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6.6.24

SVEZIA E FINLANDIA NELLA NATO: ERDOGAN E ORBAN SI PORTANO A CASA ANCHE GLI AEREI DA GUERRA

UN BILANCIO DEGLI ULTIMI MESI: DAGLI F16 AI PASSAPORTI DORATI TURCHI, PASSANDO PER I CACCIA SVEDESI IN USO ALLA "DEMOCRAZIA ILLIBERALE" E AUTOCRATICA DI ORBAN


In alto a sinistra una caricatura 3d di Erdogan. A destra un disegno di Orban. Al centro un aereo da guerra. Sotto, in rilievo, delle spillette con le bandiere dei due paesi scandinavi e il simbolo della NATO. Sullo sfondo dei proiettili.
Caricatura di Erdogna da Wikimedia di DonkeyHotey rilasciata con licenza Creative Commons


AGGIORNAMENTO DI FEBBRAIO 2026

Dopo la vendita dei circa 40 F-16 e gli 80 kit di aggiornamento, approvata dagli USA dopo la ratifica dell’entrata della Svezia nella NATO da parte della Turchia un anno fa (riportata nell’articolo che segue), arriva una dichiarazione di Tom Barrackambasciatore per Trump in Turchia: entro sei mesi dovrebbero essere risolti i problemi legali e politici che impedirebbero alla Turchia di essere riammessa nel programma degli F-35, uno dei velivoli da guerra più potenti attualmente, e dunque uno dei più efficaci strumenti di dominio e morte, piuttosto che di difesa. Indiscrezioni di stampa riportano che ciò potrebbe essere possibile se la Turchia restituisse il sistema missilistico anti-areo S-400 alla Russia, lo distruggesse, oppure ne affidasse il controllo agli USA.



Il 7 Marzo anche la Svezia, dopo la Finlandia, è entrata ufficialmente nella NATO, su spinta della paura, fondata o meno, delle mire espansionistiche della Russia di Putin. Si dovrebbe discutere sul fatto che questo timore sia almeno parzialmente fondato, oppure bellicisticamente indotto dai contrapposti disegni e interessi economici del decadente "impero occidentale" a guida USA, oltre che dall'insufficiente ricorso alla diplomazia per risolvere un conflitto iniziato con l'invasione degli "omini verdi" nel 2014. Infatti, già dall'annessione russa della Crimea, Svezia e Finlandia cominciavano a ragionare sulla fine della loro politica neutrale e, così facendo, potersi eventualmente appellare al principio di difesa reciproca stabilito dal quinto articolo del trattato nord-atlantico, invocato solo una volta nella storia (dagli USA dopo l'11 Settembre). Mentre il Mar Baltico è diventato una sorta di "maxi-lago" governato dall'Alleanza atlantica, si discute dell'aumento delle spese militari dei nuovi entrati, raccomandato al minimo del 2% del PIL fin dal 2014. Sarebbe anche utile dibattere sulla natura -formalmente- difensiva del patto atlantico, sulla possibilità di superarlo, sul ruolo dei BRICS, della Shangai Cooperation Organization, sui paesi non allineati e, più in generale, su come avvicinarsi il più possibile all'utopia di un mondo senza guerra...

Però lo scopo specifico di questo post e della rubrica in cui è pubblicato è principalmente un altro: due anni fa avevamo inaugurato il format di Fanrivista intitolato Come va a finire?, con l'obiettivo di seguire l’evoluzione di certi eventi per capire, per l’appunto, “Come andranno a finire”.

