COSA VUOLE DAVVERO LA TURCHIA?!
Sintetizziamo e continuiamo a seguire la vicenda delle
estradizioni imposte come veto per entrare nella NATO a Svezia e Finlandia
dalla Turchia: cosa vuole davvero il “Sultano” Erdogan?!
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| Nello "screenshot" in foto si notano alcuni articoli, che escono nei primi risultati dei motori di ricerca, in cui si afferma un "frettoloso", presunto ed "errato" "via libera" della Turchia all'ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO: in questi giorni, dopo l'ennesima estradizione negata (ma almeno un'altra è stata concessa) il ministro degli esteri turco ha detto che <<non siamo nemmeno a metà strada>> dal "via libera" annunciato. Forse Erdogan punta ad altro, come spieghiamo nell'articolo che segue. |
Negli scorsi mesi abbiamo iniziato un “format” di notizie dal
titolo “Come va a finire?!”, con l’intento di seguire degli avvenimenti
di cronaca “fino alla fine”: troppo spesso i media trattano di alcuni eventi
solo quando questi sono più facili “da coprire”, quando si vuole “arruffianare”
e “direzionare” l’opinione pubblica, quando si vogliono assecondare le voglie di
un# potente di turno, quando si pensa di “vendere” più copie o spazi
pubblicitari, magari con pronostici fatti con troppa fretta e con errate semplificazioni (come mettiamo in risalto nella
foto “meta-mediatica” di questo articolo: si notano alcuni titoli che
sanciscono “un via libera” della Turchia all’entrata di Svezia e Finlandia
nella NATO, circostanza che ancora non si è verificata e dalle implicazioni più
articolate)… Poi quelle stesse notizie finiscono nel dimenticatoio, nell’inconscio
mediale collettivo, soppiantate da nuovi contenuti da “consumare” in maniera
vorace e senza troppi sforzi cognitivi e intellettuali!
Fatta questa premessa entriamo subito nel merito: la prima
vicenda che abbiamo cominciato a seguire, chiedendoci per l’appunto “Come
andrà a finire?!”, è strettamente legata alla causa curda e all’invasione
russa dell’Ucraina.
DAL MEMORANDUM DI MADRID ALL’ULTIMA ESTRADIZIONE NEGATA
DALLA SVEZIA
Svezia e Finlandia, dopo l’aggravarsi del conflitto ucraino
(che è iniziato nel 2014, è doverso ricordalo!), hanno richiesto di entrare
nella NATO. Bisognerebbe porsi tutta una seria di domande su come garantire la
pace nel Mondo, su come dovrebbe comportarsi chi non sta “né con Putin né con
la NATO”, ma per ovvie ragioni di sinteticità e pertinenza le rimandiamo a
futuri articoli (o anche nei commenti qui sotto, sui social e potenzialmente
ovunque la “proto”-Redazione di Fanrivista può rispondere).
La procedura dell'entrata di un nuovo paese deve essere ratificata dai vari stati membri
dell’alleanza, e sta avvenendo comunque in “tempi” record in confronto con le
precedenti. All’appello mancano solo Ungheria e Turchia. Il paese della Sublime
Porta ha però imposto un veto: vuole la consegna, da parte di Finlandia e
Svezia, di quelli che considera “terroristi” ma che, nelle democrazie europee e
occidentali in cui viviamo si chiamano “dissidenti” (e si badi bene che, secondo chi scrive, anche in base al diritto
internazionale, se pure quelle persone fossero davvero dei “terroristi” sarebbe
comunque ingiusto consegnarle a un paese che potrà torturarle e riservare loro
un trattamento detentivo che viola i diritti umani).
A un incontro diplomatico della NATO che si è tenuto a
Madrid, lo scorso Giugno, viene siglato un “memorandum” trilaterale in cui i
tre paesi si impegnano a perseguire il terrorismo e a considerare alcune
organizzazioni come terroriste: si deve sottolineare che solamente il PKK,
tra quelle menzionate nel documento, è considerata tale dagli USA e dall’UE
(sull’argomento ci ritorniamo meglio su tra poche righe), mentre le YPG/YPJ
sono anche alleate del contingente internazionale a guida USA nella lotta
contro l’ISIS. Oltre alle organizzazioni curde “di sinistra” figurano anche gli
esponenti di quella che la Turchia definisce “FETO”, acronimo dell’
“Organizzazione del Terrore Gulenista”: si tratta di un movimento islamico
nazionalista “governato” da un ex-amico del “Sultano” Erdogan, l’“Imam”
Fethullah Gulen, ritenuto dal primo l’organizzatore del fallito golpe del 2016
(mentre altri ritengono che il golpe Erdogan se lo sia fatto da solo. Altri
ancora credono che “il Maestro” Gulen abbia contrastato le trattative di
pace, svolte a partire dal 2012, tra Erdogan e il PKK per motivi che grossolanamente potrebbero essere sintetizzati dal detto “non si
tratta con i terroristi!”).