro del PKK nel nord dell’Iraq. Al momento della chiusura di questo articolo non si conosce ancora la paternità dell’attacco, che aumenta i dubbi sull’effettiva percorribilità del processo di riconciliazione.


Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK. Sopra l'immagine della manifestazione, il disegno di due mani che spezzano un fucile, un noto simbolo antimilitarista, con gli stessi tre colori delle bandiere (giallo, rosso e verde).



23.5.25

COME IL PKK VERRÀ SCIOLTO? LE ARMI SARANNO CONSEGNATE?

DIPENDE SOPRATTUTTO DALLA TURCHIA...

Il 12 Maggio il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”, dopo un congresso a cui hanno preso parte più di 200 persone in due luoghi diversi, ha annunciato l'intenzione di sciogliersi e di porre fine alla lotta armata con la Turchia, iniziata più di 40 anni fa. In questo aggiornamento, per il format di Fanrivista “Come va a finire?!”, ricapitoliamo come siamo arrivati a questo punto e facciamo alcune ipotesi sui prossimi sviluppi.


Sotto a sinistra Abdullah Ocalan in un primo piano: sorride mostrando i denti, appoggia la mano sulla sua guancia e ha capelli e baffi brizzolati. Sotto a destra la bandiera del Pkk: una stella rossa racchiusa in un cerchio giallo dal contorno verde su sfondo rosso. Al centro la scritta: "Come si scioglierà il PKK? Le armi saranno consegnate?".


Per chi non avesse alcuna familiarità con queste vicende ma fosse interessato ad approcciarle, nel primo paragrafo troverete una serie di link ad altri articoli che fungono anche da letture preliminari. Altri approfondimenti li trovate in calce a questo post. Sono utili anche per inquadrare il contesto in cui si inserisce l'annuncio del PKK. Troverete, infine, la traduzione integrale del comunicato diffuso dal partito comunista curdo a conclusione dell'ultimo congresso.



DALL'INVITO AMBIGUO DEL “LUPO GRIGIO” ALL'ULTIMO CONGRESSO DEL PKK

A ottobre 2024 Devlet Bahceli, politico del “Movimento Nazionalista” turco (MHP), fondatore della “Gladio turca” e del gruppo neofascista dei “Lupi Grigi” aveva fatto un invito al <<leader dei terroristi>>, e cioè Abdullah Ocalan, co-fondatore e leader del PKK, il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”: <<lasciategli dire che il terrorismo è finito e che la sua organizzazione venga smantellata>>.

8.5.25

ATTENTATO CON DRONI A NAVE UMANITARIA DIRETTA A GAZA

LA STORIA DELLA “FREEDOM FLOTILLA” E LA DINAMICA DEL SABOTAGGIO TERRORISTICO ALLA “CONSCIENCE”, VICINO MALTA


Mentre la popolazione di Gaza muore letteralmente di fame, una nave umanitaria diretta a Gaza è stata bombardata da due droni vicino a Malta, non lontano dalle nostre coste. 

In questo articolo trovate la ricostruzione della dinamica dell'attentato, basata sulle fonti aperte attualmente disponibili (le trovate nei link), insieme a eventi storici della “Freedom Flotilla”, incluso l'attacco alla “Mavi Marmara” del 2010, durante il quale furono uccise dieci persone.


Sullo sfondo il mare aperto. Si nota la parte della prua della nave con fori e bruciature provocate dall'esplosione. Dietro il ponte di comando.
La "Conscience" dopo l'attacco. Le immagini dell'imbarcazione sono tratte dai comunicati stampa e dai profili social della "Freedom Flotilla".


LA DINAMICA DELL'ATTENTATO ALLA FREEDOM FLOTILLA

Alle 00:21 del 2 maggio 2025 la nave “Conscience” è stata attaccata da almeno due droni, e colpita due volte a circa 14 miglia nautiche da Malta. L'imbarcazione si trovava in acque internazionali, a ridosso di quelle maltesi (e si trova ancora bloccata lì, mentre chiudiamo questo articolo. Eventuali aggiornamenti li troverete in fondo a questo post e verranno annunciati sui vari canali social).

