Visualizzazione post con etichetta tortura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tortura. Mostra tutti i post

20.7.24

"DI VITA NON SI MUORE": FILM DOCUMENTARIO SU CARLO GIULIANI

IL CONTESTO STORICO-POLITICO DEL G8 DI GENOVA, IL VISSUTO DI CARLO GIULIANI E LA SUA MORTE

A 23 anni di distanza dall'uccisione di Carlo Giuliani, per la rubrica RecenTips proponiamo una breve recensione di un film documentario a lui dedicato: "Di vita non si muore, un altro mondo è ancora possibile?" di Claudia Cipriani, autoprodotto dalla "Ghiro Film".


La locandina del film documentario. Due ragazzi di spalle, uno rappresenta Carlo Giuliani, sono avvolti in una nube di fumo gialla, forse di un fumogeno.
La locandina del film documentario


Durante il summit del 2001 in Italia si verificò quella che un magistrato, Enrico Zucca, ha definito <<una sospensione dello stato di diritto>>, mentre per Amnesty International si trattava della <<più grave sospensione dei diritti democratici in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale>>.

Sono state inflitte condanne spropositate ad una decina di manifestanti per un totale di circa 100 anni di carcere, con un caso di un' estradizione non concessa dalla Francia, anche in ragione della sproporzione delle sentenza italiana per il reato di "devastazione e saccheggio". 

Invece, è stata assicurata quasi totale impunità, e addirittura promozioni in alcuni casi, a carnefici, calunniatori e mistificatori in divisa, inclusi quelli che portarono armi improprie e molotov nella scuola Diaz per fabbricare accuse, per poi perpetrare e giustificare delle vere e proprie torture, come riconosciuto dalla Corte di Strasburgo. 

Ad altri manifestanti, in ragione di una carica illegittima attuata dalle forze armate, è stato riconosciuto di aver agito per legittima difesa.

In quella giornata abbiamo visto concretizzarsi un nuovo tipo di fascismo, che mescola il vecchio spirito "manganellaro" al volto pulito della subdola politica contemporanea, gestita fuori dai parlamenti, direttamente dagli uffici delle grandi multinazionali. 

Quel giorno è stato inflitto un colpo durissimo alla militanza non violenta (non tanto a "black block veri" e per nulla a potenziali provocatori), e resta una ferita non rimarginabile che ha contribuito alla dilagante de-politicizzazione della società, in favore delle scialbe religioni del guadagno, dello stato-nazione e dell'apparenza.

All'infuori dei circoli di attivismo e/o militanza, la principale vittima sacrificale di quella gestione criminale di una protesta (senza contare i torturati e i feriti, tra cui un cronista britannico finito in coma) viene dipinta come un teppista indiavolato, il vandalo per antonomasia. Mentre molti, soprattutto all'interno della cosiddetta cerchia "insurrezionale", ne hanno fatto una sorta di santino, un'icona diffusa in tutto il Mondo, come si vede nelle prime scene del documentario.

Questo documentario ribalta entrambe le narrazioni polarizzanti, restituendo la dimensione umana e il contesto politico vissuto dal "ragazzo con l'estintore". Una parte della pellicola ricostruisce anche alcuni aspetti "tecnici" di quanto avvenuto in piazza Alimonda, aggiungendo un terzo filone narrativo. 

Per chi volesse approfondire la dinamica "politico-legale" di quella giornata segnaliamo anche un secondo documentario: si intitola "La Trappola", ed è stato pubblicato per la prima volta nel 2006 dal "Comitato Piazza Carlo Giuliani".

18.7.24

LE CARCERI ISRAELIANE E LE TORTURE "DA MANUALE" DELLA CIA

SPIEGATE DA UN ITALO-PALESTINESE CHE LE HA SPERIMENTATE SULLA SUA PELLE

Khaled El Qaisi, un palestinese con cittadinanza italiana, racconta come l' "unica democrazia del Medio Oriente" ha mutuato dalla CIA delle sofisticate tecniche di tortura per estorcere confessioni, informazioni o reprimere il dissenso, in pieno spregio di ogni regola del vivere civile e del diritto internazionale. Alcune di quelle tecniche le ha vissute sulla sua pelle. 

