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23.4.23

DEFINIZIONI DI “SOSTITUZIONE ETNICA” E “REPLACEMENT MIGRATION”

LE BUFALE PARA-NAZISTE DEI POST-FASCISTI AL GOVERNO SULLA SOSTITUZIONE ETNICA (NON SOLO LOLLOBRIGIDA MA ANCHE MELONI, SALVINI E FONTANA)


TOCCA O CLICCA L'IMMAGINE PER INGRANDIRLA: In basso al centro un tweet della Meloni in cui accusa i fantomatici "emissari di Soros". A destra un post Instagram di Lollobrigida. Al centro in alto un articolo di Libero che cita a sproposito un rapporto dell'ONU, come fa Lucio Malan nel tweet in alto a sinistra. In basso a destra il titolo di un articolo della BBC sulla vicenda
TOCCA O CLICCA L'IMMAGINE PER INGRANDIRLA: In basso al centro un tweet della Meloni in cui accusa i fantomatici "emissari di Soros". A destra un post Instagram di Lollobrigida. Al centro in alto un articolo di Libero che cita a sproposito un rapporto dell'ONU, come fa Lucio Malan nel tweet in alto a sinistra. In basso a sinistra il titolo di un articolo della BBC sulla vicenda

LE LETTURE DISTORTE DI UNO STUDIO DELLE NAZIONI UNITE IN DIFESA DI LOLLOBRIGIDA

 

Per la rubrica “Define” parliamo del sottobosco e “sottofogna” culturale che ha prodotto le teorie della “sostituzione etnica”, dopo che l’espressione è stata menzionata dal Ministro Lollobrigida, ma anche da Salvini e Meloni, come avevamo detto già alcuni mesi fa in uno pseudo-editoriale sulle teorie post-fasciste, putiniane e “rosso-brune”...

Definiamo e traduciamo anche l’espressione inglese “Replacement Migration”, resa popolare da uno rapporto dell’ONU e strumentalizzata in maniera goffa per cercare di difendere le assurde parole di Lollobrigida.

Nella conclusione parliamo del concetto di etnia e dell’unico popolo sulla Terra, quello umano, che tra l’altro la sta distruggendo.

 

DA MELONI A SALVINI PASSANDO PER FONTANA E LOLLOBRIGIDA: LA CONTEMPORANEA TEORIA COSPIRAZIONISTA DELLA SOSTITUZIONE ETNICA

Il 18 Aprile Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida è intervenuto al congresso della Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori. Per chi non lo sapesse è detto anche “il cognato d’Italia” in quanto è sposato con la  sorella di Meloni che, come lui, ha iniziato la sua attività politica militando nel Fronte della Gioventù, la sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Lollobrigida salì alla ribalta delle cronache nazionali quando era assessore per la mobilità e i trasporti della regione Lazio, nel 2012, prima di lasciare il Popolo delle Libertà per fondare con la cognata Fratelli d’Italia (insomma, sono due “carrieristi” neofascisti più che degli “underdog”): era ad Affile all’inaugurazione del mausoleo -pagato con le nostre tasse e il nostro sudore- di Rodolfo Graziani, il gerarca fascista che per la sua attività nel colonialismo italiano si guadagnò ufficialmente il titolo di “criminale di guerra” prima di diventare presidente del MSI.

1.4.23

CONTINUANO LE STRAGI NEL MEDITERRANEO

CONTINUANO GLI OSTACOLI ALLE ONG: DAL NAUFRAGIO DELL'11 MARZO A QUELLI DEL 25

 

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Pubblichiamo un lungo editoriale sulle stragi in mare, che purtroppo continuano anche se dopo Cutro si era detto “mai più”, sugli ostacoli alle navi delle ONG, sul blocco della nave Louise Michel, sugli spari dei sedicenti guardacoste libici alla Ocean Viking, sulla condanna della CEDU per l’hotspot di Lampedusa, sui cosiddetti “scafisti” (che non necessariamente sono anche “trafficanti”), sulle giustificazioni delle autorità governative italiane ed europee, sulle conclusioni di un’indagine dell’ONU che documenta le sistematiche torture che avvengono nei lager libici, e sulle domande che non sono state fatte in alcuni media mainstream...