L'imbarcazione vista di lato in mare aperto

La nave passeggeri, lunga circa 70 metri e larga 10, aveva come destinazione ultima Gaza. Fa parte della “Freedom Flotilla Coalition”, movimento internazionale che riunisce diverse associazioni. Sfidare l'embargo a cui è sottoposta Gaza è lo scopo principale della Freedom Flotilla, nata nel 2010 sulla scia dei primi viaggi verso Gaza organizzati dal Free Gaza Movement a partire dal 2008. Quell'anno, per la prima volta in 40 anni, un'imbarcazione internazionale giunse al porto di Gaza. Per la prima volta in 60 anni, grazie a quel viaggio, alcuni gazawi riuscirono ad attraversare liberamente le frontiere della propria terra natia. Tra gli attivisti internazionali di quel primo storico viaggio c'era anche Vittorio Arrigoni

La Conscience doveva far giungere tonnellate di beni di prima necessità, sfidando con le armi della non-violenza il blocco illegale imposto da Israele da venti anni, rafforzato oltre l'estremo negli ultimi due mesi. In quanto potenza occupante, per il diritto internazionale Israele avrebbe il dovere non solo di assicurare le migliori condizioni di vita possibili ai gazawi, ma non dovrebbe nemmeno interferire con l'operato delle varie organizzazioni umanitarie. Invece queste, Croce Rossa inclusa, vengono perfino attaccate deliberatamente (e, per adesso, impunemente).

13.3.25

AL JOLANI IN GUERRA CON I PRO-ASSAD FA UN ACCORDO CON LE SDF

AGGIORNAMENTO SU COSA SUCCEDE IN SIRIA: 

  • CENTINAIA DI CIVILI UCCISI NEGLI ECCIDI SEGUITI AGLI SCONTRI TRA I LEALI AD ASSAD E IL NUOVO GOVERNO SIRIANO 
  • ISRAELE CONTINUA A ESPANDERSI OLTRE IL GOLAN E STRUMENTALIZZA LA PAURA DELLA MINORANZA DRUSA
  • LE SDF STRINGONO UN ACCORDO CON IL GOVERNO DI TRANSIZIONE GUIDATO DA AL-JOLANI

Per chi non fosse familiare con il contesto siriano e con le principali formazioni della guerra civile in corso da quasi tre lustri, ma anche per chi volesse approfondirne vari aspetti (come la nascita delle SDF, le connessioni con la Palestina e il supporto dell’estrema destra italiana ad Assad), consigliamo come lettura preliminare un articolo pubblicato a Dicembre, intitolato “Che succede in Siria? Chi governa ora?”. In questo nuovo post parliamo dei più recenti aggiornamenti in merito.



Descrizione dettagliata nella didascalia
Mappa della suddivisione territoriale della Siria tra le varie fazioni aggiornata al 13/03/2025 di “Kaliper1” da Wikimedia rilasciata con licenza CC 4.0.
In bianco le zone controllate dalle forze del nuovo governo siriano. A sud-ovest, in rosa, quelle controllate dalla SOR e in viola da Israele. A nord-ovest le zone sotto il controllo delle SDF nella DAANES, in giallo. Una parte di questo territorio al confine con la Turchia e “accerchiata” da altri territori della DAANES, insieme ad altri a nord-ovest, sono controllati dall’SNA e indicati in verde. Il semicerchio celeste al confine con Iraq e Giordania è una base USA, ed è racchiuso in un’area colorata dal celeste più scuro controllata dall’SFA

GLI SCONTRI CON I MILIZIANI LEGATI AL VECCHIO REGIME E LA STRAGE DI CIVILI

Il focolaio della guerra civile siriana si è riacceso: tra martedì 4 e giovedì 6 marzo si sono verificati scontri tra ciò che rimane delle milizie pro-Assad, presenti in varie aree a macchia di leopardo, e le nuove forze governative siriane, nel sud e sulla costa della Siria, più precisamente nei governatorati di Deraa, Homs, Tartus e Latakia.

Va ricordato che è stata promessa un'amnistia per i soldati di basso livello non completamente compromessi con il passato regime, a differenza dei suoi alti ufficiali. Nell’area di Der’a i primi scontri si sono verificati mentre i militari del nuovo governo siriano tentavano di entrare in un villaggio controllato dalle forze leali al dittatore baathista.

Mercoledì 5, invece, alcuni posti di blocco delle forze governative (che includono l’ufficialmente disciolto HTS, acronimo di Hay’at Tahrir al-Sham, ossia “Comitato di liberazione del Levante”) sono stati bersagliati nell’area di Latakia da lanci di granate. Feroce e sproporzionata è stata la risposta dei militari guidati dall’autoproclamato presidente Ahmed al-Sharaa (al secolo noto come Al Jolani): in totale sarebbero almeno un migliaio i morti negli scontri, di cui la stragrande maggioranza civili alawiti, lo stesso gruppo etnico-religioso a cui appartiene il deposto Assad. Per molti dei militari del nuovo governo siriano, non tutti autoctoni, è stata l’occasione per cercare vendetta, risvegliando i rancori della guerra civile, covati nei confronti della parte di popolazione più vicina ad Assad. Numerosi gli abusi documentati a carico delle forze guidate da Al Jolani, il quale ha promesso che giustizia verrà fatta, invocando la <<sacralità della vita>> e degli averi saccheggiati alle vittime innocenti. Sacralità della vita al quale non si è attenuto Shadi al-Waisi, attuale ministro della giustizia siriano, quando nel 2015 in qualità di giudice del Fronte al-Nusra faceva giustiziare in pubblico donne accusate e condannate per i “reati” di <<corruzione e prostituzione>>.

