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8.6.25

NETANYAHU AMMETTE: ISRAELE ARMA JIHADISTI E BANDE CRIMINALI

NON È LA PRIMA VOLTA E SONO PROPRIO QUELLI CHE RUBANO GLI AIUTI


 ++AGGIORNAMENTI DEL 18/10/2025 ALLA FINE DELL’ARTICOLO, DOPO LA TREGUA ARMATA SPACCIATA COME “PROCESSO DI PACE”, E DOPO I "REGOLAMENTI DI CONTI" CON ESECUZIONI IN PUBBLICO DI HAMAS ++



Torniamo a parlare dell'uso della fame come arma di guerra e del ruolo israeliano dietro la “borsa nera” di Gaza e dietro il furto stesso dei beni di prima necessità.

Nella parte conclusiva di questo articolo andiamo oltre l'immediatezza degli eventi più recenti argomentando perché tutto viene permesso a una potenza nucleare illegale (non è l'Iran!) in una dissociazione comunicativa che è solo apparente, trovando le sue ragioni in un modo di ragionare fondato su faziosità e illogicità: da un lato ci raccontano che la popolazione di Gaza muore letteralmente di fame perché Hamas ruberebbe gli aiuti, dall'altro politici israeliani affermano candidamente che <<non deve entrare nemmeno un chicco di grano nella Striscia>>.


Al centro un'immagine da X con un bambino scheletrito tra le braccia di un soccorritore con uno sguardo confuso. Sotto il logo delle "Popular Forces" da Facebook: in un cerchio c'è una mano con una fiaccola.; sullo sfondo i colori della bandiera palestinese, un ramoscello di ulivo e una kefiah. Nella colonna sinistra due immagini: tre uomini che impugnano armi leggere puntandole verso il cielo; il comandante della banda ha un cappello e il volto scoperto. Sotto un'altra immagine da Facebook di un miliziano mascherato con un elmetto. Appese al torace delle cartucce e una bandiera palestinese. Sulla colonna destra due immagini dei miliziani mentre distribuiscono aiuti. Il volto di uno di loro è stato sfocato. Sotto la scritta: <<Netanyahu ammette: Israele arma jihadisti e bande criminali che rubano gli aiuti.



DA TRAFFICANTE DI DROGA A CAPO DELLE “FORZE POPOLARI” CON IL SOSTEGNO DI ISRAELE

Israele fornisce armi leggere a gruppi di criminali jihadisti di Gaza per seminare il caos e indebolire Hamas <<su ordine di Netanyahu>>: lo ha rivelato pubblicamente tre giorni fa Avigdor Lieberman, capo del partito Israel Beitenu, un tempo alleato dell'attuale primo ministro, temendo che quelle armi <<potrebbero essere usate contro Israele>>. “Bibi” Netanyahu conferma, affermando <<che male c'è?! Serve a salvare le vite dei nostri soldati>>, e accusa il suo avversario politico di fare <<un piacere ad Hamas>>.

A capo dei circa trecento uomini della principale banda criminale c'è Yasser Abu Shabab. Questo nominativo gira da mesi. Lo avevamo menzionato in un articolo in cui davamo notizia di un documento ONU riservato che accusava proprio Israele di essere dietro ai criminali che assaltano i convogli umanitari, uccidono gli autisti e impongono il pizzo per il passaggio dei camion di aiuti con il beneplacito dell'esercito israeliano, oltre a gestire la “borsa nera” di Gaza, il mercato clandestino di beni di prima necessità.

3.12.24

CENTRI SOCIALI ETERO-GESTITI

UNA STORIA AMPIAMENTE FITTIZIA, LARGAMENTE ISPIRATA DA FATTI DI CRONACA E VAGAMENTE CONDITA DA PLAUSIBILI COMPLOTTISMI

Inauguriamo Trame, il format e lo spazio dedicato alla narrativa di Fanrivista, con la trama abbastanza spoglia di una spy-story militante ispirata da eventi di cronaca, di vita vissuta e da paranoie complottiste.

Prima di addentrarci nel vivo della trama va tenuta a mente una premessa immaginativa: la storia è ambientata su un pianeta di un universo parallelo, fisicamente e geograficamente molto simile al nostro, temporalmente quasi contemporaneo e anche storicamente quasi identico al pianeta Terra. Ci sono delle differenze legate a distorsioni spazio-temporali e ad altre faccende filosofiche e trascendentali che non siamo in grado di sondare, ma poco importa: questo non è un racconto fantascientifico, è un pretesto narrativo per comprendere il reale e incidere su esso.