A Cutro 92 persone sono morte (più di 20 erano sotto i 13 anni e si cercano ancora altri dispersi) a poche bracciate dalle nostre coste. Vedere l’angoscia così vicina, a pochi metri dalla nostra indifferenza e assuefazione, ha avuto un impatto emotivo e mediatico molto forte: quando però quello stesso tormento si verifica un po’ più in lontananza anche l’attenzione dei media mainstream cala, facendo spazio a nuove armi di distrazione di masse e facendoci assuefare ai “numeri” di vittime che in realtà sono numeri di storie, di sogni infranti tra i flutti di mare, di diritti affondati da politiche menefreghiste e miopi. Per questo torniamo a parlare delle altre stragi che si sono verificate in questi ultimi giorni, dopo che si era detto “mai più tragedie del genere”, “se partono con i figli è colpa loro” e così via… Per questo dobbiamo cercare di non far “sgonfiare” l’attenzione e attivarci quotidianamente per fermare le stragi!

 

 

IL NAUFRAGIO DELL’11 MARZO: RESPONSABILITÀ MORALI, POLITICHE E OPERATIVE: LONTANO DAGLI OCCHI, LONTANO DALL’OPINIONE PUBBLICA

Intorno alle 2 e 30 dell’11 Marzo Alarm Phone -a due settimane dalla strage di Cutro- segnalava la presenza di una barca con 47 persone: a distanza di 30 ore da quel primo segnale di allarme, dopo che ne erano stati inviati altri incluso uno dall’aereo della Sea Watch, ne moriranno 30, mentre 17 verranno salvate da una nave mercantile. Nello specifico, alcune barche si sono schierate in maniera tale da ostacolare la violenza delle onde ma, nonostante ciò, la barca si è ribaltata e solo alcune vite sono state salvate. Nella ricostruzione delle ONG si spiega che, inizialmente, nelle immediate vicinanze c’erano un’altra imbarcazione mercantile e una petroliera che però <<hanno proseguito la rotta senza prestare soccorso>>. Le autorità libiche avevano detto di non avere mezzi a disposizione, chiedendo aiuto all’Italia, mentre quelle maltesi avrebbero addirittura agganciato il telefono...

 

Mediterranea Saving Humans e le due ONG succitate hanno diffuso un comunicato congiunto sulla vicenda, tre giorni dopo il naufragio, in cui si afferma che le autorità italiane e maltesi avrebbero potuto coordinare un’operazione di soccorso, e che il Centro di coordinamento marittimo (MRCC) con sede a Roma aveva <<già coordinato diverse operazione di questo tipo al di fuori della sua area SAR>> (acronimo che indica l’area dell’attività di Ricerca e Soccorso). Nel comunicato è presente anche una dettagliata cronologia degli eventi.

12.3.23

NUOVO NAUFRAGIO NEL MEDITERRANEO OGGI, A DUE SETTIMANE DALLA STRAGE DI CUTRO

ALARM PHONE AVEVA LANCIATO L'ALLERTA 24 ORE PRIMA


In foto il primo tweet in cui Alarm Phone dava l'allarme, e quello in cui si constata l'irreparabile e si denunciano le autorità italiane



Ieri,11 Marzo, Alarm Phone, rete di volontari e attivisti con l'obiettivo di amplificare la visibilità delle persone in pericolo durante i viaggi della speranza tramite contatti telefonici, aveva lanciato un'allerta diffusa anche via Twitter: <<siamo in contatto con 47 persone alla deriva che sono fuggite dalla Libia. Le condizioni meteo sono estremamente pericolose ed è necessario soccorso immediato!>>.

