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7.3.26

NÉ TEOCRAZIA, NÉ “ESPORTARE” DEMOCRAZIA: FERMIAMO LA DISTOPIA CONTEMPORANEA!

Abbiamo iniziato a varcare l’uscio della III guerra mondiale con l’ “Operazione Martello di Mezzanotte”, così è stato soprannominato l’attacco israelo-statunitense all’Iran. Intanto, su giornali, tv e social, passa in secondo piano la rete infernale di Epstein, che per adesso sfiora pure l’Italia, dove si continua a parlare di Garlasco, famiglia del bosco, Sanremo, Olimpiadi e calcio...

Questo pseudo-editoriale parte dalle dichiarazioni contraddittorie sulle ragioni dell’attacco, per poi fare un passo indietro all’11 Settembre e a quel processo, promosso dai familiari delle vittime, che dovrebbe accertare le sospettate responsabilità dell’Arabia Saudita nell’attentato che ha innescato le cosiddette “guerre al terrorismo” per “esportare la democrazia”.

Nella conclusione trovate gli scenari ancora più distopici dell’attuale cacotopia che dobbiamo assolutamente scongiurare, insieme a un po' di "filosofia spicciola" in stile fanzina.



In alto uno screenshot del sito della Casa Bianca: il 25 Giugno 2025 Trump dichiarava che i pesanti bombardamenti statunitensi avevano "annichilito" ("obliterated") le strutture del programma nucleare iraniano. Affermare il contrario era falso, e a corraborare la dichiarazione di Trump c'era Commissione sull'Energia Atomica Israeliana: "l'abilità iraniana di sviluppare armi nucleari è stata rallentata per molti anni". Sotto l'immagine di un bombardamente a Teheran: si vede una donna avvolta da un velo nero guardare impaurita verso il cielo, in primo piano. Sullo sfondo di una via cittadina, si alza un'enorme colonna di fumo.

In alto uno screenshot del sito della Casa Bianca: il 25 giugno 2025 Trump dichiarava che i pesanti bombardamenti statunitensi avevano "annichilito" ("obliterated") le strutture del programma nucleare iraniano. Affermare il contrario era falso, secondo Trump. 
A corraborare la sua dichiarazione c'era la Commissione sull'Energia Atomica Israeliana: "l'abilità iraniana di sviluppare armi nucleari è stata rallentata per molti anni".


UNA GUERRA SENZA RAGIONI LEGALI E OBIETTIVI CHIARI

22.2.26

DAANES RAREFATTA. ROJAVA RESISTE IN UN’INTEGRAZIONE DIFFICILE

DALLA CADUTA DI ASSAD ALL’ASSEDIO DEL ROJAVA (CHE SUCCEDE IN SIRIA PARTE 2)


Torniamo a parlare di Siria e dell’unica democrazia del Medio Oriente, “il Rojava”, parola che indica letteralmente l’ovest della regione curda e per estensione quella che era l’intera DAANES. Di questa, attualmente, restano e resistono soltanto due lembi di Rojava senza continuità territoriale in un complesso e controverso percorso di integrazione con il nuovo governo siriano. Precisamente, le aree che non sono cadute sotto il completo controllo del presidente ad interim al-Shara’ sono quelle di Kobane, Qamislo e al-Hasaka.

Per chi fosse interessatə ad approcciare o anche approfondire questi argomenti, consigliamo un altro articolo pubblicato nella sezione di “Geopolitica Popolare” di Fanrivista pubblicato a fine 2024. In quel periodo, in poche ore, con il supporto più o meno manifesto di diverse potenze statali, il dittatore Assad è stato rovesciato. Fino ad allora il nuovo presidente ad interim, quando era manifestamente un estremista jihadista, si faceva chiamare al-Jolani.

CHE SUCCEDE IN SIRIA (Parte 1).


Altri contenuti collegati pubblicati da Fanrivista, insieme alle fonti usate per questo articolo, li troverete nei link che accompagnano il testo. Leggetelo con calma e criticatelo senza pietà se lo ritenete necessario!



La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES ai confini con la turchia, in viola la zona occupata da Israele e non lontano, più a est in fucsia, le zone controllate dai drusi.  In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.  Al centro in alto al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa: lui indossa un turbante e si nota la scritta: “Stop this terrorist. Upt to 10 million reward”. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria in giacca e cravatta.

La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES, in viola la zona occupata da Israele e in fucsia le zone controllate dai drusi.

In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.

Al centro al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria. Adesso non si fa chiamare più con il suo nome di battaglia. 



I NUOVI CLIENTI DEGLI USA E IL LAVORO SPORCO DI “CARCERIERE” DELL’ISIS

Nell’Asia Occidentale continua il genocidio palestinese più in sordina, con il colpevole e sostanziale silenzio della comunità internazionale.

Il popolo iraniano manifesta la sua insofferenza verso il regime degli ayatollah, mentre i sostenitori dello scià e delle democrature occidentali provano a cavalcare e fomentare le proteste, minandone la stessa legittimità.

E intanto, in Siria, il nuovo governo di Ahmad al-Shara è riuscito a unificare formalmente quasi tutto il paese dopo aver duramente represso diverse minoranze, e dopo le alleanze con quelli che erano stati i suoi nemici giurati, nonché carcerieri, gli USA. L’ex membro di al-Qaeda, all’epoca noto come al-Jolani, ha avviato un’operazione comunicativa brillante per ripulire la sua immagine pubblica. Si è tolto letteralmente i panni di guerrigliero e ha indossato giacca e cravatta, ha dichiarato di volere una Siria inclusiva, ha approvato qualche provvedimento di facciata per riconoscere diritti e festività ai gruppi minoritari, ed è stato clamorosamente accolto a braccia aperte nei maggiori consessi internazionali. Eppure, negli ultimi mesi, le milizie jihadiste che adesso indossano l’uniforme dell’esercito nazionale hanno perseguitato drusi, alawiti e curdi.

