5.3.23

STRAGE DI CUTRO: SI DOVEVA (E SI DEVE) FARE MOLTO DI PIÙ!

LA CARENZA (SE NON OMISSIONE) DI SOCCORSI E UMANITÀ, IL FOCUS SULLE OPERAZIONI DI POLIZIA A SCAPITO DELL’ATTENZIONE PER I SALVATAGGI, LA REPRESSIONE “VIZIATA” DEL FENOMENO DELLO "SCAFISMO"

 


Alcuni titoli di giornale relativi allo strampalato appello di Piantedosi (a sinistra) e alle dichiarazioni di Orlando Amodeo (a destra), tra i primi a dire pubblicamente che quelle persone potevano essere soccorse. Sullo sfondo l'immagine di Myriams-Fotos di Pixabay. In calce all'articolo l'immagine originale dei titoli nei risultati di ricerca.


A sinistra un tweet di Mediterranea Saving Humans in cui si elogia la Guardia Costiera per un soccorso e si afferma che <<i politici che li "comandano" non valgono un'unghia dell'ultimo marinaio a bordo di quelle vedette>>. A destra alcuni titoli di articoli che riprendono le dichiarazioni di Vittorio Alessandro, ufficiale in congedo della Guardia Costiera che ha affermato: <<salvare vite era il nostro vanto, poi la politica ha fermato tutto>>. Sullo sfondo l'immagine di un gommone tratta dalla sezione "Press" di Mediterranea. In calce al post gli screenshot originali del tweet e dei titoli nei risultati di ricerca.


Una settimana fa, proprio mentre in redazione si chiudevano due articoli sul decreto ONG e sul tema delle migrazioni (forse sarebbe meglio parlare di “persone in movimento”) è arrivata la notizia dell’ennesimo naufragio a Cutro, in provincia di Crotone.

Di fronte ad almeno 70 vite spezzate (sarebbero almeno una trentina i dispersi), infanti inclusi, alcune distinte da un codice perché senza nemmeno un nome e con una storia di cui si conosce solo il finale in una bara, appare ipocritamente ovvio che si doveva fare di più: la magistratura, la stampa e la collettività in generale stanno provando a fare chiarezza su eventuali responsabilità penali e morali riguardanti le carenze (salvo vere e proprie colpose omissioni) nei soccorsi. Fin da adesso sta sempre alla collettività in generale attivarsi perché ciò non accada più, oltre che per ricercare le verità di questa e altre tragedie, anche se per qualcuno sarebbe più corretto parlare di stragi –sempre a proposito di ricerca della verità... Come possiamo fare? Intanto riflettendo, immaginando un nuovo tipo di società sul lungo termine, mentre sul breve termine le iniziative come manifestazioni, petizioni, dibattiti e tutti i mezzi di protesta e pressione a nostra disposizione sono il minimo, forse “sindacabile” in quanto insufficiente…

 

PRIMA SI SALVA, POI SI DISCUTE O SI INDAGA: LA LOGICA POLIZIESCA PREVALE SU QUELLA UMANITARIA

La procura di Crotone ha aperto almeno due fascicoli, stando a quanto riporta la stampa: uno sull’organizzazione del viaggio, con le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, lesioni e omicidio colposo a carico di quattro presunti scafisti e organizzatori, due pakistani e due turchi tra i 17 e i 50 anni. Tre sono in stato di arresto mentre uno è fuggitivo. Pare che abbiano tentato la fuga dopo aver gonfiato un gommone e abbandonato la nave.

L’altra inchiesta dovrebbe chiarire le responsabilità istituzionali della sciagura: si dovranno ricostruire le comunicazioni tra i diversi corpi e istituzioni (ministeri, Capitanerie di Porto - Guardia Costiera, Guardia di Finanza e l’agenzia europea Frontex) e le intricate catene di comando e responsabilità che evidentemente non hanno funzionato.