Due ore fa (sono le 18 mentre si scrive questo post), 24 ore dopo il primo di diversi allarmi con tanto di coordinate e indicazioni precise arriva un altro messaggio, che constata l'irreparabile: <<Siamo scioccati. Secondo diverse fonti decine di persone da quella barca in pericolo sono affogate>>, come troppo spesso avviene, anche se questa volta i corpi non verranno trasportati dalle onde e dalla mancanza di umanità sulle nostre spiagge: lontano dagli occhi e quindi anche dall'attenzione mediatica e dell'opinione pubblica che speriamo non cali, ma che diventi invece più decisa! (e faremo almeno il nostro piccolo come medium indipendente) 

<<Avevamo inizialmente allertato le autorità alle ore 2:28 CET dell'11 Marzo, sottolineando la situazione di pericolo. Le autorità italiane hanno consapevolmente ritardato i soccorsi lasciandole morire>> è l'accusa, con un'argomentazione opposta a quella ripetuta svariate volte dalla presidente del consiglio dei ministri Meloni e dal governo che non hanno ancora risposto davvero alla domanda centrale dell'altra strage: perché quel giorno è uscita la Guardia di Finanza e non la Guardia Costiera? Non ci interessa cosa ha detto Frontex, ci interessa conoscere le catene di comando e di responsabilità italiane, in particolare quelle che riguardano i ministeri guidati da Salvini e Piantedosi! 

Un'ora fa un altro tweet: <<dopo il naufragio con molti morti, ci preoccupiamo che i sopravvissuti -i quali hanno visto i loro amici morire prima di essere salvati da un'imbarcazione mercantile- saranno obbligati a ritornare in Libia o Tunisia, dove condizioni inumane li aspettano. Chiediamo che tutti i sopravvissuti vengano portati in un posto sicuro in Europa!>>. Questa richiesta ci pare tanto giusta quanto simbolica, sapendo che i governi italiani (ed europei), inclusi quelli del PD, hanno finanziato e continuano a finanziare organismi come la sedicente Guardia Costiera Libica collusa con i trafficanti, e hanno sfornato leggi che criminalizzano la solidarietà a partire da Minniti.

Due settimane fa il naufragio di Cutro: la strage si ripete!


5.3.23

STRAGE DI CUTRO: SI DOVEVA (E SI DEVE) FARE MOLTO DI PIÙ!

LA CARENZA (SE NON OMISSIONE) DI SOCCORSI E UMANITÀ, IL FOCUS SULLE OPERAZIONI DI POLIZIA A SCAPITO DELL’ATTENZIONE PER I SALVATAGGI, LA REPRESSIONE “VIZIATA” DEL FENOMENO DELLO "SCAFISMO"

 


Alcuni titoli di giornale relativi allo strampalato appello di Piantedosi (a sinistra) e alle dichiarazioni di Orlando Amodeo (a destra), tra i primi a dire pubblicamente che quelle persone potevano essere soccorse. Sullo sfondo l'immagine di Myriams-Fotos di Pixabay. In calce all'articolo l'immagine originale dei titoli nei risultati di ricerca.


A sinistra un tweet di Mediterranea Saving Humans in cui si elogia la Guardia Costiera per un soccorso e si afferma che <<i politici che li "comandano" non valgono un'unghia dell'ultimo marinaio a bordo di quelle vedette>>. A destra alcuni titoli di articoli che riprendono le dichiarazioni di Vittorio Alessandro, ufficiale in congedo della Guardia Costiera che ha affermato: <<salvare vite era il nostro vanto, poi la politica ha fermato tutto>>. Sullo sfondo l'immagine di un gommone tratta dalla sezione "Press" di Mediterranea. In calce al post gli screenshot originali del tweet e dei titoli nei risultati di ricerca.