Attacchi culminati con l’assedio e la conquista di gran parte della DAANES (acronimo di Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est), la regione de facto autonoma del nord-est della Siria nota ai più con la sineddoche “Rojava”, ovvero il “Kurdistan dell’Ovest”, difesa dalle “Forze Siriane Democratiche” (SDF è l’acronimo in inglese). Il “Rojava” è probabilmente l’unica democrazia del Medio Oriente, un esperimento amministrativo che, con tutte le sue fragilità, criticità e limitazioni, è considerato l’avanguardia e la degna continuazione dei tanti processi rivoluzionari socialisti falliti nella storia, solitamente perché degenerati in autoritarismo, dittatura e totalitarismo.

8.6.25

NETANYAHU AMMETTE: ISRAELE ARMA JIHADISTI E BANDE CRIMINALI

NON È LA PRIMA VOLTA E SONO PROPRIO QUELLI CHE RUBANO GLI AIUTI


 ++AGGIORNAMENTI DEL 18/10/2025 ALLA FINE DELL’ARTICOLO, DOPO LA TREGUA ARMATA SPACCIATA COME “PROCESSO DI PACE”, E DOPO I "REGOLAMENTI DI CONTI" CON ESECUZIONI IN PUBBLICO DI HAMAS ++



Torniamo a parlare dell'uso della fame come arma di guerra e del ruolo israeliano dietro la “borsa nera” di Gaza e dietro il furto stesso dei beni di prima necessità.

Nella parte conclusiva di questo articolo andiamo oltre l'immediatezza degli eventi più recenti argomentando perché tutto viene permesso a una potenza nucleare illegale (non è l'Iran!) in una dissociazione comunicativa che è solo apparente, trovando le sue ragioni in un modo di ragionare fondato su faziosità e illogicità: da un lato ci raccontano che la popolazione di Gaza muore letteralmente di fame perché Hamas ruberebbe gli aiuti, dall'altro politici israeliani affermano candidamente che <<non deve entrare nemmeno un chicco di grano nella Striscia>>.


Al centro un'immagine da X con un bambino scheletrito tra le braccia di un soccorritore con uno sguardo confuso. Sotto il logo delle "Popular Forces" da Facebook: in un cerchio c'è una mano con una fiaccola.; sullo sfondo i colori della bandiera palestinese, un ramoscello di ulivo e una kefiah. Nella colonna sinistra due immagini: tre uomini che impugnano armi leggere puntandole verso il cielo; il comandante della banda ha un cappello e il volto scoperto. Sotto un'altra immagine da Facebook di un miliziano mascherato con un elmetto. Appese al torace delle cartucce e una bandiera palestinese. Sulla colonna destra due immagini dei miliziani mentre distribuiscono aiuti. Il volto di uno di loro è stato sfocato. Sotto la scritta: <<Netanyahu ammette: Israele arma jihadisti e bande criminali che rubano gli aiuti.



DA TRAFFICANTE DI DROGA A CAPO DELLE “FORZE POPOLARI” CON IL SOSTEGNO DI ISRAELE

Israele fornisce armi leggere a gruppi di criminali jihadisti di Gaza per seminare il caos e indebolire Hamas <<su ordine di Netanyahu>>: lo ha rivelato pubblicamente tre giorni fa Avigdor Lieberman, capo del partito Israel Beitenu, un tempo alleato dell'attuale primo ministro, temendo che quelle armi <<potrebbero essere usate contro Israele>>. “Bibi” Netanyahu conferma, affermando <<che male c'è?! Serve a salvare le vite dei nostri soldati>>, e accusa il suo avversario politico di fare <<un piacere ad Hamas>>.

A capo dei circa trecento uomini della principale banda criminale c'è Yasser Abu Shabab. Questo nominativo gira da mesi. Lo avevamo menzionato in un articolo in cui davamo notizia di un documento ONU riservato che accusava proprio Israele di essere dietro ai criminali che assaltano i convogli umanitari, uccidono gli autisti e impongono il pizzo per il passaggio dei camion di aiuti con il beneplacito dell'esercito israeliano, oltre a gestire la “borsa nera” di Gaza, il mercato clandestino di beni di prima necessità.

23.5.25

COME IL PKK VERRÀ SCIOLTO? LE ARMI SARANNO CONSEGNATE?

DIPENDE SOPRATTUTTO DALLA TURCHIA...

Il 12 Maggio il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”, dopo un congresso a cui hanno preso parte più di 200 persone in due luoghi diversi, ha annunciato l'intenzione di sciogliersi e di porre fine alla lotta armata con la Turchia, iniziata più di 40 anni fa. In questo aggiornamento, per il format di Fanrivista “Come va a finire?!”, ricapitoliamo come siamo arrivati a questo punto e facciamo alcune ipotesi sui prossimi sviluppi.


Sotto a sinistra Abdullah Ocalan in un primo piano: sorride mostrando i denti, appoggia la mano sulla sua guancia e ha capelli e baffi brizzolati. Sotto a destra la bandiera del Pkk: una stella rossa racchiusa in un cerchio giallo dal contorno verde su sfondo rosso. Al centro la scritta: "Come si scioglierà il PKK? Le armi saranno consegnate?".


