E QUELL'ITALIANO
DECAPITATO CHE NON HA FATTO NOTIZIA...
Questa estate un
uomo è stato decapitato dal fratello, un italiano con la pelle
bianca e cattolico, che ha gettato la sua testa per strada, in provincia di
Benevento.
Sempre questa
estate una donna è stata accoltellata a morte da un italiano con la
pelle nera, apparentemente senza un movente specifico che non sia la
pura e malata voglia di uccidere qualcunə.
La stragrande
maggioranza di voi della prima vittima non avrà nemmeno sentito
parlare, mentre della seconda se ne straparla. Entrambi i reo-confessi sono due persone con evidenti problemi psico-sociali, ma uno ha la
pelle di colore diverso dalla maggioranza degli italiani...
La parlamentare leghista Laura Ravetto ha scritto su "X" (ex "Twitter"): <<Nato a Milano. Ma opportuno che un soggetto simile sia cittadino italiano? Sono questi i nuovi Italiani cui aspiriamo?>>
UN FRATRICIDIO E UN FEMMINICIDIO
Il 4 luglio a
Pannarano, in provincia di Benevento, Annibale Miarelli, 70
anni, viene decapitato da suo fratello, Benito, di 57 anni. Pare che
la testa sia stata tagliata mentre dormiva, dopo una lite, e poi
gettata in strada (secondo la sua versione avrebbe tagliato la testa
dopo averlo inizialmente ferito, e non l'avrebbe gettata dal balcone,
anche se un testimone l'ha trovata per strada mentre andava a buttare
l'immondizia). Benito Miarelli avrebbe dichiarato di aver
sentito delle voci che lo hanno spinto a tale gesto. Annibale era un
operaio che dopo la morte di figlio e moglie era tornato al paese
natale. L'omicida era seguito dai servizi sociali, alcuni compaesani
intervistati hanno dichiarato che aveva delle strane fissazioni
legate alla religione cristiana e che era una persona dal carattere
scontroso, non potendo però immaginarlo capace di un atto simile.
Consultando i suoi profili social (come si vede nelle immagini qui
sotto) emergono in effetti diversi contenuti legati alla fede
cristiana ma anche un interesse per la rivoluzione francese e il
risorgimento italiano,
oltre che una simpatia per le forze armate.
Spieghiamo in cosa consiste il secondo "impeachment" di Trump (per l'assalto al Campidoglio) e parliamo dell'involuzione dispotica del
paese "esportatore" di "democrazia", con modelli
di "democratura" formalizzata e plebiscitaria che piacciono
molto anche nel nostro "Bel Paese"...
I FATTI
Il 6 Gennaio 2021
circa duemila "attivisti" pro-Trump (principalmente di
diversi gruppi di estrema destra e "complottisti") hanno
assaltato il Congresso degli USA a Washington, dove ha sede il
parlamento statunitense. I manifestanti estremisti erano stati
aizzati da Trump, che ha esercitato pressioni anche su dei collegi
elettorali, contestando la legittimità delle elezioni. Si
denunciavano dei presunti brogli elettorali e si è tentato di non
far proclamare l'attuale presidente Joe Biden. Almeno cinque persone
sono morte nelle prime ore successive alla rivolta: tre per cause
naturali, una per overdose e una per colpi d'arma da fuoco. La vicenda
ha portato Donald Trump a essere sottoposto a una procedura di
impeachment, cioè la messa sotto accusa di chi riveste una
carica pubblica, in questo caso il Presidente uscente.
LE ACCUSE E IL
RICORSO
Il tentativo di
ribaltare e revocare le elezioni si sono concretizzate in quattro accuse formalizzate un anno fa: associazione a delinquere
(insieme ad altri sei complici) finalizzata a frodare lo stato,
associazione a delinquere e
intralcio (anche tentato) di procedure ufficiali e
associazione a delinquere finalizzata alla soppressione di
diritti.
LA POLITICA NON È SOLO RECARSI ALLE URNE MA NON È DETTO CHE VOTARE NON SERVA A NULLA (ANCHE PER CHI SI DEFINISCE ANARCHICHə)
Per la rubrica
"Dati Parziali" alcuni dati sul vero vincitore,
in Italia e in tutta l'UE, delle ultime elezioni per il Parlamento
europeo. Nella seconda parte di questomini-post
un commento di un militante libertario che ha scelto di
votare.