Immaginiamo che nell’“altrove” esistono tante realtà quante se ne possono immaginare. L’unica che possiamo cambiare, però, è questa, quella che percepiamo e in cui “materialisticamente” viviamo. Perciò, vi apprestate a leggere un racconto che è un po’ romanzo di formazione e un po’ spy story, con un tocco di ucronia (tra le varie cose Marx è vissuto un po' in più e Stalin è stato assassinato da un anarchico) e pochissima distopia (viviamo già in una società abbastanza distopica).


Sullo sfondo si intravedano le finestre di un edificio e alcuni graffiti (tra cui il "gatto nero" dell'anarchismo, una persona che suona una chitarra, la scritta "power to the people"). Nella parte superiore le immagini di due muri ritagliati, diversi, con delle scritte disordinate e il simbolo dell'anarchia. Al centro di ogni muro c'è una finestra con delle piante sullo sfondo: in quella a sinistra c'è una ragazza con una macchina fotografica che copre la bocca; in quella a sinistra le sagome di tre esseri in giacca e cravatta: al posto della testa hanno degli schermi con disegnati, rispettivamente, un occhio, una bocca e un orecchio. Al centro c'è un altro ritaglio con una porta di un luogo abbandonato. Al centro di questo ritaglio c'è il disegno di un volto di un gatto con un monocolo elettronico, una cuffia e microfono. In rilievo la scritta "centri sociali etero-gestiti" e il simbolo dell'autogestione (la saetta che rompe il cerchio).


La storia non si ripete mai in maniera esattamente uguale, né esattamente diversa… Tanto meno nei mondi immaginari o futuribili!



I CENTRI SOCIALI “OBLÒ”, INFILTRATI”  E “CREAZIONI” AI TEMPI DEL GOVERNO COCOMERI

Siamo su Ovum, pianeta ovale da noi fisicamente irraggiungibile, in un sistema solare con due soli (un sole emette pochissima energia, che contribuisce comunque al riscaldamento ovale del pianeta, ma questi dettagli astronomici non ci interessano più di tanto...). La storia è ambientata principalmente a Calcalia, uno stato-nazione a forma di scarpa al centro del mar Meridionale, che bagna alcune sponde del continente Suolo, quello da cui sono partite le più sanguinose guerre di conquista. La storia ha due “protagonisti”. 

24.11.24

ISRAELE DIETRO LA “BORSA NERA” A GAZA

UN DOCUMENTO ONU RISERVATO IPOTIZZA IL COINVOLGIMENTO DELLE FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE NELLA PROTEZIONE DI GANG ARMATE, OPPOSTE AD HAMAS, CHE RUBANO E TRAFFICANO CIBO E AIUTI


Negli ultimi mesi abbiamo seguito le vicende relative alla consegna degli aiuti umanitari a Gaza, questioni per cui Netanyahu e Gallant sono accusati di usare la fame come arma di guerra, tra i vari crimini. 

Due settimane fa abbiamo pubblicato l’ultimo aggiornamento sull’UNRWA, l’Agenzia ONU che assiste i rifugiati palestinesi e che è stata legalmente bandita da Israele. Una mossa legislativa che, se implementata, renderebbe la sopravvivenza dei gazawi e di tutti i palestinesi nei territori occupati ancora più complicata. 

Pochi giorni dopo l’ultimo post sull’UNRWA, in cui parlavamo della “borsa nera”, dell’economia di guerra e dei piani per affidare la gestione degli aiuti a mercenari dentro Gaza, si è verificato il più importante attacco a un convoglio umanitario. Non si tratta però, come successo più volte, di attacchi incendiari e minacce ai guidatori dei camion da parte di fanatici israeliani. Si tratta invece di bande palestinesi armate, sospettate di essere supportate dalle forze di occupazione israeliane.


A sinistra una folla di bambini tristi e agitati aspetta una razione di cibo con delle pentole in mano. A destra il frame di un video su "X" in cui un ragazzino spara colpi in aria con un fucile d'assalto. Alcune persone della folla (quasi tutti bambini) sembrano impaurite, altre incuriosite
Immagine a sinistra scattata a Luglio a Gaza da hosnysalah da Pixabay. A destra il frame di un video di pochi giorni fa in cui un ragazzino fa fuoco con un fucile M16 a Gaza in pieno giorno. Alcuni analisti e commentatori pensano che ci sia la complicità di Israele: quel tipo di armamento non è in dotazione ad Hamas e, in più, non si capisce come i droni che sorveglino costantemente Gaza non attacchino delle persone armate.

