CONTINUANO GLI OSTACOLI ALLE ONG: DAL NAUFRAGIO DELL'11 MARZO A QUELLI DEL 25
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Pubblichiamo un lungo editoriale sulle stragi in mare, che
purtroppo continuano anche se dopo Cutro si era detto “mai più”, sugli ostacoli
alle navi delle ONG, sul blocco della nave Louise Michel, sugli spari dei
sedicenti guardacoste libici alla Ocean Viking, sulla condanna della CEDU per
l’hotspot di Lampedusa, sui cosiddetti “scafisti” (che non necessariamente sono
anche “trafficanti”), sulle giustificazioni delle autorità governative italiane
ed europee, sulle conclusioni di un’indagine dell’ONU che documenta le
sistematiche torture che avvengono nei lager libici, e sulle domande che non
sono state fatte in alcuni media mainstream...
A Cutro 92 persone sono morte (più di 20 erano sotto i 13
anni e si cercano ancora altri dispersi) a poche bracciate dalle nostre coste.
Vedere l’angoscia così vicina, a pochi metri dalla nostra indifferenza e
assuefazione, ha avuto un impatto emotivo e mediatico molto forte: quando però
quello stesso tormento si verifica un po’ più in lontananza anche l’attenzione
dei media mainstream cala, facendo spazio a nuove armi di distrazione di masse
e facendoci assuefare ai “numeri” di vittime che in realtà sono numeri di storie, di sogni infranti tra i flutti
di mare, di diritti affondati da politiche menefreghiste e miopi. Per questo
torniamo a parlare delle altre stragi che si sono verificate in questi ultimi
giorni, dopo che si era detto “mai più tragedie del genere”, “se partono con i
figli è colpa loro” e così via… Per questo dobbiamo cercare di non far “sgonfiare”
l’attenzione e attivarci quotidianamente per fermare le stragi!
IL NAUFRAGIO DELL’11 MARZO: RESPONSABILITÀ MORALI,
POLITICHE E OPERATIVE: LONTANO DAGLI OCCHI, LONTANO DALL’OPINIONE PUBBLICA
Intorno alle 2 e 30 dell’11 Marzo Alarm Phone -a due settimane dalla strage di Cutro-
segnalava la presenza di una barca con 47 persone: a distanza di 30 ore da quel primo
segnale di allarme, dopo che ne erano stati inviati altri incluso uno
dall’aereo della Sea Watch, ne moriranno 30, mentre 17 verranno salvate
da una nave mercantile. Nello specifico, alcune barche si sono schierate in
maniera tale da ostacolare la violenza delle onde ma, nonostante ciò, la barca
si è ribaltata e solo alcune vite sono state salvate. Nella
ricostruzione delle ONG si spiega che, inizialmente, nelle immediate vicinanze
c’erano un’altra imbarcazione mercantile e una petroliera che però <<hanno
proseguito la rotta senza prestare soccorso>>. Le autorità libiche
avevano detto di non avere mezzi a disposizione, chiedendo aiuto all’Italia,
mentre quelle maltesi avrebbero addirittura agganciato il telefono...
Mediterranea Saving Humans e le due ONG succitate
hanno diffuso un comunicato congiunto sulla vicenda, tre giorni dopo il
naufragio, in cui si afferma che le autorità italiane e maltesi avrebbero potuto coordinare
un’operazione di soccorso, e che il Centro di coordinamento marittimo (MRCC)
con sede a Roma aveva <<già coordinato diverse operazione di questo
tipo al di fuori della sua area SAR>> (acronimo che indica l’area
dell’attività di Ricerca e Soccorso). Nel comunicato è presente anche una
dettagliata cronologia degli eventi.