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4.1.26

FRANCESCA ALBANESE SUL VENEZUELA: 'ATTACCO A STATO SOVRANO FA PAURA, MA BISOGNA AGIRE'

Fanrivista incontra per la seconda volta Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal ‘67.


Primo piano di Francesca Albanese. Il suo sguardo sembra incuriosito e scettico.

15.6.25

FREEDOM FLOTILLA: SEQUESTRATI DALLA MARINA ISRAELIANA IN ACQUE INTERNAZIONALI

TRE ATTIVISTI RISCHIANO UN MESE NELLE GALERE ISRAELIANE, UFFICIALMENTE PER VIOLAZIONE DELLE LEGGI SULL’IMMIGRAZIONE



+AGGIORNAMENTO DEL 18 GIUGNO: Con il supporto legale di "Adalah - The Legal Center For Arab Minority Rights in Israel", i tre attivisti sono stati liberati e fatti passare attraverso la Giordania per tornare a casa, come comunicato dai canali ufficiali della Freedom Flotilla Coalition due giorni fa, che chiede di continuare le mobilitazioni. Ulteriori aggiornamenti saranno pubblicati qui o in nuovi articoli: restiamo connessi!+


Mentre Netanyahu espande la guerra verso l’Iran, mentre meno occhi sono puntati per questo su Gaza, torniamo a parlare della “Freedom Flotilla”, gruppo di associazioni e attivisti nato nel 2010 con lo scopo di rompere l’assedio di Gaza. Una settimana fa la “Madleen”, una piccola barca a vela, è stata assaltata e sequestrata dalla marina militare israeliana a circa cento miglia da Gaza, dove avrebbe dovuto consegnare un carico di aiuti e un messaggio per il resto dell’umanità, complice o indifferente: la popolazione di Gaza non deve morire sotto le bombe, di fame, di stenti e per la mancanza di cure basilari. Tra gli attivisti presenti c’era anche Greta Thunberg.


In alto a sinistra e a destra Greta Thunberg in piedi, con un braccio che indica l'orizzonte, e seduta sulla prua della nave. Al centro in alto il profilo della Madleen: si notano 6 persone a bordo e una bandiera palestinese. Sotto il momento dell'arrembaggio ripreso da una telecamera di sicurezza: tutti sono seduti sul ponte della nave con le mani in alto.
In alto Greta Thunberg e la Madleen (immagini dai profili social dell'attivista). Sotto il momento dell'arrembaggio israeliano, ripreso dalla telecamera di sicurezza dell'imbarcazione (diffuso sul canale Telegram della Freedom Flotilla Coalition).


Per chi non avesse mai sentito parlare di questa flotta di navi civili, o per chi volesse saperne di più sulla sua storia, consigliamo, come lettura preliminare o di approfondimento, un articolo dello scorso Maggio, pubblicato tra queste pagine impalpabili: troverete una ricostruzione della dinamica dell’attentato a un’altra nave, laConscience”, colpita vicino Malta da droni. In quell’articolo ricordavamo anche la vicenda della naveMavi Marmara”, quando un’altra missione pacifica finì nel sangue.

15.1.24

GENOCIDIO, RESISTENZA, STAMPA ASSERVITA, BOICOTAGGIO E CESSATE IL FUOCO

In foto Francesca Albanese. Nella didascalia si vede una sua dichiarazione: <<Il diritto internazionale, in particolare il protocollo aggiuntivo alla convenzione di Ginevra, riconosce il diritto di un popolo oppresso, un popolo sotto occupazione straniera, alla resistenza. (...) Questo diritto è riconosciuto anche ai palestinesi attraverso risoluzioni dell'Assemblea generale ma nei limiti del diritto internazionale, quindi i civili non si toccano, non si ammazzano, non si brutalizzano, non si prendono in ostaggio.  Però c’è una cosa sulla quale insisto: un atto illegittimo della resistenza va investigato, va giudicato, i responsabili vanno assicurati alla giustizia ma quest'atto illegittimo non invalida la resistenza tutta.>>


In 7 minuti la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, ci parla del massacro del popolo palestinese in corso e le chiediamo di:

1) Diritto a resistere di un popolo oppresso con le armi

2) La differenza e le connessioni tra i concetti di “genocidio” e “pulizia etnica”.

3) La strage di personale sanitario, di operatori dell’ONU e giornalisti che si somma a quella dei civili a Gaza e nei territori occupati.

4) Cosa possiamo fare, adesso, per fermare il genocidio?