10.11.24

UNRWA BANDITA DA ISRAELE: CRIMINALIZZATO IL LAVORO UMANITARIO

LA “BORSA NERA” DI GUERRA SEMBRA ESSERE GESTITA DALLE GANG LOCALI CON IL SUPPORTO DELLE FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE.

CI SAREBBE ANCHE UN PIANO PER AFFIDARE LA GESTIONE DEGLI AIUTI A COMPAGNIE DI SICUREZZA PRIVATE.



Bambine, bambini e una persona anziana con delle pentole vuote attendono dietro un muretto divisorio che vengano riempite.
Foto di hosnysalah da Pixabay


Pubblichiamo un aggiornamento sulle ultime due leggi israeliane che criminalizzano l'UNRWA e che aprono le porte a ulteriori disastri umanitari e speculazioni. 

Parliamo anche delle implicazioni legali di questo provvedimento legislativo e della "borsa nera" che caratterizza le economie di guerra.

In più, includiamo nel post un breve "fact-checking" per sfatare delle fake-news sull'Agenzia che sostiene i profughi palestinesi.


ISRAELE CRIMINALIZZA L'UNRWA

Lunedì 28 ottobre il parlamento del sedicente stato ebraico ha approvato due leggi, adottate con un larghissimo consenso dell’opposizione, da implementare nell’arco di tre mesi: l’UNRWA (“Agenzia ONU per il soccorso e il collocamento dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente) viene identificata come un gruppo terroristico, non potrà operare <<nel territorio sovrano dello Stato di Israele>> e avere relazioni con istituzioni e funzionari pubblici, inclusi esercito e banche, perdendo la possibilità di ottenere visti, l’immunità diplomatica e le esenzioni fiscali. In concreto non potrà operare nemmeno a Gaza e in Cisgiordania oppure, nello scenario migliore, riuscirà solo a svolgere pochissimi compiti con grande difficoltà. Lunedì scorso è arrivata la comunicazione ufficiale del ministro degli esteri all’Agenzia: l’accordo di cooperazione in vigore dal ‘67, base legale del rapporto tra Israele e l'Agenzia, è cancellato. La motivazione addotta è un supposto legame con degli <<operativi di Hamas>>. Ma i benefici per l’etno-teocrazia israeliana sono ben altri che la presunta lotta al terrorismo. Non a caso alcuni terroristi ebraici uccisero colui che contribuì a far nascere l’UNRWA… Ma andiamo per ordine, e spieghiamo cosa fa in concreto l’UNRWA.




COS’È L'UNRWA E COME NASCE IL “DIRITTO AL RITORNO”

L’“Agenzia ONU per il soccorso e il collocamento dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente” assiste, difende e promuove i diritti di circa 5 milioni di rifugiati palestinesi nei territori occupati (Gerusalemme Est inclusa), in Siria, Libano e Giordania. Fondata dall’Assemblea Generale nel ’48 conta più di 30mila dipendenti. La maggioranza di questi sono rifugiati e operano insieme a circa 300 funzionari internazionali. Fornisce assistenza a tutte quelle persone che hanno perso mezzi di sostentamento e abitazioni a partire dalla cosiddetta guerra arabo-israeliana del ’48, la “guerra di indipendenza” per gli israeliani, la “Nakba” (la “Catastrofe”) per i palestinesi, l'inizio della pulizia etnica e del genocidio incrementale che continua fino a oggi.

9.5.24

QUARANTASEI ANNI FA MORIVANO PEPPINO IMPASTATO E ALDO MORO

Il 9 Maggio del 1978 morivano Giuseppe Impastato e Aldo Moro.

Un anno fa abbiamo pubblicato due approfondimenti, tra le righe impalpabili della rubrica Recentips.


Gli screenshot degli articoli linkati nel post e apparsi un anno fa su Recentips
Gli screenshot degli articoli linkati qui sotto

4.2.23

ALFREDO COSPITO: TEORIE DEL COMPLOTTO O FRAMMENTI DI VERITÀ?!

