Anil Kale è la prima vittima dell'ONU di nazionalità non palestinese uccisa a partire dall'8 Ottobre. In totale sono almeno 260 gli operatori umanitari uccisi nel genocidio di Gaza, di cui 188 membri dell'UNRWA, l'agenzia che si occupa dei rifugiati palestinesi. Tra queste pagine abbiamo anche parlato della campagna di delegittimazione ai danni dell'UNRWA.
LE VITTIME "INTERNAZIONALI" FANNO SEMPRE PIÙ NOTIZIA... MA NON ABBASTANZA PER FERMARE IL GENOCIDIO
Lunedì un veicolo di un convoglio delle Nazioni Unite, con tanto di bandiere e insegne ben visibili, è stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco. In quello che Farhan Haq, portavoce dell'ONU, definisce un <<attacco>> ha trovato la morte Anil Kale, ex appartenente all'esercito indiano e da due mesi membro del Dipartimento delle Nazioni Unite della sicurezza e protezione (UNDSS), diramazione dell'ONU che garantisce la sicurezza e affianca chi fornisce servizi e aiuti umanitari, con il ruolo di osservatore. Un'altra persona sarebbe rimasta ferita in maniera non grave. Il convoglio si trovava nei pressi di Rafah, dove le forze di offesa israeliane stanno preparando un'invasione via terra che finirebbe per moltiplicare i catastrofici danni della punizione collettiva dei gazawi.
È la prima vittima di nazionalità non palestinese del personale ONU: fino a oggi sono morti almeno 260 operatori umanitari (senza contare quasi 500 operatori sanitari e 70 di protezione civile), di cui 191 tra le fila delle Nazioni Unite: 188 membri dell'UNRWA e tre vittime, rispettivamente, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), del Programma per lo sviluppo (UNDP) e dell'Ufficio per i servizi e i progetti (UNOPS).
