Il proibizionismo dell’immigrazione, il memorandum Italia-Libia, le migrazioni “di serie B” e i respingimenti in Grecia
La scorsa settimana a Napoli si è tenuto "A Bordo!", il primo festival di Mediterranea Saving Humans APS, <<la piattaforma di realtà della società civile>> che con la sua <<azione non governativa>> di <<disobbedienza morale>> -verso le politiche che criminalizzano le migrazioni- e <<obbedienza civile>> -alle norme che salvaguardano i diritti umani- salva persone nel Mediterraneo centrale, anche documentando e denunciando le precondizioni e i risultati dei “viaggi della speranza”. Presente in mare dal 2018, dall’inizio del conflitto in Ucraina è operativa anche “via terra” con delle carovane che portano assistenza medica e beni di prima necessità, e riportano indietro persone vulnerabili.
Purtroppo siamo riusciti a seguire solo l’ultima parte del festival (dati i nostri umili mezzi e anche perché siamo venuti a conoscenza del festival tardi) e abbiamo comunque sentito il dovere di “scendere in piazza”: Sabato 3 c’è stato un breve corteo seguito da un “flash-mob”, di circa due ore, di fronte alla Prefettura partenopea contro gli accordi Italia-Libia, seguito dall’ultimo dibattito e dal concerto conclusivo.
Nelle righe che seguono troverete alcuni spunti emersi dalla manifestazione e, in particolare, ci soffermiamo sul memorandum d’intesa italo-libico, sui cosiddetti “migranti di serie B”, su una denuncia fatta contro i respingimenti delle autorità greche e diversi riferimenti a questioni più generiche, come il proibizionismo delle migrazioni.
Troverete anche un video girato male, ma che contiene un audio sufficientemente comprensibile di tutti gli interventi rivolti davanti l’ufficio del Governo. Inoltre trovate anche i collegamenti alle dirette-video di altri eventi del festival postati da Mediterranea e da Refugees in Libya sulle loro pagine Facebook, come il dibattito conclusivo del festival.
Ma partiamo dalla ragione principale della manifestazione di fronte alla Prefettura: gli accordi sottoscritti dal governo libico e da quello italiano nel 2017.
IL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA
Il memorandum d’intesa, firmato dall’allora presidente italiano Gentiloni e dall’ex presidente libico Fayez al-Sarraj nel 2017, sancisce la cooperazione tra i due paesi <<per affrontare tutte le sfide che si ripercuotono negativamente sulla pace, la sicurezza e la stabilità nella regione del Mediterraneo>>, ossia <<nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di essere umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere>>, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, formalmente…
Di fatto si affida il controllo della migrazione, e quindi della frontiera, alla sedicente Guardia costiera libica (ritenuta connivente con gli stessi trafficanti) e al governo che regola i centri di detenzione (centri ufficiali e non) dove avvengono dei veri e propri crimini contro l’umanità, che vanno dalla riduzione in schiavitù allo stupro, passando per l’omicidio, ed evitando il soccorso in mare cui saremmo vincolati giuridicamente… Ma anche non immaginando e applicando altre misure che potrebbero porre fine ai “viaggi della speranza”, iniziando dall’apertura di corridoi umanitari per arrivare a una più utopica fine del proibizionismo delle migrazioni (desiderabile da chi scrive quest’articolo).