CONFERMATO ANCHE
IL REGIME DI 41 BIS. PENE TROPPO SEVERE PER I LEGALI
La scorsa settimana
è diventata definitiva la condanna a 23 anni per Alfredo Cospito e a
quasi 18 anni per Anna Beniamino, in relazione all'attentato alla
caserma per allievi Carabinieri di Fossano nel 2006.
I due,
inizialmente, erano stati condannati per -tentata- "strage comune"
ma, in un secondo momento, il reato contestato è stato quello di
"strage politica".
In questo post ripercorriamo brevemente
la vicenda giudiziaria, concentrandoci sulla differenza tra i due
tipi di reato, e riproponiamo una serie di articoli, per chi volesse
approfondire, dedicati alla militanza del "simbolo"
dell'anarco-insurrezionalismo-nichilista contemporaneo e sulle diverse anime
dell'anarchismo.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative
L'ATTENTATO DI
FOSSANO E LA GAMBIZZAZIONE DI ADINOLFI
La Cassazione ha
respinto i ricorsi della difesa (avv. Flavio Rossi Albertini e Caterina
Calia) e della procura torinese che miravano a far celebrare un nuovo
processo d'appello per ottenere, rispettivamente, di non concedere le
attenuanti e di ridurre le pene sollevando eccezioni di
incostituzionalità.
Secondo Albertini si
tratta comunque di una "mezza vittoria", anche se molto
amara, dato che la <<pena, seppur aspra,
fa intravedere a Cospito di poter, un giorno, riottenere la libertà>> essendo stata
riconosciuta <<l'irragionevolezza della prevalenza sulle
attenuanti generiche della contestata recidiva reiterata>>.
Mentre per
Beniamino la procura aveva originariamente richiesto una condanna a
27 anni, per
Cospitosi
era chiesto
l'ergastolo, con
un anno di isolamento diurno.
Quest'ultimo, infatti,
è stato condannato in
via definitiva a quasi
11 anni pure per
la gambizzazione di Roberto
Adinolfi,
Amministratore Delegato di Ansaldo Nucleare,
attentato compiuto dopo l'incidente nucleare di Fukushima.
Il complice di Cospito, Nicola
Gai, ha riottenuto
la libertà nel 2020. Come emerse dalle dichiarazioni dei condannati Adinolfi, ferito, urlò
ai due: <<so
chi vi manda, bastardi!>>.
Circostanza poi smentita dalla vittima, mentre Cospito ha spiegato in uno scritto di
aver scoperto, in quel momento, che avevano messo <<le
mani in un letamaio>>.
Le urla lo avrebbero <<pietrificato>>
per pochi secondi, il tempo necessario ad Adinolfi per leggere i
numeri di targa del motorino usato, <<che
da inesperti>>
non avevano coperto.
Per
Cospito è stato anche confermato il cosiddetto "carcere duro"
in regime di 41 bis anche se, come abbiamo approfonditamente spiegato
tra queste pagine virtuali, è stato presentato un ricorso alla CEDU. Diversi scritti per corrispondenza lo hanno condotto a essere accusato di essere una sorta di ossimorico "capo" degli anarchici-insurrezionalisti senza un'organizzazione gerarchica e verticistica, e così è precipitato nel regime di "carcere duro". Una misura estrema e immotivata, secondo il suo avvocato, dato che sarebbe bastato restringere la possibilità di comunicare tramite missive con l'esterno nel regime di alta sicurezza, in cui era precedentemente ristretto.
I FATTI DI
FOSSANO: ATTENTATO DIMOSTRATIVO O FALLITO?
IL SUO AVVOCATO:
DECISIONE INFLUENZATA DALLA POLITICA
La Cassazione, la
scorsa settimana, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato
dagli avvocati di Cospito contro il 41 bis, dopo che a Giugno la sua
pena era stata rideterminata in 23 anni invece che il carcere a vita.
In questo aggiornamento ripercorriamo le ultime fasi delle vicende giudiziarie dell'anarco-insurrezionalista e riproponiamo altri approfondimenti pubblicati negli scorsi mesi in cui si parla anche di questioni politiche. In sostanza, delle diverse anime dell'anarchismo.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.
