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30.5.26

SOPRAVVIVERE ALLA GUERRA E ALLA SOLITUDINE

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA LETTERA APERTA DA UNA GAZAWA SOPRAVVISSUTA AL GENOCIDIO


Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta da Khawla Zuiter, gazawa rifugiata in Campania da qualche mese. L’abbiamo incontrata brevemente in occasione della campagna “100 Porti 100 Città”, organizzata da Freedom Flotilla Italia per portare la Palestina nei porti italiani, visto che le coste di Gaza sono interdette dal decennale blocco applicato dai pirati israeliani.

Nella lettera chiede chiarimenti e supporto alla comunità palestinese partenopea e, indirettamente, alle autorità governative. Ai primi manifesta rammarico per una mancata accoglienza da parte dei suoi connazionali, oltre che per il mancato invito a eventi pubblici che la coinvolgono in quanto cittadina palestinese e sopravvissuta al genocidio.

Lo spazio offerto dall’umile Redazione di Fanrivista è aperto per eventuali risposte o altri appelli, ed esprime sentite condoglianze a tutte le persone che hanno perso i propri cari anche per la complicità dei nostri governi.


Indossa un vestito bianco e un velo rosa. Ha uno sguardo triste rivolto verso il basso. Sullo sfondo si intravedono alcuni astanti, delle barche e una bandiera palestinese.
Khawla Zuiter durante la conferenza stampa del 27/05/2026


Lettera aperta delle famiglie palestinesi sopravvissute alla guerra di Gaza


Come donna palestinese sopravvissuta agli orrori della guerra a Gaza, porto dentro di me un dolore che nessuna madre dovrebbe conoscere. Ho perso mio figlio, ucciso durante il conflitto, mentre mio figlio maggiore è ancora a Gaza, da solo, e continua a vivere sotto il peso della guerra. Non conosco il suo destino e ogni giorno vivo nell’angoscia e nell’incertezza.


A Gaza la morte arriva all’improvviso, senza preavviso e senza pietà.


Siamo arrivati in Italia grazie a un programma umanitario promosso dal Governo italiano, in coordinamento con l’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Eravamo convinti di trovare una comunità pronta ad accoglierci, sostenerci e accompagnarci nel difficile percorso di ricostruzione delle nostre vite. In parte questo è accaduto grazie alla straordinaria solidarietà del popolo italiano, dei volontari e di tante persone che ci hanno aiutato con generosità e umanità.


Siamo famiglie sopravvissute alla guerra. Abbiamo lasciato Gaza portando con noi traumi, paura, fame, sofferenze fisiche e psicologiche. Siamo arrivati senza nulla, dopo aver perso case, affetti e sicurezza.


Tuttavia, dentro di noi rimangono molte domande che sentiamo il dovere di rivolgere alla comunità palestinese nelle sue diverse componenti.


1. Perché veniamo esclusi dagli eventi dedicati a Gaza e alla Palestina?

13.12.25

PROCESSO PER UGO RUSSO BLOCCATO “DE FACTO”

Su un muro pieno di scritte e "tags" si vedono due cartelli e uno striscione: sui primi c'è il volto di ugo e la scritta "il processo è scomparso?". Sullo striscione la stessa scritta, preceduta da "Ugo Russo", scritto in rosso e con caratteri più grandi.


Da quasi un anno il processo che vede imputato il carabiniere per omicidio volontario aggravato è sospeso, lo denuncia il “
Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo” che, insieme alla cittadinanza, ha tappezzato il centro storico di Napoli con lenzuoli e cartelli. Al centro del procedimento c’è il momento esatto in cui sono stati esplosi i colpi fatali: dopo la fuga di Ugo, o mentre la pistola giocattolo era puntata alla testa del carabiniere fuori servizio? Le scritte “6 anni senza giustizia” e “Il processo è scomparso?” sono argomentate nel comunicato stampa che segue:

19.9.25

LUNEDÌ 22 SETTEMBRE SCIOPERO GENERALE PER GAZA

MOTIVAZIONI, ORARI, LUOGHI E ISTRUZIONI SU COME PARTECIPARE 

Sullo sfondo il disegno di una bandiera palestinese. In alto la scritta "22 Settembre sciopero generale", racchiusa dal motivo della kefiah che simboleggia il mare. Sotto altre due scritte: "Da che parte sta il governo italiano?". Scioperiamo per chiedere al governo di interrompere i rapporti istituzionali e economici con Israele". In risalto il disegno di un pugno chiuso.


