20.6.24

PALESTINIAN WOMAN

UN'OPERA CHE EVOCA L'AMPIEZZA DELLA VIOLENZA DELLA FORZE DI OFFESA ISRAELIANE


Un disegno di Matteo Traballoni, "Palestinian Woman", richiama alla nostra mente alcuni aspetti dell'acme del genocidio incrementale in Palestina di cui abbiamo parlato tra queste pagine digitali.



Al centro e in primo piano il volto di una donna segnato da diverse ferite con un velo sul capo. Sullo sfondo si intravede il deserto e qualche casupola. In alto a destra un soldato con insegne israeliane che imbraccia un fucile.
Il disegno di Matteo realizzato con matita rossa su carta semplice in formato A5


Inauguriamo lo spazio di Fanrivista dedicato all'Artivismo con un'opera di Matteo Traballoni, che abbiamo conosciuto al festival delle auto-produzioni underground capitolino "Crack!", e precisamente all'edizione di due anni fa.

13.6.24

L'ASTENSIONE VINCE ALLE EUROPEE

LA POLITICA NON È SOLO RECARSI ALLE URNE MA NON È DETTO CHE VOTARE NON SERVA A NULLA (ANCHE PER CHI SI DEFINISCE ANARCHICHə)

Per la rubrica "Dati Parziali" alcuni dati sul vero vincitore, in Italia e in tutta l'UE, delle ultime elezioni per il Parlamento europeo. Nella seconda parte di questo mini-post un commento di un militante libertario che ha scelto di votare.


In alto a sinistra un manichino infila una scheda elettorale, con disegnato sopra un punto interrogativo e uno esclamativo, nell'urna con un simbolo dell'unione europea rivisitato in chiave "spaziale". In basso a destra il volto di Camillo Berneri. Al centro la scritta: <L'ASTENSIONE VINCE ALLE EUROPEE LA POLITICA NON È SOLO RECARSI ALLE URNE MA NON È DETTO CHE VOTARE NON SERVA A NULLA (ANCHE PER CHI SI DEFINISCE ANARCHICHə)>. La "A" di "anarchichə" è il simbolo della "A cerchiata".


11.6.24

QUASI 300 UCCISI PER LIBERARE 4 OSTAGGI A GAZA

LE NARRAZIONI A SENSO UNICO DEL MASSACRO DI NUSEIRAT ("OPERAZIONE ARNON" O "SEMI D'ESTATE")

L'UNICA CHANCE DI NETANYAHU È LA PULIZIA ETNICA "DAL FIUME AL MARE" E RI-COLONIZZARE GAZA


Sullo sfondo i grigi scheletri degli edifici di una Gaza in rovine, avvolti da fumo e fiamme. Al centro uno "strillone" (ragazzo che vende giornali agli angoli delle strade, in inglese "newsboy") che strilla: <edizione straordinaria: è tutta colpa di Hamas! La vita di un palestinese non vale quanto quella di un israeliano>.
Dettaglio dell'mmagine sullo sfondo della Tasnim News Agency tratta da Wikimedia, rilasciata con licenza Creative Commons


Al campo profughi di Nuseirat l'8 Giugno, a tre giorni di distanza dall'ennesimo bombardamento di una struttura dell'UNRWA nella stessa zona, sono stati liberati 4 ostaggi di Hamas in un sanguinoso raid di due ore. L'esercito israeliano, con il supporto anglo-americano, ha causato almeno 274 morti palestinesi nell'operazione di salvataggio che è diventata un massacro (il secondo di questo tipo). 

Mentre ci fanno vedere le immagini e le storie degli ostaggi che si trovavano al rave "Supernova", il prossimo imputato per crimini di guerra Netanyahu che li va a salutare con il favore delle telecamere, l'euforia manifestata per il loro ritorno, non si tiene conto del fatto che la salvezza di quattro persone è costata la morte e il ferimento di un altro migliaio. Ciò conferma che una vita palestinese vale molto meno di quella di un israeliano, che i primi non sono completamente umani, che andrebbe bene sterminare l'intera popolazione di Gaza per salvare tutti gli ostaggi.