LA CONDANNA A 23
ANNI INVECE CHE ALL'ERGASTOLO
L’anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito, detenuto a Sassari, è stato condannato a quasi 11 anni di carcere per la
gambizzazione dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare nel
2012, Roberto Adinolfi, ma è stato condannato in via definitiva
anche per un altro evento: le esplosioni di due ordigni davanti la
caserma per allievi carabinieri di Fossano,nel 2006.
UN ANNO DALLE
SPARATE "POST-FASCISTE" DI MELONI E LA RUSSA
Riproponiamo due articoli sull'Eccidio delle Fosse Ardeatine, avvenuto 80 anni fa. Un anno fa la Presidente del Consiglio e il Presidente del Senato provarono a riscrivere la storia con dichiarazioni parziali e fake-news.
Il 23 Marzo 1944 un
gruppo di partigiani comunisti portarono a segno un attacco a un
reggimento nazista nel cuore di Roma, in via Rasella, uccidendo 33
soldati tedeschi. Un attacco che verrà riconosciuto come un
legittimo atto di guerra, anche se negli anni qualcuno ha provato a
distorcere la storia definendolo un atto terroristico.
Per rappresaglia le
autorità nazifasciste rastrellarono e uccisero barbaramente almeno
335 persone nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina, dove oggi
sorge un mausoleo.
ASTENSIONE AL 47,8% IN
SARDEGNA E AL 52% IN ABRUZZO
Alle ultime
elezioni ha vinto ancora il "partito del non voto", con
circa la metà degli aventi diritto che non si è nemmeno recata alle
urne. Ciò segnala il fallimento del modello della
democrazia liberale-liberista e rappresentativa, oltre alla crescente ed endemica sfiducia
nell'attuale classe dirigente. È giunta l'ora di pensare e
sperimentare nuove forme di governo, o di autogoverno, che allarghino
la partecipazione alla vita pubblica a quella parte dell'elettorato
che non si sente rappresentata da nessuno.
IN ITALIA ZIGOTI,
FETI ED EMBRIONI CONTANO PIÙ DELLE DONNE
Questa settimana la
Francia è diventata il primo paese del pianeta a inserire il
diritto all'aborto in Costituzione. Un provvedimento appoggiato
dalla stragrande maggioranza del paese e approvato con il voto
favorevole di 852 parlamentari su 902, superando ampiamente i tre
quinti dei voti richiesti per le modifiche costituzionali.
Invece, nel resto
del Mondo, il diritto all'interruzione volontaria di
gravidanza è minato da un maxi-fronte che riunisce gli estremisti
cristiani "pro-vita" e i fondamentalisti islamici di varie
teocrazie. Un fronte fanatico-monoteista interessato
più alla tutela di feti, e persino degli
embrioni, che alla salute di donne e identità
gestanti.
Mentre nel cosiddetto mondo “occidentale civile” ci apprestiamo a festeggiare il Natale con opulenti banchetti e consumistici sprechi, nella terra in cui nasceva uno dei primi pacifisti della storia quest’anno altri bambini periranno o nasceranno in condizioni peggiori di quelle di una stalla, senza medicinali, senza anestesia per le madri, senza cure, perché qualche criminale di guerra ha deciso di bombardare gli ospedali e di incrementare un assedio in atto da decenni nell'indifferenza del "nord del Mondo civile", in spregio totale del diritto internazionale e della vita umana, e senza alcuna valida giustificazione morale e legale, inclusa quella della presenza di strutture militari sotto chiese, moschee e strutture sanitarie del popolo che si opprime e occupa da decenni, e che adesso è ancora di più affamato (uno dei tanti crimini di guerra) in nome di una lettura distorta dei testi religiosi.
Per la rubrica “Cronache Precarie” spieghiamo cos’è, letteralmente e in senso figurato, la gavetta e pretendiamo che ci venga pagata il giusto.
Nella foto c’è una “gavetta”, nota anche come “gamella”. Letteralmente, si tratta di un contenitore metallico che funge sia da pentolino che da piatto, concepito per essere usato dai militari di basso rango in situazioni in cui non si può cucinare, ma al limite si può riscaldare il cibo. In senso figurato indica dunque il fare carriera partendo dai compiti più umili.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.
