Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta anarchia. Mostra tutti i post

9.2.24

ANARCHIA NON È DETTO CHE SIA…

“CAOS”, PUÒ ESSERE ANCHE “PURA” DEMOCRAZIA

Per la rubrica “Define” parliamo del concetto di anarchia (da non intendere come assenza di regole e quindi “anomia”) e dell’anarchismo, la multiforme dottrina e teoria politica anarchica o libertaria. Dopo aver cercato di fare chiarezza su alcuni concetti basilari relativi ai vari “anarchismi”, argomentiamo che l’anarchia può essere concepita come la forma più “pura” della democrazia.

 

In foto una bandiera con la "A Cerchiata" su sfondo bianco e nero: è il simbolo dell'anarco-pacifismo
In foto una bandiera con la "A Cerchiata" su sfondo bianco e nero: è il simbolo dell'anarco-pacifismo. Foto originale da Anarcopedia (titolo "APF-flag" , rilasciata con licenza Copyzero 1.0, autore "K2").


LA PAROLA ANARCHIA NEL SENSO COMUNE

Nel senso comune la parola anarchia viene intesa come “caos”, come stato di disordine in cui riescono a dominare solo i più furbi, crudeli, prepotenti e “forti”, sia fisicamente che mentalmente. L’etimologia del termine deriva dal greco antico: la parola “arché” può significare “principio”, “potere” o “comando” e il prefisso “an” indica l’assenza di qualcosa. Perciò possiamo tradurre letteralmente “anarchia” come assenza di potere, di comando o di un principio ordinatore. Questa parola è infatti solitamente usata per descrivere dei contesti in cui il potere politico è troppo debole oppure viene totalmente a mancare, generando una situazione di scompiglio e criminalità diffusa.


La "A Cerchiata", il principale simbolo dell'anarchia e dell'anarchismo. Secondo alcuni il cerchio rappresenterebbe una "O", e quindi il simbolo si rifarebbe al motto: "Ordine e anarchia". Foto da Pixabay



Ma esiste anche un’accezione positiva del termine secondo la quale “anarchianon significa assenza di regole e disordine, ma assenza di regole imposte dal potere di un’autorità tramite la forza, assenza di un’autorità statale che impiega un potere che non è solo necessariamente fisico ma anche economico, sociale, religioso, culturale, e così via. Le regole ci sono, ma vanno decise da persone che si associano “dal basso verso l’alto” liberamente, non influenzate da dinamiche coercitive, gerarchiche e autoritarie, costruendo un ordine sociale basato sulla solidarietà e sul rispetto delle libertà di individui e gruppi, senza asimmetrie di potere, senza classi sociali, in un mondo senza confini e mettendo in discussione la “naturalezza” delle entità statali che minano i principi di sorellanza e fratellanza universali. Secondo chi scrive l’anarchismo, o anarchia, non solo non va intesa come “assenza di regole” (anomìa), ma può essere concepita come la forma più pura della democrazia…

18.2.23

HA VINTO (DI NUOVO) IL PARTITO DELL'ASTENSIONE!

 

Un manichino infila una scheda elettorale, con disegnato sopra un punto interrogativo e uno esclamativo, nell'urna.




LA DECADENZA DELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Le ultime votazioni amministrative in Lazio e Lombardia confermano il trend di quelle politiche, dove si è raggiunto il massimo storico di persone che non si sono presentate alle urne (alle ultime elezioni nazionali hanno votato circa 6 italiani su 10, a quelle regionali solo 4 su 10, nemmeno la metà degli aventi diritto): il "partito" più grande è quello dell'astensione, quello del non voto! È un sintomo della crisi e della disaffezione verso il modello democratico rappresentativo-liberale: un modello meno brutale di molti regimi "apertamente autoritari", ma per definizione prossimo al concetto di "democraturaoligarchica ed aristocratica, tipologie di derive democratiche conosciute e concepite fin dai tempi antichi. In parole povere, esprimibili nel concetto dell'altra possibile deriva democratica: se democraticamente si eleggesse un dittatore (non come le elezioni truccate a suon di botte del fascismo, per capirci...) quella forma di governo sarebbe ancora una democrazia?!

