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5.4.25

ANCORA SPARI SULLA CROCE ROSSA IN PALESTINA, LETTERALMENTE!

  • ESERCITO ISRAELIANO MASSACRA OPERATORI UMANITARI, DISTRUGGE AMBULANZE E SEPPELLISCE CORPI E VEICOLI IN UNA FOSSA COMUNE
  • ONU: <<UCCISI DALLE FORZE ISRAELIANE MENTRE SALVAVANO VITE. CHIEDIAMO GIUSTIZIA>>
  • LA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA: <<È UN OLTRAGGIO. LE REGOLE VANNO RISPETTATE IN TUTTI I CONFLITTI. QUANDO FINIRÀ TUTTO CIÒ ?!>>
  • TESTIMONI DENUNCIANO UNA VERA E PROPRIA ESECUZIONE
  • I PUNTI CHE NON TORNANO NELLA VERSIONE ISRAELIANA


Cinque foto in cui si vedono dei veicoli accartocciati e degli operatori di protezine civile prima mentre scavano, poi mentre ammassano corpi ciusi in sacchi di plastica bianchi. Sulla destra una didascalia: <ESERCITO ISRAELIANO SPARA  LETTERALMENTE SULLA CROCE ROSSA Uccisi 15 soccorittori, di cui 8 della Mezzaluna Rossa Palestinese. Ambulanze e veicoli di soccorso distrutti e sotterrati insieme ai cadaveri.  Un convoglio ONU scopre la fosse comune dopo una settimana.>.


Basandoci su “fonti aperte” (articoli, immagini, video e testimonianze dirette pubblicate online) proviamo a ricostruire la dinamica degli eventi di quello che è stato definito come il peggiore crimine degli ultimi decenni contro il “Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa”, mentre i giornalisti internazionali non possono entrare a Gaza per documentare misfatti, trasformandosi in troppi casi in organi stampa del governo israeliano, mentre quelli autoctoni vengono sterminati insieme al resto della popolazione, e mentre la nebbia della guerra garantisce ulteriore impunità.

Nella seconda parte di questo approfondimento si fa anche debunking sull'impiego dei cosiddetti “scudi umani”, esprimendo una profonda inquietudine nel descrivere l'orrore a cui l'umanità sembra essersi assuefatta. A Gaza non sono morte solo almeno 50mila persone, con storie e vite come le nostre. A Gaza e in tutta la Palestina è morta l'umanità.



CRONACA DELL'ENNESIMO ECCIDIO NEL GENOCIDIO

Il 23 marzo 2025 cinque ambulanze della Mezzaluna Rossa, un veicolo dei vigili del fuoco e un altro delle Nazioni Unite sono stati colpiti dal fuoco dell'esercito israeliano. Stavano portando soccorso nella zona di al-Hashashin, a Rafah, dopo un attacco delle forze di occupazione. In totale sono 15 le vittime. 6 appartenenti alla protezione civile locale, un membro dell'ONU (nello specifico dell'UNRWA) e 8 membri della “Società Palestinese della Mezzaluna Rossa”, organizzazione affiliata al gruppo delle “Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa”.

19.2.24

LIBERTÀ PER JULIAN ASSANGE, PRIGIONIERO POLITICO

UN APPROFONDIMENTO PER IL "DAY X", E PER I GIORNI A VENIRE...


L'Alta Corte di Giustizia britannica deciderà, tra Martedì 20 e Mercoledì 21 Febbraio 2024, se Julian Assange verrà estradato negli Stati Uniti.


<<Una delle migliori maniere per ottenere giustizia è quella di rivelare l'ingiustizia>>. Citazione di Julian Assange e immagine di Gianluca Costantini
<<Una delle migliori maniere per ottenere giustizia è quella di rivelare l'ingiustizia>>. Citazione di Julian Assange e immagine di Gianluca Costantini


Al di là del fatto che questo pericolo per un coraggioso cronista e un editore visionario venga scongiurato o meno, abbiamo il dovere di mobilitarci sia per il giorno "X", come è stato ribattezzato da militanti e attivisti di tutto il Mondo, sia nei giorni a venire. Il perché lo spieghiamo in questo approfondimento sulla vicenda che mischia cronaca giudiziaria, questioni etiche, deontologia giornalistica e libertà di informazione. 

Un articolo "a lunga conservazione" e "scadenza" in accordo con la linea editoriale e la filosofia di "slow-journalism" che caratterizza "La Fanzina Generalista", colmo di spunti sulla vicenda dell'hacktivista. Pensiamo sia utile non solo per mobilitare quante più persone domani e dopodomani: militanti e attivisti si riuniranno a Londra e in tutto il Mondo, per chiedere non solo la liberazione di una persona attualmente sotto "tortura di stato", ma anche per rivendicare la libertà di informare e conoscere. 


locandina per il giorno x con il volto di Assange

Nelle prossime righe cerchiamo di ripercorrere le tappe fondamentali della vicenda umana e giudiziaria dell'editore, cronista e attivista "cypherpunk", scandagliando alcuni degli aspetti più rivoluzionari e controversi del più noto portale di whistelblowing, Wikileaks, con alla base l'idea di un giornalismo e di un'informazione all'avanguardia, basati principalmente su fonti primarie.