Una settimana fa, proprio mentre in redazione si chiudevano due articoli sul decreto ONG e sul tema delle migrazioni (forse sarebbe meglio parlare di “persone in movimento”) è arrivata la notizia dell’ennesimo naufragio a Cutro, in provincia di Crotone.

Di fronte ad almeno 70 vite spezzate (sarebbero almeno una trentina i dispersi), infanti inclusi, alcune distinte da un codice perché senza nemmeno un nome e con una storia di cui si conosce solo il finale in una bara, appare ipocritamente ovvio che si doveva fare di più: la magistratura, la stampa e la collettività in generale stanno provando a fare chiarezza su eventuali responsabilità penali e morali riguardanti le carenze (salvo vere e proprie colpose omissioni) nei soccorsi. Fin da adesso sta sempre alla collettività in generale attivarsi perché ciò non accada più, oltre che per ricercare le verità di questa e altre tragedie, anche se per qualcuno sarebbe più corretto parlare di stragi –sempre a proposito di ricerca della verità... Come possiamo fare? Intanto riflettendo, immaginando un nuovo tipo di società sul lungo termine, mentre sul breve termine le iniziative come manifestazioni, petizioni, dibattiti e tutti i mezzi di protesta e pressione a nostra disposizione sono il minimo, forse “sindacabile” in quanto insufficiente…

 

PRIMA SI SALVA, POI SI DISCUTE O SI INDAGA: LA LOGICA POLIZIESCA PREVALE SU QUELLA UMANITARIA

La procura di Crotone ha aperto almeno due fascicoli, stando a quanto riporta la stampa: uno sull’organizzazione del viaggio, con le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, lesioni e omicidio colposo a carico di quattro presunti scafisti e organizzatori, due pakistani e due turchi tra i 17 e i 50 anni. Tre sono in stato di arresto mentre uno è fuggitivo. Pare che abbiano tentato la fuga dopo aver gonfiato un gommone e abbandonato la nave.

L’altra inchiesta dovrebbe chiarire le responsabilità istituzionali della sciagura: si dovranno ricostruire le comunicazioni tra i diversi corpi e istituzioni (ministeri, Capitanerie di Porto - Guardia Costiera, Guardia di Finanza e l’agenzia europea Frontex) e le intricate catene di comando e responsabilità che evidentemente non hanno funzionato.

La dinamica delle comunicazioni, degli ordini e degli eventi, ricostruita solo parzialmente dalla stampa e dalle dichiarazioni dei diversi soggetti coinvolti, è pressoché questa: nella tarda serata dello scorso Sabato un velivolo di Frontex avvista un’imbarcazione distante circa 40 miglia dalla costa. Attraverso dei macchinari che rivelano fonti di calore si capisce che all’interno della barca ci sono delle persone, anche se non si può stabilire con precisione quante, ma si scoprirà poi che erano circa 200. La Guardia costiera ha precisato che oltre alle buone condizioni di navigazione, nella segnalazione di Frontex si specificava che una sola persona era visibile, ma l’agenzia europea ha smentito questa ricostruzione specificando di aver segnalato <<un’imbarcazione pesantemente sovraffollata>> (chiarendo inoltre che sono i singoli stati a decidere se un'operazione deve essere considerata di salvataggio o di polizia. La Meloni e il governo si difendono con l'argomentazione che l'agenzia europea non ha segnalato situazioni di pericolo). L’aereo rientra per mancanza di carburante e, stando a quanto dichiarato dai portavoce dell’agenzia, comunicano la notizia arriva alle autorità italiane specificando che non c’erano particolari pericoli: partono due imbarcazioni della Guardia di finanza (che fa capo principalmente al ministero dell’Economia, ma che dipende anche da quello della Difesa e dell’Interno, e quindi in questo caso da Piantedosi), cui competerebbe svolgere operazioni di polizia, ma non la Guardia costiera (che dipende dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e quindi da Salvini) che sarebbe dotata di imbarcazioni specifiche per i salvataggi, a differenza delle prime due che sono costrette a ritirarsi per lo stato del mare dopo un secondo tentativo. Secondo il quotidiano Il Domani (articolo del 28 Febbraio siglato da Nello Trocchia e intitolato "Naufragio in Calabria, Salvini e la Guardia costiera hanno lasciato morire i migranti") viene sollecitato allora un intervento congiunto dei due corpi, sollecitazione che non si compie. Sono circa le tre di notte e, dopo quasi tre ore, un pescatore riceve la segnalazione di una barca in pericolo dalla Guardia Costiera. Altre telefonate sarebbero arrivate dai Carabinieri e da alcuni astanti che dalla spiaggia avvistano la barca, oltre che dall'imbarcazione stessa…

