APPROVATO IL DECRETO INUMANO: COMMISSARIO ONU NE HA GIÀ CHIESTO IL RITIRO
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| A sinistra alcuni articoli sulla richiesta dell'ONU di abolire il decreto. Al centro un'immagine di un soccorso tratta dal sito di Mediterranea Saving Humans. Le altre immagini provengono da Pixabay. |
CRIMINALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETÀ E DISSOBEDIENZA CIVILE
In questo post parliamo del cosiddetto “decreto ONG” (noto anche come decreto anti-sbarchi e decreto Piantedosi) approvato l'altroieri. Lo facciamo partendo da alcuni spunti emersi durante un incontro svolto il 16 Febbraio all’Ex Opg di Napoli, cui hanno preso parte Sacha Girke di Iuventa, Laura Marmorale di Mediterranea, Abdel El Mir e Moussa Abdoul Aziz Diakité del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli (MMRN).
Tema principale dell’appuntamento era la criminalizzazione della solidarietà e delle migrazioni, e più nello specifico del processo in corso a Catania dove alla sbarra siedono 4 membri del team di Iuventa (altri sono stati prosciolti).
Nelle prossime righe invece ripercorriamo alcune tappe della "storia legislativa" degli ultimi anni culminata nell'ultimo decreto, una storia all’insegna della criminalizzazione della solidarietà ma fatta anche di battaglie sociali e di fondamentali esempi di disobbedienza civile.
DAL CASO OCEAN VIKING AL DECRETO ONG
Nell’Ottobre 2022 il neo-insediato governo bloccava la nave Ocean Viking della ONG Sos Mediterranee a largo delle coste siciliane, impedendone lo sbarco a Catania: quasi 250 migranti venivano dirottati verso il porto francese di Tolone. Le autorità francesi spiegavano l’eccezionalità del provvedimento mentre il governo italiano rivendicava la legittimità del rifiuto con l’argomentazione che quelle persone non avevano bisogno di essere soccorse e che quindi non doveva essere assegnato loro il porto più vicino, argomentazione confutata dalla Commissione europea.
Queste “prove di forza” con chi è debole e che mettono a rischio la vita dei migranti non sono nuove: Matteo Salvini, è ancora a processo per aver impedito (quando era Ministro dell’Interno nel governo “giallo-verde”) nel 2019 l’ingresso della nave della Open Arms e di più di 160 migranti e richiedenti asilo con l’argomentazione della minaccia per la sicurezza nazionale ai tempi dei “decreti sicurezza”: è accusato di sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio, rischiando fino a 15 anni di carcere.
Il 15 Febbraio il cosiddetto “Codice di condotta delle Ong” (tecnicamente il Decreto Legge num. 1 del 2 Gennaio 2023) è stato approvato alla Camera e l'altro ieri in Senato. Sono almeno tre i punti critici del decreto, firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che per le ONG che si occupano di SAR (Search and Reascue, ossia dell’attività di Ricerca e Soccorso) e per diversi esponenti istituzionali internazionali e della società civile sono in palese violazione del diritto internazionale. Punti che sembrano studiati per ostacolare con la burocrazia le attività delle ONG (mentre il governo invoca la questione della “difesa” dei confini, difesa che in realtà è stata appaltata alla sedicente Guardia Costiera libica, come argomentiamo nelle prossime righe): dopo un salvataggio non si può approdare nel porto più vicino ma solo in quello assegnato dalle autorità, costringendo le persone a bordo a navigare in condizioni precarie anche per giorni (dato che i porti assegnati distano anche diversi giorni di navigazione) e, paradossalmente, a essere “spedite” per decine di chilometri come dei pacchi, via pullman, in zone prossime al porto più vicino ma non a quello di assegnazione (in pratica dopo giorni in mare per raggiungere il porto più lontano vengono rimandati indietro).