La Turchia, nel 2022, aveva siglato un memorandum con i due paesi scandinavi a Madrid: Svezia e Finlandia si impegnavano a non restringere il commercio di armi e a combattere insieme al paese mediorientale il "terrorismo". Erdogan aveva richiesto la consegna di circa 150 "terroristi" che ,in realtà, erano dissidenti politici. Per diverse ragioni, tra cui l'impossibilità di estradare persone ricercate per reati politici, la richiesta era apparsa fin da subito pretestuosa. Il principale scopo -raggiunto- era quello di fare pressione per ottenere altri armamenti e garantirsi impunità per reprimere i curdi dentro, fuori e nelle vicinanze dei propri confini. Paradossalmente un'altra richiesta di estradizione dai confini turchi verso l'UE è stata negate a causa dei cosiddetti "passaporti dorati".

Poi, alle pressioni del Sultano Erdogan, si sono aggiunte quelle del "democratico illiberale" Orban. Il parlamento ungherese, infatti, è stato l'ultimo ad approvare l'entrata della Svezia nel Patto Atlantico...



LE ESTRADIZIONI DI DISSIDENTI POLITICI RICHIESTE E QUELLA NON CONCESSA DI UN NARCOTRAFFICANTE

Dal 7 Marzo la Svezia è il 32esimo membro della NATO, a distanza di quasi un anno dall'entrata della confinante Finlandia. Il "Sultano" turco Erdogan, due anni fa, aveva richiesto a Svezia e Finlandia diverse espulsioni e di estradizioni di loro residenti e cittadini verso la Turchia, con la minaccia di porre il veto alla loro entrata nella NATO. Infatti la ratifica dell'entrata di nuovi membri nell'Alleanza atlantica necessita dell'approvazione degli stati membri, e deve passare nei rispettivi parlamenti.

In quel frangente era stato siglato un memorandum d'intesa a Madrid dai 3 paesi, con l'obiettivo formale della lotta al terrorismo, oltre ad annullare l'embargo di armi, limitato o interrotto da diversi paesi europei (Svezia e Finlandia inclusi) a seguito dell'invasione turca nel nord-est della Siria nel 2019.

Era stata diffusa anche una lista di decine di "ricercati" dalla Turchia. Gli obiettivi della "lista di proscrizione" erano diversi esponenti (o ritenuti tali) di schieramenti politici eterogenei: dal PKK (il partito comunista curdo) a "FETO" (il movimento democratico-islamista di Fethullah Gulen, noto anche come "Hizmet", bollato dal presidente-autocrate Erdogan come Organizzazione del Terrore Gulenista che starebbe dietro al fallito tentativo di colpo di stato del 2016), passando per le YPG/YPJ e PYD (acronimi delle Unità di Protezione Popolare, formazioni combattenti alla guida delle FDS, alleate degli USA in chiave anti-ISIS, e del Partito dell’Unione Democratica nel nord della Siria). Nella lista si trovavano anche una parlamentare svedese di origine curda-iraniana, Amineh Kakabaveh, diversi giornalisti e perfino un poeta curdo deceduto da tempo.

3.2.24

ILARIA SALIS: COLPIRNE UNA PER EDUCARNE CENTO…

DIFENDERNE UNA PER DIFENDERE TUTTE E TUTTI!

Parliamo del “caso Salis”, sulla bocca di tutti i media, sia mainstream che non, anche se quelli che vanno per la maggiore ne parlano da poco tempo. 

Secondo chi scrive, la sua vicenda giudiziaria è legata al tentativo del “tiranno democraticamente eletto” Orban di scoraggiare qualunque manifestazione anti-fascista, in particolare quelle di persone provenienti da altri paesi. Proprio per questo si vuole colpire Ilaria Salis “per educarne cento”, e proprio per questo dobbiamo ribaltare questa prospettiva: proteggere lei e i suoi diritti per proteggere quelli di tutte e tutti.