Si vedono i video dell'arrivo degli elicotteri e di Noa Argamani , definita "simbolo" del 7 Ottobre, ma su principali giornali e televisioni raramente hanno fatto vedere le devastazioni inflitte per l'"eroica" operazione.

Intanto la ONG Euro-Med Monitor denuncia che l'operazione ha violato svariati aspetti del diritto umanitario internazionale e chiede indagini per capire se gli USA hanno contribuito non solo fornendo intelligence, ma anche supporto logistico, tramite il molo temporaneo che dovrebbe servire solo a trasportare aiuti umanitari (e che, strana coincidenza, per alcuni giorni non ha funzionato).

Oltre a ricostruire nella maniera più approfondita possibile la dinamica degli eventi analizziamo anche la narrazione della stampa mainstream e le implicazioni giuridiche dell'azione militare.

La principale "scusante" per un costo di vite civili e di distruzione così alto risiederebbe nel fatto che Hamas si "mimetizza" tra la gente e usa la popolazione civile come "scudi umani": ciò, dal punto di vista del diritto internazionale (oltre che da quello morale, secondo l'opinione di chi scrive) non giustifica assolutamente questo genere di attacchi e la furia vendicativa-genocida. Si sta conducendo una guerra iper-tecnologica seguendo delle regole medioevali (con un uso massiccio delle più economiche e devastanti "bombe stupide"). Siamo tornati indietro di secoli in quanto a conquiste giuridiche, si stanno stabilendo dei pericolosissimi standard, ancora più mortiferi di quelli a cui ci eravamo "comodamente" abituati, ed è in pericolo l'intera umanità.

Dopo aver parlato di questi aspetti, nella seconda parte di questo post si trova un editoriale "incollato" all'articolo di cronaca: ricordiamo che anche Israele tiene in ostaggio migliaia di prigionieri in un sistema di apartheid giudiziario, e parliamo degli infausti scenari politici che dovrebbero portare a un cessate il fuoco, ostacolato dalla "vera" e confusa strategia di Netanyahu, più che da quella di Hamas, che probabilmente ripone le sue speranze in un intervento "divino" e che avrebbe comunque accettato, da tempo, le condizioni che USA e Israele dicono che continua a rifiutare. 

La strategia di chi crede nella libertà per tuttə, dal fiume al mare, dovrebbe essere un'altra: cercare verità, giustizia, far assumere a ognuno le sue responsabilità, unire le forze di quelle persone che hanno subito le conseguenza della guerra e che, nonostante ciò, hanno il coraggio di non volerla continuare.



6.6.24

SVEZIA E FINLANDIA NELLA NATO: ERDOGAN E ORBAN SI PORTANO A CASA ANCHE GLI AEREI DA GUERRA

UN BILANCIO DEGLI ULTIMI MESI: DAGLI F16 AI PASSAPORTI DORATI TURCHI, PASSANDO PER I CACCIA SVEDESI IN USO ALLA "DEMOCRAZIA ILLIBERALE" E AUTOCRATICA DI ORBAN


In alto a sinistra una caricatura 3d di Erdogan. A destra un disegno di Orban. Al centro un aereo da guerra. Sotto, in rilievo, delle spillette con le bandiere dei due paesi scandinavi e il simbolo della NATO. Sullo sfondo dei proiettili.
Caricatura di Erdogna da Wikimedia di DonkeyHotey rilasciata con licenza Creative Commons


