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23.5.26

GOVERNO ISRAELIANO CONTRO TESTATA PRO-ISRAELE SU STUPRI DEI PALESTINESI

SADICHE E SCIENTIFICHE TECNICHE DI STUPRO DOCUMENTATE DA ANNI, MA SERVIVA LA FLOTTIGLIA PER TORNARE A PARLARE (POCHISSIMO) DEGLI OSTAGGI PALESTINESI


⚠️ EDITORIALE/FACT-CHECKING NON ADATTO A UN PUBBLICO SENSIBILE ⚠️


In alto l'immagine dei soldati a Sde-Teiman mentre si nascondono alle telecamere con gli scudi e stuprano l'ostaggio palestinese. In totale si intravedono sette uomini e due bloccano il prigioniero bendato faccia al muro.  A sinistra l'immagine diffusa nel video di Ben Gvir mentre gli ostaggi della flotilla sono sulla nave-carcere: circa trenta attivisti si trovano sul ponte di una nave rannicchiati e a faccia in giù. Sono circondati da container con i cima filo spinato e due soldati armati fino ai denti.  In basso a destra un video di un centro detentivo israeliano, presumibilmente diffuso dallo stesso apparato di Ben Gvir per incutere terrore nella popolazione palestinese: a terra, in un lungo corridoio sovrastato da una bandiera israeliana, una fila di una ventina di prigionieri sdraiati, legati e a faccia in giù. Una decina di guardie carcerarie armate li circondano e una mantiene un cane che vorrebbe avventarsi su di loro.  Al centro a destra una prigione israeliana: si nota un alto muro con filo spinato e una torre di guardia con alcune scritte in ebraico e una bandiera israeliana.
In alto l'immagine dei soldati a Sde-Teiman mentre si nascondono alle telecamere con gli scudi e stuprano l'ostaggio palestinese.

A sinistra l'immagine diffusa nel video di Ben Gvir mentre gli ostaggi della flotilla sono sulla nave-carcere.

In basso a destra un video di un centro detentivo israeliano, presumibilmente diffuso dallo stesso apparato di Ben Gvir per incutere terrore nella popolazione palestinese.

Al centro a destra una prigione israeliana (immagine originale di Christopher Michel da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons).




++AGGIORNAMENTO DEL 31/05/2026++


Il 29/05/2026 l’ONU ha reso pubblico un rapporto sulle violenze sessuali negli scenari di guerra del 2025. I risultati sulle indagini nella Palestina storica hanno accertato 31 casi distupro, anche con oggetti, stupro di gruppo, tentato stupro, violenza fisica ai genitali, spari mirati ai genitali, palpeggiamenti di seni e genitali, denudazioni forzate e perquisizioni corporali condotte senza apparenti motivi di sicurezza e minacce di stupro” da parte delle forze di occupazione israeliane. 4000 dei 9000 detenuti palestinesi sono ristretti senza accuse formalizzate o processi, e i casi documentati coinvolgono 14 uomini, 7 donne, 9 ragazzi e una ragazza. Sono solo “indicativi di incidenti e schemi avvenuti in diversi periodi analizzati, piuttosto che esaurienti, a causa del continuo diniego di accesso del Governo israeliano ai centri di detenzione, così come a Gaza”. Le violenze si sono verificate pure nelle stazioni di polizia e ai posti di blocco in un “clima di impunità”. Si cita anche Sde-Teiman: Netanyahu ha chiamato “eroi” gli stupratori in divisa, filmanti mentre con degli scudi cercavano di nascondere le violenze. Poi i medici israeliani hanno refertato le “gravi ferite al retto” e agli organi interni, ma “nonostante le evidenze video” non sono stati processati, come si dice nell’articolo.


Le forze armate e di sicurezza israeliane sono state dunque aggiunte alla “lista nera” degli attori sospettati di usare sistematicamente stupro e violenze sessuali, in cui era già presente Hamas. A riguardo dell’attore non statale che governa Gaza, nel rapporto si precisa che l’ONU “non ha ancora ricevuto informazioni dalle autorità israeliane per processi su violenze sessuali a carico dei detenuti palestinesi accusati di coinvolgimento negli attacchi” del 7/10.


Nella stessa lista è presente anche la Russia, ma i necessari pacchetti di sanzioni contro Israele ancora non arrivano!





L’11/05 Nick Kristoff ha pubblicato un editoriale sul New York Times, testata che si è distinta per una forte faziosità verso il regime israeliano, come evidenziano studi accademici e denunciano attivisti. Nel pezzo si parla delle testimonianze degli ostaggi e dei rapporti dell’ONU che confermano l’uso sistematico dello stupro nelle prigioni-campi di concentramento per ‘umiliare e intimidire fino alla sottomissione’. Le atrocità denunciate vanno dai sadici video delle violenze, ripresi dai soldati per ricattare le vittime, fino all’uso di cani da guardia addestrati allo stupro, pratica documentata nel Cile di Pinochet e, secondo alcune fonti, anche dai nazisti. Israele ha annunciato di portare il NYT in tribunale. Altri giornalisti negazionisti del genocidio si sono accodati: le denunce sull’uso dei cani riportate da Kristoff, in circolazione almeno dal 2024 e corroborate pochi giorni fa dalle testimonianze di due guardie carcerarie israeliane a Shaiel Ben-Ephraim, ex-analista delle IDF, si baserebbero su calunnie propagandate da Hamas. Quindi, lo stupro perpetrato da cani sarebbe fisicamente impossibile, dicono alcuni: invece, è fisicamente possibile, come dimostrano studi medici su casi di zoofilia. Altra accusa fatta con la logica del “benaltrismo”: bisognerebbe parlare delle violenze sessuali commesse il 7/10. Eppure, i contrastanti rapporti dell’ONU che ne confermano la plausibilità o la certezza evidenziano, rispettivamente, gli ostacoli posti dal governo israeliano nel condurre le indagini, oppure le difficoltà contingenti nel portarle avanti.

7.3.26

NÉ TEOCRAZIA, NÉ “ESPORTARE” DEMOCRAZIA: FERMIAMO LA DISTOPIA CONTEMPORANEA!

Abbiamo iniziato a varcare l’uscio della III guerra mondiale con l’ “Operazione Martello di Mezzanotte”, così è stato soprannominato l’attacco israelo-statunitense all’Iran. Intanto, su giornali, tv e social, passa in secondo piano la rete infernale di Epstein, che per adesso sfiora pure l’Italia, dove si continua a parlare di Garlasco, famiglia del bosco, Sanremo, Olimpiadi e calcio...

Questo pseudo-editoriale parte dalle dichiarazioni contraddittorie sulle ragioni dell’attacco, per poi fare un passo indietro all’11 Settembre e a quel processo, promosso dai familiari delle vittime, che dovrebbe accertare le sospettate responsabilità dell’Arabia Saudita nell’attentato che ha innescato le cosiddette “guerre al terrorismo” per “esportare la democrazia”.