Ma è troppo tardi: la Guardia Costiera interviene a naufragio avvenuto, quando il “caicco” (così si chiama quel tipo di imbarcazione turca) si è spezzato in due su una secca, dopo che il motore era andato in aviaria sputando fumo e liquido bollenti: alcuni si aggrappano ai resti che galleggiano, aiutando chi non sa o non riesce a nuotare. Altri non ce la fanno. Si conclude così il viaggio iniziato su dei camion il 21 Febbraio nel distretto turco di Smirne. Inizialmente sarebbero stati imbarcati su un altro natante che però è andato in avaria: vengono trasferiti sulla “Summer Love” e dopo altri tre giorni di viaggio il sogno di una vita decente si infrange a pochi metri dalla costa.

Orlando Amodeo, ex medico della polizia di Stato, soccorritore ed esponente di Sinistra-Verdi ha dichiarato nella serata di domenica, in televisione, che <<se su quella barca ci fosse stata la figlia di un politico si sarebbe andati a fare il salvataggio anche con il mare a forza 20 (…) gli scafisti li inventiamo noi, se l’Europa fosse più umana non esisterebbero>> dice a proposito di quello che è definibile come il “proibizionismo delle migrazioni”. Specifica poi che anni prima lui stesso aveva partecipato a un soccorso con un livello di forza del mare tra il 6 e il 7: tra l’altro pare che il mare in realtà fosse a forza 4 e che comunque c’erano i mezzi per navigare anche con forza 8, come affermato dallo stesso comandante della Capitaneria di porto locale, mentre le veline governative inviate immediatamente alla trasmissione televisiva e ripetute per giorni parlavano da subito dell’impossibilità di effettuare i soccorsi a causa del mare forza 8). Resta da capire perché allora la Guardia costiera non è intervenuta o perché non è stata fatta intervenire.

Le dichiarazioni di Amodeo, amplificate mediaticamente dall’importante televisione commerciale, per quanto importanti e dirompenti sembrano meno strutturate e precise di quelle rilasciate da Vittorio Alessandro, ammiraglio in congedo della Guardia costiera, dichiarazioni ci pare siano passate più in sordina…

Il Manifesto ha spiegato (in un'intervista fatta da Giansandro Merli e intitolato con il suo virgolettato "C'è una distorsione del soccorso in mare. Possibili altre tragedie"), che <<in un lungo arco di tempo si possono rafforzare procedure e prassi che inquinano le vicende dei soccorsi di grandi numeri di persone, come i migranti, e le trascinano verso logiche e prassi di polizia. Prima gli interventi erano esclusivamente ispirati al salvataggio. La polizia veniva ovviamente chiamata in causa, ma per aspetti logistici e di ordine pubblico allo sbarco>>, e quindi inquadrando il problema della gestione delle migrazioni e dei soccorsi da una prospettiva più ampia.

 


QUANDO C’È UN INCENDIO SI CHIAMANO PRIMA I POMPIERI E POI LA POLIZIA; QUANDO C’È UN’IMBARCAZIONE IN PERICOLO SI CHIAMANO PRIMA I SOCCORSI E POI LA POLIZIA

26.11.22

IL PAPA HA DETTO CHE MINNITI È UN CRIMINALE DI GUERRA?

