14.5.26

IL 31 FEBBRAIO

RACCONTI DI CORTEI #0

"La Fanzina Generalista" presenta il crossover tra due delle plausibilmente più richieste rubriche a-periodiche di Fanrivista: “Trame” e “Manifestazioni

Le varie rubriche/categorie le trovate nello scomodissimo -al momento della pubblicazione- doppio menù, graficamente trascurato e vintage, vicino alla testata di questo sito (in cima a tutto).

L’ambientazione è l’ennesimo mondo parallelo, lo stereotipico pianeta molto simile al nostro, il Pianeta Ovum, quello che avete apprezzato o deprezzato nella spy-story militante “Centri Sociali Etero-Gestiti”. 

Alcune parti di cronaca non romanzata dei racconti le trovate nei video brevi che pubblichiamo quasi solo sui “social asociali” (gli ambienti del Fediverso che frequentiamo sono autogestiti e autofinanziati, dunque c’è meno spazio per caricare video da riservare alle cose ancora più importanti, rispetto a quei contenuti che solitamente destano meno scalpore tra bot faziosi e leoni da tastiera). Comunque, uno degli scopi caratteristici di "Trame" è proprio far vedere quanto la realtà con la sua drammatica semplicità riesca a superare la carica immaginativa di distopie e utopie: quello che potrebbe sembrare finzione è in realtà cronaca!

Bando alle ciance: apriamo il sipario su un mondo all’interno dell’universo delle manifestazioni, a volte più simboliche e altre volte più concrete, anche quando purtroppo sfociano nello scontro fisico. Nei cortei la passione non è quella espressa per una certa squadra di pallone o un tale beniamino. È la passione per un mondo più giusto, anche se a volte questa passione viene trascurata, tradita o macchiata... O minacciata e sfruttata da loschi figuri.


Tre immagini, due di queste collegate alla scritta: "Immagine modificata da una cosiddetta “IA” generativa a partire da foto reali.  Nella prima immagine in alto a sinistra si vede un corteo in uno scenario urbano. C’è una torre cilindrica e abbastanza moderna, forse risalente all’800, che sovrasta la scena, mentre su altri edifici si scorgono graffiti disordinati. Sullo sfondo la testa di un corteo: si intravede uno striscione con la scritta “Resistenza Palestinese” e svariate bandiere palestinesi. Davanti, sul lato destro, si nota il retro del furgone che porta l’amplificazione. Un uomo con una stampella sembra essere in procinto di cadere o di lanciarsi a terra.  Nella seconda immagine in alto a destra siamo nello stesso scenario urbano ma con uno sfondo arboreo. Davanti a un gazebo una ventina di uomini di varie età fino ai 50 anni circa. Alcuni indossano esclusivamente o in combinazione maschere, occhiali da sole, bandane per coprire il volto e caschi. Uno sventola una bandiera italiana. Hanno un atteggiamento tra il beffardo e il minaccioso. Due mantengono i caschi in mano. Sulla maglietta di uno si legge un motto dannunziano: “Memento Audere Semper”.  La terza immagine è la grafica dello spazio “Trame” di Fanrivista. Sullo sfondo il disegno di un grane libro. Si intravedono alcune dita che lo reggono. Sulla pagina a sinistra è incollata la sagoma di una libreria. Al centro della libreria quattro trame di tessuti variamente colorate. L’ultima trama ricamata ha toni psichedelici. Al centro dell’ultima trama si intravede il disegno, con linee ondulate, di una penna a piuma con calamaio. Sulla pagina a destra la scritta “Trame”. Ci sono altri disegni e immagini: il disegno di due maschere. Una sorride l’altra è triste, simboleggiano il teatro. Ci sono poi altri disegni di vignette vuote e simboli usati nei fumetti. L’immagine di un microfono con delle onde sonore. Una macchina da scrivere e alcuni fogli accartocciati. Una pellicola. Infine, uno dei simboli di Fanrivista: il cervello. Al cervello è collegato un sensore con un cavo. Il cavo è collegato a un libro. Al centro del libro un altro simbolo di Fanrivista: il grimaldello dell’autogestione. Consiste in un grimaldello: al centro si trova la “Saetta che rompe il cerchio”, la “n” che simboleggia l’autogestione. La saetta esce dal corpo del grimaldello e termina con una punta, invece che la parte metallica tipica dei grimaldelli.



RACCONTI DI CORTEI #1
MARCIARE DIVISI PER COLPIRE DIVISI

È una giornata primaverile a Vetustato, metropoli di Calcalia (su Ovum la primavera dura 8 mesi). Un corteo è appena partito. All’inizio cerano circa 300 persone e a metà corteo erano almeno 3722 (secondo gli organizzatori, 729.5 secondo la Questura – questi di Ovum sono precisi come un orologio svizzero, oppure danno numeri a caso... O forse, oramai, anche gli utenti si auto-sorvegliano da soli e hanno stime accurate sui partecipanti incrociando i dati di vare app scaricate volontariamente sui propri device. Oppure, quelli che governano hanno stime più accurate con “gli onnipresenti occhi e orecchie”, ma le arrotondano parecchio al ribasso. Comunque questo è solo un pretesto letterario per parlare di attualità e questa parentesi oramai è diventata un paragrafo).

Un uomo di bassa statura, vestito in mimetica stile mini-Rambo, e con svariate fondine porta-armi che sembrano vuote -e si sperano tali- compare ogni tanto e cammina velocemente da un lato all’altro della testa corteo, tra le manifestante e il cordone delle “forze del Monopolio della Forza”... Ma quello è solo il “primo” corteo della giornata, perché un’altra partenza nella stessa ora da una piazza adiacente è stata convocato da un’altrO collettivA (su Ovum le persone più politicamente corrette scrivono proprio così): non si sono riusciti a mettere d’accordo su chi doveva stare alla testa della sfilata, come accade sempre più spesso quando ci sono giornate importanti. La testa del primo corteo è più arrabbiata, l’altra più gioiosa... Una ha buone ragioni per essere arrabbiata (le guerre si stanno estendendo oltre il genocidio in Filastina, tutt’altro che terminato), ma forse si fa guidare troppo dalla rabbia... L’altra sembra troppo gioiosa per l’occasione.

