IN RICORDO DI
VITTORIO ARRIGONI
Ricordiamo Vittorio
Arrigoni parlando dei punti mai chiariti riguardo alla sua barbara
uccisione e riportando alcuni dei suoi articoli che siamo riusciti a scovare
nei meandri del web tra cui, in particolare, un post pubblicato sul
suo blog, "Guerrilla Radio", in cui immaginava uno stato
unico come soluzione all'annosa questione palestinese.
Su quel sito,
attualmente offline ma di cui esistono ancora diverse tracce sul web,
campeggiava questa descrizione: <<Guerriglia alla prigionia
dell'Informazione. Contro la corruzione dell'industria mediatica, il
bigottismo dei ceti medi, l'imperdonabile assopimento della coscienza
civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l'abrasiva
denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita,
L'infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della
coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L'abbuffata di
un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser
digerito>>. Ogni articolo di "Vik" si concludeva
con un motto celebre, che è anche un monito: <<Restiamo Umani>>.
LA PRESENZA
PROTETTIVA CONTRO ABUSI DI COLONI E FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE
Tredici anni fa
veniva ritrovato il corpo strangolato di Vittorio Arrigoni, detto
"Vik". Discendente di partigiani, giornalista e attivista
pacifista dell'International Solidarity Movement, l'associazione in cui
militava al momento della sua morte.
Si tratta di un
gruppo di attiviste e attivisti che si oppone all’occupazione
israeliana con la non violenza, seguendo la strategia della “presenza
protettiva”: presenziano manifestazioni, sgomberi forzati, i
momenti della raccolta delle olive "disturbati" dai coloni
e la distruzione illegale di case e infrastrutture con mezzi pesanti
per fare spazio a nuovi insediamenti israeliani, e oppongono
resistenza passiva, interponendosi fisicamente tra gli obiettivi
della repressione coloniale e chi la perpetra.
Sostanzialmente, in
queste situazioni fungono da "scudi umani" per
tentare di frenare l'espansione dell'occupazione, e documentano
tutto con riprese e foto per fare da deterrente
contro i soprusi delle milizie paramilitari dei coloni e
dell’esercito israeliano. In
un'intervista spiegava che lui, e tutt* le attivist* del Mondo, avevano l'obbligo
morale di andare in quella terra per essere come degli <<scudi
umani>>, schierati di fronte ai cecchini, fungendo da
<<forza di interposizione, esattamente quello che dovrebbero
fare le Nazioni Unite, in modo che il diritto internazionale venga
rispettato>>.
Oltre all'attivismo
in Palestina aveva sulle spalle altre esperienze di cooperazione
umanitaria in America Latina, Africa ed est-Europa.
LE CIRCOSTANZE
DELL'OMICIDIO MAI CHIARITE
Arrigoni fu ucciso,
secondo la ricostruzione ufficiale, da una "cellula impazzita"
che si opponeva ad Hamas, un gruppo salafita noto come
la "Brigata
dei Valorosi Compagni del Profeta Mohammed bin Moslima".