Nella conclusione trovate gli scenari ancora più distopici dell’attuale cacotopia che dobbiamo assolutamente scongiurare, insieme a un po' di "filosofia spicciola" in stile fanzina.



In alto uno screenshot del sito della Casa Bianca: il 25 Giugno 2025 Trump dichiarava che i pesanti bombardamenti statunitensi avevano "annichilito" ("obliterated") le strutture del programma nucleare iraniano. Affermare il contrario era falso, e a corraborare la dichiarazione di Trump c'era Commissione sull'Energia Atomica Israeliana: "l'abilità iraniana di sviluppare armi nucleari è stata rallentata per molti anni". Sotto l'immagine di un bombardamente a Teheran: si vede una donna avvolta da un velo nero guardare impaurita verso il cielo, in primo piano. Sullo sfondo di una via cittadina, si alza un'enorme colonna di fumo.

In alto uno screenshot del sito della Casa Bianca: il 25 giugno 2025 Trump dichiarava che i pesanti bombardamenti statunitensi avevano "annichilito" ("obliterated") le strutture del programma nucleare iraniano. Affermare il contrario era falso, secondo Trump. 
A corraborare la sua dichiarazione c'era la Commissione sull'Energia Atomica Israeliana: "l'abilità iraniana di sviluppare armi nucleari è stata rallentata per molti anni".


UNA GUERRA SENZA RAGIONI LEGALI E OBIETTIVI CHIARI

25.10.25

SPECIALE SULLE “FLOTILLAS”: DI MEDIA, MOBILITAZIONI E PEACEWASHING

DALLA NASCITA DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA ALLA TREGUA ARMATA, PASSANDO PER LA STORIA DELLA FREEDOM FLOTILLA COALITION CHE AVEVA ANNUNCIATO UNA POSSIBILE NUOVA MISSIONE PER NOVEMBRE


Nove foto: quattro sono dei fermi immagine delle telecamere di sicurezza delle varie imbarcazioni che mostrano i blitz del IDF e l'attentato con ordigni incendiari sganciati da droni. In una si nota il gommone delle IDF mentre abborda l'ultima barca della Sumud Flotilla. In un'altra una soldatessa mentre si arrampica sull'albero di una nave della Freedom Flotilla per mettere fuori uso la telecamera. In un'altra l'equipaggio è seduto sul ponte della nave con le mani alzate. Nell'ultima si nota una striscia di fuoco abbattersi su una delle navi. Le altre quattro immagini provengono dalle manifestazioni partenopee: un fiume di gente di fronte alla stazione di Napoli; un'altra folla con uno striscione vicino al Maschio Angioino e la scritta "per mare e per terra siamo la flotta dell'umanità, free palestine"; in un'altra uno striscione con la scritta "Global Movement to Gaza" durante una manifestazione al porto turistico di Napoli; nell'ultima si intravedono delle enormi cisterne mentre sventolano delle bandiere della Palestina durante l'occupazione del porto di Napoli. Al centro uno striscione con la scritta e il simbolo della Global Sumud Flotilla, un ramoscello di ulivo nero con quattro foglie (una nera, una rossa, una verde e una azzurra).


Questo lungo pseduo-editoriale si concentra sugli eventi più recenti che riguardano le varie “flotillas”, dopo averne iniziato a parlare tra queste pagine digitali lo scorso Maggio: le strategie mediatiche che caratterizzano le varie flottiglie, gli attacchi politici e quelli con droni che hanno preceduto gli ennesimi rapimenti pirateschi in acque internazionali, le mobilitazioni popolari oceaniche, le precedenti e le annunciate nuove missioni umanitarie, e gli aspetti controversi, perché si possono avere obiettivi comuni e non pensarla alla stessa maniera.

Va ricordato, come hanno sempre sottolineato gli attivisti, che la notizia più importante non sono le missioni umanitarie autogestite, ma il genocidio a Gaza e nel resto dei territori palestinesi occupati. Tenendo bene in mente che l’obiettivo è fare pressione su governi e aziende per porre fine a una brutale occupazione militare decennale e a un sistema di apartheid (come risaputo e riconosciuto formalmente anche da un parere consultivo del massimo organo di giustizia dell’ONU), è comunque importante focalizzarsi sugli eventi delle varie flottiglie per la loro portata storica, per l’impatto che hanno avuto e avranno sui movimenti sociali e su tutta la società civile, e per capire come le diverse strategie mediali e di resistenza possono essere impiegate per stravolgere un sistema sociale, culturale ed economico, che nell’oppressione del popolo palestinese ha raggiunto i suoi livelli più bassi.



LE ORIGINI DELLA “GLOBAL SUMUD FLOTILLA”

Lo scorso Luglio le forze di occupazione israeliane si apprestavano a sequestrare in acque internazionali l’equipaggio della barca Handala della Freedom Flotilla”, dopo aver rapito e rapinato l'equipaggio della Madleen. Circa un mese prima, diverse associazioni riunite in vari convogli, provavano a rompere via terra l’embargo illegale che opprime la popolazione di Gaza da anni. Un blocco illegale potenziato oltre ogni umana decenza e apparenza da quando è iniziata la guerra genocida. L’iniziativa, denominata “Global March to Gaza” (poi rinominata in “Global Movement to Gaza”, GMTG), intendeva passare tramite il valico di Rafah, ma è stata interrotta a metà giugno dopo varie peripezie culminate in violente repressioni in Libia e in Egitto con decine di arresti. In quei giorni gli attivisti che avevano provato l’impresa con la carovana via terra, quelli di GMTG e Sumud Convoy, insieme a quelli che ci provavano da anni via mare, la Freedom Flotilla, annunciavano i preparativi per un nuovo progetto, la “Global Sumud Flotilla”. 

Sumud è una parola araba difficile da tradurre e che comprende le sfumature dei significati di “resistenza” e “resilienza”.