1.3.25

IL MESSAGGIO DI OCALAN E IL CESSATE IL FUOCO DICHIARATO DAL PKK

APO” NON HA RICHIESTO UNA RESA INCONDIZIONATA DEL PKK


Continuiamo a parlare di Abdullah Ocalan, storico leader del PKK, e delle trattative con la Turchia per la rubrica “Come va a finire?!”.

L’ultimo messaggio diffuso da “Rêber Apo” conferma la volontà di risolvere la questione curda senza ricorrere alle armi

La stampa che va per la maggiore, omettendo una nota finale dell'appello, lo ha fatto apparire come una sconfitta della resistenza curda e una chiamata alla resa incondizionata, distorcendone il senso. 

Resta da capire, come abbiamo già argomentato tra queste pagine, se anche il “Sultano” Erdogan è davvero pronto a negoziare oppure se sta semplicemente cercando di seminare discordia nella resistenza curda, se sta prendendo tempo “congelando” -o concludendo per davvero- il conflitto interno con il PKK, in preparazione di una guerra più aperta con l’Iran e in competizione con Israele per l’egemonia del Levante.


Per chi non avesse mai sentito parlare di Ocalan o abbia solo una vaga idea di chi sia, ma anche per chi volesse approfondire altri aspetti della sua vicenda e della questione curda, consigliamo anche tre letture riepilogative e di approfondimento:


  • in questo post abbiamo parlato dell’arresto illegale di Ocalan, focalizzandoci sul ruolo svolto dall’Italia nel suo rapimento e fornendo alcune nozioni basilari sulla questione curda;



Adesso vediamo cosa è successo in questi ultimi giorni...

Al centro Abdullah Ocalan in un primo piano: sorride mostrando i denti, appoggia la mano sulla sua guancia e ha capelli e baffi brizzolati. Sotto la bandiera del Pkk: una stella rossa racchiusa in un cerchio giallo dal contorno verde su sfondo rosso.


IL MESSAGGIO DISTORTO DAL MAINSTREAM E QUELLA FONDAMENTALE NOTA AGGIUNTIVA

15.2.25

L'ARRESTO ILLEGALE DI OCALAN, IL "MANDELA" E "GRAMSCI" CURDO

  • IL RUOLO DELL'ITALIA NEL SEQUESTRO DEL "GRAMSCI" CURDO
  • IL CAMBIO DI PARADIGMA POLITICO DURANTE LA PRIGIONIA DEL FUTURIBILE "MANDELA" CURDO


Abdullah Ocalan in un primo piano: sorride mostrando i denti, appoggia la mano sulla sua guancia e ha capelli e baffi brizzolati.
Abdullah Ocalan in una foto di Halil Uysal da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons.


Ventisei anni fa Ocalan, il “Mandela curdo”, veniva sequestrato in Kenya alla fine di un tortuoso e insidioso percorso. Avrebbe dovuto raggiungere il Sudafrica, dove sarebbe stato protetto dal “vero” Mandela. In occasione di questo anniversario, e mentre si attende un nuovo messaggio di Ocalan, ripercorriamo le tappe che lo hanno portato all’arresto e riproponiamo alcuni approfondimenti già pubblicati tra queste pagine digitali, insieme a degli aggiornamenti. Iniziamo spiegando perché in questi giorni si sente spesso parlare del leader curdo.


UNA SOLUZIONE PACIFICA DELLA QUESTIONE CURDA O UNA PACIFICAZIONE TEMPORANEA?

Il 15 febbraio 1999 l’intelligence israeliana e quella turca sequestravano in Kenya Abdullah “Apo” Öcalan, tra i fondatori e storico leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (in acronimo PKK).

Ocalan è un simbolo della questione curda, problema pluridecennale che riguarda la minoranza più numerosa e perseguitata della Turchia, di cui costituisce circa il 20% della popolazione. Questione che si estende ai confini politici degli altri stati che comprendono la regione del Kurdistan. Lo stato mai nato, per il popolo più numeroso che non ne ha uno, si estende oltre che in Turchia, in Iraq, Siria e Iran (e, secondo alcune visioni, anche in Armenia).

1.1.25

DEM INCONTRA OCALAN: PRONTO A NEGOZIARE CON LA TURCHIA...

MA ERDOGAN VUOLE TRATTARE DAVVERO?!

Aggiornamento sull'ex-leader del PKK e teorico del “Confederalismo Democratico”. In questo post:

  • Dopo la visita di suo nipote a Ottobre Ocalan ha ricevuto, a Dicembre, una delegazione del DEM
  • Il contenuto dell’ultimo messaggio di Ocalan in cui ribadisce di avere le capacità per giungere a una soluzione diplomatica della questione curda.
  • Alcune considerazioni di “geopolitica popolare” sugli scenari di breve termine dopo la caduta di Assad.


Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK.
Foto di archivio di una manifestazione per la liberazione di Ocalan a Napoli de "Lo Skietto"

31.12.24

CHE SUCCEDE IN SIRIA? CHI GOVERNA ORA?

LA CADUTA “MORBIDA” DI ASSAD, IL RUOLO DI TURCHIA E ISRAELE, LE FAZIONI IN CAMPO, LE RELAZIONI CON LA PALESTINA, IL SUPPORTO DELL’ESTREMA DESTRA ITALIANA E DEI POST-FASCISTI DEL GOVERNO MELONI AD ASSAD

La caduta di Assad porterà a una nuova Siria democratica, a un’altra dittatura o a ulteriori scontri guidati da vari signori della guerra? La rivoluzione siriana è giunta a compimento oppure siamo solo di fronte a un cambio di regime? Queste sono le domande che in molti si pongono dopo l’offensiva iniziata a fine Novembre, preparata da almeno un anno, e culminata l'8 dicembre con un’inaspettata presa di Damasco, abbandonata dalle forze pro-regime senza combattere. 

Alla gioia per la sconfitta di un dittatore si sovrappone la diffidenza verso chi lo ha abbattuto e nei confronti di chi già ne sta approfittando (Israele e Turchia in primis), dopo quasi cinque anni di stallo militare e dopo la morte di almeno mezzo milione di persone in quattordici anni di guerra civile. 

Iniziamo a cercare delle risposte collettivamente con un articolo di “geopolitica popolare”. Un post studiato sia per chi già si interessa di Asia Occidentale (Medio Oriente secondo la definizione coloniale) sia per chi non ha idea di dove la Siria si trova sulla mappa, con analisi e dettagli assolutamente non trascurabili, che non trovano spazio sulla stampa che va per la maggiore. Con gli articoli di geopolitica popolare ci sforziamo di comprendere insieme -almeno in parte- quali sono gli sfaccettati interessi di singoli e potenze statali. L'obiettivo della geopolitica non dovrebbe essere tanto capire come i confini geografici influiscono sulle decisioni politiche, ma come le politiche dal basso possono farci tendere verso un mondo utopico e senza confini. Il giornalismo dovrebbe cercare di chiarire le idee partendo dalle basi, fornendo delle nozioni basilari storiche che permettono di inquadrare meglio il contesto della “storia iper-contemporanea”. Invece il mercato editoriale si limita a sfornare continuamente notizie lampo e approfondimenti destinati a essere compresi solo dagli “addetti ai lavori”.



Sopra la scritta “CHE SUCCEDE IN SIRIA? CHI GOVERNA ORA?”. Sotto un elenco: -LA CADUTA “MORBIDA” DI ASSAD ; -LE FAZIONI IN CAMPO; -IL RUOLO DI TURCHIA E ISRAELE; -LE RELAZIONI CON LA PALESTINA; --IL SUPPORTO DELLA DESTRA ITALIANA AD ASSAD. In alto a destra la bandiera della nuova Siria (tre bande orizzontali, verde, bianca e nera, e tre stelle rosse al centro). Uno schema con i principali schieramenti (descrizione approfondita nell’altra immagine del post) e una mappa dell’offensiva israeliana. Al centro una mappa della Siria con alcune zone colorate (più dettagli nella descrizione dell’altra immagine del post); a sinistra un manifesto con una foto con al-Julani con una barba incolta e un copricapo e le scritte: <<Stop this Terrorist”; “Up to 10 Million $ Reward”>>; a destra al-Jolani oggi,con una barba più curata e senza copricapo. Sotto 3 vignette con delle “Polandball” o “Countryball”, delle palline che rappresentano vari stati e attori del conflitto siriano. Vignetta Polandball del 2011: una grande pallina con la bandiera della Siria e una più piccola con la nuova bandiera della Siria si guardano minacciosamente. La più piccola ha un cartello con la pallina della Siria e due “x” sugli occhi.Vignetta Polandball del 2014: al centro la pallina dell’ISIS è diventata grandissima. Ha due fucili puntati a sinistra e a destra. A sinistra tre palline più piccole con i soliti AK-47: le palline del regime siriano e dei ribelli si schiacciano reciprocamente la fronte, mentre quella di al-Nusra sta al fianco sia dell’ISIS che dei ribelli. A destra un cartello con scritto “Kobani” e la pallina del Rojava ferita, testa fasciata e una piccola pistola. Alla sua destra la grande pallina degli USA che indossa occhiali da sole e osserva. Vignetta Polandball del 2018: a sinistra l’infastidita pallina russa spazza con la scopa, mentre dietro un recinto con la sigla “DMZ” (Demilitarized Zone) ci sono la pallina dell’HTS e dei ribelli. La pallina del regime siriano sta ferma con il suo kalashnikov. A destra la palla USA beve una Cola con una cannuccia mentre sembra allontanarsi. Sotto di lei la pallina turca taglia con una lama la fronte di quella del Rojava che, insanguinata, continua a imbracciare il suo fucile d’assalto.