Per chi non avesse alcuna familiarità con queste vicende ma fosse interessato ad approcciarle, nel primo paragrafo troverete una serie di link ad altri articoli che fungono anche da letture preliminari. Altri approfondimenti li trovate in calce a questo post. Sono utili anche per inquadrare il contesto in cui si inserisce l'annuncio del PKK. Troverete, infine, la traduzione integrale del comunicato diffuso dal partito comunista curdo a conclusione dell'ultimo congresso.



DALL'INVITO AMBIGUO DEL “LUPO GRIGIO” ALL'ULTIMO CONGRESSO DEL PKK

A ottobre 2024 Devlet Bahceli, politico del “Movimento Nazionalista” turco (MHP), fondatore della “Gladio turca” e del gruppo neofascista dei “Lupi Grigi” aveva fatto un invito al <<leader dei terroristi>>, e cioè Abdullah Ocalan, co-fondatore e leader del PKK, il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”: <<lasciategli dire che il terrorismo è finito e che la sua organizzazione venga smantellata>>.

13.3.25

AL JOLANI IN GUERRA CON I PRO-ASSAD FA UN ACCORDO CON LE SDF

AGGIORNAMENTO SU COSA SUCCEDE IN SIRIA: 

  • CENTINAIA DI CIVILI UCCISI NEGLI ECCIDI SEGUITI AGLI SCONTRI TRA I LEALI AD ASSAD E IL NUOVO GOVERNO SIRIANO 
  • ISRAELE CONTINUA A ESPANDERSI OLTRE IL GOLAN E STRUMENTALIZZA LA PAURA DELLA MINORANZA DRUSA
  • LE SDF STRINGONO UN ACCORDO CON IL GOVERNO DI TRANSIZIONE GUIDATO DA AL-JOLANI

Per chi non fosse familiare con il contesto siriano e con le principali formazioni della guerra civile in corso da quasi tre lustri, ma anche per chi volesse approfondirne vari aspetti (come la nascita delle SDF, le connessioni con la Palestina e il supporto dell’estrema destra italiana ad Assad), consigliamo come lettura preliminare un articolo pubblicato a Dicembre, intitolato “Che succede in Siria? Chi governa ora?”. In questo nuovo post parliamo dei più recenti aggiornamenti in merito.



Descrizione dettagliata nella didascalia
Mappa della suddivisione territoriale della Siria tra le varie fazioni aggiornata al 13/03/2025 di “Kaliper1” da Wikimedia rilasciata con licenza CC 4.0.
In bianco le zone controllate dalle forze del nuovo governo siriano. A sud-ovest, in rosa, quelle controllate dalla SOR e in viola da Israele. A nord-ovest le zone sotto il controllo delle SDF nella DAANES, in giallo. Una parte di questo territorio al confine con la Turchia e “accerchiata” da altri territori della DAANES, insieme ad altri a nord-ovest, sono controllati dall’SNA e indicati in verde. Il semicerchio celeste al confine con Iraq e Giordania è una base USA, ed è racchiuso in un’area colorata dal celeste più scuro controllata dall’SFA

GLI SCONTRI CON I MILIZIANI LEGATI AL VECCHIO REGIME E LA STRAGE DI CIVILI

Il focolaio della guerra civile siriana si è riacceso: tra martedì 4 e giovedì 6 marzo si sono verificati scontri tra ciò che rimane delle milizie pro-Assad, presenti in varie aree a macchia di leopardo, e le nuove forze governative siriane, nel sud e sulla costa della Siria, più precisamente nei governatorati di Deraa, Homs, Tartus e Latakia.

Va ricordato che è stata promessa un'amnistia per i soldati di basso livello non completamente compromessi con il passato regime, a differenza dei suoi alti ufficiali. Nell’area di Der’a i primi scontri si sono verificati mentre i militari del nuovo governo siriano tentavano di entrare in un villaggio controllato dalle forze leali al dittatore baathista.

Mercoledì 5, invece, alcuni posti di blocco delle forze governative (che includono l’ufficialmente disciolto HTS, acronimo di Hay’at Tahrir al-Sham, ossia “Comitato di liberazione del Levante”) sono stati bersagliati nell’area di Latakia da lanci di granate. Feroce e sproporzionata è stata la risposta dei militari guidati dall’autoproclamato presidente Ahmed al-Sharaa (al secolo noto come Al Jolani): in totale sarebbero almeno un migliaio i morti negli scontri, di cui la stragrande maggioranza civili alawiti, lo stesso gruppo etnico-religioso a cui appartiene il deposto Assad. Per molti dei militari del nuovo governo siriano, non tutti autoctoni, è stata l’occasione per cercare vendetta, risvegliando i rancori della guerra civile, covati nei confronti della parte di popolazione più vicina ad Assad. Numerosi gli abusi documentati a carico delle forze guidate da Al Jolani, il quale ha promesso che giustizia verrà fatta, invocando la <<sacralità della vita>> e degli averi saccheggiati alle vittime innocenti. Sacralità della vita al quale non si è attenuto Shadi al-Waisi, attuale ministro della giustizia siriano, quando nel 2015 in qualità di giudice del Fronte al-Nusra faceva giustiziare in pubblico donne accusate e condannate per i “reati” di <<corruzione e prostituzione>>.

26.1.25

COS'È LA DAANES (O AANES) E COME È ORGANIZZATA

FUNZIONAMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DEMOCRATICA DELLA SIRIA DEL NORD-EST, NOTA AI PIÙ CON LA SINEDDOCHE "ROJAVA"


Nell’articolo pubblicato ieri abbiamo tracciato a grandi linee le coordinate teoriche del Municipalismo Libertario e del Confederalismo Democratico. In questo post spieghiamo invece come funziona concretamente l’applicazione di questi modelli di democrazia diretta e radicale nell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est (in acronimo DAANES, precedentemente chiamata e più nota come AANES).