La dinamica delle comunicazioni, degli ordini e degli eventi, ricostruita solo parzialmente dalla stampa e dalle dichiarazioni dei diversi soggetti coinvolti, è pressoché questa: nella tarda serata dello scorso Sabato un velivolo di Frontex avvista un’imbarcazione distante circa 40 miglia dalla costa. Attraverso dei macchinari che rivelano fonti di calore si capisce che all’interno della barca ci sono delle persone, anche se non si può stabilire con precisione quante, ma si scoprirà poi che erano circa 200. La Guardia costiera ha precisato che oltre alle buone condizioni di navigazione, nella segnalazione di Frontex si specificava che una sola persona era visibile, ma l’agenzia europea ha smentito questa ricostruzione specificando di aver segnalato <<un’imbarcazione pesantemente sovraffollata>> (chiarendo inoltre che sono i singoli stati a decidere se un'operazione deve essere considerata di salvataggio o di polizia. La Meloni e il governo si difendono con l'argomentazione che l'agenzia europea non ha segnalato situazioni di pericolo). L’aereo rientra per mancanza di carburante e, stando a quanto dichiarato dai portavoce dell’agenzia, comunicano la notizia arriva alle autorità italiane specificando che non c’erano particolari pericoli: partono due imbarcazioni della Guardia di finanza (che fa capo principalmente al ministero dell’Economia, ma che dipende anche da quello della Difesa e dell’Interno, e quindi in questo caso da Piantedosi), cui competerebbe svolgere operazioni di polizia, ma non la Guardia costiera (che dipende dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e quindi da Salvini) che sarebbe dotata di imbarcazioni specifiche per i salvataggi, a differenza delle prime due che sono costrette a ritirarsi per lo stato del mare dopo un secondo tentativo. Secondo il quotidiano Il Domani (articolo del 28 Febbraio siglato da Nello Trocchia e intitolato "Naufragio in Calabria, Salvini e la Guardia costiera hanno lasciato morire i migranti") viene sollecitato allora un intervento congiunto dei due corpi, sollecitazione che non si compie. Sono circa le tre di notte e, dopo quasi tre ore, un pescatore riceve la segnalazione di una barca in pericolo dalla Guardia Costiera. Altre telefonate sarebbero arrivate dai Carabinieri e da alcuni astanti che dalla spiaggia avvistano la barca, oltre che dall'imbarcazione stessa…

Ma è troppo tardi: la Guardia Costiera interviene a naufragio avvenuto, quando il “caicco” (così si chiama quel tipo di imbarcazione turca) si è spezzato in due su una secca, dopo che il motore era andato in aviaria sputando fumo e liquido bollenti: alcuni si aggrappano ai resti che galleggiano, aiutando chi non sa o non riesce a nuotare. Altri non ce la fanno. Si conclude così il viaggio iniziato su dei camion il 21 Febbraio nel distretto turco di Smirne. Inizialmente sarebbero stati imbarcati su un altro natante che però è andato in avaria: vengono trasferiti sulla “Summer Love” e dopo altri tre giorni di viaggio il sogno di una vita decente si infrange a pochi metri dalla costa.

Orlando Amodeo, ex medico della polizia di Stato, soccorritore ed esponente di Sinistra-Verdi ha dichiarato nella serata di domenica, in televisione, che <<se su quella barca ci fosse stata la figlia di un politico si sarebbe andati a fare il salvataggio anche con il mare a forza 20 (…) gli scafisti li inventiamo noi, se l’Europa fosse più umana non esisterebbero>> dice a proposito di quello che è definibile come il “proibizionismo delle migrazioni”. Specifica poi che anni prima lui stesso aveva partecipato a un soccorso con un livello di forza del mare tra il 6 e il 7: tra l’altro pare che il mare in realtà fosse a forza 4 e che comunque c’erano i mezzi per navigare anche con forza 8, come affermato dallo stesso comandante della Capitaneria di porto locale, mentre le veline governative inviate immediatamente alla trasmissione televisiva e ripetute per giorni parlavano da subito dell’impossibilità di effettuare i soccorsi a causa del mare forza 8). Resta da capire perché allora la Guardia costiera non è intervenuta o perché non è stata fatta intervenire.