 

In foto un volantino del Comitato Ilaria Salis (illustrazione di Gianluca Constantini). Vi invitiamo a firmare la petizione a questo link
In foto un volantino del Comitato Ilaria Salis (illustrazione di Gianluca Constantini). Vi invitiamo a firmare la petizione a questo link

 

RISPETTARE I DIRITTI UMANI DI PRESUNTI INNOCENTI E COLPEVOLI

Ilaria Salis è accusata insieme ad altre persone di “tentato omicidio” per una presunta aggressione a dei neonazisti ungheresi, che se la sarebbero cavata con ferite lievi, e che sarebbe stata commessa da quella che la procura ungherese ritiene un'associazione di estremisti antifascisti tedesca. I due neonazi hanno ricevuto una prognosi di pochi giorni e non hanno sporto denuncia. La storica violenza e ideologia neonazista fa sentire anche in pericolo i familiari della reclusa, dopo delle minacce di “farsi giustizia da sé” (lo riporta l’ANSA ) da parte delle presunte vittime. 

Del caso se ne sta parlando di più dopo che il TG3 ha diffuso le sue immagini in udienza, mentre era legata a mani e piedi, trattata come se non fosse umana, come un cane tenuto al guinzaglio (considerazioni anti-speciste a parte), e facendo il giro del mondo mediale. Ilaria si trova in carcere oramai da un anno: ogni Febbraio i neonazisti e fascistoidi ungheresi manifestano a Budapest per “commemorare” gli scontri dei soldati nazisti ungheresi con l’esercito sovietico.

Su queste pagine virtuali abbiamo parlato più volte del tema della detenzione, in un’ottica che è idealmente “abolizionista”, e che parte da un concreto “riduzionismo” da attuare immediatamente: i suoi diritti, come quelli di tutte le persone presunte innocenti fino a prova contraria, e anche del colpevole dei peggiori crimini immaginabili, dovrebbero essere comuni a tutta la specie umana. E i suoi diritti sono stati già violati…

A cominciare dal divieto di mostrare i volti di persone ammanettate: avete presente quando in tv si vedono degli arresti di appartenenti alla criminalità organizzata e a qualcuno viene coperto il volto con un panno? C’è una ragione per cui questo avviene, e ci sono delle leggi nazionali e internazionali…

Si pensi poi al soddisfacimento di bisogni basilari: il cibo nelle carceri di tutto il Mondo è quasi sempre insufficiente o malsano. Non a caso all’insegnante italiana non è stato permesso di comprare qualcosa nello spaccio del carcere, mentre le disgustose “calorie” offerte servono a mala pena al suo sostentamento. Altro bisogno basilare è quello di “coprirsi”, e quindi di avere dei vestiti: a Ilaria, per esempio, hanno dato scarpe con i tacchi non della sua misura, vestiti sporchi, e non ha avuto la possibilità di cambiarsi la biancheria per più di un mese! Vive in una cella con l’aria che filtra solo da uno spioncino e con le cimici nel letto. In una parola: tortura!

C’è poi il diritto a un giusto processo: i suoi avvocati denunciano il fatto che ad Ilaria sono stati presentati documenti non tradotti nella sua madrelingua, come previsto dalla legge. 

Al di là del fatto che in quel paese (come nel nostro) c’è qualche problemino sulla condizione dei detenuti e sulla separazione dei poteri (cose che ci devono indurre a riflettere sia sugli abusi che si verificano nelle nostre carceri, sia sul fatto che il “modello Orban” ispira i “post-fascisti” che attualmente ci governano), e al di là della colpevolezza di Salis o di altre persone appartenenti a presunti gruppi di “estremisti” di sinistra, è paradossale notare una delle circostanze aggravanti che le vengono contestate, e per le quali potrebbe rischiare fino a 24 anni di galera (stando a quanto riportano poche cronache): parliamo dell’aggravante dell’ “odio contro una comunità”, e cioè la "comunità" neonazista!

13.11.22

SVEZIA E FINLANDIA NELLA NATO: COSA VUOLE DAVVERO LA TURCHIA?