Pubblichiamo una stringata sintesi della vicenda
giudiziaria di Alfredo Cospito e di Anna Beniamino, insieme agli ultimi
aggiornamenti e a degli approfondimenti
Nel 2022 la Corte di Cassazioneconfermava la
condanna per le esplosioni di due ordigni davanti la caserma per allievi
carabinieri di Fossano in provincia di Cuneo nel 2006, riqualificando però il reato commesso come quello più grave previsto dall’ordinamento italiano, e
cioè di “strage politica”. Inizialmente era stato condannato per “strage
semplice”, e per “strage” si intende anche il solo tentativo di uccidere
più persone, dato che l’attentato è stato solo tentato (mentre Cospito lo ha
sempre definito meramente “dimostrativo” pur non reclamandone la paternità, e
spiegando che <<gli anarchici non fanno stragi indiscriminate perché
non sono lo stato>>). Per questo la Suprema Corte aveva
rinviato gli atti alla Corte d’assise di Torino per calcolare nuovamente la pena. Quest’ultima chiamava in causa la Corte Costituzionale per
decidere se nel suo caso si potevano concedere le attenuanti, nonostante la
recidività, che lo avrebbero salvato dalla pena dell’ergastolo: ad
Aprile la Consulta ha dichiarato incostituzionale una parte
dell’articolo 69 del Codice penale, precisamente quella che vietava di
considerare le circostanze attenuanti come prevalenti sull’aggravante della
recidiva. In quei giorni Cospito interruppe lo sciopero della fame che aveva
intrapreso come forma di battaglia non violenta contro il “41 bis” e il regime
di ostatività,e che è durato circa 6 mesi. Dopo la decisione è
stato infine condannato a 23 anni invece che all’ergastolo, mentre per lo
stesso evento la sua compagna, Anna Beniamino, è stata condannata a 17
anni e 9 mesi invece che a 27 anni e 1 mese come chiedeva la procura.
Per chi fosse interessato ad approfondire la vicenda da un
punto di vista sia politico che tecnico, oltre al resoconto già menzionato segnaliamo i seguenti articoli:
Qui trovate un’ “esclusiva” di Fanrivista (dato
che siamo stati i soli a mettere a confronto due notizie di cronaca
avvenute lo scorso Gennaio) dove parlavamo dei “due pesi e due misure” usati
con Cospito e Matteo Messina Denaro: un primo punto riguarda l’accusa di strage
politica, dato che in un primo momento il vertice di Cosa Nostra era
accusato “semplicemente” di omicidio plurimo per il concosro nella
strage di Capaci, mentre poi verrà condannato solo per strage comune.
Inoltre in quei giorni mentre il Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria vietava alla dottoressa che curava la
salute di Cospito di rilasciare dichiarazioni alla testata radiofonica
antagonista “Radio Onda d’Urto”, tutte le principali testate
nazionali pubblicavano le dichiarazioni di Messina Denaro ai sanitari che lo
avevano in cura, dichiarazioni che potenzialmente potevano nascondere dei
messaggi in codice e che dunque sarebbe stato più sensato vietare, a differenza
di quelle dell’anarchico che da anni pubblicava a distanza su vari siti della
galassia anarchica, testi che giustificherebbero il regime ostativo cui
è sottoposto, mentre secondo il suo legale sarebbe bastato applicare una
censura sulla sua corrispondenza lasciandolo nella sezione di “alta sicurezza”.
Qui invece il nostro Anarco-pacifista esprime
la sua posizione personale su questioni di militanza, e in particolare riguardo
all’uso della violenza come strumento politico, sulle diverse anime
e sulle storiche spaccature del movimento anarchico (no, anarchia non
vuol dire semplicemente “caos”, casomai ve lo steste chiedendo!).
Qui parlavamo delle accuse, campate in aria, mosse da Giovanni
Donzelli (Fratelli d’Italia) alla pseudo-sinistra del Partito
Democratico (in questi giorni per il sottosegretario alla giustizia Andrea
Delmastro, che ha passato le informazioni a Donzelli, è stata disposta l'imputazione coattaper rivelazione di segreto d’ufficio), “disegnando” alcuni scenari
che potrebbero essere puri “deliri complottisti” senza fondamento
così come dei frammenti “di e delle” verità legate al caso umano e
giudiziario dell’anarchico-nichilista.
