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29.5.26

DA GAZA ALL'ITALIA

I GAZAWI IN ITALIA PARLANO GRAZIE A '100 PORTI 100 CITTÀ', INIZIATIVA DI 'FREEDOM FLOTILLA ITALIA'.


Freedom Flotilla Italia è sbarcata a Napoli il 27/05/2026 con la Ghassan Kanafani, una delle barche delle varie flotillas, ‘sopravvissuta’ ai pirati israeliani per un’avaria che l’aveva bloccata in Grecia. Della campagna, intitolata "100 Porti 100 Città", ne avevamo parlato tra queste pagine digitali: visto che non si riesce a raggiungere Gaza a causa del decennale blocco illegale, lo scopo è inverso, ovvero portare Gaza nei porti italiani.

Khawla Zuiter, donna gazawa da qualche mese rifugiata in provincia di Avellino, era all’iniziativa. Ha fatto cenno all’orrifica esperienza del genocidio, vissuta in prima persona, raccontando che di uno dei suoi figli hanno trovato solo dei frammenti. Insieme agli attivisti della flottiglia, ha denunciato il sistema di accoglienza che divide le famiglie all’interno e all’esterno dei singoli nuclei familiari. In pratica, alcune famiglie sono “spezzate” perché molti membri sono ancora bloccati a Gaza, mentre le famiglie gazawi che sono riuscite ad arrivare nella penisola sono isolate tra di loro, perché sparpagliate per l’intero paese e "accolte" in luoghi remoti. “Il governo italiano non ci ha accolto davvero”, ha affermato durante la conferenza stampa ai giardini del Molosiglio, lamentandosi del fatto che anche solo per fare la spesa deve percorrere 4 km.

Più esplicite le critiche al governo del Centro Culturale Handala Ali: ‘l’Italia è complice del genocidio perché invia le armi a Israele, l’accoglienza in queste condizioni, che non permettono nemmeno l’integrazione, non può servire a lavarsi la faccia’.

Don Rito Maresca della “Rete Preti contro il genocidio” ha citato il vangelo di Luca, ‘quello più socialmente impegnato’, collegando le flottiglie alla barca di Pietro. Ha citato anche Pizzaballa: ‘non bisogna fare una graduatoria dei dolori, ma va distinto l’oppresso dall’oppressore (...) tutti noi possiamo fare la nostra parte, a partire da chi ha responsabilità più grandi come il nostro governo (...) basta alla complicità’.

Una ventina di partecipanti all'iniziativa (incluso un grande cane) al molo di Napoli. Sorridono, alzano due dita in segno di vittoria e sventolano bandiere palestinesi in una giornata soleggiata. Una bandiera è dell'Unione Democratica Arabo-Palestinese.

11.4.26

LA FLOTILLA PER INVADERE I PORTI ITALIANI

“100 PORTI 100 CITTÀ” PER PORTARE GAZA DA NOI E BLOCCARE COMPLICITÀ GENOCIDE



Su uno sfondo nero l'immagine di Vincenzo Fullone durante l'intervista. Indossa una kefiah particolare e una felpa con un motivo mimetico. Lo sguardo sembra trasmettere sicurezza con una punt di rabbia. Si trovano il titolo dell'articolo, la scritta "100 porti 100 città" e "incontro con Vincenzo Fullone". I colori dell

Per ora <<Freedom Flotilla Italia ha scelto un’altra via marina, mentre Freedom Flotilla Coalition internazionale, da cui si sono divisi e hanno fondato Global Sumud, si sono accordati per la nuova missione condivisa’.

Vincenzo Fullone ha fatto chiarezza sulle diverse strategie di resistenza civile e sulle sigle delle varie “flotillas”, durante la presentazione della campagna “100 porti 100 città”, tenutasi a Napoli il 09/04/2026.

<<Bestie feroci ci vietano di entrare a Gaza’>>, e così la campagna proverà a portare Gaza in Italia con iniziative in diversi porti insieme a studenti palestinesi. Parleranno in quegli stessi “porti di morte” dove passano scorte e armi per l’etno-teocrazia israeliana. Con altre azioni, come scioperi e picchetti, si dovranno terminare le complicità genocidiarie.

Fullone, già consulente per la comunicazione del governo della Striscia, cofondatore a Gaza di ‘Ain Media’, da giovane noto per supposte apparizioni mariane nel paesino di Crosia, era a bordo della Conscience, colpita da droni vicino a Malta nel Maggio 2025, prima delle ultime ondate delle “flottillas”. In estate la “Madleen” e la “Handala” furono sequestrate in acque internazionali dai pirati in divisa israeliani. Da quella piccola barca a vela, che dà nome alle “Thousand Madleen to Gaza”, nacque l’idea di programmare nuove missioni “massicce” con più barche.