18.8.25

SOLDATO “PRO-ISRAELE”: 'SITI GHF SONO TRAPPOLE MORTALI'

<SPARANO SULLA FOLLA INVECE DI METTERE CARTELLI PER FAR SPOSTARE LE PERSONE>

<LA GHF NON FORNISCE NEMMENO UNA BOTTIGLIETTA D’ACQUA PERCHÉ COSTA TROPPI SOLDI>

<GLI USA SONO DALLA PARTE SBAGLIATA DELLA STORIA>


Sei foto su due colonne leggermente sfasate. Segue la descrizione di ognuna dalla prima nell'angolo a sinistra in senso orario. 1) Una massa di persone in fila lungo barriere metalliche con filo spinato e in mezzo a due terrapieni.  Sopra i terrapieni si notano le sagome di alcuni militari. 2) Un bambino raccoglie briciole di cibo in mezzo a pacchi di cartone e buste di pasta aperte. Il suo volto è sconvolto e impaurito. Una mano è intenta a raccogliere mentre con l'altra alza il pollice, facendo il gesto "ok". Sullo sfondo si intravede una scritta in ebraico. 3) Un bambino emaciato, scalzo e con i vestisti sporchi, stringe tra le braccia tre o quattro pacchi di cibo (sembra riso o pasta). Sta stringendo la mano di una delle guardie armate (di cui si vede solo la parte dell'avambraccio) e bacia quella mano. Il bambino si chiama "Amir" e la sua tragica storia è raccontata nell'articolo. 4) Quattro militari in piedi su un terrapieno. Si notano alcuni pali elettrici, delle barriere protettive e un cubo di cemento usato come postazione di guardia. 5) Due folle di persone sono sdraiate a terra. In mezzo una striscia di sabbia con due nuvole di polvere, provocate dallo sparo di armi da fuoco. 6) Aguilar durante un'intervista mostra una foto cartacea: c'è un uomo emaciato con un pacco sulle spalle. Sullo sfondo una bambina che indossa un velo.
Video e immagini scattate a Gaza da Anthony Aguilar e consegnate alla stampa.


+AGGIORNAMENTI DEL 06/09/2025+

  • Anthony Aguilar, il soldato privato di cui parliamo in questo articolo, il 03/09/2025 ha protestato al senato statunitense insieme a un’altra veterana, Josephine Guilbeau. Sono stati arrestati e portati via dalla polizia mentre dicevano <<Il governo degli Stati Uniti è complice di genocidio, avete delle obbligazioni da rispettare imposte dalla nostra costituzione. Siete tutti complici!>>.
  • A fine Agosto un altro ex lavoratore della GHF ha rilasciato pubblicamente delle dichiarazioni sulla sedicente fondazione umanitaria, nello specifico è stato intervistato dalla CBS. Come aveva fatto Aguilar in un primo momento, ha fornito la sua testimonianza non rivelando la sua identità e ha consegnato alla stampa altri filmati. Reclutato da una società di logistica statunitense, ha dichiarato di non sapere che avrebbe lavorato proprio per la GHF: <<pensavo di andare lì per aiutare altre persone. Mi ci sono voluti due o tre giorni per rendermi conto che stavano proprio sparando alla gente, non ai combattenti, indiscriminatamente. Non erano colpi di avvertimento (…) Una volta mi hanno detto di uscire fuori dal perimetro del sito. Dovevo pulire dei resti di animali e di alcuni umani. Dopo gli spari c’erano resti umani e c’era un odore molto sgradevole. I contractors e l’IDF hanno detto che non spettava loro, così il compito è stato assegnato a me. Ma non sapevo cosa fosse. Dovevo mettere tutto sul camion e portarlo via. Mi viene da sudare e sento cuore battere forte solo a parlarne (...) I contractors si vantavano di quante persone erano riuscite a uccidere, di quanto erano bravi a sparare, colpivano qualunque cosa fosse viva, anche gli uccelli (...) Ho deciso di parlare perché non se non avessi detto nulla non mi sarei sentito a posto con la coscienza. Queste atrocità non devono succedere>>.



A Marzo del 2024 l’allora Alto Rappresentante UE diceva che Israele usava <<la fame come arma di guerra>>. Era il primo anno di guerra genocida e si verificavano le prime “stragi della farina”, oggi più strutturate e sistematizzate. 

Da Giugno 2024 i leader israeliani sono formalmente accusati e ricercati per vari crimini, incluso l’impiego della carestia come arma di guerra.

A Novembre del 2024 abbiamo cominciato a parlare delle trappole mascherate da centri alimentari, quando il possibile affidamento della distribuzione degli aiuti a compagnie militari private era solo una voce. Si diceva che i soldati privati avrebbero usato delle pallottole di gomma, ma così non è stato e la realtà ha superato le peggiori prospettive. 

A Maggio del 2025 il piano di militarizzare gli aiuti si è concretizzato. Sei mesi prima già si sospettava che dietro i saccheggi di aiuti e la gestione della “borsa nera” non ci fosse Hamas, ma lo stesso governo israeliano.

Poi, all’insegna del pragmatismo criminale e del “dividi e comanda”, è arrivata addirittura la pubblica ammissione di Netanyahu: ha armato bande jihadiste per indebolire Hamas, le stesse che attaccano i camion, impongono il pizzo e lucrano sugli aiuti

Eppure ci continuano a raccontare che è tutta colpa di Hamas, e che sono loro a rubare gli aiuti. Anche ammettendo che sia vero (visto che fino ad oggi le evidenze dimostrano l’esatto contrario) basterebbe inondare Gaza di aiuti invece che di bombe: secondo la basilare legge della domanda e dell’offerta, se ci fosse abbondanza di cibo non ci sarebbe più lucro, non ci sarebbe più la “borsa nera” e nemmeno gli assalti ai camion, i morti e i malati per denutrizione e malnutrizione... E non ci sarebbe nemmeno una popolazione stremata e umiliata da deportare in Egitto o altrove per appropriarsi di preziose risorse, inclusi quei giacimenti di gas di cui poco si parla.

Oggi, dopo il rinnovo dei fallimentari lanci aerei di insufficienti aiuti, che finiscono anche con lo schiacciare letteralmente persone, parliamo di una serie di testimonianze precise, rilasciate da Anthony Aguilar. È un veterano statunitense, non certo un sinistrorso “pro-pal”, che ha descritto e confermato il malefico “segreto di Pulcinella” sui siti di distribuzione controllati da Israele e USA. Infatti, Aguilar è anche un “insider” delle operazioni della sedicente fondazione umanitaria che distribuisce gli aiuti a Gaza, la “Gaza Humanitarian Foundation”, avendo operato nella Striscia per circa un mese, a partire da fine Maggio. Oltre a svelare che il progetto, in realtà, non ha nulla di umanitario, ha rivelato diversi particolari sul funzionamento della militarizzazione degli aiuti, e ha anche diffuso diversi video che documentano crimini di guerra.

La testimonianza di Aguilar è stata accolta, insieme al testimone, da eterogenei apparati mediatici, anche politicamente ed editorialmente opposti, inclusi quelli più mainstream. Le parole e i video che ha diffuso hanno sconvolto soprattutto i settori più conservatori dell'opinione pubblica, inclusi i sostenitori e i negazionisti dell’apartheid israeliano, dato che le persone di altri schieramenti culturali e politici sono più informate sulle malefatte che la propaganda tenta di nascondere

Nell’articolo che segue sono state analizzate ore delle sue svariate interviste rilasciate in queste ultime settimane, una serie di diversi “pezzi” che ci aiutano a comprendere approfonditamente tutto quello che “l’addetto ai lavori” ha detto pubblicamente. Oltre a sconvolgerci ulteriormente, ci spingono a chiedere nuove spiegazioni e richieste di giustizia.