Proto-Redazione
Come di consueto alleghiamo una citazione musicale in armonia
con quanto scritto sopra: si tratta di “Kanzone su un detenuto politico”
dei “24 Grana”
AGGIORNAMENTO SULL’INCHIESTA PER TORTURA E LESIONI NEL CARCERE SANT’ANNA
Nove agenti aggiunti agli indagati nel filone d'inchiesta modenese sulle torture in carcere durante lo scoppio della pandemia
Tre mesi fa abbiamo pubblicato un dettagliato resoconto
relativo alle rivolte e alla strage nelle carceri durante i primi
giorni dell’esplosione della pandemia, un evento tanto tragico quanto
oscuro e unico nella storia penitenziaria italiana.
In quell’inchiesta (qui la prima parte e a quest’altro link la seconda), basata su fonti aperte, abbiamo provato a
ricostruire i frammenti di vita noti delle vittime (13 sono
morte nell’immediatezza di quelle funeste ore, di queste 9 erano
detenute nel carcere modenese, mentre altre 2 sono spirate a distanza di
circa un mese) oltre alle diverse versioni sulle dinamiche delle
rivolte, dei trasferimenti e dei soccorsi.
In più abbiamo parlato delle condizioni di vita disumane e
illegali che caratterizzano le nostre carceri e che, a nostra detta,
sono la causa principale di quelle rivolte, con l’arrivo del Covid
che ha aggravato strutturali problemi sanitari e sociali, la “miccia” che
le ha fatte scoppiare.
Abbiamo parlato anche dell’inchieste giudiziarie
avviate lungo tutto lo Stivale, dato che le rivolte hanno riguardato decine di
isituti.
In questi ultimi giorni la stampa riporta un aggiornamento
su uno dei filoni di inchiesta aperti a Modena: si tratta del fascicolo che
dovrebbe fare luce sulle violenze e sulle carenze nei soccorsi (e in
particolare sui pestaggi “punitivi” avvenuti nel cosiddetto “casermone” prima
dei trasferimenti), originariamente aperto a carico di ignoti, poi sono stati
indagati 5 agenti per tortura e lesioni, mentre adesso gli
indagati sarebbero passati a 14: stando a quanto riporta Il Resto del Carlino l’iscrizione al registro indagati di altri 9 agenti sarebbe legata alla
testimonianza di due ristretti.
UN’ALTRA ESTRADIZIONE CONCESSA DOPO LA DISCUSSA LEGGE
ANTITERRORISMO
Aggiornamento sulla questione delle estradizioni
richieste dalla Turchia a Svezia e Finlandia come condizione per la ratifica
dell’entrata nel patto atlantico.
"Schiaccia" o clicca l'immagine per ingrandirla e vederla nitida
A Maggio dello scorso anno, quando i due paesi scandinavi
siglavano un memorandum con la Turchia in cui si impegnavano a cooperare nella
lotta al terrorismo, abbiamo cominciato a seguire le pretestuose richieste di
Ankara in un apposito format intitolato “Come va a finire?!”: pretendeva
la consegna di più di 150 dissidenti, per lo più nell’ambito della
sinistra curda ma non solo, che venivano bollati come “terroristi” (tra
i quali c’era addirittura una parlamentare svedese curda-iraniana, un poeta deceduto
da anni e un giornalista che sarebbe vicino alla confraternita islamica
“gulenista”).
Tra le varie domande ci chiedevamo se il nuovo governo di
destra svedese avrebbe continuato a cedere alle richieste del “Sultano”
Erdogan sulla pelle dei curdi, mentre almeno due persone nell’ultimo
anno sono state estradate e la recente approvazione di una nuova
legge antiterrorismo nel paese scandinavo desta preoccupazione: più che combattere
il terrorismo, mentre Erdogan supportamilizie
jihadiste in chiave anti-curda (con le forze militari siriane a maggioranza
curda alleate alla NATO contro l’ISIS e tacciate dall’alleato NATO turco di essere a loro volta terroriste), la nuova norma potrebbe mettere seriamente in
pericolouna serie di diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà
d’espressione, potenzialmente identificando come “propaganda”
l’attività dei simpatizzanti e sostenitori del PKK, oltre a
criminalizzare qualunque forma di supporto logistico, e non parliamo di
forniture di armi ma anche, banalmente, l’offrire accoglienza a chiunque
sia considerato, a torto o a ragione, appartenente a un’organizzazione
terroristica.