Le dichiarazioni di Amodeo, amplificate mediaticamente dall’importante televisione commerciale, per quanto importanti e dirompenti sembrano meno strutturate e precise di quelle rilasciate da Vittorio Alessandro, ammiraglio in congedo della Guardia costiera, dichiarazioni ci pare siano passate più in sordina…

Il Manifesto ha spiegato (in un'intervista fatta da Giansandro Merli e intitolato con il suo virgolettato "C'è una distorsione del soccorso in mare. Possibili altre tragedie"), che <<in un lungo arco di tempo si possono rafforzare procedure e prassi che inquinano le vicende dei soccorsi di grandi numeri di persone, come i migranti, e le trascinano verso logiche e prassi di polizia. Prima gli interventi erano esclusivamente ispirati al salvataggio. La polizia veniva ovviamente chiamata in causa, ma per aspetti logistici e di ordine pubblico allo sbarco>>, e quindi inquadrando il problema della gestione delle migrazioni e dei soccorsi da una prospettiva più ampia.

 


QUANDO C’È UN INCENDIO SI CHIAMANO PRIMA I POMPIERI E POI LA POLIZIA; QUANDO C’È UN’IMBARCAZIONE IN PERICOLO SI CHIAMANO PRIMA I SOCCORSI E POI LA POLIZIA

Sempre nelle dichiarazioni di Alessandro, riportate anche da varie testate, si trova un paragone molto efficace, collegato a un principio operativo molto semplice: <<quando c’è un incendio non si manda prima la polizia per capire chi è il piromane, ma si inviano prima i vigili del fuoco a domare l’incendio>>. Quindi la logica poliziesca di individuare immediatamente i presunti colpevoli per avviare prontamente un’azione giudiziaria prevale sulla logica del salvataggio: <<salvare vite era un nostro vanto>> fino a quando la politica, e in particolare quella del governo giallo-verde, ha cambiato tutto, e i salvataggi <<sono scomparsi perfino dalle immagini dei calendari della Guardia costiera>>.

In pratica la prospettiva da cui è stata affrontata quest’ultima vicenda, così come l’impostazione generale delle politiche degli ultimi governi, segue una logica securitaria più che umanitaria. In altre parole: la migrazione viene regolata da una politica tesa a “salvaguardare” i confini, reprimere gli scafisti (anche i cosiddetti “scafisti per necessità”, obbligati da trafficanti con la forza e con il raggiro, di cui abbiamo già parlato negli scorsi post) invece che tesa principalmente a prestare soccorso.

Tra l’altro, come sembra emergere dalle ricostruzioni di alcune testate indipendenti e di esponenti delle organizzazioni umanitarie (citate sempre negli articoli di una settimana fa) il meccanismo giudiziario della repressione “tempestiva” dello “scafismo” potrebbe essere viziato da certe prassi: non è un caso che il cosiddetto “codice Minniti” (di cui abbiamo parlato più ampiamente la settimana scorsa) prevedeva la presenza di polizia a bordo delle navi delle ONG per facilitare la pratica di identificare immediatamente chi materialmente guidava le imbarcazioni, e non è detto che chi impugna il timone è per forza un “trafficante”, ma potrebbe essere una vittima della tratta costretta con la forza o da pericoli contingenti, e restando dunque esposto a un’ingiusta criminalizzazione. 