Proviamo a capire cosa succede ricapitolando le tappe principali della guerra civile siriana, iniziata durante le “Primavere Arabe”. Dopo aver fornito qualche semplice elemento sul contesto storico-politico passiamo a vedere molto schematicamente quali sono le principali forze sul campo.

Difficilmente riuscirete a leggere questo articolo tutto d’un fiato. Va letto con calma, magari ritornandoci più volte sopra e prendendosi qualche pausa. Alla fine la vostra pazienza sarà ripagata. Se così non fosse disprezzateci pure nei commenti. Siamo convintə che i vari paragrafi in cui è strutturato potranno essere usati anche come materiale da consultare all’occorrenza per lə studiosə di ogni ordine e grado. Così sarà più semplice orientarsi tra la marea di nomi e sigle, oltre ad acquisire nozioni essenziali e punti di partenza per ricerche più approfondite (nei vari link troverete sia i riferimenti che ulteriori spunti di approfondimento). Per questo vi consigliamo di salvarvi questo “libricino” di pagina web tra i preferiti o, se vi è più congeniale, di stamparla… Buona lettura e buone lotte!

9.11.24

CHE SUCCEDE IN KURDISTAN? OCALAN VERRÀ LIBERATO?

TRA KURDISTAN E PALESTINA


CRONACA E ANALISI: LA CRIPTICA APERTURA DEL LEADER DEI “LUPI GRIGI”, IL MESSAGGIO DI OCALAN, LA CONVERGENZA TRA DESTRA PALESTINESE, CURDA E TURCA, E L’ATTACCO ALLA TUSAS RIVENDICATO DALL’ALA ARMATA DEL PKK


STORIA, APPROFONDIMENTO E OPINIONI: LA NASCITA DELL’ISIS, IL RUOLO DELL’ITALIA NELL’ARRESTO DI OCALAN, LE “PURGHE” E I DISSIDI INTERNI AL PARTITO DEI LAVORATORI CURDO E IL CAMBIAMENTO DI PARADIGMA, DAL MARXISMO-LENINISMO AL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO



Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK.
Foto di archivio di una manifestazione per la liberazione di Ocalan a Napoli de "Lo Skietto"



Ritorniamo a parlare di Kurdistan e Rojava con un articolo “long-form” e a “lunga scadenza”, ideato per essere sempre utile da leggere e per trascendere la stretta contemporaneità della cronaca, partendo comunque dagli eventi più recenti: la misteriosa apertura del “lupo grigio” a Ocalan, la notizia dell’incontro con il nipote di “Apo” dopo quasi 26 anni di prigionia in isolamento e 43 mesi senza che nessuno, nemmeno i suoi legali, aveva potuto visitarlo. Infine, l’attacco all’azienda aerospaziale Tusas rivendicato dal PKK (il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”). Secondo un comunicato dell’HPG (le “Forze di Difesa del Popolo”, ala armata del partito), non sarebbe connesso agli altri due eventi.

Affianchiamo poi alla cronaca, la “storia iper-contemporana”, altre tematiche: parliamo di politica e autogestione, e quindi del Confederalismo Democratico sperimentato nella DAANES (nota ai più con la metonimia “Rojava”). Poi, andiamo un po’ più indietro nel tempo, raccontando gli eventi che hanno portato al sequestro di Ocalan, non dimenticando il ruolo dell’allora governo di centrosinistra italiano. Lo facciamo con uno sguardo non agiografico su un Ocalan diverso, autoritario, prima della sua svolta libertaria, quello dei tempi delle prime “purghe” all’interno del PKK.

Non possono mancare altre questioni di “geopolitica popolare”, un tipo di ricerca e analisi che non intendiamo solo nel senso deterministico più diffuso, quello dell’incidenza dei fattori geografici sulle scelte politiche delle varie entità statali, ma soprattutto il contrario: parliamo di come le politiche influiscono sui, e nei confini perché vogliamo un mondo dove questi non esistono! A questo proposito, connetteremo virtuose lotte e ipocrisie più o meno pragmatiche che legano la Palestina al Kurdistan.