Uno spezzone è quello più combattivo e maturo, quello dei sindacati di base ma anche di qualche anacronistico e nebuloso partito commonlandista.

L’altro, più giovane ed energico, ma parimenti confuso, è lo spezzone “No feudalism”. Eredi della tradizione del movimento dei “Non obbedienti”, sostanzialmente criticano le dinamiche aristocratiche e imperialiste che attraversano tutti i tempi ricordabili e tutti i sistemi socio-economici che sembrano concepibili. La sotto-sigla “No feudalism” deriva da un movimento statofederitense del movimento “F4ck Turd!”, il loro presidente ricattato da una setta di stupratori ricchissimi e potentissimi.


IL CUGINO DI UNCLE SAM

C’è una torre cilindrica e abbastanza moderna, forse risalente all’800, che sovrasta la scena, mentre su altri edifici si scorgono graffiti disordinati. Sullo sfondo la testa di un corteo: si intravede uno striscione con la scritta “Resistenza Palestinese” e svariate bandiere palestinesi. Davanti, sul lato destro, si nota il retro del furgone che porta l’amplificazione. Un uomo con una stampella sembra essere in procinto di cadere o di lanciarsi a terra.


A un certo punto un altro uomo compare sulla scena. È anziano, con una stampella e dall’aspetto forte. Dice qualcosa di incomprensibile a chi guida il furgone con l’amplificazione (l’altro spezzone ha un camioncino più grosso e musica underground/militante -ma anche vagamente commerciale- che ti fa venire voglia di ballare).

Poi si siede a terra, si pianta al centro della strada e blocca il corteo. Alcun# provano a farlo scostare. Lui sposta tutto il suo corpo mentre è seduto, indietreggiando: striscia spingendosi con le mani e facendo dei balzelli all’indietro, mostrando pure una certa agilità. Interviene un pollizioto (si scrive così su Ovum), senza divisa. Prova gentilmente a offrirgli un caffè. L’uomo si rifiuta, fa i capricci e non desiste.

Alla fine lo striscione viene momentaneamente piegato, la testa del corteo si “spezza” per qualche passo e l’uomo viene sorpassato, mentre qualcuno lo insulta.

Tempo di fare 100 metri, e la scena si ripete quasi uguale: l’uomo cammina verso il furgone in movimento durante un intervento accorato, spinge il portello posteriore che è aperto, e poi si butta a terra. Non cade a terra, ma si butta con notevole capacità atletica, e alla fine si ritrova sdraiato a pancia in giù sull’asfalto. Questa volta, però, appare incosciente. Alcun@ si sono appena uniti al corteo e sono sinceramente spaventati, rispetto agli altri che avevano visto la scena di prima. Sarà stata un’insolita richiesta di aiuto, oppure qualcuno che aveva usato sostanze (magari legali come l’alcol), e alla fine si è sentito veramente male. Comunque, a un certo punto, qualcun@ dice: “ma non l’avete capito che è una provocazione, il cugino dell’Uncle Sam o deve rallentare il corteo o sta semplicemente provocando, o tutte e due le cose... Se sta così male allora perché nessun pollizioto lo soccorre?!”.

Intanto, a poche decine di metri, svoltando l’angolo verso destra, un manipoletto manipolato di neofascisti presidia l’entrata del circolo di “Casa D’Annunzio”. Da lontano si intravede una donna, che riprende con il telefono, e uomini di età eterogenee, alcuni armati di caschi (nel senso che alcuni i caschi li avevano in testa, altri in mano).

Immagine in un scenario urbano ma con uno sfondo arboreo. Davanti a un gazebo una ventina di uomini di varie età fino ai 50 anni circa. Alcuni indossano esclusivamente o in combinazione maschere, occhiali da sole, bandane per coprire il volto e caschi. Uno sventola una bandiera italiana. Hanno un atteggiamento tra il beffardo e il minaccioso. Due mantengono i caschi in mano. Sulla maglietta di uno si legge un motto dannunziano: “Memento Audere Semper”.


In mezzo il traffico e un cordone molto tratteggiato delle “forze del Monopolio della Forza”. È il 31 Febbraio, che nell’Italia del nostro universo corrisponderebbe al 25 Aprile. Intanto lo stesso giorno a Coma, la capitale di Calcalia, un cretino Jsrahelleista faceva fuoco con una pistola a pallini su una coppia antifascista… E nemmeno a Vetustato le provocazioni sono ancora finite!

Ferrante Legi


Vi incuriosisce questa trama? Avete in mente trame simili? Come la sviluppereste? Oppure pensate che racconti di questo genere siano inutili e “trash”? E anche se non vi piace, nei prossimi giorni o settimane (le rubriche sono a-periodiche!) pubblicheremo un primo aggiornamento/sequel di questa storia in questo primo mini-volume dei racconti dai cortei, mentre attendiamo le vostre proposte nei commenti. Sotto trovate il video pubblicato in un'esclusiva poco sensata sui “social asociali”: dategli uno sguardo! 

E se non vi interessano contenuti che potrebbero anche sembrare alla lontana delle trashate, come al solito ci trovate sul Fediverso. 

I link alle varie pagine social (incluse le piattaforme mainstream antisociali) si trovano sotto, vicino a quelli per fare una donazione e sostenere il giornalismo indipendente.





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