Inoltre, sempre secondo le fonti citate, anche le testimonianze che vengono raccolte a bordo “immediatamente” per procedere a questo tipo di identificazione potrebbero essere facilitate, se non addirittura “indotte”, con la promessa di agevolare le richieste di protezione: per questo gli stessi esponenti delle ONG e gli equipaggi sarebbero visti come dei testimoni scomodi, delle sentinelle-civiche del mare che osservano potenziali abusi e omissioni di soccorso, e perciò si attuerebbero tentativi di repressione nelle aule dei tribunali e del parlamento, con delle operazioni di “criminalizzazione della solidarietà”.

 

 

DOBBIAMO FARE DI PIÙ: SPOSTARSI è UNA CARATTERISTICA UMANA. SOCCORRERE E GARANTIRE ASILO E RIFUGIO SONO UN DOVERE MORALE E ANCHE UN OBBLIGO SANCITO DAL DIRITTO INTERNAZIONALE

Tralasciando le questioni drammaticamente aperte del mancato soccorso per imperizia, per colpevolezza o per mere e funeste contingenze (chi scrive è più portato a credere alle prime due ipotesi, anche se ovviamente la parola ultima sulla vicenda giudiziaria spetta alla magistratura) si poteva e si doveva fare di più, e si può e si deve fare di più, adesso! Si deve fare di più per non rendere vano il sacrificio di quelle persone messe in fila in una bara nel palazzetto dello sport di Crotone oppure seppellite per sempre in fondo al mare, si deve fare di più perché non ci siano altri martiri-migranti del sistema socio-economico (di cui i piccoli trafficanti rappresentano solo uno degli ultimi anelli della catena e non le radici del problema, mentre i grandi trafficanti se ne stanno al sicuro e finiscono per essere finanziati indirettamente con i soldi dei contribuenti), si deve fare di più perché non accada ancora!

Mentre il Governo si difende e Piantedosi lancia l’appello ai migranti dicendo (supportato da media finanziati da persone che, con palesi conflitti di interessi, siedono al contempo in parlamento nella sua coalizione) “non partite vi veniamo a prendere”, mi chiedo: forse i nostri governanti smetteranno di provare a bloccarli (ingiustamente e vilmente) direttamente in Turchia o Libia?!

Forse facendo accordi con il Sultano Erdogan, il <<dittatore di cui abbiamo bisogno>>, come lo ha definito Mario Draghi, che ha ottenuto soldi (e potere) dall’UE per bloccare –come?- i “flussi” e che adesso è alle prese con il terremoto  (mentre i trafficanti di quell’area festeggiano per i nuovi disperati e perché la rotta libica è diventata più “sorvegliata”, incrementando la “domanda” sull'altra “rotta” per i taxi mortiferi del mare –quelli veri, non quelli delle ONG, sia chiaro)?!

Forse li andranno a prendere in mare per farli ritornare nell’inferno libico cooperando con gli organismi corrotti e militari (la sedicente guardia costiera libica) che finanziamo con il nostro sudore (=tasse) per alimentare i traffici degli scafisti che si vorrebbero combattere?!

O magari andranno a prenderli in Afghanistan dove abbiamo visto come è finito l’“esperimento” per esportare la democrazia (bisognerebbe chiedersi anche quale modello di democrazia)?! Non è secondario ricordare che alcune vittime provenivano proprio da lì e dunque erano titolate, formalmente oltre che moralmente, a ottenere la protezione che invece verrebbe negata ai cosiddetti “migranti economici”.

 


PROMESSE DA TASSISTA-MARINAIO, CORRIDOI UMANITARI, MIGRANTI “ECONOMICI” E DARWINISMO SOCIO-ECONOMICO

Sperando che le promesse di aprire nuovi “corridoi umanitari” vengano mantenute, rimane comunque difficile credere alle cifre sbandierate dal governo demagogico-populista-sovranista-securitario. Questi “corridoi” consistono nell’identificare persone che hanno il formale diritto di chiedere protezione dall’estero e che devono giungere tramite aerei o altri mezzi di trasporto legali dopo l’intercessione delle istituzioni diplomatiche, e quindi verrà operata una selezione e un’accoglienza comunque limitata a chi viene scelto o prescelto. Stando ai dati della comunità di Sant’Egidio (la stessa menzionata anche dal ministro) dal 2016 ad Agosto 2022 sono stati accolti tramite questi corridoi in tutta Europa circa 4.600 persone in movimento, di cui quasi 4000 in Italia. Il governo, tramite le parole del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha annunciato che si metterà all’opera per far arrivare, legalmente, mezzo milione di migranti in 5 anni (che è la cifra di persone che richiedono di entrare in Italia per lavorare in diversi settori): speriamo!