USANO LA FAME COME ARMA DI GUERRA E LO HANNO ANCHE DICHIARATO...

Per anni i governanti israeliani hanno controllato le calorie medie spettanti a ogni singolo abitante di Gaza, con l’intento di indebolire la popolazione per mantenerla appena sopra la soglia di sopravvivenza mentre, al contempo, si cercava di evitare una conclamata crisi umanitaria e l’indignazione della comunità internazionale. Oggi le élite imprenditoriali tecno-fasciste non hanno più bisogno di nascondersi. Imprenditori ed esponenti vari del complesso militare-industriale controllano direttamente i politici o si sono “buttati” personalmente in politica, e sono più sfacciati che mai. Grazie al disinteresse delle masse, troppo impegnate a cercare di sopravvivere economicamente o a soddisfare falsi bisogni iper-consumisti, e grazie al fallimento o all’auto-asservimento di varie strutture partitiche e politiche, si sta affermando un principio pericolosissimo per l’intera umanità: il genocidio di Gaza dimostra che chi è più forte e chi ha più soldi può fare tutto, può ammazzare chiunque e può prendersi tutta la terra che vuole. L’unica legge da rispettare, secondo loro, è quella della giungla capitalista tecno-feudale, quella che premia chi è più brutale e ha più capitale.

25.5.25

QUANDO UNA CATTIVA NOTIZIA NON È BUONA

  • CONDANNATO A 53 ANNI L’UOMO CHE HA UCCISO UN BAMBINO PALESTINESE NEGLI USA
  • SEMBRA CHE “IL KILLER DI WASHINGTON” SI SIA RADICALIZZATO DOPO QUESTO EVENTO

Dopo l’attentato e l'omicidio di due diplomatici israeliani a Washington si ritorna a parlare di antisemitismo, confondendolo con l'antisionismo. Però, non si parla quasi mai di islamofobia e anti-islamismo, anche se negli USA si sono verificati omicidi, tentati o consumati, a danni di molti palestinesi, inclusi due bimbi... Fermiamo il genocidio in Palestina e la spirale di violenza nel resto del mondo!


La testa di un bimbo fa capolino da dietro un cartellone, con scritto: "I am not a treath!". La scritta è fatta con i colori della bandiera palestinese, disegnata su un cartello. Si nota il pavimento di un campetto indoor da basket. Sopra la mano di un uomo con una candela.
Immagine del funerale di Wadea al Fayoume dal profilo Mastodon di Qasim RashidLa scritta recita: <<non sono una minaccia!>>.


Bad news is good news”, dice un cinico proverbio diffuso nelle redazioni giornalistiche. Significa che una notizia cattiva, solitamente di cronaca nera, riceverà molta più attenzione rispetto a una buona notizia. Eppure, non tutte le cattive notizie salgono alla ribalta delle cronache mainstream.

All’inizio di questo mese Joseph Czuba, 73 anni, bianco e cattolico dell’Illinois, è stato condannato a 53 anni di prigione. Il 14 Ottobre 2023 ha bussato alla porta dei suoi affittuari nella cittadina di Plainfield: ha attaccato con un coltello Hanaan Shanin, poco più che trentenne, e il figlio di 6 anni, Wadea al-Fayoume. Il piccolo palestinese, nato negli Stati Uniti da genitori della Cisgiordania, è stato ucciso. La madre, rimasta ferita, ha raccontato che urlava <<voi musulmani dovete morire tutti!>>. Il bimbo, prima di esalare l’ultimo respiro, aveva detto <<mamma sto bene>>. L’omicida temeva un fantomatico attacco islamico, ha raccontato l’ex-moglie.

Ma questa è solo una delle cattive notizie, uno dei tanti crimini d’odio che non vengono presi in considerazione dai principali organi di stampa perché sono scomodi, perché i colpevoli e gli assassini sono “pro-occidente”.

Anche Elias Rodriguez è originario dell’Illinois. Figlio di un veterano della guerra in Iraq, lavorava per una no-profit, ha una formazione umanistica ed è un’attivista di sinistra. Lui è accusato di essere “il killer di Washington”, il trentenne che due giorni fa ha ucciso a colpi di pistola Yaron Lischinsky e Sarah Milgrim, due diplomatici israeliani, mentre si trovavano vicino al museo ebraico della città, a due passi dalla Casa Bianca. Secondo alcune cronache, tra gli scritti che sono stati trovati a casa sua c’è un foglio che recita: <<Giustizia per Wadea>>, il bimbo palestinese ucciso nel suo stesso stato d’origine. Questa vicenda è stata subito sfruttata dai governanti israeliani, che hanno identificato come promotori di questo gravissimo atto addirittura i premier di Canada, Francia e Regno Unito, (oltre che supporter di Hamas). Starmer, Macron e Carney avrebbero armato "moralmente" la mano dell'attentatore perché, dopo mesi di sterminio e impiego della fame come arma di guerra, cominciano timidamente a minacciare Israele di sanzioni. Anche l'amministrazione Trump potrebbe sfruttare l'attentato per reprimere ulteriormente i movimenti che difendono la Palestina pacificamente. I punti da chiarire restano molti: l'attentatore aveva scelto le vittime sapendo di attaccare dei diplomatici israeliani e, dunque, spingendo un sentimento anti-sionista oltre il limite del moralmente e legalmente accettabile, sporcandosi le mani di sangue come fanno quotidianamente le forze di occupazione dello stato terrorista israeliano? Oppure ha sparato semplicemente nel mucchio, con l'intenzione anti-semita di uccidere degli ebrei, che magari non avevano nemmeno alcuna connessione con Israele, facendo coincidere anti-sionismo e anti-semitismo? Questo non lo sappiamo. Quello che si sa è che mentre lo arrestavano gridava <<Palestina libera!>>.

Altra notizia passata in sordina ha come protagonista Mordechai Brafman, un idraulico statunitense. A febbraio di quest’anno si trovava nel suo veicolo a Miami. Ha dichiarato alla polizia: <<ho visto due palestinesi, gli ho sparato e li ho uccisi>>.

7.10.24

L'OCCUPAZIONE IMMORALE E ILLEGALE HA PRODOTTO IL 7 OTTOBRE

UN ANNO DI GENOCIDIO, DI PROPAGANDA GUERRAFONDAIA E DI RISCRITTURA DELLE LEGGI DI GUERRA IN SENSO MEDIOEVALE


In questo articolo di fondo atipico ripercorriamo un anno di guerra genocida, punizione collettiva dei palestinesi e libanesi, oltre che di furia vendicativa e coloniale, riproponendo una serie di approfondimenti apparsi su queste pagine digitali. Sono articoli che si concentrano sul doppio metro di giudizio applicato dai nostri media e sulla riscrittura delle leggi di guerra. Stiamo tornando indietro di secoli a livello di conquiste legali, anche se poi la guerra è condotta con mezzi tecnologicamente avanzati.


