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3.12.24

CENTRI SOCIALI ETERO-GESTITI

UNA STORIA AMPIAMENTE FITTIZIA, LARGAMENTE ISPIRATA DA FATTI DI CRONACA E VAGAMENTE CONDITA DA PLAUSIBILI COMPLOTTISMI

Inauguriamo Trame, il format e lo spazio dedicato alla narrativa di Fanrivista, con la trama abbastanza spoglia di una spy-story militante ispirata da eventi di cronaca, di vita vissuta e da paranoie complottiste.

Prima di addentrarci nel vivo della trama va tenuta a mente una premessa immaginativa: la storia è ambientata su un pianeta di un universo parallelo, fisicamente e geograficamente molto simile al nostro, temporalmente quasi contemporaneo e anche storicamente quasi identico al pianeta Terra. Ci sono delle differenze legate a distorsioni spazio-temporali e ad altre faccende filosofiche e trascendentali che non siamo in grado di sondare, ma poco importa: questo non è un racconto fantascientifico, è un pretesto narrativo per comprendere il reale e incidere su esso.

Immaginiamo che nell’“altrove” esistono tante realtà quante se ne possono immaginare. L’unica che possiamo cambiare, però, è questa, quella che percepiamo e in cui “materialisticamente” viviamo. Perciò, vi apprestate a leggere un racconto che è un po’ romanzo di formazione e un po’ spy story, con un tocco di ucronia (tra le varie cose Marx è vissuto un po' in più e Stalin è stato assassinato da un anarchico) e pochissima distopia (viviamo già in una società abbastanza distopica).


Sullo sfondo si intravedano le finestre di un edificio e alcuni graffiti (tra cui il "gatto nero" dell'anarchismo, una persona che suona una chitarra, la scritta "power to the people"). Nella parte superiore le immagini di due muri ritagliati, diversi, con delle scritte disordinate e il simbolo dell'anarchia. Al centro di ogni muro c'è una finestra con delle piante sullo sfondo: in quella a sinistra c'è una ragazza con una macchina fotografica che copre la bocca; in quella a sinistra le sagome di tre esseri in giacca e cravatta: al posto della testa hanno degli schermi con disegnati, rispettivamente, un occhio, una bocca e un orecchio. Al centro c'è un altro ritaglio con una porta di un luogo abbandonato. Al centro di questo ritaglio c'è il disegno di un volto di un gatto con un monocolo elettronico, una cuffia e microfono. In rilievo la scritta "centri sociali etero-gestiti" e il simbolo dell'autogestione (la saetta che rompe il cerchio).


La storia non si ripete mai in maniera esattamente uguale, né esattamente diversa… Tanto meno nei mondi immaginari o futuribili!



I CENTRI SOCIALI “OBLÒ”, INFILTRATI”  E “CREAZIONI” AI TEMPI DEL GOVERNO COCOMERI

Siamo su Ovum, pianeta ovale da noi fisicamente irraggiungibile, in un sistema solare con due soli (un sole emette pochissima energia, che contribuisce comunque al riscaldamento ovale del pianeta, ma questi dettagli astronomici non ci interessano più di tanto...). La storia è ambientata principalmente a Calcalia, uno stato-nazione a forma di scarpa al centro del mar Meridionale, che bagna alcune sponde del continente Suolo, quello da cui sono partite le più sanguinose guerre di conquista. La storia ha due “protagonisti”. 

13.6.24

L'ASTENSIONE VINCE ALLE EUROPEE

LA POLITICA NON È SOLO RECARSI ALLE URNE MA NON È DETTO CHE VOTARE NON SERVA A NULLA (ANCHE PER CHI SI DEFINISCE ANARCHICHə)

Per la rubrica "Dati Parziali" alcuni dati sul vero vincitore, in Italia e in tutta l'UE, delle ultime elezioni per il Parlamento europeo. Nella seconda parte di questo mini-post un commento di un militante libertario che ha scelto di votare.


In alto a sinistra un manichino infila una scheda elettorale, con disegnato sopra un punto interrogativo e uno esclamativo, nell'urna con un simbolo dell'unione europea rivisitato in chiave "spaziale". In basso a destra il volto di Camillo Berneri. Al centro la scritta: <L'ASTENSIONE VINCE ALLE EUROPEE LA POLITICA NON È SOLO RECARSI ALLE URNE MA NON È DETTO CHE VOTARE NON SERVA A NULLA (ANCHE PER CHI SI DEFINISCE ANARCHICHə)>. La "A" di "anarchichə" è il simbolo della "A cerchiata".


