Parliamo dell’ipocrisia del “dis-ordine” internazionale ragionando sulle azioni di sabotaggio nel Mar Rosso e sull’invio di militari per proteggere le merci invece che le persone.
RIDUZIONE DEL TRAFFICO COMMERCIALE MARITTIMO E “RIDUZIONE” DI VITE UMANE
In questi ultimi tre mesi abbiamo assistito a un massacro senza precedenti di civili, medici, operatori sanitari, giornalisti e funzionari delleNazioni Unite a opera dei fascio-sionisti e fanatici messianici israeliani, dopo un atto illegittimo e un eccidio terribile compiuto dalla più conosciuta delle fazioni della resistenza palestinese, Hamas. Quell’atto illegale però non può invalidare la resistenza in toto, anche armata (come abbiamo spiegato tra queste pagine intervistando Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori occupati).
Gran parte dei
potentati occidentali (quelli mediatici inclusi) caldeggiano la “legittima
difesa israeliana” che in realtà è “illegittima offesa”, una punizione collettiva di
un popolo che vive da decenni sotto una brutale occupazione militare. Ma soprattutto
sono interessati a difendere il principale “cliente” della NATO nell’area,
Israele per l’appunto, baluardo degli interessi imperialisti occidentali in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi i “Partigiani di Dio” filo-iraniani, noti come Houthi, hanno avviato una serie di azioni di sabotaggio contro le navi commerciali che transitano nel Mar Rosso, delle azioni di disturbo che minacciano il transito di merci in una delle principali rotte del commercio globale, quella che passa per il Canale di Suez, con l’intento dichiarato di fermare l’invasione di Gaza.