L’“Unione Sindacale di Base” (USB) e il “CALP Genova” (i lavoratori portuali genovesi) hanno indetto uno sciopero generale per Lunedì 22 Settembre per fermare il genocidio del popolo palestinese, chiedendo l’immediata interruzione dei rapporti commerciali e politici con Israele, e per sostenere la missione umanitaria della “Global Sumud Flotilla”: non è necessario essere iscritto a nessuna organizzazione sindacale per partecipare. 

L’iniziativa non coinvolgerà solo i lavoratori portuali e del trasporto, spiega l’USB in un comunicato, chiarendo che <<a scioperare ci saranno le fabbriche, la logistica, i settori pubblici, la scuola, i vigili del fuoco, il commercio, l’energia. E poi ci saranno gli studenti, con la loro spinta e il loro entusiasmo. Saranno tantissimi e faranno la differenza. Lo sdegno per quello che sta succedendo a Gaza e per la complicità dei governi occidentali, Italia in testa, è trasversale e non ha confini. A colpire sono la reticenza e le bugie dei politici, il racconto vergognoso che saremmo in prima fila negli aiuti e altre amenità simili. Tutti sanno che bisogno rompere le relazioni con uno stato terrorista, a tutti i livelli, cominciando come è ovvio dalle armi ma poi passando al piano commerciale e diplomatico. Il resto sono chiacchiere. Sanzioni, embargo, rottura: queste le parole che vogliamo sentire e che grideremo nelle piazze dello sciopero generale>>.

Seguono due comunicati diffusi dal “Global Movement to Gaza Italia”, la sezione italiana della “Global Sumud Flotilla”, che includono le istruzioni su come partecipare allo sciopero generale.

Qui invece il link al primo comunicato dell’USB, con la lista degli esonerati dallo sciopero, e il secondo comunicato con la lista -in aggiornamento- di luoghi e orari di presidi e manifestazioni nelle varie città italiane.

19.8.25

SCIOPERO DEGLI ACQUISTI PER GAZA OGNI GIOVEDÌ A PARTIRE DAL 21 AGOSTO

BISAN OWDA, GIORNALISTA E REGISTA DI GAZA, RILANCIA IL “GLOBAL STRIKE FOR GAZA”



Nell'angolo in alto a sinistra il disegno di un'anguria. In alto a destra Bisan Owda. In basso a destra un rettangolo con i motivi della kefiah. Al centro è scritto:"SCIOPERO DEGLI ACQUISTI PER GAZA, OGNI GIOVEDÌ A PARTIRE DAL 21/08/2025. 1) Non comprare nulla di giovedì, nemmeno in contanti. Fare scorte di cibo e altri bene essenziali precedentemente e, idealmente, fare acquisti da attività commerciali indipendenti nelle altre giornate. Anche i rinnovi di pagamenti automatici e gli acquisti online non devono essere effettuati di giovedì. 2) Ogni giovedì limitate o evitate di usare il trasporto pubblico, di comprare carburante o di ricaricare l’automobile elettrica. Se dovete usare il trasporto pubblico per lavoro e altre urgenze comprate i biglietti in anticipo, in modo che la transazione di acquisto non verrà registrata in quel giorno. Se proprio dovete usare un mezzo di trasporto privato e non potete andare a piedi, preferite la bicicletta o condividete la macchina con qualcun altro. 3) Se rischiate di essere licenziati non andando al lavoro è sufficiente evitare di fare acquisti, ma potreste considerare la possibilità di usare il giovedì come giorno di ferie." In risalto gli hashtag: #ScioperoPerGaza #GlobalStrikeForGaza #GlobalStrike