Sullo sfondo i grigi scheletri degli edifici di una Gaza in rovine, avvolti da fumo e fiamme. Al centro uno "strillone" (ragazzo che vende giornali agli angoli delle strade, in inglese "newsboy") che strilla: <edizione straordinaria: è tutta colpa di Hamas! La vita di un palestinese non vale quanto quella di un israeliano>.
Dettaglio dell'mmagine sullo sfondo della Tasnim News Agency tratta da Wikimedia, rilasciata con licenza Creative Commons



Non serve essere "pro-Pal" o addirittura "pro-Hamas" per affermare che l'occupazione illegale, così come sancito dal diritto internazionale, deve finire. Basta essere "pro-diritti-umani" e "pro-senso-di-comune-umanità". Tutti dobbiamo impegnarci contro le ingiustizie, nel nostro piccolo e nel nostro grande, e questo post rappresenta il minimo che possiamo fare.

Senza la fine dell'occupazione, senza riconoscere le colpe, senza verità e giustizia non ci può essere pace. Gli oppressi non hanno bisogno di supereroi liberatori: basta che noi occidentali smettiamo di fornire armi, risorse e copertura politica ai governanti che commettono palesi e brutali violazioni dei diritti umani, scendendo in maniera ipocrita ben al di sotto del livello di altre potenze statali opprimenti e avverse.



OSSERVARE IL CONTESTO, SEMPRE!

Quando si tenta di giustificare le malefatte di proporzioni bibliche commesse in questo ultimo anno da Israele, potenza nucleare illegale e "nostro" alleato NATO de facto, si dice che bisogna osservare il contesto che le ha generate. A questo punto si passa a parlare del sanguinoso attacco del 7/10, un atto orrifico e tragico che però non giustifica tutti i "Sette Ottobre" inflitti ai danni alla popolazione palestinese in un anno di guerra genocida. Così come non legittima quelli precedenti, l'inizio del genocidio incrementale finalizzato alla pulizia etnica "dal fiume Giordano al mar Mediteranneo" e allo spossessamento dei palestinesi.

Il contesto va osservato sempre, non selettivamente... Senza avere la pretese di individuare la causa prima dei conflitti nelle martoriate terre di Palestina, nel medio-Oriente o addirittura nel Mondo, l'inizio dell'attuale carneficina può essere individuato nella dichiarazione unilaterale della nascita di Israele nel maggio del 1948. Un (dis)ordine mondiale che si reggeva sul colonialismo aveva stabilito che la popolazione indigena avrebbe dovuto accontentarsi di meno della metà dei territori (tra l'altro meno redditizi e senza continuità territoriale), assegnando l'altra metà a una comunità che ne possedeva circa il 7%. Le potenze regnanti di allora (Unione Sovietica inclusa) saldarono così il debito degli Olocausti (il plurale non è un refuso e in questo post spieghiamo perché) facendolo pagare ai palestinesi, dando vita a uno stato che diversi ebrei vedevano come intrinsecamente antisemita. Fin dalla nascita del movimento sionista alla fine dell'800 molti ebrei (incluso un celebre fisico che oggi sarebbe chiamato "ebreo che si auto-odia", un certo Albert Einstein) hanno scorto i pericoli di quel nazionalismo sui generis, per il quale la nascita di uno stato ebraico sarebbe potuta avvenire anche in continenti diversi (tra le ipotesi più accredita dei sionisti c'erano anche l'Africa e l'America). Se una persona di religione e/o di cultura ebraica nasce in Italia, in America o in Russia, perché dovrebbe essere incoraggiata o deportata -più o meno volontariamente- a emigrare altrove?! Per due motivi che, paradosso della storia, hanno unito gli obiettivi dei colonizzatori sionisti a quelli dei biechi nazisti. Da un lato colonizzare terra altrui col supporto dei britannici (e poi degli statunitensi) favorendo l'immigrazione in Palestina per compensare lo squilibrio demografico, dall'altro deportare quanti più ebrei possibile.

Dopo la famosa risoluzione ONU 181, quella che divideva la Palestina in due parti, ci sarebbero dovute perlomeno essere altre mediazioni con i paesi e le popolazioni arabe. Ma i fascisti e terroristi sionisti (uso le parole di quell'ebreo antisemita che era Albert Einstein) colsero l'occasione, inaugurando una tradizione di utilizzo selettivo e distorto del diritto internazionale

2.9.24

LA STRUMENTALIZZAZIONE DELL'OMICIDIO DI SHARON VERZENI E DELLA CRONACA NERA

E QUELL'ITALIANO DECAPITATO CHE NON HA FATTO NOTIZIA...


Questa estate un uomo è stato decapitato dal fratello, un italiano con la pelle bianca e cattolico, che ha gettato la sua testa per strada, in provincia di Benevento.


Sempre questa estate una donna è stata accoltellata a morte da un italiano con la pelle nera, apparentemente senza un movente specifico che non sia la pura e malata voglia di uccidere qualcunə.


La stragrande maggioranza di voi della prima vittima non avrà nemmeno sentito parlare, mentre della seconda se ne straparla. Entrambi i reo-confessi sono due persone con evidenti problemi psico-sociali, ma uno ha la pelle di colore diverso dalla maggioranza degli italiani...



Il tweet di Ravetto che allega uno screenshot con un articolo di cronaca su Sharon Verzeni
La parlamentare leghista Laura Ravetto ha scritto su "X" (ex "Twitter"): <<Nato a Milano. Ma opportuno che un soggetto simile sia cittadino italiano? Sono questi i nuovi Italiani cui aspiriamo?>>



UN FRATRICIDIO E UN FEMMINICIDIO

Il 4 luglio a Pannarano, in provincia di Benevento, Annibale Miarelli, 70 anni, viene decapitato da suo fratello, Benito, di 57 anni. Pare che la testa sia stata tagliata mentre dormiva, dopo una lite, e poi gettata in strada (secondo la sua versione avrebbe tagliato la testa dopo averlo inizialmente ferito, e non l'avrebbe gettata dal balcone, anche se un testimone l'ha trovata per strada mentre andava a buttare l'immondizia). Benito Miarelli avrebbe dichiarato di aver sentito delle voci che lo hanno spinto a tale gesto. Annibale era un operaio che dopo la morte di figlio e moglie era tornato al paese natale. L'omicida era seguito dai servizi sociali, alcuni compaesani intervistati hanno dichiarato che aveva delle strane fissazioni legate alla religione cristiana e che era una persona dal carattere scontroso, non potendo però immaginarlo capace di un atto simile. Consultando i suoi profili social (come si vede nelle immagini qui sotto) emergono in effetti diversi contenuti legati alla fede cristiana ma anche un interesse per la rivoluzione francese e il risorgimento italiano, oltre che una simpatia per le forze armate.