LE ACCUSE INFODATE ALLA PSEUDO-SINISTRA (PD) E I TIPI DI PROTESTE CHE POSSONO FAVORIRE LA NORMALIZZAZIONE DELLA REPRESSIONE DEMOCRATICA E POTENZIALMENTE A BENEFICIO DELLA “STRATEGIA DELLA TENSIONE”






Prendendo spunto da un commento a un nostro articolo e dalle accuse infondate mosse da Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) al Partito Democratico (sotto il video dell’intervento alla Camera pubblicato da La Repubblica), “disegniamo” alcuni scenari che potrebbero essere puri “deliri complottisti” senza fondamento così come dei frammenti “di e delle” verità legate al caso umano e giudiziario dell’anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito




MAFIE E PRIGIONIERI POLITICI UNITI NELLA LOTTA PER CONDIZIONI PIÙ UMANE NELLE CARCERI DISUMANE: TEORIA COMPLOTTISTICA O SEMPLICE REALTÀ…

Partiamo dal commento di “Tin Hat (espressione gergale per definire i “complottisti”, e in particolare per quelle persone che creano un “cappello” con la carta argentata per impedire fantomatiche intercettazioni “telepatiche”, isolando il cervello con una barriera metallica) pubblicato in calce a un nostro articolo qualche giorno prima dell’intervento di Donzelli, commento che in un certo senso anticipava la teoria complottista “anarco-mafiosa”:

<<Mi dicono spesso che sono un complottista, e allora provo a immaginare uno scenario che può essere sia iper-complottista che realista: se ci fosse stata veramente una trattativa con Matteo Messina Denaro per abolire il 41 bis e l'ergastolo ostativo, il governo (incluso quello passato che ha firmato il 41 bis per Cospito o comunque alcuni settori istituzionali) potrebbe "trattare malissimo" l'anarchico per innescare un'ondata popolare per abolire o riformare in senso favorevole ai mafiosi i due istituti.

Uno scenario più realista è più semplice da disegnare: i governi "trattano malissimo" Cospito perché anarchico, per "punirne uno per educarne 100" e gli interessi dei prigionieri politici con quelli della criminalità organizzata semplicemente convergono...>>. Insomma, secondo Tin Hat, la lotta contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo(lotta portata avanti anche per vie legali come abbiamo già spiegato in questo post) potrebbe trattarsi di una semplice convergenza di interessi tra detenuti, mentre invece Donzelli arriva addirittura a definire Cospito <<un influencer della mafia>>!

Il parlamentare di destra (che è anche vice-presidente del Copasir) ha superato l’immaginazione del commentatore Tin Hat in una maniera poco raffinata e intellettualmente volgare, tanto banale quanto infondata, perché così come è stata raccontata è una pura congettura infamante, una cosa che se fosse stata detta da un comune cittadino, e non da un parlamentare, sarebbe stata denunciata per diffamazione: è arrivato addirittura ad alludere a un collegamento con la mafia dei parlamentari del PD che erano andati a visitare Cospito il 12 Gennaio.

L’accusa si basa sulla coincidenza della data della visita (ricordiamo che i parlamentari sono tra i pochi a poter entrare nelle carceri liberamente) nello stesso giorno in cui è stata “captata” (non si è ben capito se tramite un’intercettazione o una semplice trascrizione basata sulla testimonianza di una guardia) una comunicazione tra due appartenenti a organizzazioni mafiose (uno ‘ndranghetista e un camorrista) in cui sostanzialmente questi incoraggiavano Cospito a continuare nello sciopero della fame e a continuare la battaglia per tutti i detenuti, mafiosi e non mafiosi, terroristi brigatisti e fascisti, estremisti islamici ecc.

Giustamente il partito di centro-presunta-sinistra, oltre a rivendicare la legittimità della visita a Cospito e l’estraneità con il fenomeno mafioso, ha chiesto le dimissioni di Donzelli facendo notare che si sarebbe reso complice di un’irregolarità, che in una certa misura pareva essere stata confermata dal ministro Nordio quando è andato a riferire sul caso in parlamento: il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha “confessato” di aver riferito oralmente a Donzelli il contenuto del documento in cui era trascritta l’incitazione all’anarchico.

Il documento era del DAP (il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, l’organismo che gestisce le carceri),e Delmastro ha dichiarato di non aver previsto che Donzelli lo avrebbe riportato e ”spifferato” in parlamento. I due sostengono che si tratta di un documento pubblico, al quale almeno teoricamente potrebbe essere richiesto l’accesso (come avrebbe poi confermato Nordio). Peccato che è un documento che riguarda dei detenuti al 41 bis, e cioè di un regime studiato, in teoria, per impedire che gli appartenenti ad organizzazioni criminali comunichino con l’esterno. In pratica, purtroppo, il cosiddetto “carcere duro” si può trasformare in un’ulteriore afflizione, incostituzionale, per costringere il ristretto a una collaborazione (di tutta una serie di implicazioni legate al 41 bis ne parliamo nel post sopralinkato, collegato al caso Copsito e che tocca anche l’argomento dell’ergastolo ostativo, una cosa diversa ma che può essere collegata al 41 bis).

