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29.4.24

AUTONOMIA DIFFERENZIATA: IL DISEGNO DI LEGGE CHE SPACCA L'ITALIA

FUNZIONAMENTO, INCONGRUENZE E INSIDIE DEL DDL CALDEROLI 


Fissata per le ore 10 di questa mattina la discussione alla Camera sul DDL Calderoli, dopo che è stato approvato dal Senato lo scorso Gennaio e assegnato alla Commissione Affari Costituzionali della Camera.


Manifesto del comitato campano contro l'autonomia differenziata. Sullo sfondo la cartina dell'Italia che appare strappata a metà Al centro la scritta: No autonomia differenziata. Sottotilo: Dal nord al meridione insieme contro la secessione


Mercoledì 24 Aprile era stato approvato dalle opposizioni un emendamento che cancellava la parola "autonomia" dal primo articolo del disegno di legge, mentre alcuni esponenti della maggioranza erano assenti. La maggioranza ha "bypassato" la decisione argomentando che la votazione doveva essere considerata nulla per ragioni procedurali e ripetendola nei giorni successivi. Secondo l'opposizione si sarebbe dovuta ripetere subito per essere considerata valida. Le opposizioni denunciano questo pericoloso precedente che viola Costituzione e regole parlamentari rinforzando la "dittatura della maggioranza". La Commissione avrebbe dovuto lavorare a ritmo serrato per discutere più di duemila emendamenti ma, dopo che ne sono stati votati soltanto 80, è stata applicata la cosiddetta "ghigliottina parlamentare" (o "tagliola").

Al di là di questo preoccupante e più recente evento, a destare altri timori sono le violazioni dei principi costituzionali di indivisibilità della Repubblica e di solidarietà all'interno del disegno di legge che porta il nome del ministro per gli affari regionali e le autonomie. DDL, in passato osteggiato dagli alleati della Lega e dalla stessa Premier, che diventa perno su cui si regge l'attuale maggioranza in quanto moneta di scambio politico con il cosiddetto "premierato forte", altro provvedimento che rischia di stravolgere la nostra democrazia e di farla virare sempre più verso una democratura. Partiamo vedendo cosa prevede, formalmente, il DDL Calderoli e dove affonda le sue radici.



LE RADICI DEL DDL CALDEROLI


Il volto di Calderoli su una confezione di "Maalox". In basso a sinistra la scritta: "Chi chiagne e chi fotte?"


Il cosiddetto "Ddl Calderoli", ribattezzato come "Spacca Italia", ma noto anche con le espressioni "regionalismo differenziato", "asimmetrico" o, più precisamente, come attuazione della riforma dell'Autonomia Differenziata, consentirebbe il trasferimento di diverse funzioni dallo Stato centrale alle 15 Regioni a statuto ordinario e finirebbe per alimentare le già profonde sperequazioni tra diverse aree del paese. 

In sostanza, potremmo ritrovarci con tanti sistemi governativi diversi in cui, per fare qualche esempio, si avrebbero programmi scolastici differenziati e altrettante eterogenee politiche estere o ambientali, basate su intese e corrispondenti leggi ad hoc per ogni regione richiedente. In due parole: dis-uniformità normativa. Se arrivassimo a questo punto si farebbe prima a proclamare venti stati diversi e dichiarare, anche formalmente, la fine della Repubblica.

Le madri e i padri Costituenti, dopo la Resistenza al nazifascismo, avevano concepito l'indivisibilità e l'unità della Repubblica, dal punto di vista geografico e dei valori comuni, così come espresse nell'articolo 5 della Costituzione. Il quinto dei primi dodici principi fondamentali riconosce anche le autonomie locali, in sinergia con il governo centrale e in linea con gli ideali della stessa Carta fondamentale, oltre al decentramento amministrativo, in rottura con l'accentramento del potere fascista e favorendo l'azione delle amministrazioni locali, più vicine ai cittadini, i quali dovrebbero essere effettivamente coinvolti nei processi decisionali e nella vita politica.

Il disegno di legge 615, ossia lo "Spacca Italia", affonda le sue radici nelle riforma del Titolo V della Costituzione, quello dedicato a Regioni, Province e Comuni, in quanto ne costituirebbe l'attuazione. La legge costituzionale n.3/2001 ha completamente cambiato il rapporto tra governo centrale ed enti locali, attribuendo a quest'ultimi tutte le competenze non riservate esplicitamente allo Stato, trasformando gli enti periferici nei principali punti di riferimento degli abitanti dei singoli territori e attribuendo loro uno status paritario a quello dello Stato. La riforma del Titolo V della Costituzione ha, quindi, già ampliato le materie di competenza di Regioni ed Enti locali, ed è stata promossa da un governo di centrosinistra per contrastare le tensioni secessioniste della Lega Nord che, da parte sua, mirava più a ottenere potere in ambito locale che a garantire l'autogoverno dei cittadini.