24.8.24

LA "MACCHINA DEL FANGO" CONTRO L'UNRWA

PIÙ DI 200 DIPENDENTI DELL'AGENZIA ONU MASSACRATI, MA LA STAMPA MAINSTREAM PARLA SOLO DEI 9 SANZIONATI DA UN'INCHIESTA "AMMINISTRATIVA" (SU 3000 DIPENDENTI IN TOTALE) PER UNA PRESUNTA PARTECIPAZIONE AL 7 OTTOBRE


Da tempo l'UNRWA, Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, è oggetto di attacchi e getti di "fango" per tagliarne i finanziamenti e minare il "diritto al ritorno" dei palestinesi, sancito dalla risoluzione 194 del '48. Invece, in "Occidente", quasi nessuno pensa di tagliare "fondi" e "ponti" con uno stato che applica l'apartheid, forse anche peggiore di quello sudafricano.

L'ultimo "polverone mediatico" si è alzato per 9 dipendenti dell'UNRWA (su 30mila in totale), sospettati di essere coinvolti nell'attacco del 7 Ottobre e licenziati dalla stessa Agenzia.

La stessa attenzione non viene dedicata agli innumerabili crimini compiuti da soldati e coloni-paramilitari israeliani.

In questo articolo ricapitoliamo quello che è successo negli ultimi mesi.


Un frammento malconcio di un sacco con la scritta dell'UNRWA con farina destinata ai rifugiati. Si legge: <wheat flour (not for sale) for free distribution to Palestine refugees> e altre scritte con riferimenti logistici.
Un frammento malconcio di un sacco utilizzato per la distribuzione di alimenti.



L'UNRWA È "CATTIVA" E I FANATICI ISRAELIANI SONO TUTTI "ANGIOLETTI": L'ENNESIMO ESEMPIO DI "DUEPESISMO"

Mentre esponenti politici, della più barbara classe dirigente che Israele ha mai avuto, fanno pubblicamente affermazioni che incitano al genocidio, talvolta perfino "legittimate" dal Deuteronomio, mentre i soldati israeliani si vantano dei loro crimini di guerra sui social network, mentre una folla di fascio-messianici estremisti tenta di liberare dalla polizia militare un soldato accusato di stupro nei confronti di un prigioniero palestinese, mentre una grandissima parte della teocrazia ed etnocrazia israeliana sostiene il terrorismo di stato, spacciato come legittima difesa, tantissimi organi di stampa mainstream, nonché vari influencer estremisti pro-sionisti, si mettono a fare le pulci all'UNRWA e la definiscono "compromessa".


Cinque box con i risultati di ricerca ottenuti dal più noto motore di ricerca, Google. Nel primo si vede che scrivendo la parola "UNRWA" il primo risultato, sponsorizzato, è una pagina del sito del governo israeliano che recita: <UNRWA Neutrality compromised>. In un altro si vede il titolo dell'ANSA: <Medio oriente, l'ONU ammette: 9 dipendenti forse coinvolti> (la parola "forse" è sottolineata in rosso). Sotto il titolo del giornale "Oggi": <Onu licenzia nove dipendenti dell'Urwa: "Complici di Hamas..> (le ultime tre parole sono evidenziate in giallo). A sinistra il titolo di "Tgcom 24": <UNRWA, 9 membri coinvolti nell'attacco del 7 ottobre: licenziati> (la parola "coinvolti" è evidenziata in giallo). Infine il titolo de "Il Foglio": <Cadono le prime teste dei dipendenti dell'Unrwa colpevoli del 7 ottobre> (la parola "colpevoli" è evidenziata in giallo).
Digitando "UNRWA" sul più noto motore di ricerca il primo risultato è un articolo, sponsorizzato, del governo israeliano che la definisce "compromessa" in quanto a neutralità.

Mentre si lanciano costosissime campagne stampa per delegittimare e tagliare i fondi all'UNRWA, vecchia quasi quanto la stessa "questione palestinese" (forse sarebbe meglio dire "questione coloniale israeliana"), la maggioranza dei governanti occidentali -inclusi quelli italiani- non concepiscono nemmeno la possibilità di tagliare gli armamenti, pagati di tasca nostra, forniti a uno stato che applica l'apartheid. Si parla, o addirittura si chiede di tagliare i fondi all'UNRWA, ma quasi nessuno chiede di troncare gli affari di tantissime aziende private con le colonie illegali, che giorno dopo giorno "rosicchiano" illegalmente territorio. Terre che spettano ai palestinesi legalmente (almeno a partire dal '67) e non solo moralmente. Lo fanno tramite l'azione di teppisti supportati dall'esercito "regolare". Parliamo dei cosiddetti coloni, suprematisti ebraici e fanatici-messianici che terrorizzano, uccidono, bruciano villaggi quotidianamente, perché secondo loro lo dice la Bibbia che quella terra gli appartiene. Seguendo i canoni culturali più diffusi in questa parte del pianeta è evidente che la parola "terrorista" può essere affiancata solo a persone che hanno un colore della pelle diverso, oppure che credono in una religione o in un fondamentalismo diverso da quelli che aggradano maggiormente la massa...

Ma partiamo dall'inizio: prima di capire cosa è successo e cosa si sa fino ad adesso, spieghiamo brevemente cos'è l'UNRWA.



COS'È L'UNRWA

3.8.24

LA STRUMENTALIZZAZIONE DELL'ATTACCO DI MAJDAL SHAMS

L'ENNESIMA PROVOCAZIONE DELLA TEOCRAZIA ISRAELIANA A QUELLA SCIITA


Torniamo a parlare dell'attacco di Majdal Shams per le rubriche "Chekka Il Fatto" e "Come va a finire?". 

Il luogo dell'attacco: la recinzione del campo da calcio è divelta. Sul cratere provocato dal razzo o dal missile le corone di fiori. Sulla sinistra si intravede il rifugio antibombardamento.
Immagine del luogo dell'attacco di Nizzan Cohen da Wikimedia rilasciata con licenza CC


La tragedia della morte di almeno 12 tra bambini e adolescenti drusi mentre giocavano a calcio è stata strumentalizzata dalle autorità di occupazione israeliane, rappresentata in maniera non corretta dalla stampa mainstream, la "scorta mediatica" che con la sua disinformazione e propaganda sta contribuendo al genocidio palestinese e ci sta portando sull'orlo di una guerra totale. 

Infatti le vittime erano siriane, non avevano la cittadinanza israeliana (a differenza di quanto affermato dal portavoce delle forze di occupazione israeliane) e quel villaggio non si trova in Israele, ma nei territori da cui Israele dovrebbe ritirarsi secondo quanto sancito dal diritto internazionale.

Infine la versione israeliana, secondo cui il razzo sarebbe stato lanciato da Hezbollah, non è stata confermata dall'UNIFIL, come è stato detto più volte in questi giorni.