Se per assurdo ammettessimo che Assange abbia davvero commesso dei reati per ottenere delle informazioni di rilevanza pubblica, sarebbe più importante dei crimini di guerra scoperti? In altre parole: è più importante un ipotetico crimine commesso per rivelare dei crimini di stato, oppure quegli stessi crimini di stato che hanno fatto morire migliaia di innocenti nelle guerre "per esportare la democrazia"?

Non è forse paradossale che chi ha denunciato quei crimini è trattato come il peggiore dei terroristi, mentre chi li ha commessi probabilmente è stato addirittura premiato (non considerando che anche il peggiore dei terroristi, inclusi quelli "di Stato", dovrebbero sempre godere del rispetto dei più basilari diritti umani)? 

Se pure avesse commesso tutti i crimini che gli vengono contestati, se fosse anche il peggiore dei criminali sulla terra, meriterebbe comunque quasi due secoli di carcere o la pena di morte? 

Seppure fosse vero che Wikileaks abbia diffuso delle informazioni che hanno messo in pericolo la vita di alcune persone, non sarebbe forse un prezzo caro da pagare per avere un mondo più vero e perciò più giusto, per scoprire che altre persone sono state uccise impunemente, e per fare in modo che altri civili non vengano uccisi a cuor leggero, fungendo da deterrente e rivelando all'opinione pubblica il vero costo della guerra, con narrazioni non edulcorate da una criminale propaganda di stato? 

Le informazioni devono solo finire nelle mani dei governanti, o anche in quelle degli attivisti per i diritti umani che dedicano la loro vita a capire chi li viola?



I CAPI DI IMPUTAZIONE: UN PROCESSO LETTERALMENTE SENZA PRECEDENTI

L'editore e giornalista Julian Paul Assange potrebbe essere estradato negli Stati Uniti nelle prossime ore. Rischia una condanna fino a 175 anni di carcere per spionaggio in regime di "massima sicurezza", e quindi di isolamento pressoché totale, in violazione dei più basilari diritti umani. Rischierebbe anche la pena di morte, oltre a essere stato oggetto di un tentativo di omicidio extragiudiziale, stando a quanto dichiara la sua difesa e a quanto hanno riportato alcune testate internazionali.

I capi di accusa sono 18 e riguardano la violazione della legge sullo spionaggio: in 16 di questi gli si contesta di avere ottenuto e divulgato (e, in un caso, solo tentato di ottenere e divulgare) in maniera non autorizzata informazioni riguardanti le guerre in Iraq e Afghanistan, e le relative regole di ingaggio, oltre a diverse comunicazioni diplomatiche e ad altre informazioni sul campo di internamento di Guantanamo. Un altro capo di imputazione riguarda l'accesso abusivo a sistema informatico. L'ultima accusa è quella di associazione per delinquere finalizzata all'intrusione in un sistema informatico e alla cospirazione, <<insieme ad altri noti e non noti complici>>, per ottenere, ricevere e rendere pubbliche informazioni pertinenti la difesa nazionale. Contenuti che avrebbero messo in pericolo la vita di diversi informatori delle autorità nord-americane e alleate.

Per la difesa la richiesta di una pena così elevata è legata a una <<tradizione di richieste di patteggiamento coercitive, tramite accuse eccessive, per assicurarsi una sentenza di condanna>>. La giuria, che verrebbe selezionata tra <<persone connesse con il governo, agenzia di sicurezza nazionali e imprese militari private>>, rischia di non essere indipendente. 

È la prima volta nella storia degli USA, l'unico paese dell'"illuminato" occidente ad applicare la pena di morte, che un editore viene processato per avere ottenuto e pubblicato dei segreti di stato. 

La difesa afferma che prima di questa causa esisteva <<una pratica consolidata di non accusa per gli editori>>, come testimonia il caso dei "Pentagon Papers": negli anni '70 l'allora militare Daniel Ellsberg girò alla stampa 7000 documenti top-secrets riguardanti, tra le varie cose, la guerra del Vietnam. Fu accusato di spionaggio e si intimò ai giornali di non procedere con la pubblicazione. In tribunale fu assolto e le rivelazioni furono consentite sulla stampa in base al Primo Emendamento della costituzione americana, che regola la libertà di espressione.