Riportiamo anche dei link a diverse inchieste di testate internazionali su cosa accade nei centri di detenzione in Israele dall'8 Ottobre. 

Infine, concludiamo con la proposta dell'impresentabile Ben-Gvir: <<sparare un colpo in testa ai prigionieri palestinesi>>


Delle mura difese da filo spinato e da due torrette di guardia delimitano il perimetro di una prigione israeliana. Si notano alcune scritte in ebraico e una bandiera israeliana.
Immagine di un penitenziario israeliano di Christopher Michel da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons.



L'ARRESTO ARBITRARIO E LA DETENZIONE DI KHALED EL QAISI

Khaled El Qaisi, studente palestinese e italiano di lingue e culture orientali, traduttore, tra i fondatori del Centro Documentazione Palestinese, ad Agosto del 2023 è stato arrestato al confine tra la Giordania e la Cisgiordania, dopo una vacanza con la famiglia a Betlemme, e detenuto fino ad Ottobre. In un primo momento è stato incarcerato nel centro detentivo di Petha Tikva (che sul sito dell'associazione Addameer è indicato come un centro per gli interrogatori). Poi è stato trasferito ad Ashkelon dove, per pochissimi giorni, non è stato in isolamento: si trovava nella "sezione farsa", in compagnia di agenti dei servizi segreti camuffati da detenuti.


Kalehd El Quaisi a un incontro a Napoli organizzato dal Centro Culturale Handala Ali.
Kalehd El Quaisi a un incontro a Napoli organizzato dal Centro Culturale Handala Ali.

13.5.24

CRONACHE AUTOPRODOTTE DA "LIBBRA", FESTIVAL DELLE "LIBRERIE INDIPENDENTI IN RELAZIONE"

IL RESOCONTO VACILLANTE DAL FESTIVAL DELLE "L.I.RE."


Il logo del festival: a sinistra un monumento equestre con un cavallo fatto di ingranaggi e una figura femminile a cavvallo. A destra due occhi con un paio di occhiali. L'immagine assomiglia a una banconota delle vecchie "lire".


Il nostro auto-inviato per nulla speciale, il sincero e diligente Cronista Autoprodotto, è stato a "Libbra, festival delle librerie indipendenti in relazione" (in acronimo L.I.RE.). Il festival, giunto alla terza edizione, ha avuto luogo a Napoli tra il 3 e il 5 Maggio presso la chiesa barocca di San Giuseppe delle Scalze, sede del gruppo di associazioni "Le Scalze". È un evento progettato da una rete di librerie indipendenti partenopee: "Tamu", "Perditempo - libri, vini e vinili", "Libreria Librido" e "Libreria Dante & Descartes".

L'unione di questa rete si rifletteva anche nel posizionamento degli stand, che non erano separati come avviene nei classici saloni del libro, offrendo una soluzione di continuità sia "logistica" che tematica.


La gente che affolla la cappella/padiglione dove erano esposti i libri e dove hanno preso luogo le presentazioni.

Libri esposti della sigla editoriale "Derive Approdi". In alto se ne intravede uno recensito da noi nella rubrica "RecenTips", il Manuale di guerra psichica.

La facciata della chiesa vista da fuori
La location dell'evento

Come facciamo di consueto per le nostre recensioni di festival, il maxi-post che segue è fatto di tanti "articoletti nell'articolone": iniziamo con una prefazione meta-giornalistica sull'utilità delle presentazioni dei libri per un cronista precario nella frenetica epoca della mala-informazione.



La facciata della chiesa vista dall'interno. Sotto le statue si nota la scritta illuminata "mare nostrum".
La location dell'evento.


Ci addentriamo nel resoconto dell'evento con un primo mini-report sulla presentazione delle memorie di una prigioniera politica palestinese e sul dibattito in merito al genocidio in Palestina.

Altri testi esposti. Al centro uno intitolato "Aboliamo le prigioni?" di Angela Davis edito da Mimesis



Continuiamo spostandoci virtualmente in Egitto, con la presentazione di un podcast in cui si parla ancora di resistenza, repressione, necropolitica e realpolitik.