Oggi, a 10 anni esatti dalla conquista di Kobane, la regione che si è guadagnata l’autonomia sconfiggendo l’ISIS continua a essere in pericolo. Per chi non fosse familiare con le sigle YPG/YPJ, SDF e con le svariate formazioni della guerra civile siriana, consigliamo la lettura di questo altro articolo “long-form”. In particolare, nel paragrafo intitolato Da una partita di pallone al Confederalismo Democratico, passando per le “Forze Democratiche Siriane” (SDF) e ritornando a Kobane”, si racconta come sono nate le forze di resistenza presenti nel Kurdistan occidentale, inizialmente dei comitati di autodifesa popolare.

Nella conclusione di questo articolo parleremo degli ultimi avvenimenti e di altre questioni di “geopolitica popolare”.



Uno schema che riassume il funzionamento della DAANES, una mappa e altri simboli. Descrizioni più accurate si trovano nelle singole immagini dell'articolo.



IL ROJAVA E LA DAANES SONO LA STESSA COSA?!

Spesso sentiamo genericamente parlare di “area curdasiriana e di “Rojava”, parola che significa “occidente” e indica ilKurdistan dell’Ovest”. In realtà il Rojava indica solo uno dei cantoni dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est e viene usato come sineddoche in riferimento all’intera DAANES. Eppure nella DAANES oltre ai curdi ci vivono arabi, turkmeni, siriaci, assiri, armeni, circassi,yazidi e ceceni. Parliamo di circa 4 milioni di abitanti con diverse culture, fedi e lingue (quelle ufficiali sono arabo, curdo e siriaco) in territori che vanno oltre il Kurdistan occidentale. Non è di secondaria importanza ricordare che le SDF, le forze armate che difendono la DAANES, sono a maggioranza araba, anche se spesso vengono definite genericamente come “forze curde”.

Come abbiamo già accennato, la DAANES nasce dall’opportunità offerta dalle vittorie sul campo di battaglia contro l’ISIS, dalle pratiche della resistenza curda e dalle idee del suo leader più rappresentativo, Abdullah Ocalan. Con il tempo Ocalan ha abbandonato sia l’aspirazione irredentista di creare uno stato curdo indipendente che il paradigma marxista-leninista, adottandone uno libertario ed eco-socialista. Per implementare concretamente il Confederalismo Democratico esiste l’ Unione delle Comunità del Kurdistan, in acronimo KCK, organizzazione che ha sostituito il KKK. Le attività di quest’ultima erano concentrate sui curdi in Turchia, mentre il KCK funge da organizzazione ombrello per le formazione politiche “sorelle” del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, di cui Ocalan era tra i fondatori: il PYD siriano, il PJAK iraniano e il PÇDK iracheno.

1.1.25

DEM INCONTRA OCALAN: PRONTO A NEGOZIARE CON LA TURCHIA...

MA ERDOGAN VUOLE TRATTARE DAVVERO?!

Aggiornamento sull'ex-leader del PKK e teorico del “Confederalismo Democratico”. In questo post:

  • Dopo la visita di suo nipote a Ottobre Ocalan ha ricevuto, a Dicembre, una delegazione del DEM
  • Il contenuto dell’ultimo messaggio di Ocalan in cui ribadisce di avere le capacità per giungere a una soluzione diplomatica della questione curda.
  • Alcune considerazioni di “geopolitica popolare” sugli scenari di breve termine dopo la caduta di Assad.


Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK.
Foto di archivio di una manifestazione per la liberazione di Ocalan a Napoli de "Lo Skietto"

31.12.24

CHE SUCCEDE IN SIRIA? CHI GOVERNA ORA?

LA CADUTA “MORBIDA” DI ASSAD, IL RUOLO DI TURCHIA E ISRAELE, LE FAZIONI IN CAMPO, LE RELAZIONI CON LA PALESTINA, IL SUPPORTO DELL’ESTREMA DESTRA ITALIANA E DEI POST-FASCISTI DEL GOVERNO MELONI AD ASSAD

La caduta di Assad porterà a una nuova Siria democratica, a un’altra dittatura o a ulteriori scontri guidati da vari signori della guerra? La rivoluzione siriana è giunta a compimento oppure siamo solo di fronte a un cambio di regime? Queste sono le domande che in molti si pongono dopo l’offensiva iniziata a fine Novembre, preparata da almeno un anno, e culminata l'8 dicembre con un’inaspettata presa di Damasco, abbandonata dalle forze pro-regime senza combattere. 

Alla gioia per la sconfitta di un dittatore si sovrappone la diffidenza verso chi lo ha abbattuto e nei confronti di chi già ne sta approfittando (Israele e Turchia in primis), dopo quasi cinque anni di stallo militare e dopo la morte di almeno mezzo milione di persone in quattordici anni di guerra civile. 

Iniziamo a cercare delle risposte collettivamente con un articolo di “geopolitica popolare”. Un post studiato sia per chi già si interessa di Asia Occidentale (Medio Oriente secondo la definizione coloniale) sia per chi non ha idea di dove la Siria si trova sulla mappa, con analisi e dettagli assolutamente non trascurabili, che non trovano spazio sulla stampa che va per la maggiore. Con gli articoli di geopolitica popolare ci sforziamo di comprendere insieme -almeno in parte- quali sono gli sfaccettati interessi di singoli e potenze statali. L'obiettivo della geopolitica non dovrebbe essere tanto capire come i confini geografici influiscono sulle decisioni politiche, ma come le politiche dal basso possono farci tendere verso un mondo utopico e senza confini. Il giornalismo dovrebbe cercare di chiarire le idee partendo dalle basi, fornendo delle nozioni basilari storiche che permettono di inquadrare meglio il contesto della “storia iper-contemporanea”. Invece il mercato editoriale si limita a sfornare continuamente notizie lampo e approfondimenti destinati a essere compresi solo dagli “addetti ai lavori”.