NON È STATO COLPITO IL TERRITORIO ISRAELIANO, MA UN'AREA CHE ISRAELE HA ANNESSO ILLEGALMENTE

Intorno alle 18 del 27 Luglio un razzo si è abbattuto su un campo da calcio nel villaggio di Majdal Shams, territorio delle alture del Golan occupato da Israele e che apparterrebbe alla Siria. Sono morti almeno dodici tra bambini e adolescenti e altre decine i feriti

La prima fake-news della stampa mainstream (deliberatamente o accidentalmente errata) consiste nel riportare che sarebbe stato colpito il territorio israeliano: quella parte di Golan apparterrebbe alla Siria, è stata occupata nel '67 da Israele e poi annessa illegalmente nell'81 a mezzo voto parlamentare. La risoluzione 242 del '67 dell'ONU afferma che Israele dovrebbe ritirarsi da tutti i territori occupati (Gaza e Cisgiordania inclusi). La 497 dell'81 considera nullo il provvedimento della <<forza occupante (...) riaffermando che l'acquisizione di territorio tramite l'impiego della forza è inammissibile>>. Sicuramente è ben più che accettabile per le leggi coloniali del mercato, per accaparrarsi risorse preziose come acqua e petrolio... Come spiega il Palestine Chronicle anche in questi territori occupati ci sono insediamenti coloniali, anche qui le risorse come l'acqua vengono rubate alla popolazione indigena e rivendute a essa stessa, naturalmente a prezzo maggiorato rispetto a quello che pagano i coloni. E, infatti, proprio la popolazione di Majdal Shams è stata alla testa di diverse rivolte e azioni di disobbedienza civile nell'area. È significativo notare che il nome di una vittima, il cui corpo è stato smembrato e riconosciuto solo dopo specifici accertamenti, era "Guevara", come "il Che".


mappa delle alture del Golan, con in evidenza la parte di territorio annessa e occupata da Israele

31.7.24

CROLLO DEL BALLATOIO ALLA VELA DI SCAMPIA

UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

Dopo il crollo di una passerella pedonale la scorsa settimana a Scampia i riflettori sono di nuovo puntati su un quartiere divenuto famoso grazie alla serie televisiva "Gomorra". Scampia però non è solo lo sfondo di spaccio e faide di "sottoproletariato" e "borghesia criminale": il progetto "ReStart", con un investimento di 160 milioni di euro, è il coronamento di 40 anni di lotta popolare per riqualificare il quartiere, per strapparlo dalla povertà e dalle grinfie delle "menti raffinatissime" che si arricchiscono con speculazioni edilizie e traffici di droga, alimentati dalla miseria dei più.


Proprio in una relazione tecnica del piano "ReStart" del 2016 si metteva nero su bianco che i ballatoi costituivano un pericolo. Alcuni abitanti dichiarano che i lavori di riqualificazione della vela non dovevano essere avviati con le persone ancora all'interno, e quindi a rischio.


Grazie alle battaglie dei cittadini di Scampia si sono ottenuti i fondi che hanno permesso anche di costruire la sede della facoltà di medicina dell'Università Federico II nel quartiere, dove alcuni abitanti della Vela Celeste si sono rifugiati in questi giorni, occupandola.


Alcune donne reggono uno striscione: c'è la foto delle vele e due scritte: <<SIAMO SOLO SOGNATORI ABUSIVI>> e <<CANTIERE 167 SCAMPIA COMITATO VELE>>


I BALLATOI ERANO PERICOLOSI: ERA MESSO NERO SU BIANCO DAL 2016

Lunedì 22 Luglio intorno alle 22 e 30 un ballatoio al terzo piano della "Vela Celeste" nel quartiere Scampia di Napoli è crollato, provocando 3 morti e più di 10 feriti. Proprio in queste ore è giunta la notizia che le condizioni di due bambine sembrano migliorare. La "Vela B" doveva essere riqualificata, mentre altre sono state demolite. Da almeno 8 anni, come emerge da un documento del progetto "ReStart Scampia", si sapeva che le passerelle costituivano un rischio.


Nella relazione tecnica del 2016 c'è scritto: <<l'intera rete di collegamento pedonale tra i vari piani è costituita da passerelle in acciaio e cemento armato posizionate nella parte centrale tra i due corpi di fabbrica paralleli. Tale struttura si trova in uno stato di degrado dovuto a fenomeni di forte corrosione per la scarsa manutenzione che si è protratta negli anni. In molte parti si notano distacchi delle stesse passerelle con grave pericolo per i residenti>>.


Nelle immagini delle passerelle oltre al testo riportato nell'articolo e a quello in cui si spiega come verranno ricostruiti i ballatoi: sono come dei ponti sospesi,  "agganciati" da delle travi che collegano i vari appartamenti.


Nelle immagini delle passerelle oltre al testo riportato nell'articolo e a quello in cui si spiega come verranno ricostruiti i ballatoi: sono come dei ponti sospesi,  "agganciati" da delle travi che collegano i vari appartamenti.
Immagini dei ballatoi e didascalie dal documento di "ReStart"

11.6.24

QUASI 300 UCCISI PER LIBERARE 4 OSTAGGI A GAZA

LE NARRAZIONI A SENSO UNICO DEL MASSACRO DI NUSEIRAT ("OPERAZIONE ARNON" O "SEMI D'ESTATE")

L'UNICA CHANCE DI NETANYAHU È LA PULIZIA ETNICA "DAL FIUME AL MARE" E RI-COLONIZZARE GAZA


Sullo sfondo i grigi scheletri degli edifici di una Gaza in rovine, avvolti da fumo e fiamme. Al centro uno "strillone" (ragazzo che vende giornali agli angoli delle strade, in inglese "newsboy") che strilla: <edizione straordinaria: è tutta colpa di Hamas! La vita di un palestinese non vale quanto quella di un israeliano>.
Dettaglio dell'mmagine sullo sfondo della Tasnim News Agency tratta da Wikimedia, rilasciata con licenza Creative Commons


Al campo profughi di Nuseirat l'8 Giugno, a tre giorni di distanza dall'ennesimo bombardamento di una struttura dell'UNRWA nella stessa zona, sono stati liberati 4 ostaggi di Hamas in un sanguinoso raid di due ore. L'esercito israeliano, con il supporto anglo-americano, ha causato almeno 274 morti palestinesi nell'operazione di salvataggio che è diventata un massacro (il secondo di questo tipo). 

Mentre ci fanno vedere le immagini e le storie degli ostaggi che si trovavano al rave "Supernova", il prossimo imputato per crimini di guerra Netanyahu che li va a salutare con il favore delle telecamere, l'euforia manifestata per il loro ritorno, non si tiene conto del fatto che la salvezza di quattro persone è costata la morte e il ferimento di un altro migliaio. Ciò conferma che una vita palestinese vale molto meno di quella di un israeliano, che i primi non sono completamente umani, che andrebbe bene sterminare l'intera popolazione di Gaza per salvare tutti gli ostaggi.