Infine, segnaliamo che questo articolo è incluso anche nel format di Fanrivista “Come va a finire?!, articoli nei quali si seguono degli eventi per domandarsi e capire, per l’appunto, quali saranno gli esiti. Gli eventi che seguiremo nei prossimi mesi, e forse nei prossimi anni, forniranno delle risposte a quesiti che tutti i militanti e i simpatizzanti della questione curda si fanno in questi giorni: il leader Abdullah Öcalan, ex marxista-leninista che ha adattato il municipalismo libertario al contesto curdo e dell’Asia occidentale, verrà liberato? Verrà perlomeno posta fine al suo isolamento sull’isola-carcere di Imrali? A quali condizioni? Come verrà risolta la questione curda? Ocalan svolgerà un ruolo simile a quello di Nelson Mandela nel Sudafrica dell’apartheid?

Ma prima di rispondere a queste fatidiche domande, bisogna tentare di dare risposta a un altro interrogativo più impellente: cosa hanno in mente adesso i governanti-fascisti turchi?!





L’INVITO AMBIGUO DEL “LUPO GRIGIO” E LA RISPOSTA DEL PKK

<<Se l’isolamento del leader dei terroristi viene revocato, lasciate che venga a parlare all’incontro del partito DEM in parlamento. Lasciategli gridare che il terrorismo è finito e che la sua organizzazione è smantellata>>, ha detto Devlet Bahçeli nel parlamento turco lo scorso 22 Ottobre. Lui è il leader del Partito del Movimento Nazionalista turco (MHP), successore del fondatore della “Gladio turca” e cofondatore dell’organizzazione neo-fascista dei “Lupi Grigi”, ritenuta da molti il cuore del “deep state” neo-ottomano (letteralmente “stato profondo”, ossia i veri manovratori della politica). Il destinatario del messaggio è Abdullah “Apo” Öcalan, uno dei fondatori e storico leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in carcere dal 1999. Il parlamentare fascista turco, alleato del “Sultano” Erdogan, ha aggiunto che potrebbero esserci le condizioni di un suo rilascio in base all’articolo 3 della Convezione europea sui diritti umani, quello che regola il “diritto alla speranza” per chi è condannato alla pena perpetua dell’ergastolo.

La dichiarazione è stata interpretata come una possibile o ipocrita apertura per risolvere la questione curda, che riguarda la minoranza più numerosa e perseguitata della Turchia (circa il 20% della popolazione totale). Questione che si estende ai confini politici degli altri stati che comprendono la regione del Kurdistan (Iraq, Siria e Iran oltre alla Turchia e, secondo alcune visioni, anche un pezzo di Armenia). Questione di cui Ocalan è storicamente un simbolo, oltre che una spina nel fianco del regime turco con la guerriglia lanciata nell’84.



La regione curda evidenziata su un mappamondo evidenziata in verde, proiettata e ingrandita
Mappa della regione popolata dei curdi elaborata da Isochrone su Wikimedia


La richiesta di smantellare il PKK, e non solo di chiederne il suo disarmo, è apparsa da subito pretestuosa. Bisogna inoltre tenere presente che quando i regnanti fascisti turchi si riferiscono al “PKK” intendono, in realtà, tutti i partiti e le organizzazioni che derivano da esso o che si rifanno al rinnovato pensiero di Ocalan (come il KCK che raggruppa il PYD siriano, il PJAK iraniano e il PÇDK iracheno).

6.6.24

SVEZIA E FINLANDIA NELLA NATO: ERDOGAN E ORBAN SI PORTANO A CASA ANCHE GLI AEREI DA GUERRA

UN BILANCIO DEGLI ULTIMI MESI: DAGLI F16 AI PASSAPORTI DORATI TURCHI, PASSANDO PER I CACCIA SVEDESI IN USO ALLA "DEMOCRAZIA ILLIBERALE" E AUTOCRATICA DI ORBAN


In alto a sinistra una caricatura 3d di Erdogan. A destra un disegno di Orban. Al centro un aereo da guerra. Sotto, in rilievo, delle spillette con le bandiere dei due paesi scandinavi e il simbolo della NATO. Sullo sfondo dei proiettili.
Caricatura di Erdogna da Wikimedia di DonkeyHotey rilasciata con licenza Creative Commons


AGGIORNAMENTO DI FEBBRAIO 2026

Dopo la vendita dei circa 40 F-16 e gli 80 kit di aggiornamento, approvata dagli USA dopo la ratifica dell’entrata della Svezia nella NATO da parte della Turchia un anno fa (riportata nell’articolo che segue), arriva una dichiarazione di Tom Barrackambasciatore per Trump in Turchia: entro sei mesi dovrebbero essere risolti i problemi legali e politici che impedirebbero alla Turchia di essere riammessa nel programma degli F-35, uno dei velivoli da guerra più potenti attualmente, e dunque uno dei più efficaci strumenti di dominio e morte, piuttosto che di difesa. Indiscrezioni di stampa riportano che ciò potrebbe essere possibile se la Turchia restituisse il sistema missilistico anti-areo S-400 alla Russia, lo distruggesse, oppure ne affidasse il controllo agli USA.