Sopra la scritta “CHE SUCCEDE IN SIRIA? CHI GOVERNA ORA?”. Sotto un elenco: -LA CADUTA “MORBIDA” DI ASSAD ; -LE FAZIONI IN CAMPO; -IL RUOLO DI TURCHIA E ISRAELE; -LE RELAZIONI CON LA PALESTINA; --IL SUPPORTO DELLA DESTRA ITALIANA AD ASSAD. In alto a destra la bandiera della nuova Siria (tre bande orizzontali, verde, bianca e nera, e tre stelle rosse al centro). Uno schema con i principali schieramenti (descrizione approfondita nell’altra immagine del post) e una mappa dell’offensiva israeliana. Al centro una mappa della Siria con alcune zone colorate (più dettagli nella descrizione dell’altra immagine del post); a sinistra un manifesto con una foto con al-Julani con una barba incolta e un copricapo e le scritte: <<Stop this Terrorist”; “Up to 10 Million $ Reward”>>; a destra al-Jolani oggi,con una barba più curata e senza copricapo. Sotto 3 vignette con delle “Polandball” o “Countryball”, delle palline che rappresentano vari stati e attori del conflitto siriano. Vignetta Polandball del 2011: una grande pallina con la bandiera della Siria e una più piccola con la nuova bandiera della Siria si guardano minacciosamente. La più piccola ha un cartello con la pallina della Siria e due “x” sugli occhi.Vignetta Polandball del 2014: al centro la pallina dell’ISIS è diventata grandissima. Ha due fucili puntati a sinistra e a destra. A sinistra tre palline più piccole con i soliti AK-47: le palline del regime siriano e dei ribelli si schiacciano reciprocamente la fronte, mentre quella di al-Nusra sta al fianco sia dell’ISIS che dei ribelli. A destra un cartello con scritto “Kobani” e la pallina del Rojava ferita, testa fasciata e una piccola pistola. Alla sua destra la grande pallina degli USA che indossa occhiali da sole e osserva. Vignetta Polandball del 2018: a sinistra l’infastidita pallina russa spazza con la scopa, mentre dietro un recinto con la sigla “DMZ” (Demilitarized Zone) ci sono la pallina dell’HTS e dei ribelli. La pallina del regime siriano sta ferma con il suo kalashnikov. A destra la palla USA beve una Cola con una cannuccia mentre sembra allontanarsi. Sotto di lei la pallina turca taglia con una lama la fronte di quella del Rojava che, insanguinata, continua a imbracciare il suo fucile d’assalto.



Proviamo a capire cosa succede ricapitolando le tappe principali della guerra civile siriana, iniziata durante le “Primavere Arabe”. Dopo aver fornito qualche semplice elemento sul contesto storico-politico passiamo a vedere molto schematicamente quali sono le principali forze sul campo.

Difficilmente riuscirete a leggere questo articolo tutto d’un fiato. Va letto con calma, magari ritornandoci più volte sopra e prendendosi qualche pausa. Alla fine la vostra pazienza sarà ripagata. Se così non fosse disprezzateci pure nei commenti. Siamo convintə che i vari paragrafi in cui è strutturato potranno essere usati anche come materiale da consultare all’occorrenza per lə studiosə di ogni ordine e grado. Così sarà più semplice orientarsi tra la marea di nomi e sigle, oltre ad acquisire nozioni essenziali e punti di partenza per ricerche più approfondite (nei vari link troverete sia i riferimenti che ulteriori spunti di approfondimento). Per questo vi consigliamo di salvarvi questo “libricino” di pagina web tra i preferiti o, se vi è più congeniale, di stamparla… Buona lettura e buone lotte!

9.11.24

CHE SUCCEDE IN KURDISTAN? OCALAN VERRÀ LIBERATO?

TRA KURDISTAN E PALESTINA


CRONACA E ANALISI: LA CRIPTICA APERTURA DEL LEADER DEI “LUPI GRIGI”, IL MESSAGGIO DI OCALAN, LA CONVERGENZA TRA DESTRA PALESTINESE, CURDA E TURCA, E L’ATTACCO ALLA TUSAS RIVENDICATO DALL’ALA ARMATA DEL PKK


STORIA, APPROFONDIMENTO E OPINIONI: LA NASCITA DELL’ISIS, IL RUOLO DELL’ITALIA NELL’ARRESTO DI OCALAN, LE “PURGHE” E I DISSIDI INTERNI AL PARTITO DEI LAVORATORI CURDO E IL CAMBIAMENTO DI PARADIGMA, DAL MARXISMO-LENINISMO AL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO



Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK.
Foto di archivio di una manifestazione per la liberazione di Ocalan a Napoli de "Lo Skietto"



Ritorniamo a parlare di Kurdistan e Rojava con un articolo “long-form” e a “lunga scadenza”, ideato per essere sempre utile da leggere e per trascendere la stretta contemporaneità della cronaca, partendo comunque dagli eventi più recenti: la misteriosa apertura del “lupo grigio” a Ocalan, la notizia dell’incontro con il nipote di “Apo” dopo quasi 26 anni di prigionia in isolamento e 43 mesi senza che nessuno, nemmeno i suoi legali, aveva potuto visitarlo. Infine, l’attacco all’azienda aerospaziale Tusas rivendicato dal PKK (il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”). Secondo un comunicato dell’HPG (le “Forze di Difesa del Popolo”, ala armata del partito), non sarebbe connesso agli altri due eventi.