5) Boicottaggio economico

Francesca Albanese, la settimana scorsa, al margine di un’intensa presentazione del libro “J’Accuse” (edizioni “Fuori Scena”) di circa due ore a Napoli (sala pienissima, mentre non sembravano presenti organi mediali “mainstream”), ha dedicato un po’ del suo preziosissimo tempo alla nostra umile “fanzina/rivista”, aiutandoci a chiarire alcuni concetti che riteniamo fondamentali per comprendere meglio il “conflitto” (o forse sarebbe meglio dire la strage di civili) con un tasso di <<mortalità senza precedenti>>, la cui ultima fase è stata innescata da <<un atto illegittimo della resistenza>> che però non può invalidare <<tutta la resistenza>>, considerando anche la prospettiva del diritto internazionale.
Un “conflitto” narrato da una <<stampa totalmente connivente, come nei peggiori genocidi>>, che <<sembra completamente imbastardita, nel senso che non riporta più i fatti, non permette alla gente di acquisire consapevolezza, e che continua a fornire una visione parziale e alterata>>, e che quindi è complice...

Di seguito la trascrizione integrale dell’intervista. Qui invece il link per vedere il video su Youtube.




DOMANDA: Un popolo oppresso ha diritto a resistere con le armi?

RISPOSTA: Il diritto internazionale, in particolare il protocollo aggiuntivo alla convenzione di Ginevra, riconosce il diritto di un popolo oppresso, un popolo sotto occupazione straniera, alla resistenza. Durante l'epoca della lotta anti-coloniale, quindi tra gli anni 60 e gli anni 70, anche l'Assemblea generale ha riconosciuto il diritto alla resistenza, diritto alla resistenza anche armata. Questo diritto è riconosciuto anche ai palestinesi attraverso risoluzioni dell'Assemblea generale ma nei limiti del diritto internazionale, quindi i civili non si toccano, non si ammazzano, non si brutalizzano, non si prendono in ostaggio.
Però c’è una cosa sulla quale insisto: un atto illegittimo della resistenza va investigato, va giudicato, i responsabili vanno assicurati alla giustizia ma quest'atto illegittimo non invalida la resistenza tutta.

20.6.23

APARTHEID E CRIMINI DI GUERRA IN PALESTINA

UN’EMERGENZA UMANITARIA E MEDIATICA

Sullo sfondo un muro divisorio. In alto e al centro a sinistra due screenshot, rispettivamente dal sito di Amnesty e Human Rights Watch, in cui si afferma che in Palestina si verifica l'apartheid
Clicca o schiaccia l'immagine per vederla meglio. La foto del muro è tratta da Pixabay. In alto a sinistra degli articoli di Amnesty International  e Human Rights Watch in cui si associa il termine "apartheid" alla questione palestinese.

Tra le righe di questa Fanza/Rivista ci sforziamo di approfondire argomenti per nulla o insufficientemente trattati altrove, ma anche di “amplificare” qualcosa di “già detto” che però non trova abbastanza spazio nei circuiti mediali mainstream: è proprio questo il caso della questione palestinese, questione che anche esperti delle Nazioni Unite hanno definito come un regime di apartheid perpetrato da Israele, che si somma ad altre violazioni del diritto internazionale

Perciò in questo articolo della rubrica “Define” forniamo una concisa definizione di apartheid e proponiamo una breve rassegna delle volte in cui il termine è stato associato all’occupazione israeliana, concentrandoci in particolare su quanto affermato in due rapporti presentati all'ONU.

 

L’ORIGINE DEL TERMINE APARTHEID

Apartheid” significa “Separazione” in afrikaans, la lingua originariamente diffusa nell’Africa australe dai colonizzatori boeri e simile all’olandese.

Il termine, traducibile anche con “sviluppo separato”, indicava una politica di segregazione razziale in uso dai primi anni del XX secolo e implementata dal ‘48: scopo principale era quello di preservare una presunta “purezza” delle diverse “razze” (oggi sappiamo che il concetto stesso di “razza” è biologicamente inconsistente e scientificamente una bufala, dato che esiste un’unica “razza”, o per meglio dire specie umana), e lo si faceva vietando matrimoni e rapporti sessuali “misti”, restringendo le possibilità di movimento e accesso a spazi pubblici, non consentendo la libera associazione e l’adesione a sindacati, restringendo le possibilità di movimento o di avviare attività commerciali nelle aree dei “bianchi”, e quindi creando dei ghetti per le persone di colore (non solo africani ma anche indiani) e altre politiche di questo tenore.

Il termine è stato quindi esteso a tutti i regimi di separazione in cui una parte della popolazione non gode dei medesimi diritti di un’altra, e dunque anche alla colonizzazione e contenzione fisica e normativa attuata, progressivamente, anche dallo stato israeliano.


LE DENUNCIE SULL’APARTHEID IN PALESTINA: DA NELSON MANDELA ALL’ONU PASSANDO PER I POLITICI ISRAELIANI

Nel 1997 Nelson Mandela , dopo aver passato quasi trent’anni nelle prigioni del Sud Africa per poi diventare il primo presidente nero del paese, disse che <<senza la libertà del popolo palestinese anche la nostra sarà incompleta>>, insieme a quella di tutti i popoli oppressi mi sentirei di aggiungere...