Passiamo poi a parlare dell'influenza delle droghe sulla storia dell'umanità, prendendo spunto da un libro a metà strada tra il saggio e il racconto.


Ancora altri testi esposti. Al centro se notano due delle edizioni del Saggiatore. Si intitolano "Nuova liberazione animale" e "Funghipedia".


Proseguiamo con una sintetica biografia di Danilo Dolci, riduttivamente noto come "il Gandhi italiano" o "Gandhi della Sicilia", in cui si spiega cosa significava per lui la pratica della maieutica o "autoanalisi popolare".

Torniamo a parlare di oppressione con la prosa poetica di una scrittrice-giornalista turca, di cui ci colpisce la vicenda biografica segnata da esilio, carcerazione e semplici denunce che, in un contesto di manipolazione e disinformazione, appaiono radicali e richiedono molto coraggio.

Avviandoci verso la conclusione, prendiamo spunto da una rivista di giornalismo a fumetti per riflettere, ancora una volta, sui veri scopi dell'informazione mainstream, sull'alternanza scuola lavoro e su un'esperienza di riscatto tramite lo sport popolare.

Infine, concludiamo ritornando nel girone infernale-carcerario palestinese con alcune tavole di una graphic novel.

Il resoconto che vi apprestate a leggere è per forza di cose frammentato e incompleto: definire la tre giorni solo come "densa" sminuirebbe la portata culturale e di aggregazione che rappresentano momenti del genere. È stato difficile fare una cernita delle presentazioni da seguire con le poche risorse a nostra disposizione. Non ce ne vogliano tutt3 quelle/i che non sono state/i menzionat3 e che hanno preso parte alla fiera: la scelta che abbiamo operato non si basa su criteri "qualitativi" delle opere presentate, delle conferenze e dei vari laboratori, ma ha privilegiato esclusivamente alcuni temi già approfonditi su questa testata, oltre alle preferenze tematiche del nostro cronista autogestito e a contingenze varie...

Augurandovi buona lettura, vi suggeriamo di leggere questa "recensione di recensioni" con tanta calma (lo "slow-journalism" richiede "slow-reading") oppure di selezionare i capitoletti che vi attirano di più, un po' come quando si sceglie di prendere un libro da uno scaffale invece che un altro...


LE PRESENTAZIONI DI LIBRI E UNA LIBRERIA DA CRONISTA PRECARIO

29.3.24

ALFREDO COSPITO RESTA AL 41 BIS

IL SUO AVVOCATO: DECISIONE INFLUENZATA DALLA POLITICA


La Cassazione, la scorsa settimana, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli avvocati di Cospito contro il 41 bis, dopo che a Giugno la sua pena era stata rideterminata in 23 anni invece che il carcere a vita.


In questo aggiornamento ripercorriamo le ultime fasi delle vicende giudiziarie dell'anarco-insurrezionalista e riproponiamo altri approfondimenti pubblicati negli scorsi mesi in cui si parla anche di questioni politiche. In sostanza, delle diverse anime dell'anarchismo.


Lo scorso anno abbiamo anche pubblicato un altro articolo che ripercorre l'intera storia giudiziaria di Cospito, da quando fu arrestato in quanto obiettore "totale" alla leva fino all'applicazione del 41 bis.


A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.


LA CONDANNA A 23 ANNI INVECE CHE ALL'ERGASTOLO

L’anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito, detenuto a Sassari, è stato condannato a quasi 11 anni di carcere per la gambizzazione dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare nel 2012, Roberto Adinolfi, ma è stato condannato in via definitiva anche per un altro evento: le esplosioni di due ordigni davanti la caserma per allievi carabinieri di Fossano, nel 2006.

3.2.24

ILARIA SALIS: COLPIRNE UNA PER EDUCARNE CENTO…

DIFENDERNE UNA PER DIFENDERE TUTTE E TUTTI!

Parliamo del “caso Salis”, sulla bocca di tutti i media, sia mainstream che non, anche se quelli che vanno per la maggiore ne parlano da poco tempo. 