Il 7 Marzo anche la Svezia, dopo la Finlandia, è entrata ufficialmente nella NATO, su spinta della paura, fondata o meno, delle mire espansionistiche della Russia di Putin. Si dovrebbe discutere sul fatto che questo timore sia almeno parzialmente fondato, oppure bellicisticamente indotto dai contrapposti disegni e interessi economici del decadente "impero occidentale" a guida USA, oltre che dall'insufficiente ricorso alla diplomazia per risolvere un conflitto iniziato con l'invasione degli "omini verdi" nel 2014. Infatti, già dall'annessione russa della Crimea, Svezia e Finlandia cominciavano a ragionare sulla fine della loro politica neutrale e, così facendo, potersi eventualmente appellare al principio di difesa reciproca stabilito dal quinto articolo del trattato nord-atlantico, invocato solo una volta nella storia (dagli USA dopo l'11 Settembre). Mentre il Mar Baltico è diventato una sorta di "maxi-lago" governato dall'Alleanza atlantica, si discute dell'aumento delle spese militari dei nuovi entrati, raccomandato al minimo del 2% del PIL fin dal 2014. Sarebbe anche utile dibattere sulla natura -formalmente- difensiva del patto atlantico, sulla possibilità di superarlo, sul ruolo dei BRICS, della Shangai Cooperation Organization, sui paesi non allineati e, più in generale, su come avvicinarsi il più possibile all'utopia di un mondo senza guerra...

Però lo scopo specifico di questo post e della rubrica in cui è pubblicato è principalmente un altro: due anni fa avevamo inaugurato il format di Fanrivista intitolato Come va a finire?, con l'obiettivo di seguire l’evoluzione di certi eventi per capire, per l’appunto, “Come andranno a finire”.

La Turchia, nel 2022, aveva siglato un memorandum con i due paesi scandinavi a Madrid: Svezia e Finlandia si impegnavano a non restringere il commercio di armi e a combattere insieme al paese mediorientale il "terrorismo". Erdogan aveva richiesto la consegna di circa 150 "terroristi" che, in realtà, erano dissidenti politici. Per diverse ragioni, tra cui l'impossibilità di estradare persone ricercate per reati politici, la richiesta era apparsa fin da subito pretestuosa. Il principale scopo -raggiunto- era quello di fare pressione per ottenere altri armamenti e garantirsi impunità per reprimere i curdi dentro, fuori e nelle vicinanze dei propri confini. Paradossalmente un'altra richiesta di estradizione dai confini turchi verso l'UE è stata negate a causa dei cosiddetti "passaporti dorati".

Poi, alle pressioni del Sultano Erdogan, si sono aggiunte quelle del "democratico illiberale" Orban. Il parlamento ungherese, infatti, è stato l'ultimo ad approvare l'entrata della Svezia nel Patto Atlantico...



LE ESTRADIZIONI DI DISSIDENTI POLITICI RICHIESTE E QUELLA NON CONCESSA DI UN NARCOTRAFFICANTE

Dal 7 Marzo la Svezia è il 32esimo membro della NATO, a distanza di quasi un anno dall'entrata della confinante Finlandia. Il "Sultano" turco Erdogan, due anni fa, aveva richiesto a Svezia e Finlandia diverse espulsioni e di estradizioni di loro residenti e cittadini verso la Turchia, con la minaccia di porre il veto alla loro entrata nella NATO. Infatti la ratifica dell'entrata di nuovi membri nell'Alleanza atlantica necessita dell'approvazione degli stati membri, e deve passare nei rispettivi parlamenti.

In quel frangente era stato siglato un memorandum d'intesa a Madrid dai 3 paesi, con l'obiettivo formale della lotta al terrorismo, oltre ad annullare l'embargo di armi, limitato o interrotto da diversi paesi europei (Svezia e Finlandia inclusi) a seguito dell'invasione turca nel nord-est della Siria nel 2019.

Era stata diffusa anche una lista di decine di "ricercati" dalla Turchia. Gli obiettivi della "lista di proscrizione" erano diversi esponenti (o ritenuti tali) di schieramenti politici eterogenei: dal PKK (il partito comunista curdo) a "FETO" (il movimento democratico-islamista di Fethullah Gulen, noto anche come "Hizmet", bollato dal presidente-autocrate Erdogan come Organizzazione del Terrore Gulenista che starebbe dietro al fallito tentativo di colpo di stato del 2016), passando per le YPG/YPJ e PYD (acronimi delle Unità di Protezione Popolare, formazioni combattenti alla guida delle FDS, alleate degli USA in chiave anti-ISIS, e del Partito dell’Unione Democratica nel nord della Siria). Nella lista si trovavano anche una parlamentare svedese di origine curda-iraniana, Amineh Kakabaveh, diversi giornalisti e perfino un poeta curdo deceduto da tempo.