Il modello democratico rappresentativo è più libero delle "dittature palesi" e meno "subdole", ma il grado di libertà aumenta insieme a quello del potere economico e "politico" (intendendo politico non in senso lato, non nel senso dei poteri individuali e collettivi -che non sono una deterministica somma- ma nel senso ristretto della sua deriva oligarchica): per i "poveracci" che nascono con un passaporto "sfigato", oppure per chi non riesce a soddisfare bisogni primari come quello del tetto e del cibo e che soffre gravi disagi, quel grado di libertà formale e garantita è a quota zero: in quei casi puoi anche morire di freddo e fame ai margini di città-vetrine oppure in fondo al mare, nel mezzo di confini ghiacciati o roventi, in balia di trafficanti illegali conniventi con certi membri delle istituzioni legali, mentre cerchi di fuggire da una dittatura "subdola" o mentre fuggi da condizioni aggravate dal saccheggio secolare di quelle stesse democrazie liberali che ti vogliono respingere a ogni costo, che ti faranno lavorare solo se accetterai le condizioni della schiavitù contemporanea, e che ti daranno il permesso di entrare solo se sei funzionale in qualche maniera al “mercato del lavoro”.

 

L'ETEROGENEA COMPOSIZIONE DEL PARTITO DEL NON VOTO

31.1.23

MINACCIA VELATA (O SEGNALAZIONE) DA UN “ANARCA” A FANRIVISTA?

Abbiamo ricevuto una mail da un “Anarca” che si firma “matteo menchi” (esiste anche un profilo su LinkedIn omonimo, con le prime lettere di nome e cognome scritte in minuscolo. L’indirizzo mail del mittente è “matteo.m71bis@gmail.com”). Non so se interpretarla come una minaccia velata o un’insolita segnalazione. Avendo pubblicato quattro post sul caso Cospito, presumiamo sia riconducibile all'area anarco-insurrezionalista (qui il post in cui spiego perché sono solidale con Cospito, qui invece perché non condivido assolutamente i suoi metodi e quelli dell'area insurrezionale, degli esteti della violenza "ravacholisti").

Questo il testo dove si trova anche un link a una cartella di Google Docs:




<<Se uno si sveglia a quasi 50 anni, ha una propietà, come fa a giustificare la violenza e a praticarla? 

Inoltre, questo limite/giustificazione, non mi rende subalterno a chi invece "si diverte", se mai arriverà un bel giorno? 

Cambiando discorso, ti faccio un regalo, visto che hai velleità, vedi se capisci, sennò ti spiego meglio. 

Un Anarca>> 

 

Se è una minaccia: anche se la violenza minoritaria (dei sedicenti anarco-insurrezionalisti che altro non sono che “leninisti in salsa informale”) ci fa paura come la violenza concentrata (degli stati e di tutti noi che li abitiamo con diversi gradi di consapevolezza e responsabilità), ovviamente non ci fermiamo: Cospito merita il rispetto che merita ogni essere umano, anche se ha portato avanti una strategia terroristica politicamente inutile (che si aliena il consenso della "massa" che dovrebbe essere invece persuasa con i fatti, non quelli violenti) e che potenzialmente poteva coinvolgere “civili” (pure se si volesse ammettere come eticamente giusto il tentativo di ammazzare dei carabinieri, fargli saltare le dita con plichi esplosivi o ferire alle gambe un dirigente di un’azienda nucleare, restano svariati problemi, tra cui il coinvolgimento possibile di persone che non c’entrano niente con gli “obiettivi” che si vogliono colpire, e quindi i cosiddetti “danni collaterali”).

Se è una segnalazione: la tutela delle fonti per un giornalista è sacrosanta, ma bisogna capire anche cosa vuole questa ipotetica fonte, se questa fonte vuole strumentalizzare il giornalista (o minacciarlo in maniera più o meno velata). Inoltre la mia fede la ripongo nella ricerca della verità, ricerca che può e dovrebbe essere anche collettiva: per questo pubblichiamo quello che siamo riusciti a vedere in questa cartella.

Abbiamo preso una serie di precauzioni e usato vecchi device per aprire il link sospetto (che si vede nella foto della mail). Non abbiamo aperto i file ma abbiamo scattato delle foto al contenuto della cartella.