Affianchiamo poi alla cronaca, la “storia iper-contemporana”, altre tematiche: parliamo di politica e autogestione, e quindi del Confederalismo Democratico sperimentato nella DAANES (nota ai più con la metonimia “Rojava”). Poi, andiamo un po’ più indietro nel tempo, raccontando gli eventi che hanno portato al sequestro di Ocalan, non dimenticando il ruolo dell’allora governo di centrosinistra italiano. Lo facciamo con uno sguardo non agiografico su un Ocalan diverso, autoritario, prima della sua svolta libertaria, quello dei tempi delle prime “purghe” all’interno del PKK.

Non possono mancare altre questioni di “geopolitica popolare”, un tipo di ricerca e analisi che non intendiamo solo nel senso deterministico più diffuso, quello dell’incidenza dei fattori geografici sulle scelte politiche delle varie entità statali, ma soprattutto il contrario: parliamo di come le politiche influiscono sui, e nei confini perché vogliamo un mondo dove questi non esistono! A questo proposito, connetteremo virtuose lotte e ipocrisie più o meno pragmatiche che legano la Palestina al Kurdistan.

Infine, segnaliamo che questo articolo è incluso anche nel format di Fanrivista “Come va a finire?!, articoli nei quali si seguono degli eventi per domandarsi e capire, per l’appunto, quali saranno gli esiti. Gli eventi che seguiremo nei prossimi mesi, e forse nei prossimi anni, forniranno delle risposte a quesiti che tutti i militanti e i simpatizzanti della questione curda si fanno in questi giorni: il leader Abdullah Öcalan, ex marxista-leninista che ha adattato il municipalismo libertario al contesto curdo e dell’Asia occidentale, verrà liberato? Verrà perlomeno posta fine al suo isolamento sull’isola-carcere di Imrali? A quali condizioni? Come verrà risolta la questione curda? Ocalan svolgerà un ruolo simile a quello di Nelson Mandela nel Sudafrica dell’apartheid?

Ma prima di rispondere a queste fatidiche domande, bisogna tentare di dare risposta a un altro interrogativo più impellente: cosa hanno in mente adesso i governanti-fascisti turchi?!





L’INVITO AMBIGUO DEL “LUPO GRIGIO” E LA RISPOSTA DEL PKK

<<Se l’isolamento del leader dei terroristi viene revocato, lasciate che venga a parlare all’incontro del partito DEM in parlamento. Lasciategli gridare che il terrorismo è finito e che la sua organizzazione è smantellata>>, ha detto Devlet Bahçeli nel parlamento turco lo scorso 22 Ottobre. Lui è il leader del Partito del Movimento Nazionalista turco (MHP), successore del fondatore della “Gladio turca” e cofondatore dell’organizzazione neo-fascista dei “Lupi Grigi”, ritenuta da molti il cuore del “deep state” neo-ottomano (letteralmente “stato profondo”, ossia i veri manovratori della politica). Il destinatario del messaggio è Abdullah “Apo” Öcalan, uno dei fondatori e storico leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in carcere dal 1999. Il parlamentare fascista turco, alleato del “Sultano” Erdogan, ha aggiunto che potrebbero esserci le condizioni di un suo rilascio in base all’articolo 3 della Convezione europea sui diritti umani, quello che regola il “diritto alla speranza” per chi è condannato alla pena perpetua dell’ergastolo.

La dichiarazione è stata interpretata come una possibile o ipocrita apertura per risolvere la questione curda, che riguarda la minoranza più numerosa e perseguitata della Turchia (circa il 20% della popolazione totale). Questione che si estende ai confini politici degli altri stati che comprendono la regione del Kurdistan (Iraq, Siria e Iran oltre alla Turchia e, secondo alcune visioni, anche un pezzo di Armenia). Questione di cui Ocalan è storicamente un simbolo, oltre che una spina nel fianco del regime turco con la guerriglia lanciata nell’84.



La regione curda evidenziata su un mappamondo evidenziata in verde, proiettata e ingrandita
Mappa della regione popolata dei curdi elaborata da Isochrone su Wikimedia


La richiesta di smantellare il PKK, e non solo di chiederne il suo disarmo, è apparsa da subito pretestuosa. Bisogna inoltre tenere presente che quando i regnanti fascisti turchi si riferiscono al “PKK” intendono, in realtà, tutti i partiti e le organizzazioni che derivano da esso o che si rifanno al rinnovato pensiero di Ocalan (come il KCK che raggruppa il PYD siriano, il PJAK iraniano e il PÇDK iracheno).

13.10.24

COME FERMARE COMMERCIO E TRAFFICO DI ARMI?!

OSSERVARE PER DENUNCIARE E DISUBBIDIRE: DALLA NASCITA DELL'"OSSERVATORIO DELLE ARMI NEI PORTI EUROPEI E MEDITERRANEI, THE WEAPON WATCH" AL RUOLO DELLA NATO E DEL COMPLESSO MILITARE-INDUSTRIALE, PASSANDO PER LA TRABALLANTE "LEGALITÀ INTERNAZIONALE"

Sullo sfondo si intravedono e si affastellano delle tabelle e un digramma a torta. Su di esse si intravedono scritte evidenziate come "Israele", "bombe, munizioni, software" e "documento interno della decima legislatura. Al centro una pila di banconote da 50 euro con sullo sfondo decine di proiettili. In alto a destra e in basso a sinistra delle immagini di aerei di combattimento. In basso a destra la sagoma di un soldato. Al centro e a sinistra il disegno di un carro armato visto dall'alto.


In questi ultimi anni commerci e traffici di armi tornano prepotentemente a essere dei temi di pressante e urgente attualità. Lo sono insieme alle azioni di disobbedienza civile e alle inchieste che svelano rapporti politico-militari indecenti e indicibili, ma men che mai segreti.