Il 7 Marzo anche la Svezia, dopo la Finlandia, è entrata ufficialmente nella NATO, su spinta della paura, fondata o meno, delle mire espansionistiche della Russia di Putin. Si dovrebbe discutere sul fatto che questo timore sia almeno parzialmente fondato, oppure bellicisticamente indotto dai contrapposti disegni e interessi economici del decadente "impero occidentale" a guida USA, oltre che dall'insufficiente ricorso alla diplomazia per risolvere un conflitto iniziato con l'invasione degli "omini verdi" nel 2014. Infatti, già dall'annessione russa della Crimea, Svezia e Finlandia cominciavano a ragionare sulla fine della loro politica neutrale e, così facendo, potersi eventualmente appellare al principio di difesa reciproca stabilito dal quinto articolo del trattato nord-atlantico, invocato solo una volta nella storia (dagli USA dopo l'11 Settembre). Mentre il Mar Baltico è diventato una sorta di "maxi-lago" governato dall'Alleanza atlantica, si discute dell'aumento delle spese militari dei nuovi entrati, raccomandato al minimo del 2% del PIL fin dal 2014. Sarebbe anche utile dibattere sulla natura -formalmente- difensiva del patto atlantico, sulla possibilità di superarlo, sul ruolo dei BRICS, della Shangai Cooperation Organization, sui paesi non allineati e, più in generale, su come avvicinarsi il più possibile all'utopia di un mondo senza guerra...

Però lo scopo specifico di questo post e della rubrica in cui è pubblicato è principalmente un altro: due anni fa avevamo inaugurato il format di Fanrivista intitolato Come va a finire?, con l'obiettivo di seguire l’evoluzione di certi eventi per capire, per l’appunto, “Come andranno a finire”.

La Turchia, nel 2022, aveva siglato un memorandum con i due paesi scandinavi a Madrid: Svezia e Finlandia si impegnavano a non restringere il commercio di armi e a combattere insieme al paese mediorientale il "terrorismo". Erdogan aveva richiesto la consegna di circa 150 "terroristi" che ,in realtà, erano dissidenti politici. Per diverse ragioni, tra cui l'impossibilità di estradare persone ricercate per reati politici, la richiesta era apparsa fin da subito pretestuosa. Il principale scopo -raggiunto- era quello di fare pressione per ottenere altri armamenti e garantirsi impunità per reprimere i curdi dentro, fuori e nelle vicinanze dei propri confini. Paradossalmente un'altra richiesta di estradizione dai confini turchi verso l'UE è stata negate a causa dei cosiddetti "passaporti dorati".

Poi, alle pressioni del Sultano Erdogan, si sono aggiunte quelle del "democratico illiberale" Orban. Il parlamento ungherese, infatti, è stato l'ultimo ad approvare l'entrata della Svezia nel Patto Atlantico...



LE ESTRADIZIONI DI DISSIDENTI POLITICI RICHIESTE E QUELLA NON CONCESSA DI UN NARCOTRAFFICANTE

Dal 7 Marzo la Svezia è il 32esimo membro della NATO, a distanza di quasi un anno dall'entrata della confinante Finlandia. Il "Sultano" turco Erdogan, due anni fa, aveva richiesto a Svezia e Finlandia diverse espulsioni e di estradizioni di loro residenti e cittadini verso la Turchia, con la minaccia di porre il veto alla loro entrata nella NATO. Infatti la ratifica dell'entrata di nuovi membri nell'Alleanza atlantica necessita dell'approvazione degli stati membri, e deve passare nei rispettivi parlamenti.

In quel frangente era stato siglato un memorandum d'intesa a Madrid dai 3 paesi, con l'obiettivo formale della lotta al terrorismo, oltre ad annullare l'embargo di armi, limitato o interrotto da diversi paesi europei (Svezia e Finlandia inclusi) a seguito dell'invasione turca nel nord-est della Siria nel 2019.

Era stata diffusa anche una lista di decine di "ricercati" dalla Turchia. Gli obiettivi della "lista di proscrizione" erano diversi esponenti (o ritenuti tali) di schieramenti politici eterogenei: dal PKK (il partito comunista curdo) a "FETO" (il movimento democratico-islamista di Fethullah Gulen, noto anche come "Hizmet", bollato dal presidente-autocrate Erdogan come Organizzazione del Terrore Gulenista che starebbe dietro al fallito tentativo di colpo di stato del 2016), passando per le YPG/YPJ e PYD (acronimi delle Unità di Protezione Popolare, formazioni combattenti alla guida delle FDS, alleate degli USA in chiave anti-ISIS, e del Partito dell’Unione Democratica nel nord della Siria). Nella lista si trovavano anche una parlamentare svedese di origine curda-iraniana, Amineh Kakabaveh, diversi giornalisti e perfino un poeta curdo deceduto da tempo.