Secondo chi scrive, la sua vicenda giudiziaria è legata al tentativo del “tiranno democraticamente eletto” Orban di scoraggiare qualunque manifestazione anti-fascista, in particolare quelle di persone provenienti da altri paesi. Proprio per questo si vuole colpire Ilaria Salis “per educarne cento”, e proprio per questo dobbiamo ribaltare questa prospettiva: proteggere lei e i suoi diritti per proteggere quelli di tutte e tutti.


 

In foto un volantino del Comitato Ilaria Salis (illustrazione di Gianluca Constantini). Vi invitiamo a firmare la petizione a questo link
In foto un volantino del Comitato Ilaria Salis (illustrazione di Gianluca Constantini). Vi invitiamo a firmare la petizione a questo link

 

RISPETTARE I DIRITTI UMANI DI PRESUNTI INNOCENTI E COLPEVOLI

Ilaria Salis è accusata insieme ad altre persone di “tentato omicidio” per una presunta aggressione a dei neonazisti ungheresi, che se la sarebbero cavata con ferite lievi, e che sarebbe stata commessa da quella che la procura ungherese ritiene un'associazione di estremisti antifascisti tedesca. I due neonazi hanno ricevuto una prognosi di pochi giorni e non hanno sporto denuncia. La storica violenza e ideologia neonazista fa sentire anche in pericolo i familiari della reclusa, dopo delle minacce di “farsi giustizia da sé” (lo riporta l’ANSA ) da parte delle presunte vittime. 

Del caso se ne sta parlando di più dopo che il TG3 ha diffuso le sue immagini in udienza, mentre era legata a mani e piedi, trattata come se non fosse umana, come un cane tenuto al guinzaglio (considerazioni anti-speciste a parte), e facendo il giro del mondo mediale. Ilaria si trova in carcere oramai da un anno: ogni Febbraio i neonazisti e fascistoidi ungheresi manifestano a Budapest per “commemorare” gli scontri dei soldati nazisti ungheresi con l’esercito sovietico.

Su queste pagine virtuali abbiamo parlato più volte del tema della detenzione, in un’ottica che è idealmente “abolizionista”, e che parte da un concreto “riduzionismo” da attuare immediatamente: i suoi diritti, come quelli di tutte le persone presunte innocenti fino a prova contraria, e anche del colpevole dei peggiori crimini immaginabili, dovrebbero essere comuni a tutta la specie umana. E i suoi diritti sono stati già violati…

A cominciare dal divieto di mostrare i volti di persone ammanettate: avete presente quando in tv si vedono degli arresti di appartenenti alla criminalità organizzata e a qualcuno viene coperto il volto con un panno? C’è una ragione per cui questo avviene, e ci sono delle leggi nazionali e internazionali…

Si pensi poi al soddisfacimento di bisogni basilari: il cibo nelle carceri di tutto il Mondo è quasi sempre insufficiente o malsano. Non a caso all’insegnante italiana non è stato permesso di comprare qualcosa nello spaccio del carcere, mentre le disgustose “calorie” offerte servono a mala pena al suo sostentamento. Altro bisogno basilare è quello di “coprirsi”, e quindi di avere dei vestiti: a Ilaria, per esempio, hanno dato scarpe con i tacchi non della sua misura, vestiti sporchi, e non ha avuto la possibilità di cambiarsi la biancheria per più di un mese! Vive in una cella con l’aria che filtra solo da uno spioncino e con le cimici nel letto. In una parola: tortura!

C’è poi il diritto a un giusto processo: i suoi avvocati denunciano il fatto che ad Ilaria sono stati presentati documenti non tradotti nella sua madrelingua, come previsto dalla legge. 

Al di là del fatto che in quel paese (come nel nostro) c’è qualche problemino sulla condizione dei detenuti e sulla separazione dei poteri (cose che ci devono indurre a riflettere sia sugli abusi che si verificano nelle nostre carceri, sia sul fatto che il “modello Orban” ispira i “post-fascisti” che attualmente ci governano), e al di là della colpevolezza di Salis o di altre persone appartenenti a presunti gruppi di “estremisti” di sinistra, è paradossale notare una delle circostanze aggravanti che le vengono contestate, e per le quali potrebbe rischiare fino a 24 anni di galera (stando a quanto riportano poche cronache): parliamo dell’aggravante dell’ “odio contro una comunità”, e cioè la "comunità" neonazista!