4.6.24

MINACCE ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DA ISRAELE E USA

LA MINACCIA COME MEZZO DI RISOLUZIONE E IMPOSIZIONE NELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI

L'uso della forza militare e la minaccia di usarla sono i principali strumenti violenti per risolvere controversie internazionali e sono vietati dal diritto internazionale, oltre che "ripudiati" dalla nostra Costituzione.


Oltre alle "minacce militari" vanno considerate anche quelle dirette a singole persone. In questo post parliamo di quelle rivolte a Fatou Bensouda, Procuratrice capo della Corte Penale Internazionale fino al 2021, e al suo successore, Karim Ahmad Khan, che ha richiesto dei mandati di arresto per i leader di Israele e di Hamas.


Nella conclusione di questo post parliamo delle distorsioni e delle possibilità di "conflitto" generate e offerte dal diritto internazionale. Iniziamo, però, ripercorrendo sinteticamente le vicende giudiziarie al centro delle indagini delle due corti con sede all'Aja.



Sullo sfondo il disegno di un manifesto con sopra scritto "Wanted" e sotto "for war crimes and crimes against humanity". Al centro la foto di Netanyahu.



LE ACCUSE DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE E LE MISURE PRECAUZIONALI DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

Il 20 Maggio 2024 Karim Khan, Procuratore capo della Corte Penale Internazionale ha presentato alla Pre-Trial Chamber (la Camera di giudizio preliminare) una richiesta di mandati di arresto per Benjamin Netanyahu (premier israeliano), Yoav Gallant (ministro della difesa israeliano), Yahya Sinwar (vertice di Hamas a Gaza), Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri detto "Deif" (comandante delle brigate Al-Qassam) e Ismail Haniyeh (capo politico di Hamas) per 14 tipologie di crimini di guerra e contro l'umanità che si ritengono siano stati commessi <<almeno a partire dal 7 Ottobre>> e basati su diversi tipi di prove: immagini satellitari, interviste dei sopravvissuti, filmati di telecamere di sicurezza, cartelle cliniche, consulenze di esperti, affermazioni pubbliche degli indagati ecc..

I leader israeliani sono accusati di: usare la fame come arma di guerra; aver provocato intenzionalmente sofferenze, lesioni o trattamenti crudeliomicidio o uccisioniattacchi intenzionali contro la popolazione civilesterminio e/o omicidi, inclusi quelli attuati affamando la popolazione; di persecuzione (privazione dei diritti fondamentali di un gruppo) e altri atti disumani (diretti a provocare sofferenze e danni psico-fisici).

Nella richiesta di arresto si specifica che <<Israele, come tutti gli stati, ha il diritto di difendere la sua popolazione. Quel diritto, tuttavia, non assolve Israele o qualunque altro stato agli obblighi derivanti dal diritto umanitario internazionale>>, ossia le leggi di guerra. <<Oggi ribadiamo ancora che il diritto internazionale e le leggi dei conflitti armati si applicano a chiunque. Nessun soldato, nessun comandante, nessun leader civile -nessuno- può agire impunemente. Niente può giustificare la privazione intenzionale a esseri umani, inclusi così tanti bambini e donne, delle necessità basilari richieste per la loro esistenza. Niente può giustificare la presa di ostaggi o prendere di mira i civili>>.

1.6.24

"FROCIAGGINE NEI SEMINARI" E "CHIACCHIERICCIO DA DONNE": IL PAPA HA DETTO DI PEGGIO...