Si vedono i video dell'arrivo degli elicotteri e di Noa Argamani , definita "simbolo" del 7 Ottobre, ma su principali giornali e televisioni raramente hanno fatto vedere le devastazioni inflitte per l'"eroica" operazione.

Intanto la ONG Euro-Med Monitor denuncia che l'operazione ha violato svariati aspetti del diritto umanitario internazionale e chiede indagini per capire se gli USA hanno contribuito non solo fornendo intelligence, ma anche supporto logistico, tramite il molo temporaneo che dovrebbe servire solo a trasportare aiuti umanitari (e che, strana coincidenza, per alcuni giorni non ha funzionato).

Oltre a ricostruire nella maniera più approfondita possibile la dinamica degli eventi analizziamo anche la narrazione della stampa mainstream e le implicazioni giuridiche dell'azione militare.

La principale "scusante" per un costo di vite civili e di distruzione così alto risiederebbe nel fatto che Hamas si "mimetizza" tra la gente e usa la popolazione civile come "scudi umani": ciò, dal punto di vista del diritto internazionale (oltre che da quello morale, secondo l'opinione di chi scrive) non giustifica assolutamente questo genere di attacchi e la furia vendicativa-genocida. Si sta conducendo una guerra iper-tecnologica seguendo delle regole medioevali (con un uso massiccio delle più economiche e devastanti "bombe stupide"). Siamo tornati indietro di secoli in quanto a conquiste giuridiche, si stanno stabilendo dei pericolosissimi standard, ancora più mortiferi di quelli a cui ci eravamo "comodamente" abituati, ed è in pericolo l'intera umanità.

Dopo aver parlato di questi aspetti, nella seconda parte di questo post si trova un editoriale "incollato" all'articolo di cronaca: ricordiamo che anche Israele tiene in ostaggio migliaia di prigionieri in un sistema di apartheid giudiziario, e parliamo degli infausti scenari politici che dovrebbero portare a un cessate il fuoco, ostacolato dalla "vera" e confusa strategia di Netanyahu, più che da quella di Hamas, che probabilmente ripone le sue speranze in un intervento "divino" e che avrebbe comunque accettato, da tempo, le condizioni che USA e Israele dicono che continua a rifiutare. 

La strategia di chi crede nella libertà per tuttə, dal fiume al mare, dovrebbe essere un'altra: cercare verità, giustizia, far assumere a ognuno le sue responsabilità, unire le forze di quelle persone che hanno subito le conseguenza della guerra e che, nonostante ciò, hanno il coraggio di non volerla continuare.



30.5.24

DUE PESI E DUE MISURE: IL BAMBINO DECAPITATO CHE NON FA NOTIZIA

LA FAKE-NEWS SUI BAMBINI DECAPITATI PER GIUSTIFICARE IL GENOCIDIO

Le immagini di corpi carbonizzati, di un bambino decapitato e il racconto di uno degli ultimi attacchi su Rafah, avvenuto domenica 26 Maggio, non si sono guadagnati gli "onori" delle cronache mainstream.

Invece le fakenews sui bambini decapitati il 7 Ottobre continuano a essere invocate a sproposito per giustificare una vendetta spacciata come legittima difesa e un genocidio come ritorsione a un atto illegittimo e orribile di una resistenza armata che, legalmente, non può essere invalidata in toto da quell'atto brutale.

In questo breve editoriale parliamo del "duepesismo" nei confronti delle vittime palestinesi, un doppio standard applicato dalla propaganda mainstream occidentale per giustificare colonialismo, pulizia etnica e genocidio.


Un disegno dell'artista "Yassin Draws". Rielabora artisticamente un'immagine orrenda del massacro di cui si parla in questo post: un uomo, incredulo e disperato, stringe tra le braccia un piccolo corpo senza testa, mentre tutto brucia intorno. Dal collo della vittima infante nasce un fiore.
Un disegno dell'artista "Yassin Draws". Rielabora artisticamente un'immagine orrenda del massacro di cui si parla in questo post: un uomo, incredulo e disperato, stringe tra le braccia un piccolo corpo senza testa, mentre tutto brucia intorno. Dal collo della vittima infante nasce un fiore. Ringraziamo Yassin per averci concesso di utilizzare questa immagine, che ha anche il merito di raccontare un fatto orrifico, oscurato almeno in parte dagli organi di stampa che vanno per la maggiore, sfuggendo alle censure ed evitando di traumatizzare le persone più sensibili o di contribuire all'assuefazione "visuale" verso l'orrore del primo genocidio filmato in diretta della storia. Le immagini vere del massacro di Tel al-Sultan sono state raccolte dal fotoreporter Yousef Hamada.


La notte del 24 Maggio un attacco aereo israeliano ha colpito la tendopoli di Tel al-Sultan a Rafah, città di Gaza al confine con l'Egitto. Sono state massacrate all'incirca 50 persone, alcune bruciate vive nelle tende e baracche dove erano rifugiate, e ferite all'incirca 200. La maggioranza delle vittime sono donne e bambini. E, purtroppo, quello non è stato l'unico accampamento oggetto di un attacco del genere in questi ultimi giorni.

In questi mesi i gazawi sono stati fatti spostare da un punto all'altro della Striscia con diversi ordini di evacuazione ma, come dimostra quest'ennesima strage nel genocidio, non ci sono "aree sicure" per i palestinesi, sfollati più e più volte, costretti a passare le giornate a cercare un luogo in cui accamparsi, a racimolare qualcosa da mangiare, a fare interminabili file anche solo per andare al bagno o ricevere un po' d'acqua torbida da bere.

Diversi organismi internazionali, inclusa la Corte Internazionale di Giustizia, hanno richiesto, invano, ai fanatici messianici e fascio-sionisti israeliani di fermare l'offensiva su Rafah. Anzi, per molti l'attacco potrebbe costituire una sorta di "risposta provocatoria" nei confronti delle due corti che dovranno indagare sui crimini di guerra e contro l'umanità, con responsabilità sia individuali che collettive.

Le immagini dell'attacco, raccolte dal fotoreporter Yousef Hamada, sono letteralmente infernali. Sono disponibili sul suo profilo Instagram e riprese principalmente da utenti dei social media, ma ve ne sconsigliamo la visione: possono servire agli storici di un futuro che dovrà essere meno tetro, a chi fa indagini per documentare i crimini di guerra, ai giornalisti che devono (o forse meglio dire, dovrebbero) raccontare quanto avviene. Ma, chi scrive, comincia ad avere dubbi sul fatto che immagini del genere servano a far sollevare la società civile globale e imporre ai nostri governanti di fermare questi inutili massacri, come dovrebbe essere...