È difficile da credere che il nocciolo duro degli elettori destroidi, razzisti o pseudo razzisti-menefreghisti che vedono nel migrante qualcuno “che ci ruba il lavoro” e non una persona, un fratello, una sorella con cui costruire un mondo senza barriere, e che hanno votato le destre alle ultime elezioni (le più “astensionate” della storia repubblicana) approvi questo genere di scelte.

Apriamo allora una parentesi sui cosiddetti “migranti economici”: premesso che, secondo chi scrive, dovremmo quantomeno cercare di tendere verso un mondo in cui ci si può spostare liberamente e naturalmente, bisogna considerare che se una persona fugge dalla fame perché la devastazione ambientale non gli lascia risorse, oppure da un terremoto, oppure da un conflitto armato “a bassa intensità” o comunque non riconosciuto come una guerra “ufficiale”, questi è considerato un “migrante economico”, e quindi non ha il diritto formale di richiedere asilo o protezione umanitaria.

Allora, chi vuole entrare legalmente nei cosiddetti paesi “civili” che da secoli continuano a saccheggiare le risorse dei paesi “poverini”, dovrebbe, già prima di partire, avere un posto di lavoro assicurato (tralasciando tutta una serie di ulteriori complicanze burocratiche, inclusa la formale indisponibilità di lavoratori italiani, complicanze che secondo diversi esperti incentivano il lavoro nero), e dunque dovrebbe essere considerato, secondo una crudele e fredda logica darwinista-sociale, funzionale al “mercato del lavoro”, che sarebbe più corretto chiamare il “mercato dello sfruttamento” legale e illegale, un mercato spietato perfino verso chi ha avuto la “fortuna” di nascere in un paese “sviluppato” (dal punto di vista industriale alienante e inquinante, ma non da quello etico), in una democrazia liberale in crisi dove il grado di libertà è direttamente proporzionale ai soldi che hai in tasca.

Le promesse da tassista-marinaio del governo sono ancora meno credibili quando non attivano tempestivamente i soccorsi in mare nei momenti in cui le autorità maltesi e quelle italiane si rimpallano le responsabilità su quale sia il porto più vicino e sulle zone di competenze, quando si attua un ignobile scaricabarile sulla pelle di altri simili, e quando i criminali-guardiacoste libici (finanziati e supportati da noi grazie anche ai governi di “sinistra”) sparano ad altezza uomo verso le navi civili che fanno ricerca e soccorso in mare.

Piantedosi dice che il decreto ONG non ostacola la loro azione ma la regola: forse ignora (nel senso che fa finta di non conoscerla, perché se non gli fosse giunta la voce sarebbe un qualcosa di grave oltre che ridicolo per chi lo coadiuva nella gestione della sua comunicazione e per lui stesso) la dichiarazione dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, il quale ha affermato che la legge che porta il nome del ministro mette in pericolo la vita di un maggior numero di persone… 