29.3.24

ALFREDO COSPITO RESTA AL 41 BIS

IL SUO AVVOCATO: DECISIONE INFLUENZATA DALLA POLITICA


La Cassazione, la scorsa settimana, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli avvocati di Cospito contro il 41 bis, dopo che a Giugno la sua pena era stata rideterminata in 23 anni invece che il carcere a vita.


In questo aggiornamento ripercorriamo le ultime fasi delle vicende giudiziarie dell'anarco-insurrezionalista e riproponiamo altri approfondimenti pubblicati negli scorsi mesi in cui si parla anche di questioni politiche. In sostanza, delle diverse anime dell'anarchismo.


Lo scorso anno abbiamo anche pubblicato un altro articolo che ripercorre l'intera storia giudiziaria di Cospito, da quando fu arrestato in quanto obiettore "totale" alla leva fino all'applicazione del 41 bis.


A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine diventa un'icona, viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.


LA CONDANNA A 23 ANNI INVECE CHE ALL'ERGASTOLO

L’anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito, detenuto a Sassari, è stato condannato a quasi 11 anni di carcere per la gambizzazione dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare nel 2012, Roberto Adinolfi, ma è stato condannato in via definitiva anche per un altro evento: le esplosioni di due ordigni davanti la caserma per allievi carabinieri di Fossano, nel 2006.

9.2.24

ANARCHIA NON È DETTO CHE SIA…

“CAOS”, PUÒ ESSERE ANCHE “PURA” DEMOCRAZIA

Per la rubrica “Define” parliamo del concetto di anarchia (da non intendere come assenza di regole e quindi “anomia”) e dell’anarchismo, la multiforme dottrina e teoria politica anarchica o libertaria. Dopo aver cercato di fare chiarezza su alcuni concetti basilari relativi ai vari “anarchismi”, argomentiamo che l’anarchia può essere concepita come la forma più “pura” della democrazia.

 

In foto una bandiera con la "A Cerchiata" su sfondo bianco e nero: è il simbolo dell'anarco-pacifismo
In foto una bandiera con la "A Cerchiata" su sfondo bianco e nero: è il simbolo dell'anarco-pacifismo. Foto originale da Anarcopedia (titolo "APF-flag" , rilasciata con licenza Copyzero 1.0, autore "K2").


LA PAROLA ANARCHIA NEL SENSO COMUNE

Nel senso comune la parola anarchia viene intesa come “caos”, come stato di disordine in cui riescono a dominare solo i più furbi, crudeli, prepotenti e “forti”, sia fisicamente che mentalmente. L’etimologia del termine deriva dal greco antico: la parola “arché” può significare “principio”, “potere” o “comando” e il prefisso “an” indica l’assenza di qualcosa. Perciò possiamo tradurre letteralmente “anarchia” come assenza di potere, di comando o di un principio ordinatore. Questa parola è infatti solitamente usata per descrivere dei contesti in cui il potere politico è troppo debole oppure viene totalmente a mancare, generando una situazione di scompiglio e criminalità diffusa.


La "A Cerchiata", il principale simbolo dell'anarchia e dell'anarchismo. Secondo alcuni il cerchio rappresenterebbe una "O", e quindi il simbolo si rifarebbe al motto: "Ordine e anarchia". Foto da Pixabay



Ma esiste anche un’accezione positiva del termine secondo la quale “anarchianon significa assenza di regole e disordine, ma assenza di regole imposte dal potere di un’autorità tramite la forza, assenza di un’autorità statale che impiega un potere che non è solo necessariamente fisico ma anche economico, sociale, religioso, culturale, e così via. Le regole ci sono, ma vanno decise da persone che si associano “dal basso verso l’alto” liberamente, non influenzate da dinamiche coercitive, gerarchiche e autoritarie, costruendo un ordine sociale basato sulla solidarietà e sul rispetto delle libertà di individui e gruppi, senza asimmetrie di potere, senza classi sociali, in un mondo senza confini e mettendo in discussione la “naturalezza” delle entità statali che minano i principi di sorellanza e fratellanza universali. Secondo chi scrive l’anarchismo, o anarchia, non solo non va intesa come “assenza di regole” (anomìa), ma può essere concepita come la forma più pura della democrazia…

20.1.23

PERCHÉ STO CON COSPITO E PERCHÉ NON STO CON COSPITO (parte 2)

L’USO DELLA VIOLENZA E LA STORICA SPACCATURA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO (parte 2)

 

A sinistra un'immagine simbolo della Croce Nera Anarchica. A destra un simbolo pacifista dell'artista Zorro4 da Pixabay

Di seguito il secondo articolo in cui Anarco Pacifista spiega le ragioni della sua solidarietà con Alfredo Cospito e, al contempo, la sua contrarietà alla strategia militante del prigioniero anarchico insurrezionalista: nelle prossime righe tratteremo degli aspetti puramente politici e ideologici del pensiero anarchico e dell’uso della violenza come strumento politico.

