NON FACCIAMO CONFUSIONE...
Sentiamo infatti spesso parlare di merito come criterio di
giustificazione dello status sociale e delle ricchezze di cui possono godere
solo pochi e della corrispettiva meritocrazia, la divisione in classi
sociali basata sui criteri tecnocratici dettati dal “mercato”, e quindi dal
culto del profitto e dell’accumulazione infinita, che diventa anche ragione per
decidere chi deve decidere, chi deve comandare e chi deve ubbidire. Ma
determinare e valutare chi è più qualificato nello svolgere un singolo compito,
oppure un insieme di mansioni specifiche, non equivale ad avere un metro
oggettivo che, deterministicamente, può essere adottato per stabilire chi deve
avere più ricchezza e potere decisionale. E pure ammettendo che un tale
strumento esista e che sia “scientificamente” imparziale, sarebbe comunque
giusto impiegarlo?! O forse sarebbe più sensato intervenire sulle condizioni di
partenza che favoriscono o condannano singoli e gruppi, e che giustificano
disuguaglianze economiche e gerarchiche, per rimuovere gli ostacoli o le
circostanze favorevoli alla base delle disparità e dei privilegi, puntando
al successo collettivo invece che a quello individuale?!