La NATO infatti è una di quelle istituzioni che considera il PKK
(il Partito dei Lavoratori del Kurdistan il cui leader recluso, Ocalan,
ha compiuto un salto ideologico dal nazionalismo e dal marxismo-leninismo al
modello confederalista-democratico libertario e che ultimamente ha
dichiarato un cessate il fuoco unilaterale) un’organizzazione
terroristica, nonostante molti ne chiedano la cancellazione dalle apposite
liste, e che a partire dal memorandum siglato la scorsa estate a Madrid anche i
due paesi scandinavi considerano tale.
AZIONE/INSTALLAZIONE DI “SUD EUROPA DI FRONTE ALLA
TURISTIFICAZIONE”
Azione del nodo partenopeo
di “S.E.T. i diritti al tempo del turismo” (parte della rete di lotta
e resistenza contro l’industria turistica denominata “città delSud
Europa di fronte alla Turistificazione”)ieri sera a Dante: alcun@
attivistə hanno incollato un dazebao, tre “maxi-pagine” per denunciare i
perversi effetti della turistificazione selvaggia, sopra le saracinesche
di un’edicola in disuso, ri-valorizzando uno spazio abbandonato dedicato
all’informazione (probabilmente non hanno ancora aperto l’ennesimo chiosco per
vendere aperitivi per ragioni burocratiche ed economiche, come la mancanza di
spazio per i servizi igienici, previsti almeno per il personale degli
innumerevoli chioschi, LOL).
L’installazione, con il fine principale di promuovere la
manifestazione per chiedere "più diritto all’abitare e meno affitti
turistici" e che si terrà alle 18:00 di Mercoledì 7 Giugno, è stata
ideata da Nicola Angrisano, “battezzato” per l’occasione come direttore
di “Liberi”, giornale murario e parodia di Libero.
L’artista/attivista aveva già ri-valorizzato un’altra edicola abbandonata in favore di Julian Assange, prima di lavorare all’installazione in supporto della battaglia contro le meccaniche perverse del capitalismo urbanistico e non tanto contro il turismo in sé (come spiegato nel loro "manifesto"):
sono quelle dinamiche che arricchiscono aziende e privati in possesso di plurime abitazioni da affittare ai turisti a prezzi esosi, rendendo ancora più scarse le abitazioni in affitto per cittadine/i “comuni”; oppure che fanno la fortuna di chi trae profitto dai viaggi di persone che una vacanza possono permettersela, incrementando i problemi della gestione dei rifiuti, dell’aumento del costo della vita, della gestione dei traballanti trasporti pubblici, della privatizzazione degli spazi pubblici e del patrimonio storico e artistico, dell’inquinamento prodotto dalle navi da crociera e dagli aerei, degli smaltimenti irregolari che seguono le ristrutturazioni, della precarizzazione di lavoratori stagionali, degli sfratti degli abitanti “storici” dei quartieri che diventano “alla moda”, innescando processi di gentrificazione temporanei, che di solito terminano quando non sono più in voga, per poi “regredire” allo status di “periferia” o di zona “off-limits” nel momento in cui nuove aree acquisiscono notorietà e vantaggi “logistico-economici”, dettati dai cicli del capitalismo urbanistico e dall’imperativo di costruire “città-vetrine” piene di “non luoghi” da attraversare “consumando”, gradevoli agli occhi di fugaci visitatori, ma sempre più difficili da abitare sul medio-lungo termine...
PERCHÉ SALVINI HA ACCOSTATO LA TRAGEDIA CON IL CALCIO?
A sinistra il tweet cancellato dal profilo di Salvini, a destra lo stesso contenuto postato su “Instagram” me epurato dalla frase sul Milan.
Il 16 Maggio, mentre l’Emilia Romagna veniva colpita dalla
seconda ondata alluvionale dell’anno, il ministro delle infrastrutture Salvini
in un tweet parlava del tanto tragico quanto purtroppo prevedibile
evento, accostandolo alla sconfitta del Milan da parte dell’Inter:
<<Cuore e impegno (e telefono che squilla di continuo)
dedicati ai cittadini di Emilia e Romagna che lottano con acqua e fango.