 In questo fact-checking “lampo” parliamo di una frase su Minniti attribuita al Papa: l’abbiamo sentita poco fa mentre guardavamo distrattamente il programma di La7 “Propaganda Live”, ma questa news è apparsa la prima volta a Giugno.







Sabina Guzzanti, nel monologo satirico andato in onda poche ore fa a “Propaganda Live”, afferma che il Papa avrebbe detto che Marco Minniti è <<un criminale di guerra>>.

Ricordiamo che Minniti è l’ex Ministro dell’Interno del primo governo Gentiloni, fautore dello scellerato Memorandum Italia-Libia e dunque “degno” predecessore di Salvini, nonché presidente di una fondazione di Leonardo (avete mai sentito parlare di “porte girevoli”?!) da quando ha lasciato il PD.

L’attrice poi specifica che i “giornaloni”, in quanto vicini al PD, non hanno riportato la notizia. In effetti un tale affermazione ci sembra tanto “provocatoria” quanto “sensazionale” se proferita davvero da Papa Francesco  (provocatoria nel senso che, ovviamente, tecnicamente Minniti non è certo un criminale di guerra, e certamente non verrà processato dalla Corte penale internazionale dell’Aja...). 

Allora proviamo a fare un fact-checking “lampo” di questa notizia…

Tra i primi degli svariati risultati che il motore di ricerca ci propone c’è un articolo de “Il Fatto Quotidiano”, del due Giugno (firmato da Stefano Baudino e intitolato "Papa Francesco e la frase sull'ex ministro Minniti, 'criminale di guerra'". Si spiega che la frase sarebbe stata detta quando il sovrano del Vaticano ha spiegato ad altri prelati, in maniera informale, la sua mancata partecipazione a un convegno di Firenze sul Mediterraneo. L'assenza era dovuta principalmente alla partecipazione di Minniti all'incontro, insieme a quella di altri industriali nel settore delle armi (la Leonardo Spa è attiva nel settore della difesa e lo Stato italiano ne possiede il 30%): <<mi hanno fatto vedere quando erano al ministero che leggi hanno fatto. Sono dei criminali di guerra. Ho visto anche i campi di concentramento in Libia dove tenevano questa gente>>.

12.9.22

A Bordo! 2022, il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS

Il proibizionismo dell’immigrazione, il memorandum Italia-Libia, le migrazioni “di serie B” e i respingimenti in Grecia


Su uno sfondo cartaceo il disegno della nave "Mare Jonio" con tanti strumenti musicali. Tra le varie scritte il motto "prima si salva poi si discute!".



La scorsa settimana a Napoli si è tenuto "A Bordo!", il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS, <<la piattaforma di realtà della società civile>> che con la sua <<azione non governativa>> di <<disobbedienza morale>> -verso le politiche che criminalizzano le migrazioni- e <<obbedienza civile>> -alle norme che salvaguardano i diritti umani- salva persone nel Mediterraneo centrale, anche documentando e denunciando le precondizioni e i risultati dei “viaggi della speranza”. Presente in mare dal 2018, dall’inizio del conflitto in Ucraina è operativa anche “via terra” con delle carovane che portano assistenza medica e beni di prima necessità, e riportano indietro persone vulnerabili.




Purtroppo siamo riusciti a seguire solo l’ultima parte del festival (dati i nostri umili mezzi e anche perché siamo venuti a conoscenza del festival tardi) e abbiamo comunque sentito il dovere di “scendere in piazza”: Sabato 3 c’è stato un breve corteo seguito da un “flash-mob”, di circa due ore, di fronte alla Prefettura partenopea contro gli accordi Italia-Libia, seguito dall’ultimo dibattito e dal concerto conclusivo.