Se qualcun@, incluso lo stesso “anarca” o qualcun@ che ha qualcosa da dire in merito in base alle sue competenze (informatiche, investigative ecc.), capisce di cosa si tratta e vuole fornire delle spiegazioni, lo può fare nei commenti, via social o inviando un’altra mail. L’indirizzo http  (da aprire a rischio e pericolo di chi vuole o può cimentarsi in questo genere di attività informatica in cui non sono esperto) non è riportato nel testo, ma nell’immagine.

Come si vede dalle immagini ci sono dei testi in diverse lingue, diversi link e colpisce l’attenzione una scritta: "Report Child Porn url". Aprendo il link con uno dei device usati (troppo vecchio e non aggiornato per visualizzare il contenuto) abbiamo notato la scritta che denoterebbe il nome della cartella: "Scandalo"

20.1.23

PERCHÉ STO CON COSPITO E PERCHÉ NON STO CON COSPITO (parte 2)

L’USO DELLA VIOLENZA E LA STORICA SPACCATURA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO (parte 2)

 

A sinistra un'immagine simbolo della Croce Nera Anarchica. A destra un simbolo pacifista dell'artista Zorro4 da Pixabay

Di seguito il secondo articolo in cui Anarco Pacifista spiega le ragioni della sua solidarietà con Alfredo Cospito e, al contempo, la sua contrarietà alla strategia militante del prigioniero anarchico insurrezionalista: nelle prossime righe tratteremo degli aspetti puramente politici e ideologici del pensiero anarchico e dell’uso della violenza come strumento politico.

Nella prima parte di questo scritto si è parlato sinteticamente della sua vicenda giudiziaria ed è stata trattata più nel dettaglio la questione dell’ergastolo ostativo (o non riducibile) e quella del 41 bis.

In questo altro post di una settimana fa abbiamo parlato più dettagliatamente della sua storia “giudiziaria” (e di altri eventilegati alla FAI-FRI)

In un altro abbiamo invece raccolto tre appelli sottoscritti e sostenuti da migliaia di persone.

 

 



PERCHÉ NON STO CON COSPITO: L’USO DELLA VIOLENZA COME MEZZO, ESTREMO, DI LEGITTIMA DIFESA E L’USO DELLA VIOLENZA COME FINE RIGENERATIVO-SOCIALE

Dagli albori della storia del movimento anarchico e libertario esiste una contrapposizione, tendenzialmente binaria, tra due correnti: << le correnti organizzatrici che reclamano l’esistenza di una struttura pseudo-partitica, dotata di un programma con la principale funzione di coordinamento >> e << quelle antiorganizzatrici, di solito portatrici di istanze più orientate in senso spontaneista e individualista>>. A mio modesto avviso le correnti antiorganizzatrici sono quelle tendenzialmente più violente e di cui si parla maggiormente sui media mainstream.

Un’altra contrapposizione dei movimenti libertari (ma anche di altri movimenti politici) può essere tratteggiata lungo i confini della legittimità dell'uso della violenza come strumento politico e come fine o mezzo dell’attività di militanza. 

23.12.22

L’EDITORIA ANARCHICA E LIBERTARIA IN ITALIA

DAGLI ANARCO-CAPITALISTI ALL’UTOPIA LIBERTARIA E DEMOCRATICA

Per la rubrica Esami Infiniti pubblichiamo la parte conclusiva di una tesi dedicata all’editoria anarchica e libertaria in Italia, intitolata per l’appunto: “L’editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all’omologazione insurrezionale”.



Nella prima parte di questo quinto capitolo si parla di quello che molti (incluso chi scrive) considerano un “corpo esterno” nel mondo libertario: ci riferiamo agli pseudo-libertari definibili “anarchici di destra” (anarco-capitalisti, libertariani, anarco-fascisti) italiani; nel paragrafo successivo si trova una stringata rassegna di produzioni mediali –diverse da quelle “a stampa” cartacee e digitali- concernenti l’anarchismo italiano, oltre a un cenno brevissimo al mondo dei “fediversi”, sicuramente più decentrati (se non anche libertari) dei principali social-network; nel terzo è ultimo paragrafo si trovano delle considerazioni personali sulla “continuità” tra democrazia in senso lato (e pure in senso “liberale” più ristretto) e anarchismo, espresse seguendo la logica che è anche parte della linea editoriale di FanRivista, che prevede il manifestare le convinzioni di chi scrive e così facendo (e cioè "schierandosi") anelare all’obiettività essendo più “trasparenti” verso chi legge.

