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27.3.26

TIKKUN, UN COLLETTIVO DI EBREƏ ANTISIONISTƏ

RIPARARE IL MONDO CON ANTIRAZZISMO, DECOLONIZZAZIONE E GIUSTIZIA SOCIALE

ABBIAMO INCONTRATO TIKKUN INSIEME A DUE "REFUSENIKS", DUE OBIETTORI DI COSCIENZA ISRAELIANI


Ella Keidar Greenberg e IddoElam di Mesarvot sono due giovani “refuseniks”, obiettori di coscienza israeliani che hanno rifiutato di servire un esercito storicamente coinvolto in un’occupazione illegale, e ora nel genocidio. Sarebbe una scelta ovvia ma, in Israele, se non fai il servizio militare sei considerato un reietto o un traditore.





Li abbiamo incontrati a dicembre allo "Zero 81" di Napoli, insieme ad altri attivisti di Tikkun, un collettivo italiano di ebreə antisionistə.

8.11.25

SOPRAVVISSUTO A SHOAH: ‘A GAZA È OLOCAUSTO’, ‘SIONISTI SIMILI AI NAZI’

GAZA È UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO E DI STERMINIO, PARAGONE CON LAGER NAZISTI È OVVIO’

ISRAELE STA PREPARANDO LA “SOLUZIONE FINALE” PER LA QUESTIONE PALESTINESE’

FANNO CONTINUAMENTE CONNESSIONI CON L’OLOCAUSTO PER ACQUISIRE IMPUNITÀ, E QUESTA POLITICA DELIBERATA DEI SIONISTI FA AUMENTARE L’ANTISEMITISMO’


Dopo più di due anni di stermini quotidiani e di bugie goffe, alcuni dibattono ancora sull’appropriatezza del termine genocidio per definire quello che sta accadendo a Gaza e nel resto della Palestina. La Commissione d’Inchiesta ONU sui territori palestinesi occupati lo ha messo nero su bianco due mesi fa. Lo storico israeliano ed esiliato accademico Ilan Pappé, fin dai primi anni duemila, definiva la sistematica oppressione del popolo palestinese come “genocidio incrementale”, ovvero un genocidio iniziato nel ‘48 e incrementato gradualmente, fino al punto che, oggi, qualcuno non lo esita a definire un <<Olocasuto>>. Tra questi c’è Stephen Kapos, un sopravvissuto all’Olocausto di origine ungherese. A 7 anni si è salvato assumendo una falsa identità e vivendo nascosto dopo l’invasione tedesca dell’Ungheria nel 1944. Poi, nel 1956, si è trasferito nel Regno Unito dopo l’invasione dell’URSS. Diversi membri della sua famiglia sono stati sterminati, suo padre è stato deportato nei campi di concentramento nazisti ma, alla fine, è riuscito a tornare a casa.

Kapos non è certo l’unico sopravvissuto alla Shoah critico delle politiche israeliane. Tra i vari segnaliamo Aryeh NeierMarion IngramHajo Meyer e Gabor MatéDi “olocausti”, al plurale, ne ha parlato Theodor Meron, anche lui sopravvissuto alla Shoah: è uno di quei giudici che ha dato un parere favorevole alla procura della Corte Penale Internazionale sul mandato di cattura per Netanyahu, il premier-criminale di guerra che, ovviamente, ha definito la Corte <<antisemita>>.

In questo articolo, e nel video collegato, riportiamo alcuni passaggi dell'intervista di Stephen Kapos rilasciata alla testata britannica “Double Down News”, che ringraziamo per averci concesso di usare alcuni pezzi del suo filmato.

Le parole di Kapos non lasciano spazio a interpretazioni assolutorie per tutti quei settori della società israeliana e globale che portano avanti il genocidio. Lo hanno sostenuto direttamente con il supporto militare, diplomatico, politico, economico e, non da ultimo, mediatico. Senza giornalisti asserviti o “distratti”, sarebbe molto più difficile uccidere migliaia di innocenti con la scusa che “è tutta colpa di Hamas”... Il negazionismo dell’Olocausto di Gaza, come quello degli olocausti di ebrei, rom, disabili, gay e oppositori politici durante la Seconda Guerra Mondiale, non solo provoca ribrezzo, ma deve spingerci a continuare a parlare affinché “mai più” significhi davvero “mai più” per nessuno.