Dieci giorni fa "Altreconomia" ha smentito il governo, dopo una conferma della "Leonardo SPA", la principale azienda militare italiana: la Repubblica italiana ha continuato a fornire armamenti a Israele. Lo ha fatto inviando dei pezzi di velivoli utili all'addestramento di chi potrebbe sganciare bombe in Palestina e in Libano, nonché fornendo supporto da remoto per l'addestramento

Una settimana fa l'"Unione Sindacale di Base" ha indetto una protesta presso l'aeroporto civile di Montichiari di Brescia: da Giugno alcuni lavoratori denunciano il transito di materiale bellico con tutta una serie di implicazioni etiche e di sicurezza

Intanto, anche i lavoratori portuali europei sono in allerta per gli stessi motivi proprio in queste ore. Mentre chiudiamo quest'articolo l'ultima posizione pubblica della nave "MV Kathrin", battente bandiera portoghese, risulta essere nelle vicinanze di Malta: partita dal Vietnam e diretta a Capodistria, trasporta esplosivi diretti anche in Israele. Tra i primi a denunciare il mortifero carico è stata Francesca Albanese. All'appello per non permettere le operazioni di carico e scarico si sono unite tantissime associazioni, inclusa Amnesty. La Namibia aveva revocato il permesso all'attracco, cosa che permette di evitare anche responsabilità legali legate alla Convenzione sul Genocidio. Stando a quanto riportano le cronache, pare che anche Malta abbia negato alla Kathrin il permesso di entrare nelle proprie acque territoriali, mentre altre navi gli avrebbero portato carburante in attesa di trovare un porto nell'Adriatico.

Questo genere di denunce e di atti di disobbedienza da parte della società civile assume una cruciale importanza in relazione ai crimini commessi da diversi stati, a partire dal regime di apartheid israeliano. Bisogna opporsi ai tentativi, appoggiati più o meno tacitamente dai nostri stessi governi, di riscrivere le leggi di guerra.

Sabato 28 Settembre abbiamo seguito un evento organizzato presso lo spazio autogestito partenopeo "Santa Fede Liberata". All'incontro, intitolato "La guerra comincia qui: fermiamola!", si è discusso della logistica della guerra, delle leggi che regolano trasferimenti di armi e di disobbedienza civile. Ospite era Carlo Tombola dell'"Osservatorio sulle Armi Nei Porti Europei e Mediterranei", The Weapon Watch".

Questo articolo rappresenta una sintesi di quello che si è detto ma, soprattutto, cerca di offrire degli spunti di discussione e di azione, insieme a diversi approfondimenti.

Partiamo con una sintesi molto schematica e iper-semplificata della guerra civile yemenita, messa in relazione alle violazioni del diritto internazionale che vediamo anche in Palestina e Libano. Passiamo poi a parlare di una storica azione di disobbedienza civile dei portuali genovesi, che ha impedito l'attracco di una nave diretta in Arabia Saudita, un esempio di ribellione non violenta da attuare quando le leggi non funzionano o sono ingiusteContinuiamo parlando delle normative che dovrebbero regolare i conflitti e la vendita di armi, e in particolare della legge 185 del '90, il cui spirito originario è stato disatteso negli anni. Con l'attuale governo le cose potrebbero peggiorare, e le attuali garanzie minime di trasparenza sul commercio delle armi potrebbero essere completamente stravolte...

Concludiamo con alcune considerazioni "geopolitiche", per così dire, insieme al mutato ruolo della NATO nell'attuale contesto globale. 

Inoltre abbiamo aggiunto questo post anche nella rubrica "Dati Parziali". Infatti, come dimostra una breve ricerca inclusa nelle prossime righe, i dati pubblici, che dovrebbero aiutare parlamento e società civile a esercitare un controllo sulla vendita di armi e sull'esecutivo, sono talmente "spezzettati" da risultare praticamente incomprensibili al lettore medio, e solo parzialmente decifrabili da occhi ben più esperti, quelli di alcuni esponenti della società civile e del variegato "fronte pacifista" che da anni studiano le relazioni previste dalla 185/90.

L'articolo che vi apprestate a leggere è un esempio di giornalismo sperimentale, un articolo "long form" in stile "slow journalism", che contiene al suo interno diversi "articoletti". Difficilmente riuscirete a leggerlo tutto d'un fiato... Per questo vi consigliamo di leggerlo con calma, ritornando più volte su questa pagina o salvandola. Oppure, perché no, stampandolo, se preferite l'esperienza cartacea. Siamo sicurə che alla fine troverete molti elementi utili di "geopolitica popolare" e sulla legislazione italiana che dovrebbe regolare il commercio d'armi e impedirne il traffico (si tenga a mente che la parola "traffico" indica dei trasferimenti di armi al di fuori di ciò che è considerato legale). Se non sarà così criticateci nell'apposito spazio dedicato ai commenti. In caso contrario, potrete mostrarci apprezzamento e fornire ulteriori spunti di riflessione sempre nei commenti. Buona lettura.


I CRIMINI DI GUERRA IMPUNITI IN YEMEN, IL BLOCCO DELLA "BAHRI YANBU" E LA NASCITA DI "THE WEAPON WATCH"

Nel caotico contesto della decennale guerra civile yemenita si scontrano gli interessi di diversi attori regionali e internazionali. Tralasciando la presenza di Al-quaeda e di altre formazioni, i due schieramenti principali sono rappresentati dagli Houthi, alleati dell'Iran (nonché noti ai più per le recenti azioni di sabotaggio delle navi commerciali nel Mar Rosso) e da una coalizione militare a guida saudita ed emiratina supportata dai paesi "occidentali" (Stati Uniti e Regno Unito in prima fila). Per avere un quadro sintetico delle forze in campo va ricordato che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, alleati contro Houthi ed Iran, supportano due fazioni diverse all'interno del Consiglio di Presidenza che guida la repubblica yemenita, rispettivamente quella unionista del nord e quella separatista del sud.