13.5.24

CRONACHE AUTOPRODOTTE DA "LIBBRA", FESTIVAL DELLE "LIBRERIE INDIPENDENTI IN RELAZIONE"

IL RESOCONTO VACILLANTE DAL FESTIVAL DELLE "L.I.RE."


Il logo del festival: a sinistra un monumento equestre con un cavallo fatto di ingranaggi e una figura femminile a cavvallo. A destra due occhi con un paio di occhiali. L'immagine assomiglia a una banconota delle vecchie "lire".


Il nostro auto-inviato per nulla speciale, il sincero e diligente Cronista Autoprodotto, è stato a "Libbra, festival delle librerie indipendenti in relazione" (in acronimo L.I.RE.). Il festival, giunto alla terza edizione, ha avuto luogo a Napoli tra il 3 e il 5 Maggio presso la chiesa barocca di San Giuseppe delle Scalze, sede del gruppo di associazioni "Le Scalze". È un evento progettato da una rete di librerie indipendenti partenopee: "Tamu", "Perditempo - libri, vini e vinili", "Libreria Librido" e "Libreria Dante & Descartes".

L'unione di questa rete si rifletteva anche nel posizionamento degli stand, che non erano separati come avviene nei classici saloni del libro, offrendo una soluzione di continuità sia "logistica" che tematica.


La gente che affolla la cappella/padiglione dove erano esposti i libri e dove hanno preso luogo le presentazioni.

Libri esposti della sigla editoriale "Derive Approdi". In alto se ne intravede uno recensito da noi nella rubrica "RecenTips", il Manuale di guerra psichica.

La facciata della chiesa vista da fuori
La location dell'evento

Come facciamo di consueto per le nostre recensioni di festival, il maxi-post che segue è fatto di tanti "articoletti nell'articolone": iniziamo con una prefazione meta-giornalistica sull'utilità delle presentazioni dei libri per un cronista precario nella frenetica epoca della mala-informazione.



La facciata della chiesa vista dall'interno. Sotto le statue si nota la scritta illuminata "mare nostrum".
La location dell'evento.


Ci addentriamo nel resoconto dell'evento con un primo mini-report sulla presentazione delle memorie di una prigioniera politica palestinese e sul dibattito in merito al genocidio in Palestina.

Altri testi esposti. Al centro uno intitolato "Aboliamo le prigioni?" di Angela Davis edito da Mimesis



Continuiamo spostandoci virtualmente in Egitto, con la presentazione di un podcast in cui si parla ancora di resistenza, repressione, necropolitica e realpolitik.

Passiamo poi a parlare dell'influenza delle droghe sulla storia dell'umanità, prendendo spunto da un libro a metà strada tra il saggio e il racconto.


Ancora altri testi esposti. Al centro se notano due delle edizioni del Saggiatore. Si intitolano "Nuova liberazione animale" e "Funghipedia".


Proseguiamo con una sintetica biografia di Danilo Dolci, riduttivamente noto come "il Gandhi italiano" o "Gandhi della Sicilia", in cui si spiega cosa significava per lui la pratica della maieutica o "autoanalisi popolare".

Torniamo a parlare di oppressione con la prosa poetica di una scrittrice-giornalista turca, di cui ci colpisce la vicenda biografica segnata da esilio, carcerazione e semplici denunce che, in un contesto di manipolazione e disinformazione, appaiono radicali e richiedono molto coraggio.

Avviandoci verso la conclusione, prendiamo spunto da una rivista di giornalismo a fumetti per riflettere, ancora una volta, sui veri scopi dell'informazione mainstream, sull'alternanza scuola lavoro e su un'esperienza di riscatto tramite lo sport popolare.

Infine, concludiamo ritornando nel girone infernale-carcerario palestinese con alcune tavole di una graphic novel.

Il resoconto che vi apprestate a leggere è per forza di cose frammentato e incompleto: definire la tre giorni solo come "densa" sminuirebbe la portata culturale e di aggregazione che rappresentano momenti del genere. È stato difficile fare una cernita delle presentazioni da seguire con le poche risorse a nostra disposizione. Non ce ne vogliano tutt3 quelle/i che non sono state/i menzionat3 e che hanno preso parte alla fiera: la scelta che abbiamo operato non si basa su criteri "qualitativi" delle opere presentate, delle conferenze e dei vari laboratori, ma ha privilegiato esclusivamente alcuni temi già approfonditi su questa testata, oltre alle preferenze tematiche del nostro cronista autogestito e a contingenze varie...

Augurandovi buona lettura, vi suggeriamo di leggere questa "recensione di recensioni" con tanta calma (lo "slow-journalism" richiede "slow-reading") oppure di selezionare i capitoletti che vi attirano di più, un po' come quando si sceglie di prendere un libro da uno scaffale invece che un altro...


LE PRESENTAZIONI DI LIBRI E UNA LIBRERIA DA CRONISTA PRECARIO