Stephen Kapos durante l'intervista a "Double Down News" in giacca e cravatta. In risalto le scritte: SOPRAVVISSUTO A SHOAH: ‘A GAZA È OLOCAUSTO’, ‘SIONISTI SIMILI AI NAZI’  ‘GAZA È UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO E DI STERMINIO, PARAGONE CON LAGER NAZISTI È OVVIO’  ‘ISRAELE STA PREPARANDO LA “SOLUZIONE FINALE” PER LA QUESTIONE PALESTINESE’  ‘FANNO CONTINUAMENTE CONNESSIONI CON L’OLOCAUSTO PER ACQUISIRE IMPUNITÀ, E QUESTA POLITICA DELIBERATA DEI SIONISTI FA AUMENTARE L’ANTISEMITISMO’


L’OLOCAUSTO DEI PALESTINESI

<<Quello che sta succedendo a Gaza è un Olocausto. Ciò che il governo israeliano sta progettando è la “soluzione finale” alla questione palestinese. Da sopravvissuto all’Olocausto la mia reazione è: “non nel mio nome!.

20.6.24

PALESTINIAN WOMAN

UN'OPERA CHE EVOCA L'AMPIEZZA DELLA VIOLENZA DELLA FORZE DI OFFESA ISRAELIANE


Un disegno di Matteo Traballoni, "Palestinian Woman", richiama alla nostra mente alcuni aspetti dell'acme del genocidio incrementale in Palestina di cui abbiamo parlato tra queste pagine digitali.



Al centro e in primo piano il volto di una donna segnato da diverse ferite con un velo sul capo. Sullo sfondo si intravede il deserto e qualche casupola. In alto a destra un soldato con insegne israeliane che imbraccia un fucile.
Il disegno di Matteo realizzato con matita rossa su carta semplice in formato A5


Inauguriamo lo spazio di Fanrivista dedicato all'Artivismo con un'opera di Matteo Traballoni, che abbiamo conosciuto al festival delle auto-produzioni underground capitolino "Crack!", e precisamente all'edizione di due anni fa.

15.4.24

RITORNIAMO A ESSERE UMANI

IN RICORDO DI VITTORIO ARRIGONI

Ricordiamo Vittorio Arrigoni parlando dei punti mai chiariti riguardo alla sua barbara uccisione e riportando alcuni dei suoi articoli che siamo riusciti a scovare nei meandri del web tra cui, in particolare, un post pubblicato sul suo blog, "Guerrilla Radio", in cui immaginava uno stato unico come soluzione all'annosa questione palestinese. 

Su quel sito, attualmente offline ma di cui esistono ancora diverse tracce sul web, campeggiava questa descrizione: <<Guerriglia alla prigionia dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito>>. Ogni articolo di "Vik" si concludeva con un motto celebre, che è anche un monito: <<Restiamo Umani>>.



Nel disegno: a sinistra Vittorio Arrigoni con kefiah e pipa. Stringe la manod  di un bambino, sulla destra, ritratto di spalle: è il personaggio "Handala" dell'artista Naji al-Ali.
Immagine di Latuff: il bambino ritratto di spalle e il personaggio "Handala" dell'artista Naji al-Ali. Immagine tratta da Wikimedia



LA PRESENZA PROTETTIVA CONTRO ABUSI DI COLONI E FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE

Tredici anni fa veniva ritrovato il corpo strangolato di Vittorio Arrigoni, detto "Vik". Discendente di partigiani, giornalista e attivista pacifista dell'International Solidarity Movement, l'associazione in cui militava al momento della sua morte.