 

NELLE PRECEDENTI “PUNTATE”, OSSIA NEI QUATTRO CAPITOLI PRECEDENTI DELLA TESI, SI ERA PARLATO DI:

1) Anarchismo, terrorismo e storia del movimento anarchico in Italia, connessa a quella "mediatica"

2) Case editrici “libertarianeggianti” più tradizionali e più informali

3) Periodici, aperiodici storici e “zine” contemporanee (in questo capitolo abbiamo parlato anche di Sacco e Vanzetti, a cui abbiamo dedicato anche un ricordo “non agiografico” nell’anniversario della loro barbara esecuzione)

4) Piattaforme online e siti libertari autogestiti. Il capitolo è corredato da una sitografia che, per ovvie ragioni, non è esaustiva e potenzialmente aggiornabile ma che può rappresentare un punto di partenza per chi volesse cominciare a “mappare” le produzioni online anarchicheggianti, in continuità cronologica e storiografica con un “lavoraccio” affine iniziato da Leonardo Bettini, che censì svariati periodici e numeri unici (di questo lavoro se ne parla ovviamente nel capitolo precedente).

5) Conclusione
5.1) Il partito dei Radicali e la “vera destra” libertariana

In questa tesi si è fatto riferimento, partendo dalle tripartizioni proposte da Sacchetti, a un’ipotetica “sinistra” e alla rispettiva “destra culturale” del movimento anarchico. In realtà esistono dei libertari che si definiscono “di destra” nel senso propriamente detto, da quelli che credono in un mercato assolutamente libero che si regola da sé e che la totale deregulation sia in grado di normare anche i rapporti tra gli individui, fino a chi si dichiara anarco-fascista o anarco-nazionalista[1]. Come si sarà notato leggendo la parte di questa tesi dedicata al web, il resto del movimento anarchico tendenzialmente non considera tali i libertari “di destra”, definendoli “pseudo-anarchici”. Comunque, prima di avviarmi alla conclusione di questo elaborato che si sforza di descrivere e mappare tutte le componenti editoriali libertarie e anarchiche (componenti anche “ipotetiche” dal punto di vista teorico secondo alcuni), ho ritenuto necessario menzionarli.

Espressioni editoriali della corrente “anarco-capitalista” sono le case editrici “Liberilibri” (maceratese e guidata da Aldo Canovari e Carlo Cingolani) e “Leonado Facco Editore” (ex leghista, fondatore delle riviste “Il Miglio Verde” ed “Enclave” e del “Movimento Libertario”). La rivista “capostipite” del movimento in Italia è stata “Claustrofobia”, pubblicata tra il 1978 e il 1979.

Un altro soggetto politico considerato “sedicente libertario”[2] è il Partito Radicale, che avrebbe anche <<sdoganato, nel linguaggio comune della politica, il termine “libertario”>>[3]. Oltre alla nota “Radio radicale” è da ricordare anche la vicenda di “Stampa Alternativa” di Marcello Baraghini, noto soprattutto per il fenomeno editoriale dei “Millelire”[4].

5.2) Dagli archivi a “Mastodon” passando per documentari e fogli volanti

23.8.22

Sacco, Vanzetti e lotta armata: un ricordo non “agiografico”

Novantacinque anni fa venivano barbaramente giustiziati due migranti anarchici italiani negli Stati Uniti. Si chiamavano Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco. Cinquanta anni dopo la loro esecuzione venivano ufficialmente riconosciuti come innocenti. La narrazione della loro vicenda è spesso distorta in senso agiografico e non restituisce la complessità della “dimensione anarchica” in cui vivevano, oltre che della scelta che si trova di fronte a molti militanti: la via della lotta armata (si chiarisce subito che, chi scrive quest’articolo, ritiene la violenza fisica un’estrema ratio che bisogna cercare di evitare in tutti i modi). Infatti, pochissimi parlano del titolo dell’opuscolo che spiega come fabbricare bombe ed è connesso alla loro vicenda, essendo la frase-appello del loro testamento spirituale: “La Salute è in voi”…


Sullo sfondo Sacco e Vanzetti. In alto a sinistra la copertina del volume "La salute è in voi". In basso la prima pagina de "La Protesta Umana".

