Ecco a tutti, a tutte e al tutto l’autoproduzione
giornalistica in forma di cronaca atipica sul festival underground di autoproduzioni grafiche, visive, sonore, performative ed
editoriali più travolgente di tutti i pianeti e di tutte le dimensioni
parallele e fuori asse spazio-temporale a me note, nonché il più longevo e
partecipato d’Italia e (che io sappia) del resto del Pianeta!
Nel post troverete foto fatte male, interviste strampalate
(a causa dell’intervistatore, massimo rispetto per gli/le intervistat*) e frammenti di “giornalismo” tipico mixati a
toni informali caratteristici delle “zine”, uno dei caratteri ibridi e “publishing
fluid” di questa fanza/testata: questo perché il nostro inviato poco speciale e l’intera redazione è precaria e
perché si impiegano tutte le nostre energie sul contenuto “scritto”, quello per
cui pensiamo di essere almeno mediocri. Andiamo a vedere, leggere e ascoltare
cosa ha combinato il nostro svogliato e disordinato Cronista Autogestito/Autoprodotto: buona lettura, ma se non avete voglia di
leggere questo articolo per intero non vi biasimo e quindi, almeno, buona
sfogliata/scrollata di questo post!
CRACK! 2022 – VUDU
Nei giorni roventi tra il 23 e il 26 Giugno si è tenuta la
diciassettesima (o diciottesima) edizione del Crack!, edizione che
definisco dirompente per diversi
motivi… Il primo è ovviamente un richiamo al sottotitolo ufficiale del festival
che, dopo una prima edizione nel 2003 quando ancora si chiamava solo “Celle
aperte”, recita per l’appunto: “fumetti
dirompenti”. Il nome deriva da una citazione del fumettista Hugo Pratt: la
rappresentazione in lettere del suono di un ramo che si rompe si trasforma in
uno sparo nel deserto, un forte suono che rompe il silenzio dell’apatia
politica ed è un richiamo a distanza per autori indipendenti (la spiegazione
dell’origine del nome insieme a una ricchissima intervista a Valerio Bindi , anima del Forte Prenestino e dell’evento,
l’ho trovata sul sito tsquirt).