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AGGIORNAMENTI IMPORTANTI SULLE MANIFESTAZIONI PER GAZA E PER TUTTA LA PALESTINA:

-Giovedì 28 Agosto riconfermato lo sciopero degli acquisti per Gaza (“Global Strike for Gaza”), l’iniziativa promossa dal collettivo “Humanti Project” e dalla giornalista gazawi Bisan Owda” a partire dallo scorso giovedì e per i prossimi giovedì (informazioni più dettagliate nell’articolo che segue). <<Siamo solo all’inizio>> dicono gli organizzatori.

-Operatrici e operatori sanitari italiani lanciano un digiuno a staffetta diretto alle/ai loro colleghe/i, sempre Giovedì 28 Agosto, per protestare contro la carestia provocata a Gaza (a questo link più info sull’iniziativa. Qui un approfondimento sulle trappole mascherate da siti di distribuzione degli aiuti).

-Prevista una manifestazione europea a Bruxells il 7 Settembre in supporto della “Global Sumud Flotilla” (più informazioni sulla manifestazione qui. Qui trovi i nostri articoli sulla “Freedom Flotilla).
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POSTFAZIONE DEL 09/11/2025

Questo articolo è stato scritto prima della partenza delle ultime due flottiglie. A questo proposito, segnaliamo un approfondimento sulle flotillas dove si spiega, tra le varie cose, che proprio Bisan Owda è tra quelle/i che ha contribuito a ideare la missione umanitaria della flotilla più nota.
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Global Strike for Gaza” (“Sciopero Globale per Gaza”) è il nome dell’iniziativa di boicottaggio globale degli acquisti lanciata da Bisan Owda, nota giornalista e regista di Gaza. Scopo dell’iniziativa è quello di porre fine al genocidio e alla carestia provocati dall’etno-teocrazia israeliana.

L’invito ad aderire alla protesta, ogni giovedì a partire dal 21 agosto, è esteso a tutte le organizzazioni del mondo, piccole e grandi, che da mesi protestano in favore della Palestina.

Owda ha pubblicato un video-messaggio di tre minuti, con il sottofondo costante di un drone: <<facciamo quello che gli fa più male: fermare l’economia. È arrivata l’ora di farci sentire, fino al punto che nessun organo di stampa potrà ignorarci (...) Il 21 di Agosto fermeremo l’economia. Non ci saranno transazioni, non ci saranno pagamenti, né con i contanti e nemmeno online. Niente trasporti pubblici. Chiudete le strade più importanti, le strade che conducono a posti “ufficiali” come ambasciate, municipi ecc. Naturalmente, cerchiamo di ridurre la produzione. Non vi sto chiedendo di non andare a lavorare, ma riducete la produzione. Insieme possiamo farcela!>>

Queste le azioni da fare per aderire alla protesta, così come descritte dal collettivo “Humanti Project:

16.6.25

ULTIMA GENERAZIONE, NAPOLI: INTERVIENE L’ESERCITO ALLA PRIMA AZIONE

Riceviamo e pubblichiamo per lo spazio “ComunicAzioni” un comunicato stampa da “Humanity in Focus”: raccontano di una "doppia azione" congiunta con “Ultima Generazione”, svolta lo scorso Sabato a Napoli. Le principali istanze sono due: far pagare il costo della transizione ecologica a multinazionali e gruppi che hanno causato il disastro ambientale e boicottare, come si fece con il Sudafrica, quelle aziende che fanno affari con uno stato che, ai sensi del diritto internazionale, pratica l’apartheid.


9 attivisti con due bandiere della Palestina e una del gruppo "Humanity in Focus". A terra uno striscione, fermato a terra da un megafono e una borsa. Sopra la scritta: "Boicotta il genocidio. Palestina Libera dal fiume al Mare"
Gli attivisti di fronte al Mc Donald della stazione centrale di Napoli


ULTIMA GENERAZIONE INSIEME A HUMANITY IN FOCUS: LA MATTINA ALLA CONAD E IL POMERIGGIO AL MCDONALD PER DENUNCIARE LA LORO COMPLICITÀ NEL GENOCIDIO PALESTINESE

7.9.24

LA STAGIONE DELL'ORRORE

Riceviamo e pubblichiamo nello "Spazio Comunica Azioni" una "call" per un progetto di ricerca indipendente sul lavoro-sfruttamento stagionale e precario di una compagna.


La "chiamata" è anche denuncia contro gli abusi del precariato e sfogo di "classe precaletaria" (per questo l'abbiamo inclusa anche nella rubrica "Cronache Precarie").


Si tratta di un progetto "etnografico informale" che potrebbe evolversi in un'auto-produzione editoriale.




La Stagione dell’Orrore viene e va!

Ciao!

Una donna dietro il bancone di un bar impugna minacciosamente una bottiglia di liquore. Anche lo sguardo è minaccioso, anche se un po' forzato.
Immagine di Jazz Guy da Flickr rilasciata con licenza Creative Commons


Il mio nome è Marga Romagnoni e sono una barlady antropologa, alle volte antropologa barlady, specializzata in Pestati, Blended, Studi Femministi, Salute Mentale e Critica Anticapitalista in genere.

Mi occupo di Antropologia ormai saltuariamente, in forma autonoma (ossia non dipendo da nessuna Università o altra istituzione) e ‘a sentimento’.

‘A sentimento', significa che decido cosa investigare in profondità sulla base delle sfighe che mi succedono.

‘A sentimento', significa che il mio operato riguarda una vocazione di vita e che non vengo pagata per farlo.

Sono sempre stata quello che Antonio Gramsci ha definito come “intellettuale organico”, ossia faccio parte io stessa dei contesti che pretendo studiare e sui quali produco teoria; l’obiettivo è dunque quello di trovare forme di denuncia, miglioramento ed emancipazione collettiva e non quello di avanzare nella mia carriera sulla pelle altrui.

Se ti è arrivato questo messaggio, è perché, molto probabilmente, come me lavori nel settore Ho.Re.Ca (acronimo di "Hotel Restauranta Café" che indica il settore alberghiero) in modalità stagionale o conosci qualcuno che lo fa.

Ti contatto perché ho in programma di condurre un’etnografia dei contesti del lavoro stagionale, con l’obiettivo di rintracciarne, renderne visibili e analizzarne le problematicità sociali specifiche.


Cos’è un’etnografia

5.9.24

DUE NAUFRAGI NEL MEDITERRANEO IN UN GIORNO

L'ONG MEDITERRANEA: <<LA STRATEGIA DEL GOVERNO PROVOCA L’ENNESIMA STRAGE>> 


Il primo settembre un'imbarcazione è partita dalla Libia con 28 "persone in movimento" a bordo, stando alla testimonianza di 7 sopravvissuti, di nazionalità siriana, soccorsi ieri mattina dalla Guardia costiera mentre il natante stava per affondare vicino a Lampedusa. 21 di queste, di cui 3 minori, sono disperse. Sempre nella giornata di ieri si sono registrati altri 22 dispersi e almeno un morto a largo delle coste libiche.

Di seguito l'ultimo comunicato di "Mediterranea Saving Humans". Negli scorsi giorni il governo italiano ha accusato l'ONG, sostenendo che la loro imbarcazione, la "Mare Jonio", non è in possesso della certificazione necessaria al soccorso, addebito smentito dalla ONG in un altro comunicato


Immagine della Mare Jonio, rimorchiatore della ONG, in alto mare
Immagine della "Mare Jonio"


17.7.24

MEDITERRANEA DENUNCIA LA SEDICENTE GUARDIA COSTIERA LIBICA

PRESENTATO UN ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA PER I FATTI DEL 4 APRILE


LE ACCUSE: PIRATERIA INTERNAZIONALE, TENTATO SEQUESTRO DI PERSONA, TORTURA E VIOLENZA PRIVATA CON LE AGGRAVANTI ASSOCIATIVA E DELL'USO DI ARMI DA FUOCO.


Il 4 Aprile, durante un salvataggio in acque internazionali operato dall'imbarcazione "Mare Jonio" della ONG "Mediterranea Saving Humans", i miliziani e sedicenti guardacoste libici hanno esploso colpi di arma da fuoco a distanza ravvicinata, scatenando il panico tra i soccorritori e i migranti in pericolo

Obiettivo delle milizie libiche in questo genere di "operazioni" è quello di riportare le "persone in movimento" nei lager libici per estorcergli denaro o schiavizzarli. Infatti, molte persone migranti ripetono più e più volte il "viaggio della speranza", che può concludersi anche in fondo al mare. In quel caso alcuni migranti, sequestrati dai miliziani libici, erano riusciti a saltare dalla motovedetta trovando salvezza tra le braccia dei soccorritori, mentre è possibile che altri abbiano trovato la morte o siano stati nuovamente catturati.


Una persona si getta dalla motovedetta italiana donata all'abusiva guardia costiera libica: il momento è immortalato in un filmato diffuso da Mediterranea, che stava soccorrendo un barchino in vetroresina alla deriva. La criminale guardia costiera libica aveva già catturato le persone su altre imbarcazioni. Screenshot di un video su Youtube
Una persona si getta dalla motovedetta italiana donata all'abusiva guardia costiera libica: il momento è immortalato in un filmato diffuso da Mediterranea, che stava soccorrendo un barchino in vetroresina alla deriva. La criminale guardia costiera libica aveva già catturato le persone su altre imbarcazioni. Nel comunicato di oggi Mediterranea spiega che ci sono nuovi elementi: un aereo maltese avrebbe supportato i miliziani libici per intercettare e catturare i migranti.

20.5.24

SCRITTE ANTISEMITE A PROCIDA. COMITATO PER LA PALESTINA LIBERA: "SIAMO ANTISIONISTI, NON ANTISEMITI"

SPAZIO COMUNICA-AZIONI: RICEVIAMO, PUBBLICHIAMO E COMMENTIAMO 

Il Comitato "Procida Per una Palestina Libera - Stop al Genocidio" prende le distanze dalle scritte antisemite apparse cinque giorni fa a Procida

Prima di lasciarvi ai due comunicati che ci ha inviato il Comitato, vi segnaliamo due articoli pubblicati tra queste pagine impalpabili.

Il primo, intitolato "Antisionismo non è antisemitismo", si focalizza sull'accusa strumentale di essere antisemita mossa a chiunque critica le politiche coloniali israeliane. In maniera assurda a diversi ebrei, israeliani, rabbini e perfino sopravvissuti all'Olocausto, che si oppongono al genocidio incrementale avviato 76 anni fa, viene appiccicata addosso l'etichetta di "antisemita" (o di "ebreo che odia sé stesso"). La radice di questo corto circuito semantico risiede nell'identificare Israele con l'ebraismo. Paradossalmente, questa artificiosa e opportunistica identificazione finisce per aumentare l'odio verso gli ebrei: se Israele e l'ebraismo sono la stessa cosa, allora le malefatte dei governanti israeliani vanno addebitate a qualunque ebreo... E purtroppo, secondo chi scrive, per questo meccanismo tale sentimento si è diffuso, ben prima del 7 Ottobre, anche tra alcune persone che si definiscono "di sinistra" (seppure in misura molto minore rispetto a quello che vuole far pensare la propaganda mainstream, che identifica qualunque manifestazione in favore della Palestina come antisemita).

Siamo ritornati sull'argomento in un editoriale sugli Olocausti (il plurale è usato intenzionalmente) in cui abbiamo fatto notare che Amiram Levin, generale in congedo delle forze di offesa israeliane, ha affermato che ci sono similitudini tra le politiche discriminatorie israeliane e quelle naziste: immaginate cosa succederebbe se un'affermazione del genere venisse fatta da un non ebreo... 

Di seguito il comunicato di Michael Leonardi, fondatore del Comitato.


Diverse persone riunite in un cortile sotto una gigantesca bandiera della Palestina
Foto del Comitato Procida per una Palestina Libera



<<Intervengo in quanto fondatore del comitato "Procida Per una Palestina Libera - Stop al Genocidio". Il nostro comitato è stato creato nel dicembre del 2023 in risposta al genocidio perpetrato dallo Stato di Israele, non solo dal 7 ottobre, ma da 76 anni, da quando è iniziata la pulizia etnica e l'uccisione di massa dei Palestinesi indigeni nella loro patria.

8.5.24

BASTA ANIMALI AL CIRCO!

SPAZIO COMUNICA-AZIONI 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato diffuso da Napoli Animal Save e Salerno Animal Save in merito a un presidio contro l'impiego di animali (non umani) nei circhi


Il simbolo di un divieto con all'interno le sagome di un leone, un elefante e un orso. Sotto la scritta "No animals in circuses"
Immagine di Chrisdesign da Openclipart.org

I due collettivi si descrivono così: <<Napoli Animal Save e Salerno Animal Save fanno parte di una rete globale di centinaia di capitoli di Animal Save Movement che testimoniano la sofferenza degli animali e le ingiustizie ai cancelli dei mattatoi. La missione di Animal Save Movement è quella di condividere l’idea che tutti abbiamo il dovere morale di testimoniare e di porre fine all’allevamento degli animali. La nostra visione è quella di un mondo equo, vegano ed eco-friendly per gli animali, il pianeta e la nostra salute.>>


Il volto di una leonessa dietro la grata di una gabbia
Foto di Publicdomainpictures da Pixabay


Prima di lasciarvi alla lettura del comunicato ci preme segnalarvi un post antispecista pubblicato tra queste pagine digitali: utilizzando preziosissimi spunti, presi in prestito dagli scritti di Ocalan, parliamo della scaturigine dello sfruttamento e dello sterminio contemporaneo degli animali, e cioè dell'antica "cultura della caccia" potenziata dall'"intelligenza analitica", per usare le definizioni dell'ispiratore del confederalismo democratico.

Sempre in tema di allevamenti intensivi e connessi interessi, normative e devastazioni ambientali, segnaliamo inoltre l'inchiesta "Food for Profit" di Giulia Innocenzi e Paolo D'Ambrosi, visibile su RaiPlay e mandata in onda dal programma Report la scorsa domenica. 


<<PRESIDIO CONTRO L’UTILIZZO DEGLI ANIMALI NEL CIRCO

Venerdì 3 maggio 2024 noi attivistɜ di Napoli Animal Save e di Salerno Animal Save ci siamo recatɜ di fronte al circo Lidia Togni a Bellizzi per esprimere il nostro dissenso per quanto riguarda l’utilizzo degli animali negli spettacoli.

Siamo riuscitɜ a vedere e riprendere elefanti indiani, pinguini di Humboldt, cavalli e tigri bianche. Questi erano gli animali lì presenti, animali utilizzati per il divertimento delle famiglie. Animali che dovrebbero e vorrebbero trovarsi ovunque tranne che lì.

28.2.24

PREMIO SPECIALE PER IL DIRETTORE DE "LA REPUBBLICA"

RICEVIAMO, PUBBLICHIAMO E COMMENTIAMO UN COMUNICATO DI "FREE ASSANGE NAPOLI"

Riceviamo, pubblichiamo e commentiamo un comunicato di "Free Assange Napoli", relativo a un'azione dimostrativa per criticare il "pensiero unico" dei media mainstream italiani e Maurizio Molinari, Direttore Responsabile de "La Repubblica".


Attivista di Free Assange Napoli consegna una medaglia speciale al Direttore de La Repubblica alla presentazione di un suo libro
Attivista di Free Assange Napoli consegna una medaglia speciale al Direttore de "La Repubblica"


Lo scorso Lunedì Molinari si trovava nel capoluogo partenopeo per presentare un libro alla "Fondazione Premio Napoli", che promuove l'omonimo premio letterario. Molinari è anche Direttore editoriale del gruppo GEDI, che copre circa un quarto dell'intero mercato dell'editoria nazionale. Il suo ultimo libro, edito da Rizzoli, si intitola "Mediterraneo Conteso". Alla presentazione c'erano anche Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, Alfredo Guardiano, della fondazione citata, Conchita Sannino, vice di Molinari e Ottavio Ragone, della redazione partenopea del quotidiano.


Siccome tra queste pagine virtuali tendiamo ad approfondire il più possibile una vicenda, prendiamo spunto da questa critica, e dalla relativa risposta del direttore, per analizzare "meta-mediaticamente" quanto si è parlato di Assange, quanto si è straparlato di Navalny, e quanto poco, e male, si parla dei massacri criminali in corso in Palestina.


Iniziamo proprio dal comunicato, che richiama una vignetta satirica dell'artista Vauro, risalente al 2022, quando Zelensky ha conferito a Molinari una medaglia e il titolo di Cavaliere per aver sostenuto la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina (se non vedete la vignetta nel riquadro sotto, la trovate a questo link).






Nel disegno si vede la caricatura del volto di Molinari con attaccata alla lingua una medaglia, intrisa di saliva. C'è scritto: <<Eroi. Da Zelensky medaglia al merito a Maurizio Molinari. Beato quel popolo che non ha bisogno di lecchini>>.

29.6.23

CHIEDIAMO LIBERTÀ PER JULIAN ASSANGE!

RICEVIAMO, PUBBLICHIAMO E COMMENTIAMO...

 

Attivisti di Free Assange Napoli con le maschere di Assange espongono striscioni e cartelli in favore della sua liberazione di fronte al Consolato USA a Napoli

Il nodo partenopeo di “Free Assange Italia” intensifica le azioni in favore del giornalista, editore e hacktivista australiano, Julian Assange, mentre il suo destino giudiziario sembra dirigersi pericolosamente verso un paese in cui i suoi diritti umani sarebbero seriamente a rischio, un paese che avrebbe addirittura tramato per ucciderlo, dopo averlo delegittimato con una potentissima “macchina del fango” mediatica e giudiziaria internazionale.

Nelle prossime righe, prima di riportare il comunicato che il gruppo “Free Assange Napoli” ci ha inviato, vi segnaliamo anche alcuni concetti e degli scritti già apparsi tra le righe di questa Fanza/Rivista sul prigioniero politico e ricercatore della verità: la battaglia per la sua liberazione è la battaglia per la libertà della conoscenza ed è una lotta che riguarda tutt* noi!

 

Attivisti di Free Assange Napoli con le maschere di Assange espongono striscioni e cartelli in favore della sua liberazione di fronte al Consolato USA a Napoli

Julian Assange, sin da quando militava come attivista “cypherpunk, ha sempre avuto in mente un principio tanto basilare e chiaro quanto cruciale: garantire la massima privacy per chi è “debole”, e al contempo sviscerare le azioni dei potenti per ottenere da loro il massimo grado di trasparenza. Senza questo presupposto noi giornalist* non siamo “cani da guardia del popolo”, ma veniamo allevati come “cani da salottoche leccano il sedere al padrone!

La conoscenza è potere, e se questo potere non è equamente distribuito, se non riusciamo ad avere dati oggettivi sulle nostre vite intrecciate e interdipendenti, costruire una società e un mondo più giusto, o anche solo avvicinarsi a questa utopia diventano dei castelli in aria senza fondamenta, come abbiamo già spiegato in questo post in cui ripercorriamo brevemente la storia di Assange.

La piattaforma Wikileaks ha garantito tutto ciò: redistribuire conoscenza (in particolare sui crimini di guerra americani, ma non solo) garantendo l’anonimato ai “whistleblowers”, ossia a chi faceva delle denunce, le sacrosante fonti che ogni cronista dovrebbe tutelare.

In quest’altro post scendiamo molto più nel dettaglio, e abbiamo metaforicamente indossato la toga dell’“avvocato del diavolo” chiedendo a Stella Moris (moglie di Assange, nonché sua legale ed esperta di diritti umani) se alcune conseguenze delle rivelazioni di Wikileaks, come quelle che hanno causato dei tumulti in Kenya nel 2007, sono un prezzo necessario da pagare per una società più “vera” e libera. In merito a quella specifica vicenda lo stesso Assange, accusato quindi di avere anche le mani sporche di sangue, disse: <<in quel frangente morirono circa 1300 persone e 350 mila dovettero fuggire. Fu un risultato della nostra nostra fuga di notizie. D’altra parte gli abitanti del Kenya avevano diritto a sapere che 40 mila bambini morivano di malaria, e che molti altri morivano per il denaro portato al di fuori del Kenya e della conseguente svalutazione dello scellino (…) Bisogna iniziare con la verità. La verità e l’unica maniera per arrivare da qualche parte, perché ogni decisione basata su bugie o ignoranza non può condurre a buone conclusioni>>. 

Analoghe accuse riguarderebbero il presunto pericolo di vita di diversi giornalisti, politici, diplomatici ed esponenti di ONG che avevano relazioni con gli USA, a causa delle rivelazioni di Wikileaks: nei processi queste accuse non solo non sono state mai dimostrate, come ci ha detto Stella, ma in più, ricorda Sara Chessa (in questa intervista), l’accusa secondo cui su Wikileaks si erano conservati i nomi delle fonti dell’intelligence americana in Iraq e Afghanistan mettendoli in pericolo, insieme alle loro famiglie, non ha alcun fondamento: <<in 12 anni non c’è stato un solo caso a supporto di queste affermazioni (...) Assange destinò molte risorse economiche e umane all’eliminazione di quei nomi dai documenti>>, ritardando la pubblicazione degli articoli con i colleghi giornalisti/e che fremevano per pubblicare il prima possibile quelle notizie.

Stella Moris, quando a Napoli ha ricevuto un premio al festival Imbavagliati”, a cui abbiamo dedicato un ampio articolo, ha spiegato un altro concetto che ci obbliga a ripensare come sono organizzate le nostre “democrazie”: <<i segreti di stato non sono qualcosa di naturale>>!

Se pensate che Assange sia divisivo e controverso, a nostra detta, siete completamente fuori strada: quello che c’è di controverso nella sua storia sono le fandonie diffamatorie di una campagna mediatica globale, alimentate dalla stampa asservita, ignorate da quei/quelle giornaliste/i ed editori che hanno venduto tantissime copie con le rivelazioni di Wikileaks, e che oggi dimenticano il prigioniero politico Assange mentre marcisce in una prigione di massima sicurezza come se fosse un terrorista e non un ricercatore della verità, come se fosse lui il colpevole delle atrocità commesse nelle guerre, dalle multinazionali e dai potentati vari... Immaginate un omicidio: invece di arrestare l’assassino sbattiamo in galera chi lo ha denunciato?! Trattiamo come una spia una persona che ha “rubato” informazioni per darle alla collettività, come dovrebbe fare qualunque giornalista, lo trattiamo come se avesse passato delle informazioni a una potenza straniera, come se fosse un pericolosissimo cyberterorrista e agente al servizio di imprecisate nazioni straniere... È paradossale!

Il primo ministro Australiano, anche per la pressione della società civile del sua paese, ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti di far cadere le accuse contro Assange: dobbiamo fare lo stesso anche noi, perciò non manchiamo ai prossimi appuntamenti e supportiamo le iniziative dei vari gruppi “pro-Assange”!

A tal proposito riportiamo di seguito il comunicato di Free Assange Napoli con i prossimi appuntamenti.

Scriba Contemporaneo

 

 

 

COMUNICATO STAMPA
Libertà per Julian Assange


Nel pomeriggio di oggi, mercoledì 28 giugno 2023, alcuni attivisti di Free Assange Napoli hanno tenuto un presidio in piazza della Repubblica, nei pressi del Consolato Generale USA di Napoli.