Scrivere questo articolo non servirà ad alleviare le pene di quelle persone che piangono sulle bare dei cari che non ce l’hanno fatta; di quel padre afgano che cercando di fuggire dai talebani ha visto affondare moglie e figli e ora è affogato nel rimorso; di quella donna tunisina che chiamava il suo fidanzato siriano, felice mentre osservava a occhi nudi la spiaggia crotonese nei momenti finali di un viaggio della speranza costato 8 mila euro, fiduciosa in un vita senza dittatura, bombe, milizie, miseria e fame; del ragazzino afghano che non riesce ad accettare la morte della sorella e trova un minimo di conforto solo nel credere che forse c’è stato un errore e che lei si trova in ospedale tra i superstiti gravemente feriti… Ma forse serve a cercare di fare chiarezza sugli interrogativi di chi cerca la verità e riflette (magari avendo già le idee più chiare di chi scrive) su come agire praticamente nel breve e lungo termine; forse serve ad amplificare (seppur lievemente, come una goccia nell’oceano) gli ideali di chi crede in un mondo dove la fratellanza e non i mercati sono globalizzati, dove le frontiere sono aperte per tutte le persone più che per le merci, dove i problemi si affrontano tutti insieme e non rinchiudendosi nel proprio “guscio-sovrano”, un mondo in cui conciliare gli interessi di tante persone diverse è in realtà più semplice di quello che si pensa, ed è più “facile” di un mondo in cui gli interessi soddisfatti non sono quelli delle piccole élite che giocano a scacchi con la vita delle masse… Ma bisogna riflettere, fare degli sforzi di comprensione, studiare, dialogare, manifestare, pianificare, partendo dal concreto del “proprio piccolo” fino ad arrivare ai “massimi sistemi”…


Paul Lumano

 

  







In questi tre video, diffusi dal canale Local Team, le strazianti immagini di giochi e una tuta di un bambino in mezzo ai resti dell'imbarcazione, dei corpi distesi nelle vicinanze della spiaggia e poi nelle bare del palazzetto dello sport di Crotone: purtroppo pare che ci siamo assuefatti a immagini del genere e dobbiamo attivarci perché all'ondata di indignazione seguano politiche e strategie che impediscano il ripetersi di queste stragi. L'immagine del corpicino disteso di un bimbo morto su una spiaggia turca nel 2015, Alan Kurdi, suscitò analoghi sentimenti nell'opinione pubblica globale: sta a noi attivarci perché non cali l'attenzione mediatica e politica, calo che farebbe nuovamente "sgonfiare" le istanze umanitarie.



In questo video, estratto dal programma Non é l'Arena, l'ex dirigente medico della Polizia di Stato, Orlando Amodeo, nella serata successiva al naufragio è tra i primi ad affermare che quelle persone potevano e dovevano essere soccorse, a prescindere dalla forza del mare (tra l'altro il governo ha sostenuto in quelle ore che si trattava di forza 7-8, argomentazione smentita dal locale comandante della Capitaneria di porto)



Un servizio di TG2000 sulla strage di Crotone: una parte dei media mainstream sta giustamente ponendo attenzione sulla stessa argomentazione posta dall'ufficiale in congedo Vittorio Alessandro: le politiche degli ultimi anni sono concentrate principalmente sulle operazioni di polizia invece che su quelle di soccorso. Un'altra parte dei più "potenti" mezzi di comunicazione, invece, amplifica le argomentazioni delle destre: è tutta colpa dei trafficanti; è colpa dei migranti stessi che mettono a rischio la loro vita e quelle delle famiglie; l'attività delle ONG non è ostacolata ma regolata; le partenze vanno bloccate e bisogna supportare esclusivamente chi ha i "titoli" per entrare "a casa nostra"; vanno aiutati "a casa loro", ecc...


A sinistra alcuni titoli di giornali che riprendono l'infelice e inopportuna dichiarazione di Piantedosi. A destra quelli che riprendono le parole di Amodeo: si poteva e si doveva salvare!




A sinistra i titoli di giornale che riprendono le dichiarazioni di Vittorio Alessandro: il vanto della Guardia costiera era quello di salvare vita, prima del cambio di politiche e prassi operative. A destra il tweet in cui Mediterranea loda l'operato del corpo dopo un salvataggio, e critica invece chi li "comanda"


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ultima modifica 8/11/23 19:40


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