Nella prima parte di questo scritto si è parlato sinteticamente della sua vicenda giudiziaria ed è stata trattata più nel dettaglio la questione dell’ergastolo ostativo (o non riducibile) e quella del 41 bis.

In questo altro post di una settimana fa abbiamo parlato più dettagliatamente della sua storia “giudiziaria” (e di altri eventilegati alla FAI-FRI)

In un altro abbiamo invece raccolto tre appelli sottoscritti e sostenuti da migliaia di persone.

 

 



PERCHÉ NON STO CON COSPITO: L’USO DELLA VIOLENZA COME MEZZO, ESTREMO, DI LEGITTIMA DIFESA E L’USO DELLA VIOLENZA COME FINE RIGENERATIVO-SOCIALE

Dagli albori della storia del movimento anarchico e libertario esiste una contrapposizione, tendenzialmente binaria, tra due correnti: << le correnti organizzatrici che reclamano l’esistenza di una struttura pseudo-partitica, dotata di un programma con la principale funzione di coordinamento >> e << quelle antiorganizzatrici, di solito portatrici di istanze più orientate in senso spontaneista e individualista>>. A mio modesto avviso le correnti antiorganizzatrici sono quelle tendenzialmente più violente e di cui si parla maggiormente sui media mainstream.

Un’altra contrapposizione dei movimenti libertari (ma anche di altri movimenti politici) può essere tratteggiata lungo i confini della legittimità dell'uso della violenza come strumento politico e come fine o mezzo dell’attività di militanza. 

19.1.23

PERCHÉ STO CON COSPITO E PERCHÉ NON STO CON COSPITO (parte 1)

DALLE VENDETTE DI STATO AI CRIMINI PUNIBILI E NON PUNIBILI (parte 1)


Striscione in solidarietà ad Alfredo Cospito


La scorsa settimana abbiamo parlato del caso di Alfredo Cospito, anarchico insurrezionalista ristretto al 41 Bis e che rischia l’ergastolo oltre alla sua vita: ha intrapreso uno sciopero della fame da circa tre mesi e ha perso circa 40 chili, dunque non ha più la cosiddetta “massa grassa”.  Ha anche rifiutato l’eventuale ricorso all’alimentazione forzata.

In un primo articolo abbiamo parlato in dettaglio delle vicende giudiziarie che lo riguardano, delle ragioni per cui è ristretto al 41 bis e rischia l'ergastolo ostativo, oltre ad altri fatti relativi alla sigla anarco-insurrezionalista FAI-FRI (ragioni "tecniche" che comunque riportiamo in maniera più sintetica nelle prossime righe).

In un secondo post raccoglievamo gli appelli scritti e firmati da decine di avvocati, giuristi, politici e diversi attori della società civile.

Nelle righe che seguono Anarco-Pacifista, autore del citato articolo di cronaca giudiziaria, spiega le ragioni per cui “sta con Cospito” (dal punto di vista umano) riportando diverse considerazioni su 41 Bis ed ergastolo non riducibile (detto anche “ostativo”): c’è un principio della linea editoriale di FanRivista che consiste nell’esprimere le proprie opinioni e di separarle dai fatti, “schierandosi”. In questo modo chi legge può valutare con maggiore oggettività le intenzioni di chi scrive, giudicando con più obiettività l’operato di chi ha creato il contenuto ed esaminando una serie di questioni come la stessa selezione di alcune notizie e argomenti a scapito di altri.

Nella seconda parte di questo scritto, di imminente pubblicazione, Anarco-Pacifista spiega perché “non sta con Cospito” (dal punto di vista politico, dato che si definisce un libertario con posizioni opposte a quelle dell’anarco-insurrezionalismo in merito all'uso e all'abuso della violenza).


LA VICENDA PROCESSUALE DI COSPITO IN ESTREMA SINTESI

Alfredo Cospito è stato condannato per “strage politica” (il reato più grave dell’ordinamento italiano, imputazione che non è stata mossa in altre sanguinose vicende della storia repubblicana, come le stragi di via d’Amelio e di Capaci inquadrate nella cornice legale della “strage comune”) per aver posizionato, insieme alla sua compagna Anna Beniamino, due ordigni davanti alla caserma allievi carabinieri di Fossano nel 2006.