Un Milan senza cuore, grinta e idee non merita neanche un
pensiero>>, eppure il pensiero lo aveva appena espresso, legandolo alla
catastrofe ambientale...
Poteva spendere qualche riga, parola o tweet in più sull’emergenza
climatica, sulle speculazioni edilizie che continuano in un
territorio quasi per metà ad alto rischio idrogeologico (come molti altri lungo
il “belpaese”), ma invece ha preferito parlare del Milan: è stata una semplice
“gaffe” di un twittatore compulsivo che, purtroppo, ha comunque molto
seguito? È stata una subdola tattica di distrazione di massa
architettata con chi cura la sua comunicazione? È stato un accostamento
inopportuno e insensibile di un politico populista di bassissima caratura, di
cui poi si è “mediaticamente” pentito, cancellandolo (e che in una democrazia
sana avrebbe portato quantomeno alle scuse e alle dimissioni di Salvini, ma lui
e altr# non si è dimettono per molto peggio...)?
Non possiamo dirlo con certezza, ma come si evince dagli
screenshot ripubblicati da numerosi utenti della rete e organi stampa, in
circa un minuto il tweet è passato da circa 6 mila a più di 60 mila
visualizzazioniprima di essere cancellato dal profilo ufficiale
(forse perché si aspettava migliaia di risposte e commenti negativi? Forse è
stato un tentativo goffo di “cancellare” la “storia” da parte di un politico al
capolinea, come pronosticano molti? Comunque su Instagram è ancora visibile la
versione “pulita” del post, senza la parte relativa al Milan).
Per questo vi riproponiamo due articoli che trattano di meccanismi
mediatici e armi di distrazioni di massa:
USCITE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA, IN PUNTO DI FATTO POLITICO NON CAMBIA UNA VIRGOLA...
Clicca o tocca l'immagine per ingrandirla
Postiamo un breve aggiornamento sul cosiddetto processo “Ruby Ter”, dopo che cinque giorni fa sono state pubblicate le motivazioni della sentenza del Tribunale milanese e riproponendo due articoli su “Mr. B”, il cittadino un po’ più uguale degli altri, mentre la stampa mainstream (in particolare quella vicina o controllata direttamente da lui) si prodiga nello snocciolare le news sul suo stato di salute e non sullo stato di salute della Repubblica che ha contribuito a rendere una democrazia “a bassa intensità”, grazie alle leggi ad personas, al decadimento culturale e alle logiche individualiste propagandate con il controllo dei mass-media.
Sono state depositate le motivazioni della sentenza del processo di primo grado che vedeva Berlusconi e una ventina di persone accusate di falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari (la sentenza completa è stata pubblicata online per intero dal sito “Giurisprudenza Penale”).
Sostanzialmente, come si era capito dalla lettura del dispositivo tre mesi fa e come avevamo spiegato in un altro post (che vi riproponiamo e vi invitiamo a leggere per approfondire la vicenda), le accusate nel procedimento vestivano la qualifica di imputate, e non di testimoni, e quindi avevano il diritto di non dire “tutta la verità” o di non dire nulla. Intanto i Pubblici Ministeri hanno ribadito che valuteranno la possibilità di ricorrere in appello dopo aver letto con attenzione le quasi 200 pagine della sentenza.
In linea con la strategia editoriale di questa fanza/rivista, questi articoli “slow-news” riproposti sono “a lunga scadenza” e “da leggere con calma”: più che concentrarci su breaking-news omologate e da consumare voracemente, un po’ come ci si ciberebbe con la spazzatura dei fast-food, questi post mirano a divulgare un tipo di informazione “che resta”, che fotografa la stretta contemporaneità da una prospettiva politica e storica, un’informazione utile da fruire e da dibattere anche quando passa molto tempo dal verificarsi di una singola “news” specifica. Non dimenticate che per qualunque critica, proposta, spunto di riflessione o commento c’è lo spazio dei commenti qui sotto e siamo sui vari social, mainstream e non… Grazie della vostra preziosa attenzione e buona lettura!