20.6.24

PALESTINIAN WOMAN

UN'OPERA CHE EVOCA L'AMPIEZZA DELLA VIOLENZA DELLA FORZE DI OFFESA ISRAELIANE


Un disegno di Matteo Traballoni, "Palestinian Woman", richiama alla nostra mente alcuni aspetti dell'acme del genocidio incrementale in Palestina di cui abbiamo parlato tra queste pagine digitali.



Al centro e in primo piano il volto di una donna segnato da diverse ferite con un velo sul capo. Sullo sfondo si intravede il deserto e qualche casupola. In alto a destra un soldato con insegne israeliane che imbraccia un fucile.
Il disegno di Matteo realizzato con matita rossa su carta semplice in formato A5


Inauguriamo lo spazio di Fanrivista dedicato all'Artivismo con un'opera di Matteo Traballoni, che abbiamo conosciuto al festival delle auto-produzioni underground capitolino "Crack!", e precisamente all'edizione di due anni fa.

Matteo ci ha spiegato che <<rappresenta l’orrore e la violenza>> delle forze di offesa israeliane con un'immagine poco esplicita e dal carattere <<più evocativo e simbolico>>. Il disegno è una risposta ai <<racconti e alla retorica che passa in Israele, dove c’è un incitamento alla violenza e all’odio verso i palestinesi anche da parte dei civili>>, come abbiamo documentato a Gennaio in un post intitolato "Il linguaggio genocida di Israele". Oltre a dichiarazioni come quelle del Ministro della difesa Yoav Gallant (<<stiamo combattendo animali umani. Elimineremo ogni cosa, raggiungeremo tutti i posti, senza nessun vincolo>>), quelle del Presidente Isaac Herzog (<<L'intera popolazione di Gaza è responsabile. Questa retorica dei civili non consapevoli e non complici è assolutamente falsa>>) o quelle del fanatico Ministro della sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir (<<Hamas e i civili sono responsabili in egual misura>>), anche i soldati sul campo e il resto della società civile insultano e scherniscono in diverse maniere la popolazione soggiogata, e rigurgitano questo concentrato di odio sui social media.



Isaac Herzog, Presidente di Israele ha dichiarato:
Foto originale rilasciata con licenza creative commons

Itamar Ben-Gvir, Ministro della sicurezza nazionale israeliano
Foto originale rilasciata con licenza creative commons

Foto e dichiarazioni di Gallant:
Foto originale rilasciata con licenza creative commons


A questo proposito ci preme segnalare anche uno Youtuber palestinese che vive negli USA, Hamzah Saadah, che nelle sue lunghe dirette parla, tramite video-chat, con diversi israeliani selezionati casualmente da un algoritmo, offrendo uno spaccato di ciò che pensa l'"israeliano medio" sulla decennale occupazione israeliana. Una società fondata sulla disumanizzazione del popolo sottomesso e sull'immenso trauma della Shoah per giustificare la colonizzazione, una società in cui viene rimosso ogni riferimento ai palestinesi dall'insegnamento della storia, propagandando il mito che prima dell'arrivo dei colonizzatori sionisti (cominciato molto prima della nascita del nazismo) c'era solo una terra sostanzialmente disabitata, desertica e "non sviluppata".

Vedendo i corpi di bambini morti e ridotti, letteralmente, a pelle e ossa, vengono in mente le atrocità subite dagli "ebrei senza terra" durante il nazismo, un sentimento che anche Matteo ci dice di provare, e qui sfioriamo un nuovo "tabù" comunicativo... Tutti i genocidi della storia hanno dei punti in comune, da quello subito dai nativi americani fino a Gaza, passando per Sebrenica. Un'affermazione del genere varrebbe a chi scrive, in quanto non ebreo, l'accusa strumentale di essere antisemita (dimenticando, tra l'altro, che i palestinesi sono semiti a loro volta, e confondendo l'antisionismo con l'antisemitismo). Evidentemente anche Amiram Levin, militare israeliano ed ex numero due del Mossad, che ha affermato che ci sono delle similitudini tra le politiche discriminatorie israeliane e quelle naziste (come abbiamo detto in un post sugli Olocausti, il plurale non è un refuso) è un ebreo antisemita o un ebreo che odia sé stesso, perlomeno agli occhi di chi celebra il motto sionista "una terra senza popolo per un popolo senza terra"... Secondo questa logica sarebbe un ebreo antisemita anche Harrison Mann, ufficiale dell'intelligence statunitense che si è dimesso dalla Defense Intelligence Agency dichiarando di sentirsi <<in colpa e provare vergogna per il supporto incondizionato>> degli USA a Israele. Ai microfoni di Democracy Now ha dichiarato: <<vedendo foto di corpi anneriti e carbonizzati, di bambini affamati ed emaciati, scattate nel 2023-2024 e non negli anni '40, è impossibile non fare un collegamento>> con gli ebrei durante la Germania nazista, anche se le due <<situazioni non sono perfettamente analoghe>>. Ed "ebreo antisemita" o "che odia sé stesso" è anche Gabor Maté, sopravvissuto all'Olocausto, che ha detto: <<l'omicidio dei miei nonni ad Auschwitz non giustifica l'esproprio dei palestinesi>>.


Alcune delle parole di Maté sotto riportate, che indicano la sproporzione di forza e di danni tra i due campi, oltre alle strumentalizzazioni dell'Olocausto
Foto a sinistra di "Gabor Gastonyi", fonte "Clare Day", rilasciata con licenza "creative commons"


Concludendo, oltre a ringraziare Matteo, vi segnaliamo un altro post sul massacro di Tel-al Sultan, che passerà alla storia come "il massacro della tendopoli di Rafah" del 26 Maggio 2024. Alcuni di voi avranno visto le infernali immagini di corpi letteralmente arrostiti, una carneficina perpetrata con un ingiustificabile e illegale costo in "danni collaterali", ossia vittime civili. Per colpire appena due esponenti di Hamas, effettivamente morti nell'attacco israeliano, sono stati uccisi all'incirca 50 civili. Si è visto anche un corpicino senza testa brandito da un uomo disperato e incredulo, mentre la stampa mainstream e perfino il presidente Biden hanno avallato la fake-news dei bambini decapitati nei kibbutz per equiparare Hamas all'ISIS e giustificare un genocidio. In quel caso un'opera più esplicita di Yassin Draws ci ha aiutato a raccontare quell'evento, senza traumatizzare i più sensibili e senza contribuire a una certa "assuefazione mediale" che si sta sviluppando verso quel genere di scene orrifiche, concepite da alcuni come un prezzo necessario per combattere il "terrorismo" per legittimare il "terrorismo di stato" finanziato e supportato dal "democratico" occidente. Quel corpicino senza testa ha anche un nome, oltre che una storia: Ahmad Al-Najar. Dobbiamo pensare alle almeno 40mila morti non come fredde cifre, ma come migliaia di singole esistenze con una vita, con desideri, con altri cari, con un futuro che non c'è più. Chi scrive ci tiene a precisare che il 7 Ottobre è stato orribile, che non nutre simpatia politica alcuna per il Movimento di resistenza islamico (come molti altri palestinesi) ma è stato un giorno solo. Quando il Mondo intero condannerà le follie belliciste dei fascio-sionistici e fanatici-messianici israeliani?! Quando si smetterà di dire che è tutta colpa di Hamas e che Israele si sta solo difendendo? Quanto sangue è necessario versare ancora?! Quanto odio bisogna ancora seminare?!



Anarcopacifista


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Nel riquadro qui sotto (o a questo link se non lo vedi) il disegno di Matteo dal suo profilo Instagram.


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