Tra le pagine elettroniche della rubrica “Esami Infiniti” si è parlato di Sacco e Vanzetti in una tesi di laurea sull’editoria libertaria italiana.

In particolare se ne parla nel capitolo dello scritto dedicato ai periodici anarchici. Non è un caso: la vicenda del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese si intreccia con quella di un gruppo anarchico che ruota intorno al periodico Cronaca Sovversiva, diretto da Luigi Galleani.



La Salute è in voi: un manuale per fabbricare bombe e l’appello finale dei condannati a morte

7.8.22

L’editoria anarchica italiana: piattaforme online, siti libertari e autogestiti

Pubblichiamo oggi, per la rubrica Esami Infiniti, il quarto capitolo di una tesi di laurea dal titolo “L’editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all’omologazione insurrezionale”. Il richiamo a una certa uniformità dei contenuti delle frange più rabbiose, antiorganizzatrici, nichiliste e violente della galassia anarchica è strettamente connesso a una serie di contenuti (a volte “copiati e incollati”, tradotti o riprodotti secondo logiche di content syndication) presenti online.

Questo penultimo capitolo contiene un lavoro di ricerca e catalogazione online delle infrastrutture web e dei siti online dell’universo libertario. Questa “bozza” di catalogazione è ferma al Marzo del 2021, e quindi è potenzialmente arricchibile anche grazie alle vostre preziose segnalazioni: non è un caso che questa testata/zina vuole abbattere il confine tra "produttori/trici" e "consumatori/trici" di contenuti (su come farlo più nello specifico se ne parla nepost di presentazione del progetto, che è anche un saggio breve informale su autoproduzioni e media alternativi) e per questo l'aiuto della collettività è fondamentale!

Nella prima parte di questo capitolo si parla delle piattaforme anarchiche e autogestite online: partendo dal collettivo “Autistici e Inventati” si fanno delle considerazioni su possibili risvolti negativi degli strumenti a tutela della privacy online. 

Si passa poi a parlare di ECN (European Counter Network), il primo provider “antagonista” europeo, di Indymedia (noto media center), di Anarcopedia (una Wikipedia anarchica) e di altri esperimenti simili, di Ainfos (agenzia stampa anarchica) e di Rivoluzione Anarchica (un aggregatore di notizie automatizzato). 

Nella terza parte del capitolo si parla dei siti dedicati all’ambito insurrezionale e prodotti specificamente da questo ambiente: l’ultima sezione (paragrafo 4,3,4) è dedicata a quelli che ho definito di “propaganda non spicciola” perché si distaccano, contenutisticamente, dall’omologazione richiamata nel titolo della tesi.

 Infine, per concludere la parte di ricerca, c’è una sitografia con altri siti web così divisa: nella prima parte ci sono i siti web propriamente “insurrezionali”, poi quella che contiene siti di soggetti politici “definiti” (come associazioni e collettivi), quella dei comunisti anarchici e dei sindacati di base e libertari, quella dedicata ad altri singoli e collettivi e, infine, quella degli anarcocapitalisti (di cui si parla più nello specifico nel capitolo conclusivo che sarà pubblicato a breve).






NELLE PRECEDENTI "PUNTATE"

Nella prima “puntata scritta” si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Nella terza ci si occupava dei periodici cartacei, partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta per arrivare alla storia di “Sole e Baleno”, passando per il “testamento” di Sacco e Vanzetti.

Buona lettura e grazie per l’attenzione!








4) Progetti editoriali, informali e non, presenti esclusivamente o principalmente sul web

3.8.22

L'editoria anarchica in Italia: i periodici

Per la rubrica "Esami Infiniti" di questa prima rovente settimana d'agosto 2022, pubblichiamo il terzo capitolo (e terza “puntata scritta”) di una tesi di laurea sull’editoria anarchica e libertaria in Italia.