Si tratta di un gruppo di attiviste e attivisti che si oppone all’occupazione israeliana con la non violenza, seguendo la strategia della “presenza protettiva”: presenziano manifestazioni, sgomberi forzati, i momenti della raccolta delle olive "disturbati" dai coloni e la distruzione illegale di case e infrastrutture con mezzi pesanti per fare spazio a nuovi insediamenti israeliani, e oppongono resistenza passiva, interponendosi fisicamente tra gli obiettivi della repressione coloniale e chi la perpetra.

Sostanzialmente, in queste situazioni fungono da "scudi umani" per tentare di frenare l'espansione dell'occupazione, e documentano tutto con riprese e foto per fare da deterrente contro i soprusi delle milizie paramilitari dei coloni e dell’esercito israeliano. In un'intervista spiegava che lui, e tutt* le attivist* del Mondo, avevano l'obbligo morale di andare in quella terra per essere come degli <<scudi umani>>, schierati di fronte ai cecchini, fungendo da <<forza di interposizione, esattamente quello che dovrebbero fare le Nazioni Unite, in modo che il diritto internazionale venga rispettato>>.

Oltre all'attivismo in Palestina aveva sulle spalle altre esperienze di cooperazione umanitaria in America Latina, Africa ed est-Europa.



LE CIRCOSTANZE DELL'OMICIDIO MAI CHIARITE

Arrigoni fu ucciso, secondo la ricostruzione ufficiale, da una "cellula impazzita" che si opponeva ad Hamas, un gruppo salafita noto come la "Brigata dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima".

27.1.24

DEFINIZIONE DI OLOCAUSTO, DELL’OLOCAUSTO E DEGLI OLOCAUSTI

Per la rubrica “Define” pubblichiamo un breve editoriale nella “Giornata della Memoria” più discussa della storia, cercando di fare chiarezza sulle diverse accezioni della parola “olocausto”. Partiamo proprio dalla definizione che troviamo nei dizionari.

 

 

Alcuni virgolettati di Gabor Maté: definisce Gaza <<il più grande campo di concentramento al mondo>>; << C’era una terra con delle persone, e altre persone la volevano, se la sono presa e continuano a prendersela, continuano a discriminare, opprimere ed espropriare: questo è quanto>>; <<l’omicidio dei miei nonni ad Auschwitz non giustifica l’esproprio dei palestinesi in corso, che giustizia, verità e pace non sono prerogative tribali. Che il “diritto di difendere sé stessi” di Israele, inattaccabile in principio, non conferisce validità alle uccisioni di massa>>; <<La sproporzione di potere, di responsabilità, di oppressione è così marcata da un lato, che basta pensare alla peggiore cosa che si può dire di Hamas moltiplicata per mille, e quella cosa non sarà paragonabile alla repressione israeliana, alle uccisioni e alle espropriazioni dei palestinesi>>
Foto a sinistra di "Gabor Gastonyi", fonte "Clare Day", rilasciata con licenza "creative commons"

DEFINIZIONE DI OLOCAUSTO

Il significato originario e letterale della parola “olocausto” si riferisce a un’antica forma di sacrificio in cui un animale veniva offerto alla divinità bruciandolo. Un’altra accezione del termine indica metaforicamente il sacrificarsi per qualcosa con dedizione assoluta. Altro significato può essere quello di sterminio, massacro, genocidio di un gruppo.

Quando si parla di “Olocausto” (con la lettera grande) nella maggioranza dei casi ci si riferisce al più grave evento della storia dell’umanità, allo sterminio pianificato scientificamente e minuziosamente di ebrei, di rom, di omosessuali, di Testimoni di Geova, di diversamente abili, di oppositori politici e di prigionieri di guerra, e quindi delle minoranze perseguitate dal nazismo. Si parla infatti anche di “Olocausti” al plurale oppure di “Omocausto” intendo quello specifico della comunità LGBT, o ancora di “Porajmos” (letteralmente traducibile in “Devastazione”) e di Samudaripen (“tutti uccisi”) nella lingua dei romanì, e ovviamente di “Shoah” (“Distruzione” in ebraico).