AGGIORNAMENTO DEL 13/11/2022

Per la rubrica-format di Fanrivista #ComeVaAfinire” oggi pubblichiamo un aggiornamento sul veto posto dalla Turchia all’entrata nella NATO dei due paesi scandinavi, focalizzandoci su: i diktat della Turchia a Finlandia e –soprattutto- alla Svezia, la disponibilità del nuovo premier svedese, gli attacchi fisici e mediatici ai giornalisti turchi rifugiati nei confini europei, le estradizioni concesse e le possibili (ma velate) altre ragioni dietro l’insistenza turca sulla consegna di dissidenti e presunti “terroristi



 


Come promesso, torniamo quindi a occuparci della vicenda cercando di capire “Come andrà a finire”  e dandovi conto degli sviluppi più recenti (oltre a sintetizzare quanto avevamo già scritto in estate) riguardo le estradizioni e le espulsioni richieste dal “Sultano”. Inoltre, secondo un analista svedese, quello che veramente Erdogan vuole raggiungere potrebbe essere qualcosa di diverso dalla semplice consegna dei presunti “terroristi” e altri dissidenti… Il <<dittatore di cui però abbiamo bisogno>> (cit. di Mario Draghi) avrebbe addirittura messo in conto che queste estradizioni non avverranno mai (ipotesi che sembra confermata dal fatto che ci sono oggettivi limiti, giuridici e costituzionali, perché queste siano concesse –come lo status di cittadini o rifugiati- dato che non dipendono direttamente dai due Governi ma da altri enti e agenzie delle due nazioni…). Ma allora perché la Turchia insiste?!




 

ALL’APPELLO MANCANO SOLO TURCHIA E UNGHERIA

Con l’estensione all’intero territorio ucraino dell’aggressione russa, Svezia e Finlandia hanno richiesto di entrare a far parte della NATO, accelerando il processo di avvicinamento all’alleanza iniziato nel ’94 con il Partenariato per la Pace.

Condizione per l’entrata di nuovi membri nel patto atlantico è l’approvazione dei rispettivi governi. Mancano solo Ungheria e Turchia all’appello per la ratifica finale da parte delle nazioni già inserite nell’alleanza, che tra l’altro sta avvenendo in tempi “record” rispetto al passato.

Mentre pochi giorni fa l’Ungheria del reazionario e sovranista Orban diceva, tramite un membro del suo esecutivo, che i due paesi potevano <<contare su di loro>>, il premier-autocrate turco continua a fare leva sulla consegna di decine di dissidenti  e presunti terroristi, minacciando che continuerà a opporre il suo veto, dato che il memorandum siglato ad Agosto a Madrid non sarebbe stato rispettato.

In un articolo dello scorso Luglio, pubblicato dalla BBC, si riferiva che la Svezia avrebbe promesso a Erdogan (come da lui affermato) di estradare 73 terroristi e che 4 erano già stati inviati. Da quando, in estate, abbiamo cominciato a seguire la vicenda (analizzando comunicati stampa, articoli da tutto il mondo e altre fonti aperte) però, i casi di estradizione avviati e discussi in pubblico sono stati solo due. Di questi solo uno sarebbe effettivamente concluso.

Intanto “il Sultano” Erdogan ha però già ottenuto lo “sblocco” della vendita di armi al suo paese (conseguente agli attacchi turchi ai danni dello YPG/YPJ, formazione che è riuscita a “ritagliarsi uno spazio” nel nord-est della Siria lottando contro l’ISIS), mentre invece la consegna dei dissidenti si scontra (fortunatamente) con gli ostacoli costituzionali e giuridici che non permettono estradizioni ed espulsioni verso un paese in cui si rischiano abusi come la tortura.

 

LA LISTA DI PROSCRIZIONE, L’UNICA ESTRADIZIONE CHE SEMBRA CONFERMATA FINORA (DELLE ULTIME RICHIESTE) E GLI ATTACCHI FISICI E MEDIATICI AI GIORNALISTI RESIDENTI IN EUROPA

Nei mesi scorsi la Turchia aveva presentato una sorta di “lista di proscrizione”: