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18.8.24

BILANCIO ALTERNATIVO DELLE OLIMPIADI DI PARIGI 2024

LA PARTECIPAZIONE PALESTINESE E IL "BOTTINO" DEL TEAM DEI RIFUGIATI

Da una settimana si sono concluse le Olimpiadi di Parigi 2024 e a breve inizieranno i Giochi Paralimpici. 

Gli organi di stampa dominanti continuano a parlare di "bottini" delle singole nazioni in medaglie e di "medaglieri". Invece in questo articolo, per la rubrica "DiSport", tracciamo un bilancio alternativo al mainstream, con dei conteggi che non riguardano le medaglie conquistate dai vari paesi. 

Iniziamo parlando degli atleti palestinesi che non ci sono più e quelli che sono riusciti a partecipare. Anche se non hanno conquistato nemmeno una medaglia sono loro i vincitori e le vincitrici morali di questa edizione, l'ottava a cui ha preso parte la delegazione palestinese (in tutto sono 9, considerando l'atleta paralimpico che si cimenterà nel lancio del peso). Hanno gareggiato e alzato la bandiera che li rappresenta, nonostante il fatto che qualcuno continui a negare l'esistenza stessa dei palestinesi, definendoli genericamente "arabi", per legittimare la pulizia etnica "dal fiume al mare".

Concludiamo parlando di altri "momenti mediali salienti" di queste Olimpiadi, in particolare della pugile DONNA (scriviamolo a lettere grandi) Imane Khelif e del team dei rifugiati. E facciamo pure qualche considerazione sui valori dello sport mercificato e sul ruolo dello sportwashing.


La Torre Eiffel, vista dal basso, con il simbolo delle Olimpiadi
Foto di Amada MA da Unsplash




GAREGGIARE PER RESISTERE ED ESISTERE

Si parla sempre dello spirito dello sport e delle emozioni che dovrebbe generare, della sorellanza dei popoli che dovrebbe stimolare. Purtroppo nell'attuale sistema socio-economico capitalista lo sport valorizza la competizione più esasperata possibile, il tifo da stadio diventa paradigma della dialettica politica -intendendo la parola "politica" in senso lato- mentre la politica -in senso partitico- sfrutta lo sport per aumentare la "polarizzazione" degli elettori-tifosi. Oppure, più semplicemente, per domare la voglia di cambiamento stonando l'opinione pubblico a suon di "pane e circo".

Questa maniera di sfruttare gli eventi sportivi per fini politici-mediatici, nel solco della tradizione dello sportwashing (ripulire l'immagine di un paese o di un politico tramite lo sport), era evidente già prima dell'inizio degli ultimi giochi olimpici:dopo l'invasione dell'Ucraina da parte russa nel 2022 si è scelto di far partecipare gli atleti russi e bielorussi senza esporre le bandiere e intonare i rispettivi inni nazionali. Nonostante le plateali violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale lo stesso provvedimento non è stato adottato nei confronti dello stato di apartheid israeliano, ennesimo esempio di "doppiostandard" o "due-pesismo".

Oggi, come società collettiva e non come singole individualità e collettività, siamo "troppo dentro" questa funesta fase storica per accorgerci che i giochi olimpici parigini verranno ricordati come le Olimpiadi durante il genocidio palestinese: da Ottobre 2023, l'inizio della vendetta e punizione collettiva israeliana per lo smacco militare inferto durante il sanguinoso atto terroristico guidato da Hamas, sono stati massacrati almeno 300 tra atleti, allenatori, arbitri e ufficiali di gara palestinesi (dato fornito da Mustafa Siyam della Palestinian Sports Media Association). Si stima che tra questi più di 60 avrebbero potuto competere alle ultime Olimpiadi. Stando a quanto riportato dal sito israeliano Haaretz (che non cita fonti specifiche) anche <<molte dozzine di atleti israeliani, di tutti i livelli, inclusi quelli giovani, sono morti durante o dopo il 7 Ottobre (...) potrebbero essere oltre 100>>. Non possiamo dire se nel funesto conteggio della testata israeliana sono stati inclusi anche i dodici ragazzini uccisi da un'esplosione in un campetto di calcio di Majdal Shams, villaggio illegalmente occupato da Israele: di sicuro quei bambini non avevano la cittadinanza israeliana, ampiamente rifiutata dalla maggioranza della comunità drusa del posto (a differenza di quanto affermato da molti).

Tra i volti più noti delle vittime "sportive" del genocidio palestinese c'è Majed Abu Maraheel, calciatore, corridore e primo atleta olimpico della storia palestinese. Uno degli innumerevoli bombardamenti aerei israeliani, con il pretestuoso obiettivo di "eradicare il terrorismo" esercitando una forma di "terrorismo di stato", ha comportato l'amputazione di una gamba e la morte di Nagham Abu Samra, karateka, laureata in scienze motorie e fondatrice della prima palestra di karate per donne a Gaza. Tra le tante vite e i rispettivi sogni spezzati sono stati uccisi anche Hani Al-Masdar, assistente allenatore della nazionale di calcio, i calciatori Ahmad Abu Al-Atta, Shadi Abu al-Araj e Mohammed Hussein Al-Sulibi, i pallavolisti Hassan Abu Zuaiter e Ibrahim Qusaya, il corridore Wasem Ayman Abu Deeb e il nuotatore paralimpico Majdi al-Tatr.

21.5.23

SANGUE E SPORT NEL TWEET DI SALVINI CANCELLATO

PERCHÉ SALVINI HA ACCOSTATO LA TRAGEDIA CON IL CALCIO?


A sinistra il tweet cancellato dal profilo di Salvini, a destra lo stesso contenuto postato su “Instagram” me epurato dalla frase sul Milan.
A sinistra il tweet cancellato dal profilo di Salvini, a destra lo stesso contenuto postato su “Instagram” me epurato dalla frase sul Milan.


 

Il 16 Maggio, mentre l’Emilia Romagna veniva colpita dalla seconda ondata alluvionale dell’anno, il ministro delle infrastrutture Salvini in un tweet parlava del tanto tragico quanto purtroppo prevedibile evento, accostandolo alla sconfitta del Milan da parte dell’Inter:

 <<Cuore e impegno (e telefono che squilla di continuo) dedicati ai cittadini di Emilia e Romagna che lottano con acqua e fango. Un Milan senza cuore, grinta e idee non merita neanche un pensiero>>, eppure il pensiero lo aveva appena espresso, legandolo alla catastrofe ambientale...

Poteva spendere qualche riga, parola o tweet in più sull’emergenza climatica, sulle speculazioni edilizie che continuano in un territorio quasi per metà ad alto rischio idrogeologico (come molti altri lungo il “belpaese”), ma invece ha preferito parlare del Milan: è stata una semplice “gaffe” di un twittatore compulsivo che, purtroppo, ha comunque molto seguito? È stata una subdola tattica di distrazione di massa architettata con chi cura la sua comunicazione? È stato un accostamento inopportuno e insensibile di un politico populista di bassissima caratura, di cui poi si è “mediaticamente” pentito, cancellandolo (e che in una democrazia sana avrebbe portato quantomeno alle scuse e alle dimissioni di Salvini, ma lui e altr# non si è dimettono per molto peggio...)?

Non possiamo dirlo con certezza, ma come si evince dagli screenshot ripubblicati da numerosi utenti della rete e organi stampa, in circa un minuto il tweet è passato da circa 6 mila a più di 60 mila visualizzazioni prima di essere cancellato dal profilo ufficiale (forse perché si aspettava migliaia di risposte e commenti negativi? Forse è stato un tentativo goffo di “cancellare” la “storia” da parte di un politico al capolinea, come pronosticano molti? Comunque su Instagram è ancora visibile la versione “pulita” del post, senza la parte relativa al Milan).

Per questo vi riproponiamo due articoli che trattano di meccanismi mediatici e armi di distrazioni di massa:

30.4.23

DAL “PANEM ET CIRCENSES” AL “PIZZA E CALCIO”

DAL “FESTE, FARINA E FORCA” AL “SURGELATI, SOCIAL E SOPPRESSIONE”


A sinistra il Colosseo e del pane, con le scritte "Panem et circenses" e "Feste, Farina e forca". A destra uno stadio, una pizza e un calciatore che calcia il simbolo dell'euro, insieme alle scritte "Pizza e calcio", e "Social, Surgelati e Soppressione"

 

Mentre la città di Napoli, dove ha sede la nostra pseudo-redazione, è in piena febbre calcistica pubblichiamo un breve editoriale dello sportivo “popolare” e atleta amatoriale Karin Abdul Poggioreal, rielaborando la nota espressione del poeta misogino e conservatore Giovenale, che precedeva sostanzialmente la stessa strategia attuata del “re nasone”...


 

ARMI DI DISTRAZIONE E INTRATTENIMENTO DI MASSA

Panem et circenses”, tradotto dal latino, significa “pane e giochi del circo”, e indica la strategia di distrazione di massa consistente nel fornire un “piatto a tavola” e varie forme di intrattenimento in modo da tenere tranquillo e soggiogare il popolo, mantenendolo indifferente verso i soprusi di chi concentra nelle sue mani il potere, di chi effettivamente comanda.

Una versione più evoluta dell’espressione risale all’epoca del Regno delle Due Sicilie ed è nota come quella delle “tre F”, ossia “Feste, Farina e Forca”: al cibo e alle feste si affianca anche l’elemento della paura, tramite la repressione giudiziaria e quindi con le impiccagioni esemplari.

Siamo giunti nel terzo millennio, e nonostante le conquiste tecnologiche della nostra specie, talmente evoluta da essere votata all’autodistruzione, si riescono ad assicurare (non sempre) delle condizioni minime di vita e dei diritti umani basilari solo a una parte della società globale, quella più opulenta, moralmente e materialmente affogata in sprechi materiali e intellettuali futili: mentre l’industria alimentare ci rimpinza di cibo spazzatura e quella mediatica ci propina show salottieri e frivoli, un’altra parte del Mondo, saccheggiata e sfruttata da secoli, fa fatica a mettere insieme la quantità minima di calorie necessarie per arrivare alla fine della giornata, fuggendo da guerre e carestie per poi essere tacciata di “rubare il lavoro” e addirittura di essere colpevole di una fantomatica “sostituzione etnica”.