NON MERAVIGLIANO LE ULTIME DICHIARAZIONI DEL "PROGRESSISTA" MONARCA VATICANO

La stampa mainstream si concentra sull'espressione "frociaggine" che avrebbe usato il monarca vaticano, Papa Francesco. In queste ultime ore sono uscite altre dichiarazioni intrise di patriarcato del "Patriarca d'Occidente". Ricordiamo, con un tocco di satira amara, che negli scorsi anni aveva detto cose molto peggiori nei riguardi della comunità LGBTQIA+...


In alto a sinistra una caricatura del volto di Francesco. In basso a destrea il simbolo del vaticano in stile graffiti. Al centro la scritta: "In questi giorni si discute di alcune dichiarazioni scurrili e sessiste pronunciate a porte chiuse dal monarca vaticano. Avrebbe esortato i vescovi a <mettere fuori dai seminari tutte le checche, anche quelle solo semi orientate> dato che <nella Chiesa c'è troppa frociaggine>. In un altro incontro a porte chiuse con dei sacerdoti avrebbe detto, in riferimento alla corruzione nel vicariato romano, che <<il chiacchiericcio è roba da donne (...) noi abbiamo i pantaloni, dobbiamo dire le cose (...) Ci sono alcuni di voi che hanno i pantaloni e a me piace tanto questo. Il papa “progressista”, nel 2018, ha affermato che bisognerebbe ricorrere alla <psichiatria>  per lə bambninə gay che manifestano questa <inquietudine> mentre è <un’altra cosa quando si manifesta da grande>". La parola "frociaggine è scritta con caratteri dei colori dell'arcobaleno.



DALLA <<FROCIAGGINE NEI SEMINARI>> AI PERIZOMI PASSANDO PER LA TEORIA A-SCIENTIFICA DELLA "MALATTIA OMOSESSUALE"

Lunedì il sito di gossip e retroscena Dagospia ha riportato delle dichiarazioni del monarca vaticano, pronunciate in privato di fronte a decine di vescovi la settimana precedente, che sono salite subito alla ribalta delle cronache. Papa Francesco avrebbe esortato i vescovi a <<mettere fuori dai seminari tutte le checche, anche quelle solo semi-orientate>> dato che <<nella Chiesa c'è troppa frociaggine>>.

Partendo dall'aspetto semantico, le parole che avrebbe usato il capo della monarchia vaticana risultano chiaramente scurrili e politicamente scorrette, a meno che non venissero pronunciate in senso scherzoso o provocatorio da chi fa parte della comunità LGBTQIA+ (e non ci risulta che Papa Francesco ne faccia parte) o da attivistə transfemministə (e sicuramente lui non è unə di questə).

Una parziale smentita del vertice teocratico del Vaticano è arrivata dal sito Vatican News, insieme alle scuse del Papa (le prime nella storia da un Papa alla comunità LGBTQIA+, secondo il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini): <<il Papa non voleva offendere o esprimersi in termini omofobi e porge le scuse a chi si è sentito offeso per l'uso di un termine riferito da altri>>, si legge nel comunicato, in cui si precisa anche che nella Chiesa <<c'è spazio per tutti! Nessuno è inutile o superfluo>>. Quindi, all'apparenza, i seminaristi gay non avrebbero nulla di cui preoccuparsi (per le aspiranti suore lesbiche il problema sembra non porsi, non avendo le donne la possibilità di occupare posizioni di potere ecclesiastiche. Ma a loro spetta un ruolo formalmente più importante, stabilito dal principio mariano!).

In realtà un giudizio contrario al sacerdozio per gli omosessuali è stato espresso più e più volte da Francesco e dai monarchi precedenti, anche se in forme non linguisticamente scurrili. L'ultima volta, riporta Vatican Insider, nel 2018, sempre a un incontro della CEI a porte chiuse: <<se c'è dubbio di omosessualità meglio non fare entrare in seminario. Occhio alle ammissione ai seminari, occhi aperti>> per evitare <<scandali>> e peccaminosi <<atti omosessuali>>, aveva detto l'attuale Vicario di Cristo.

Ma, molto peggio, il monarca vaticano aveva fatto delle gravissime dichiarazioni nello stesso anno nei confronti di tutte le persone omosessuali...