DIFENDERNE UNA PER DIFENDERE TUTTE E TUTTI!
Parliamo del “caso Salis”, sulla bocca di tutti i media,
sia mainstream che non, anche se quelli che vanno per la maggiore ne parlano da
poco tempo.
Secondo chi scrive, la sua vicenda giudiziaria è legata al tentativo
del “tiranno democraticamente eletto” Orban di scoraggiare qualunque
manifestazione anti-fascista, in particolare quelle di persone provenienti da
altri paesi. Proprio per questo si vuole colpire Ilaria Salis “per educarne
cento”, e proprio per questo dobbiamo ribaltare questa prospettiva: proteggere
lei e i suoi diritti per proteggere quelli di tutte e tutti.
RISPETTARE I DIRITTI UMANI DI PRESUNTI INNOCENTI E COLPEVOLI
Ilaria Salis è accusata insieme ad altre persone di “tentato
omicidio” per una presunta aggressione a dei neonazisti ungheresi, che se la sarebbero
cavata con ferite lievi, e che sarebbe stata commessa da quella che la procura ungherese ritiene un'associazione di estremisti antifascisti tedesca. I due neonazi hanno ricevuto una prognosi di pochi
giorni e non hanno sporto denuncia. La storica violenza e ideologia neonazista
fa sentire anche in pericolo i familiari della reclusa, dopo delle minacce di “farsi
giustizia da sé” (lo riporta l’ANSA )
da parte delle presunte vittime.
Del caso se ne sta parlando di più dopo che il TG3 ha diffuso le sue immagini in udienza, mentre era legata a mani e piedi, trattata
come se non fosse umana, come un cane tenuto al guinzaglio (considerazioni anti-speciste a parte), e facendo il giro del mondo mediale.
Ilaria si trova in carcere oramai da un anno: ogni Febbraio i neonazisti e
fascistoidi ungheresi manifestano a Budapest per “commemorare” gli scontri dei
soldati nazisti ungheresi con l’esercito sovietico.
Su queste pagine virtuali abbiamo parlato più volte del tema
della detenzione, in un’ottica che è idealmente “abolizionista”, e che parte da un concreto “riduzionismo” da attuare immediatamente: i suoi diritti, come quelli di tutte
le persone presunte innocenti fino a prova contraria, e anche del colpevole dei
peggiori crimini immaginabili, dovrebbero essere comuni a tutta la specie
umana. E i suoi diritti sono stati già violati…
A cominciare dal divieto di mostrare i volti di persone
ammanettate: avete presente quando in tv si vedono degli arresti di appartenenti
alla criminalità organizzata e a qualcuno viene coperto il volto con un panno?
C’è una ragione per cui questo avviene, e ci sono delle leggi nazionali e
internazionali…
Si pensi poi al soddisfacimento di bisogni basilari:
il cibo nelle carceri di tutto il Mondo è quasi sempre insufficiente o malsano.
Non a caso all’insegnante italiana non è stato permesso di comprare qualcosa
nello spaccio del carcere, mentre le disgustose “calorie” offerte servono a
mala pena al suo sostentamento. Altro bisogno basilare è quello di “coprirsi”, e
quindi di avere dei vestiti: a Ilaria, per esempio, hanno dato scarpe con i
tacchi non della sua misura, vestiti sporchi, e non ha avuto la possibilità di
cambiarsi la biancheria per più di un mese! Vive in una cella con l’aria che
filtra solo da uno spioncino e con le cimici nel letto. In una parola: tortura!
C’è poi il diritto a un giusto processo: i suoi avvocati denunciano il fatto che ad Ilaria sono stati presentati documenti non tradotti nella sua madrelingua, come previsto dalla legge.
Al di
là del fatto che in quel paese (come nel nostro) c’è qualche problemino sulla condizione dei detenuti e sulla separazione dei
poteri (cose che ci devono indurre a riflettere sia sugli abusi che si
verificano nelle nostre carceri, sia sul fatto che il “modello Orban” ispira i “post-fascisti”
che attualmente ci governano),
e al di là della colpevolezza di Salis o di altre persone appartenenti a presunti
gruppi di “estremisti” di sinistra, è paradossale notare una delle circostanze
aggravanti che le vengono contestate, e per le quali potrebbe rischiare fino a
24 anni di galera (stando a quanto riportano poche cronache): parliamo dell’aggravante dell’ “odio contro una comunità”, e cioè la "comunità" neonazista!