Secondo l’accusa il primo ordigno serviva ad “attirare l’attenzione” delle autorità, la seconda esplosione invece avrebbe fatto i danni “veri e propri” colpendo le persone che sarebbero dovute giungere sul posto. 

A differenza di quanto avverrebbe per la strage “comune” (art. 422 C.P.) per il fatto che la vita delle persone è stata messa in pericolo, e anche se non ci sono stati né morti né feriti, data la finalità eversiva rischia l’ergastolo che diverrebbe “ostativo” se Cospito non collaborasse con le autorità (collaborazione per diverse ragioni, esposte nell’altro post, che sembra teoricamente e materialmente impossibile). 

La Corte Costituzionale dovrà decidere se nel suo caso la pena potrà essere rideterminata concedendogli l’attenuante delle lieve entità del fatto.

La difesa aveva ammesso che la vita di un indeterminato numero di persone è stata messa certamente in pericolo, ma non la sicurezza dello Stato. Cospito non ha rivendicato la paternità dell’attentato, ma ha comunque affermato che si trattava solo di esplosioni “dimostrative”. Ha invece rivendicato <<per una questione di orgoglio anarchico>> la gambizzazione di Roberto Adinolfi, AD di Ansaldo Nucleare, per cui sta scontando una pena di 10 anni e 8 mesi.

Quest’ultimo attentato, così come altre decine di atti analoghi avvenuti a partire dagli inizi degli anni 2000, sono stati rivendicati dalla sigla insurrezionalista “FAI”, acronimo di Federazione Anarchica Informale

Cospito è stato ritenuto da alcuni come “ideatore” e “leader” di questa corrente dell’anarchismo insurrezionale, tendenzialmente spontaneista e individualista-nichilista (e quindi, per definizione, teoreticamente senza leader).

14.1.23

ALFREDO COSPITO: DALL’ACCUSA DI DISERZIONE AL 41 BIS

LE VICENDE GIUDIZIARIE DELL’ANARCHICO INSURREZIONALISTA

 

Sintetizziamo le vicende giudiziarie dell’anarchico insurrezionalista Alfredo Cospito: sfioriamo anche i temi del 41 bis e dell’ergastolo ostativo, domandandoci se siano compatibili con la nostra democrazia liberale (e non in altre forme di governo, o auto-governo, più “utopiche”).

In un altro post dedicato all’argomento, di imminente pubblicazione, prenderemo posizione riguardo alla sua vicenda umana e politica, in accordo con la linea editoriale di Fanrivista che ritiene lo “schierarsi” in maniera franca un progresso verso l’agognata obiettività (separando fatti da opinioni e fornendo delucidazioni su questioni come la stessa selezione di certi “fatti” a discapito di altri) .

Nel prossimo post invece raccoglieremo gli appelli pubblicati sulla stampa e sui social in favore dell’annullamento della misura del 41 bis.

 

A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.
A sinistra e al centro le immagini di Cospito che viene allontanato da un'udienza, riprese da siti dell'area insurrezionalista e usate per pubblicizzare degli eventi in suo favore. A destra la stessa immagine viene stilizzata e usata per analoghe iniziative.



COSPITO E LA FAI-FRI: GLI ATTENTATI E LE CONDANNE

Alfredo Cospito, classe ’67 originario di Pescara e poi trasferitosi a Torino, si è impigliato la prima volta nelle maglie della giustizia perché, tra i primi in Italia, fece la scelta di essere un obiettore “totale” venendo accusato di diserzione: l’intricata vicenda giudiziaria si concluse nel ’91, dopo uno sciopero della fame, la richiesta di grazia all’allora presidente Cossiga da parte del padre e una sentenza della Corte Costituzionale.

È stato poi accusato di essere l’ispiratore di una cinquantina di attentati avvenuti tra i primi anni 2000 e il 2016, rivendicati dalla sigla anarco-insurrezionalista e “anti-organizzatrice” FAI-FRI (Federazione Anarchica Informale - Fronte Rivoluzionario Internazionale) e siglati con i nomi di diversi “nuclei” (Cooperativa artigiana fuoco e affini; Nucleo Olga; Rivolta anonima e tremenda ecc.). 

23.12.22

L’EDITORIA ANARCHICA E LIBERTARIA IN ITALIA

DAGLI ANARCO-CAPITALISTI ALL’UTOPIA LIBERTARIA E DEMOCRATICA

Per la rubrica Esami Infiniti pubblichiamo la parte conclusiva di una tesi dedicata all’editoria anarchica e libertaria in Italia, intitolata per l’appunto: “L’editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all’omologazione insurrezionale”.