La guerra civile yemenita può essere inquadrata come uno dei "conflitti per procura" (proxy wars in inglese) tra Iran e Arabia Saudita, guerre semplicisticamente rappresentate come dei conflitti tra sciiti e sunniti (le "famiglie" principali della religione islamica, storicamente rappresentate dai due paesi e che, a loro volta, contengono una serie di divisioni al proprio interno). Sicuramente ci sono dei fattori etnico-religiosi alla base di queste guerre, ma le ragioni principali risiedono nel controllo politico ed economico del Medio-Oriente e nella proiezione di influenza in altre aree del pianeta da parte di varie potenze, interessi su cui si innestano mire imperialiste di vari "imperi" (o aspiranti tali) e delle rispettive "corti".

Dopo questa non esaustiva ma necessaria premessa andiamo all'oggetto principale di questo post. Nella nostra epoca, dominata dalla cultura consumista e capitalista, il nocciolo del problema dei traffici di armi risiede in un ordine mondiale e in un sistema socio-economico fondato sull'accumulazione di potere. Imbracciare le armi, e più in generale ricorrere alla violenza, dovrebbe essere una scelta estrema, da attuare solo per difendersi, non per imporre la propria egemonia. E nemmeno per far alzare il "PIL", il volume d'affari, con fruttuosi e mortiferi commerci in armamenti, finalizzati a "risolvere" le crisi generate dallo stesso sistema economico conquistando nuovi "mercati" e ampliando la schiera degli sfruttati. Per questo la nostra Costituzione ripudia la guerra come risoluzione dei conflitti, per questo il diritto internazionale dovrebbe imporre dei limiti a come vengono condotte le guerre, proteggendo in particolare i civili, oltre che porre argini a un sistema capitalista senza freni, ispirato dalla religione del profitto. Un sistema guidato dal cosiddetto "complesso militare industriale" di cui i governi nazionali sono dei meri burattini. I principi nazionali (l'Italia ripudia la guerra) e sovranazionali (le leggi che regolano la conduzione delle guerre, incluse quelle sulle forniture di armamenti), non sono stati rispettati in Yemen.

Nella guerra civile yemenita tutte le parti in conflitto si sono macchiate di palesi violazioni delle leggi internazionali. Abitando però nella parte "occidentale" del pianeta abbiamo il dovere primario di occuparci di quelle commesse dalla nostra "parte"Da anni svariate ONG internazionali, supportate da indagini delle Nazioni Unite, denunciano la commissione di diversi crimini in Yemen da parte della coalizione a guida saudita, commessi con supporto e armi forniti da noi, dalle nostre energie intellettuali ed economiche, dalle nostre menti, dai nostri portafogli e, quindi, con la nostra complicità. Da anni queste denunce sono rimaste sostanzialmente inascoltate, così come gli appelli a smettere di inviare armi usate in palese contrasto delle più elementari norme giuridiche (distinguere i combattenti dai civili, colpire un obiettivo militare solo se strettamente necessario e facendo il possibile per limitare i cosiddetti "danni collaterali", non affamare la popolazione civile, non attaccare personale umanitario, ospedali, scuole, ecc.) oltre che quelle del comune senso di umanità perduto. Tantissime uccisioni di persone innocenti potevano e dovevano essere evitate, tantissime persone dovrebbero prendersi la responsabilità e rendere conto di questi crimini affinché non si ripetano. Invece vige un sostanziale regime di impunità che ha raggiunto il suo apice con la guerra genocida a Gaza e in Cisgiordania, con violazione brutali e grossolane delle leggi di guerra -il cosiddetto "diritto umanitario internazionale". Leggi che vengono riscritte in favore dei nostri "alleati economici" con un'ipocrisia e un livello di mistificazione parossistico e tragicomico, supportato da una schiera di colleghi giornalisti pennivendoli (quando non direttamente coinvolti in delle campagne di propaganda, magari supportate da reparti militari e di intelligence, appositamente dedicati alla guerra tramite la comunicazione). Putin ha invaso uno stato sovrano ed è sbagliato, ma perché non si dice che è sbagliato invadere e mantenere una dittatura militare, un regime di apartheid (definizione legale dell'occupazione israeliana, stabilita dalla traballante legalità internazionale) in piedi in Palestina almeno dal 1967?! Forse perché ci sono delle persone che disgustosamente accusano di antisemitismo chiunque osi mettere in dubbio la presunta legittima difesa israeliana, che in realtà è una decennale punizione collettiva e sproporzionata, che ha prodotto il crimine efferato del 7 Ottobre, sfruttato come pretesto per legittimare un'altra serie di stragi. Così strumentalizzano la tragedia degli ebrei senza terra per legittimare una politica coloniale iniziata con la dichiarazione unilaterale della nascita di uno stato, oggi teocratico ed etnocratico, in violazione del diritto internazionale, fondato sullo sfollamento forzato, sullo stupro e sui massacri della popolazione nativa?! Forse si può dire che Putin è un "pazzo", ma non Netanyahu, anche perché diverse "aziende-vassalle" traggono profitto da questo caos (si pensi agli accordi che l'ENI ha stipulato con il governo israeliano per cercare e sfruttare i giacimenti di gas a largo delle coste di Gaza, poco dopo l'inizio della guerra genocida).