6.12.23

AZIONI E PETIZIONI PER LA PALESTINA

DAL CESSATE IL FUOCO PERMANENTE ALL’INCRIMINAZIONE DEI FANATICI-SIONISTI

 

Nell'angolo in basso a sinistra e in quello in alto a destra due scritte: "Cessate il fuoco!" e "Appelli, petizioni e azioni per la Palestina". In alto a sinistra l'immagine di uno striscione che recita: "Non c'è pace sotto occupazione! Palestina libera". A destra un cartello con scritto "Boycott Israeli Apartheid". In basso a destra una ragazza ha uno striscione con la faccia di Netanyahu e in fronte scritto "Child Killer" e la scritta "Arrest war criminale". In mezzo a sinistra la foto di un bambino sulle spalle di suo padre e sullo sfondo un'esplosione. Di fianco una mano che impugna una penna.

In questo breve post torniamo a parlare della punizione collettiva dei gazawi e dell’innalzata tensione militare in Cisgiordania realizzate dall’entità statale teocratica ed etnocratica di Israele, invitandovi a leggere e sottoscrivere una serie di appelli, cominciando da quello “per un cessate il fuoco permanente e una soluzione politica” alla questione palestinese, lanciato da Emergency, Ləa Laboratorio Ebraico Antirazzista, Mediterranea APS e Assopace Palestina, per giungere a quello di Amnesty International in cui si parla dell’auspicabile incriminazione per diversi crimini di guerra e contro l'umanità, attuati molto tempo prima del 7 Ottobre.

 

DALLE PETIZIONI AI BOICOTAGGI ECONOMICI, ACCADEMICI E TEOLOGICI

Firmare una petizione potrebbe essere un atto principalmente simbolico, e non è detto che non sia anche un’azione concreta, a prescindere dall’importanza degli stessi “simboli”. Una firma richiede pochissimo tempo ed è meno del minimo di quanto possiamo fare, un minimo “sindacabile”...

 

20.6.23

APARTHEID E CRIMINI DI GUERRA IN PALESTINA

UN’EMERGENZA UMANITARIA E MEDIATICA

Sullo sfondo un muro divisorio. In alto e al centro a sinistra due screenshot, rispettivamente dal sito di Amnesty e Human Rights Watch, in cui si afferma che in Palestina si verifica l'apartheid
Clicca o schiaccia l'immagine per vederla meglio. La foto del muro è tratta da Pixabay. In alto a sinistra degli articoli di Amnesty International  e Human Rights Watch in cui si associa il termine "apartheid" alla questione palestinese.

Tra le righe di questa Fanza/Rivista ci sforziamo di approfondire argomenti per nulla o insufficientemente trattati altrove, ma anche di “amplificare” qualcosa di “già detto” che però non trova abbastanza spazio nei circuiti mediali mainstream: è proprio questo il caso della questione palestinese, questione che anche esperti delle Nazioni Unite hanno definito come un regime di apartheid perpetrato da Israele, che si somma ad altre violazioni del diritto internazionale

Perciò in questo articolo della rubrica “Define” forniamo una concisa definizione di apartheid e proponiamo una breve rassegna delle volte in cui il termine è stato associato all’occupazione israeliana, concentrandoci in particolare su quanto affermato in due rapporti presentati all'ONU.

 

L’ORIGINE DEL TERMINE APARTHEID

Apartheid” significa “Separazione” in afrikaans, la lingua originariamente diffusa nell’Africa australe dai colonizzatori boeri e simile all’olandese.

Il termine, traducibile anche con “sviluppo separato”, indicava una politica di segregazione razziale in uso dai primi anni del XX secolo e implementata dal ‘48: scopo principale era quello di preservare una presunta “purezza” delle diverse “razze” (oggi sappiamo che il concetto stesso di “razza” è biologicamente inconsistente e scientificamente una bufala, dato che esiste un’unica “razza”, o per meglio dire specie umana), e lo si faceva vietando matrimoni e rapporti sessuali “misti”, restringendo le possibilità di movimento e accesso a spazi pubblici, non consentendo la libera associazione e l’adesione a sindacati, restringendo le possibilità di movimento o di avviare attività commerciali nelle aree dei “bianchi”, e quindi creando dei ghetti per le persone di colore (non solo africani ma anche indiani) e altre politiche di questo tenore.

Il termine è stato quindi esteso a tutti i regimi di separazione in cui una parte della popolazione non gode dei medesimi diritti di un’altra, e dunque anche alla colonizzazione e contenzione fisica e normativa attuata, progressivamente, anche dallo stato israeliano.


LE DENUNCIE SULL’APARTHEID IN PALESTINA: DA NELSON MANDELA ALL’ONU PASSANDO PER I POLITICI ISRAELIANI

Nel 1997 Nelson Mandela , dopo aver passato quasi trent’anni nelle prigioni del Sud Africa per poi diventare il primo presidente nero del paese, disse che <<senza la libertà del popolo palestinese anche la nostra sarà incompleta>>, insieme a quella di tutti i popoli oppressi mi sentirei di aggiungere...