Nelle righe che seguono troverete alcuni spunti emersi dalla manifestazione e, in particolare, ci soffermiamo sul memorandum d’intesa italo-libico, sui cosiddetti “migranti di serie B”, su una denuncia fatta contro i respingimenti delle autorità greche e diversi riferimenti a questioni più generiche, come il proibizionismo delle migrazioni.

Troverete anche un video girato male, ma che contiene un audio sufficientemente comprensibile di tutti gli interventi rivolti davanti l’ufficio del Governo. Inoltre trovate anche i collegamenti alle dirette-video di altri eventi del festival postati da Mediterranea e da Refugees in Libya sulle loro pagine Facebook, come il dibattito conclusivo del festival.

Ma partiamo dalla ragione principale della manifestazione di fronte alla Prefettura: gli accordi sottoscritti dal governo libico e da quello italiano nel 2017.


La manifestazione parte dal Maschio Angioino. Si nota l'entrata del castello.


 

L'ufficio del governo e un cartello con scritto: "migrare è un diritto".

IL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Il memorandum d’intesa, firmato dall’allora presidente italiano Gentiloni e dall’ex presidente libico Fayez al-Sarraj nel 2017, sancisce la cooperazione tra i due paesi <<per affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nella regione del Mediterraneo>>, ossia  <<nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di essere umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere>>, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, formalmente…


Lapidi e croci di carte su un telo blu.

Di fatto si affida il controllo della migrazione, e quindi della frontiera, alla sedicente Guardia costiera libica (ritenuta connivente con gli stessi trafficanti) e al governo che regola i centri di detenzione (centri ufficiali e non) dove avvengono dei veri e propri crimini contro l’umanità, che vanno dalla riduzione in schiavitù allo stupro, passando per l’omicidio, ed evitando il soccorso in mare cui saremmo vincolati giuridicamente… Ma anche non immaginando e applicando altre misure che potrebbero porre fine ai “viaggi della speranza”, iniziando dall’apertura di corridoi umanitari per arrivare a una più utopica fine del proibizionismo delle migrazioni (desiderabile da chi scrive quest’articolo).

21.8.22

La guerra è il mio nemico

Nel primo articolo della rubrica RecenTips vi segnaliamo e facciamo una recensione di due eventi, visibili su YouTube e promossi da Emergency, sulla guerra. Li abbiamo scoperti partendo da una frase di Gino Strada postata sui social dalla ONG a un anno dalla sua scomparsa.


 

 

<<L’antidoto alla guerra sta nella costruzione dei diritti umani>>: è la frase pubblicata dopo un anno senza Gino Strada, chirurgo di guerra e fondatore della ONG Emergency, che presta servizi medico-chirurgici a vittime di guerra e povertà. È passato anche quasi un anno dalla riconquista dei talebani dell’Afghanistan, e alle decine di conflitti armati del pianeta si è aggiunto quello ucraino ovviamente (anche se si potrebbe datare come iniziato nel 2014, anno in cui è stata invasa la Crimea).

La “frase-slogan” è tratta da un evento dedicato a studenti delle superiori,  tenutosi nel 2018, dal titolo “La guerra è il mio nemico. Volume 2” e moderato da Camila Raznovich. Abbiamo visionato anche la prima edizione dell’incontro annuale che si è tenuto di fronte a circa 20.000 studenti collegati in diretta. Negli ultimi anni il consueto appuntamento ha cambiato titolo.

L'intento era cercare delle risposte a questioni relative alla guerra: <<si può evitare una guerra? I governi possono scegliere di non bombardare o uccidere? L’impegno delle persone comuni può ostacolare la costante corsa alla guerra?>>. Come ricordava il fondatore di Emergency è molto difficile dare delle risposte sintetiche a questioni così complesse, e proprio per questo dobbiamo cominciare a parlarne e a rifletterci su…





La “normalità” della guerra

Un concetto emerso dalle parole delle prime due relatrici dell’edizione del 2108 riguarda la dimensione della guerra percepita come “normale” da chi nasce o vive da molti anni in essa.