La storia recentissima dello "Spacca Italia" comincia però con un'intesa siglata da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna (che si troverebbero a poter gestire direttamente quasi duecento miliardi di euro e che diventerebbero nuove regioni a statuto speciale de facto) con il governo Gentiloni nel 2018. Accordo che ha attraversato il governo "gialloverde", "giallorosso" e, infine, quello tecnocratico-draghiano.



LE INTESE SU 23 MATERIE (E "SOTTO-MATERIE") E I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI (LEP)

25.4.23

CONTRO IL REVISIONISMO POST-FASCISTA

25 APRILE TUTTI I GIORNI

 
foto di partigiani veneti

 

Oggi festeggiamo la Liberazione dell’Italia dall’incubo nazifascista.

Oggi ricordiamo la fine di una dittatura militare brutale che imprigionava o eliminava chi osava distaccarsi dal pensiero dominante, un pensiero totalitario e reazionario che ha cominciato ad affermarsi con il supporto economico e politico dei potentati dei signori della guerra che finanziavano anche la propaganda dell’ex socialista Mussolini, con l'appoggio degli imprenditori disonesti e corrotti che si opponevano all’auto-organizzazione di operai e contadini fornendo armi e denaro alle squadracce nere, composte per lo più da militari avidi di ferocia e guerra oltre che da chi si era lasciato corrompere con il denaro o con la forza. Le brigate fasciste con la complicità delle autorità del regno distruggevano e saccheggiavano i luoghi dove c’era chi, da subito, si opponeva alla logica del sopruso, cercando di costruire un modello sociale alternativo, più egualitario e sincero.

Oggi ricordiamo chi ha sacrificato la sua vita per farci conquistare dei basilari diritti umani che qualcuno purtroppo mette ancora in discussione, a cominciare dall’uguaglianza formale e sostanziale di tutti gli appartenenti all’unica razza umana, pur nel rispetto delle differenze dei gruppi e dei singoli.

 

partigiani a Milano dietro una trincea con i fucili puntati

Ma oggi ricordiamo anche chi ha supportato il fascismo e il nazismo, chi non si è opposto, chi è rimasto indifferente, macchiando indelebilmente la storia di questo pezzo di pianeta che si chiama Italia, inquinando così anche la morale dell’intera umanità.

 

immagine del corteo napoletano. Si vedono diverse bandiere tra cui quella della Brigata Stella Rossa e del Partito dei CARC

Per questo oggi dobbiamo ragionare su quei partiti definibili come neo-fascisti e/o post-fascisti, e dunque di chi si pone in una stretta correlazione con il fascismo senza rinnegarlo, o di chi ne ha raccolto l’eredità rinnegandolo solo in parte o in maniera ambigua.

 


Meloni e i suoi alleati di governo oggi dicono che la destra in parlamento è incompatibile con il fascismo, ammettendo che ha calpestato i valori democratici. Al contempo quegli stessi governanti attuano delle politiche che mettono quei valori in serio pericolo, usando una retorica nazionalista e conservatrice, seppure attenuata da quando sono entrati in parlamento per ovvie ragioni di convenienza politica, che non può non essere identificata come la pesante eredità del “ducetto” appeso a testa in giù dallo stesso popolo che poco prima lo glorificava: il problema non è solo chi va a governare, ma anche chi appoggia e chi vota (molto pochi, il che dice molto della legittimità e della decadenza del modello di democrazia liberale-liberista) quelle persone che vanno a governare.

Per questo non dobbiamo smettere di essere vigili, di studiare il passato e il presente per pianificare un migliore futuro, e per questo celebriamo la ricorrenza della Liberazione riproponendo tre post in cui parliamo delle dichiarazioni revisioniste rilasciate in queste ultime settimane da parte di chi vorrebbe riscrivere la Storia, fornendone una versione drammaticamente semplicistica, edulcorata e pretestuosa.

Non abbiamo la presunzione di detenere la e le Verità, ma le dichiarazioni di parlamentari ed esponenti del governo più a destra di sempre dell’età repubblicana, rilasciate in questi ultimi giorni, rasentano il ridicolo e costituiscono un limpido esempio di un revisionismo “velato” e ambiguo, essendo propagandato da chi ha giurato formalmente su una Costituzione Antifascista ma che al contempo non vuole, non riesce o non può fare i conti con il suo passato da parvenu di movimenti neofascisti/postfascisti, più che “underdog” della politica, saliti al potere soprattutto grazie alla mancanza di una vera sinistra che fa gli interessi delle classi popolari, oltre che di una sinistra troppo divisa se non addirittura settaria.