Nella prima puntata si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Oggi ci occupiamo dei periodici cartacei, ma non mancano riferimenti alla storia del movimento anarchico, alle tensioni all’interno del mondo antagonista e alle diverse declinazioni dell’idea libertaria: partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta, “Umanità Nova”, si arriverà alle zine” del principale riferimento umano della galassia insurrezionale, Alfredo Maria Bonanno. Suo predecessore, dal punto di vista della cosiddetta “propaganda del fatto” oltre che editoriale, è stato sicuramente Luigi Galleani con la sua “Cronaca Sovversiva”. Insieme alle sue colonne veniva pubblicato un opuscolo, dal titolo “La salute è in voi”: altro non era che un manuale per confezionare “polpette anarchiche”, pietanze metaforiche farcite di reali esplosivi. Un refuso, poi corretto, consistente nella sostituzione del carattere “i” con quello della “l”, sarebbe anche costato la morte di diversi attentatori o il non funzionamento degli ordigni... Il titolo si ritrova anche nella frase conclusiva del testamento di Sacco e Vanzetti, i due noti italiani detenuti ingiustamente per sette anni prima di essere condannati a morte in un processo farsa, a seguito di un arresto il cui vero obiettivo sarebbe stato Mario Buda, sospettato di essere un infiltrato. Le ultime parole scritte del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese ci restituiscono la loro dimensione e militanza politica, lontana da quella “agiografica”… E vicina all’insurrezionalismo! La loro morte ingiusta (e tale sarebbe stata anche se loro fossero stati colpevoli della rapina di cui venivano accusati) continua a generare una rabbia, un sentimento provocato anche dalla morte di altri due militanti molto più vicini a noi dal punto di vista cronologico: Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari, detti “Sole e Baleno” (morti  ufficialmente entrambi per suicidio, il primo in carcere di Baleno e poco tempo dopo quello di Sole presso la comunità cui era stata affidata).



21.6.22

L’editoria anarchica in Italia: case editrici tradizionali e sigle editoriali informali

Per la rubrica di “Esami Infiniti” oggi parliamo di case editrici “anarchiche”, ovvero delle sigle editoriali della galassia “libertarianeggiante”. In un precedente post di post di questa rubrica era stato pubblicato il primo capitolo di una tesi sull’ editoria libertaria italiana: si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e uso politico della violenza (uso contestualizzato anche rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nel secondo capitolo della tesi, proposto in questo post, si tratta dei vari “editori”, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autoproduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Prossimamente si pubblicheranno altri due capitoli della tesi, che si occupano rispettivamente dei periodici cartacei e delle pubblicazioni online.



Banchetto con pubblicazioni anarchiche

(immagine tratta dal sito malacoda.noblogs.org)



16.3.22

L'editoria libertaria italiana, l'anarchismo e il terrorismo

Di seguito trovate la prima “puntata” di una tesi in storia contemporanea, lavoro conclusivo del mio percorso accademico in cui ho conseguito il titolo di Dottore magistrale in Editoria e Scrittura. Questo “lavoraccio”, pubblicato un anno fa e intitolato "L'editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all'omologazione insurrezionale", si è rivelato cruciale anche per la definizione della mia coscienza politica... In questo primo capitolo troverete una breve storia del movimento anarchico italiano, fusa insieme a uno stringato schema di alcune tappe della storia editoriale italiana e a delle nozioni e considerazioni sul terrorismo e sull’uso della violenza come strumento politico… Ho deciso di dare una certa attenzione a quest’ultimo argomento per la peculiare rilevanza che assume nel contesto “anarchico” (no, anarchia non vuol dire semplicemente caos e violenza se ve lo state chiedendo… anche per questo vi consiglio di proseguire nella lettura e, se vorrete approfondire, di prendere nota dei testi che trovate nella bibliografia).

Buona lettura, grazie per l’attenzione(il testo integrale della tesi lo trovate tramite questo link)! Ps.:non vi risparmiate nei commenti, anche se siete “ravacholisti incalliti” o “tolstoiani fruttariani” e mi insultate, purché diciate qualcosa di costruttivo, grazie!!!