Al di là di quello che è successo veramente non mi sorprenderebbe se nelle carceri dei “mondi” criminali diversi si incontrassero (inclusi quelli statali “deviati”, che forse potrebbero avere un certo spazio anche nelle carceri militari e che hanno accesso a tutte le carceri): uno dei pochi “mondi” che probabilmente è sostanzialmente isolato, se non anche privilegiato, è quello dei “colletti bianchi” (o anche della “borghesia mafiosa” per usare un’altra espressione in voga dopo l’arresto di Messina Denaro, ma si potrebbe parlare anche delle “menti raffinatissime” cui si riferiva Falcone), quando ci entrano in carcere…

ALTRI SCENARI E QUESTIONI "COMPLOTTISTICHE" LEGATE AL CASO COSPITO

12.9.22

A Bordo! 2022, il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS

Il proibizionismo dell’immigrazione, il memorandum Italia-Libia, le migrazioni “di serie B” e i respingimenti in Grecia


Su uno sfondo cartaceo il disegno della nave "Mare Jonio" con tanti strumenti musicali. Tra le varie scritte il motto "prima si salva poi si discute!".



La scorsa settimana a Napoli si è tenuto "A Bordo!", il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS, <<la piattaforma di realtà della società civile>> che con la sua <<azione non governativa>> di <<disobbedienza morale>> -verso le politiche che criminalizzano le migrazioni- e <<obbedienza civile>> -alle norme che salvaguardano i diritti umani- salva persone nel Mediterraneo centrale, anche documentando e denunciando le precondizioni e i risultati dei “viaggi della speranza”. Presente in mare dal 2018, dall’inizio del conflitto in Ucraina è operativa anche “via terra” con delle carovane che portano assistenza medica e beni di prima necessità, e riportano indietro persone vulnerabili.




Purtroppo siamo riusciti a seguire solo l’ultima parte del festival (dati i nostri umili mezzi e anche perché siamo venuti a conoscenza del festival tardi) e abbiamo comunque sentito il dovere di “scendere in piazza”: Sabato 3 c’è stato un breve corteo seguito da un “flash-mob”, di circa due ore, di fronte alla Prefettura partenopea contro gli accordi Italia-Libia, seguito dall’ultimo dibattito e dal concerto conclusivo.

Nelle righe che seguono troverete alcuni spunti emersi dalla manifestazione e, in particolare, ci soffermiamo sul memorandum d’intesa italo-libico, sui cosiddetti “migranti di serie B”, su una denuncia fatta contro i respingimenti delle autorità greche e diversi riferimenti a questioni più generiche, come il proibizionismo delle migrazioni.

Troverete anche un video girato male, ma che contiene un audio sufficientemente comprensibile di tutti gli interventi rivolti davanti l’ufficio del Governo. Inoltre trovate anche i collegamenti alle dirette-video di altri eventi del festival postati da Mediterranea e da Refugees in Libya sulle loro pagine Facebook, come il dibattito conclusivo del festival.

Ma partiamo dalla ragione principale della manifestazione di fronte alla Prefettura: gli accordi sottoscritti dal governo libico e da quello italiano nel 2017.


La manifestazione parte dal Maschio Angioino. Si nota l'entrata del castello.


 

L'ufficio del governo e un cartello con scritto: "migrare è un diritto".

IL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Il memorandum d’intesa, firmato dall’allora presidente italiano Gentiloni e dall’ex presidente libico Fayez al-Sarraj nel 2017, sancisce la cooperazione tra i due paesi <<per affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nella regione del Mediterraneo>>, ossia  <<nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di essere umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere>>, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, formalmente…


Lapidi e croci di carte su un telo blu.

Di fatto si affida il controllo della migrazione, e quindi della frontiera, alla sedicente Guardia costiera libica (ritenuta connivente con gli stessi trafficanti) e al governo che regola i centri di detenzione (centri ufficiali e non) dove avvengono dei veri e propri crimini contro l’umanità, che vanno dalla riduzione in schiavitù allo stupro, passando per l’omicidio, ed evitando il soccorso in mare cui saremmo vincolati giuridicamente… Ma anche non immaginando e applicando altre misure che potrebbero porre fine ai “viaggi della speranza”, iniziando dall’apertura di corridoi umanitari per arrivare a una più utopica fine del proibizionismo delle migrazioni (desiderabile da chi scrive quest’articolo).