Nella prima parte di questo quinto capitolo si parla di quello che molti (incluso chi scrive) considerano un “corpo esterno” nel mondo libertario: ci riferiamo agli pseudo-libertari definibili “anarchici di destra” (anarco-capitalisti, libertariani, anarco-fascisti) italiani; nel paragrafo successivo si trova una stringata rassegna di produzioni mediali –diverse da quelle “a stampa” cartacee e digitali- concernenti l’anarchismo italiano, oltre a un cenno brevissimo al mondo dei “fediversi”, sicuramente più decentrati (se non anche libertari) dei principali social-network; nel terzo è ultimo paragrafo si trovano delle considerazioni personali sulla “continuità” tra democrazia in senso lato (e pure in senso “liberale” più ristretto) e anarchismo, espresse seguendo la logica che è anche parte della linea editoriale di FanRivista, che prevede il manifestare le convinzioni di chi scrive e così facendo (e cioè "schierandosi") anelare all’obiettività essendo più “trasparenti” verso chi legge.

 

NELLE PRECEDENTI “PUNTATE”, OSSIA NEI QUATTRO CAPITOLI PRECEDENTI DELLA TESI, SI ERA PARLATO DI:

1) Anarchismo, terrorismo e storia del movimento anarchico in Italia, connessa a quella "mediatica"

2) Case editrici “libertarianeggianti” più tradizionali e più informali

3) Periodici, aperiodici storici e “zine” contemporanee (in questo capitolo abbiamo parlato anche di Sacco e Vanzetti, a cui abbiamo dedicato anche un ricordo “non agiografico” nell’anniversario della loro barbara esecuzione)

4) Piattaforme online e siti libertari autogestiti. Il capitolo è corredato da una sitografia che, per ovvie ragioni, non è esaustiva e potenzialmente aggiornabile ma che può rappresentare un punto di partenza per chi volesse cominciare a “mappare” le produzioni online anarchicheggianti, in continuità cronologica e storiografica con un “lavoraccio” affine iniziato da Leonardo Bettini, che censì svariati periodici e numeri unici (di questo lavoro se ne parla ovviamente nel capitolo precedente).

5) Conclusione
5.1) Il partito dei Radicali e la “vera destra” libertariana

In questa tesi si è fatto riferimento, partendo dalle tripartizioni proposte da Sacchetti, a un’ipotetica “sinistra” e alla rispettiva “destra culturale” del movimento anarchico. In realtà esistono dei libertari che si definiscono “di destra” nel senso propriamente detto, da quelli che credono in un mercato assolutamente libero che si regola da sé e che la totale deregulation sia in grado di normare anche i rapporti tra gli individui, fino a chi si dichiara anarco-fascista o anarco-nazionalista[1]. Come si sarà notato leggendo la parte di questa tesi dedicata al web, il resto del movimento anarchico tendenzialmente non considera tali i libertari “di destra”, definendoli “pseudo-anarchici”. Comunque, prima di avviarmi alla conclusione di questo elaborato che si sforza di descrivere e mappare tutte le componenti editoriali libertarie e anarchiche (componenti anche “ipotetiche” dal punto di vista teorico secondo alcuni), ho ritenuto necessario menzionarli.

Espressioni editoriali della corrente “anarco-capitalista” sono le case editrici “Liberilibri” (maceratese e guidata da Aldo Canovari e Carlo Cingolani) e “Leonado Facco Editore” (ex leghista, fondatore delle riviste “Il Miglio Verde” ed “Enclave” e del “Movimento Libertario”). La rivista “capostipite” del movimento in Italia è stata “Claustrofobia”, pubblicata tra il 1978 e il 1979.

Un altro soggetto politico considerato “sedicente libertario”[2] è il Partito Radicale, che avrebbe anche <<sdoganato, nel linguaggio comune della politica, il termine “libertario”>>[3]. Oltre alla nota “Radio radicale” è da ricordare anche la vicenda di “Stampa Alternativa” di Marcello Baraghini, noto soprattutto per il fenomeno editoriale dei “Millelire”[4].

5.2) Dagli archivi a “Mastodon” passando per documentari e fogli volanti

7.8.22

L’editoria anarchica italiana: piattaforme online, siti libertari e autogestiti

Pubblichiamo oggi, per la rubrica Esami Infiniti, il quarto capitolo di una tesi di laurea dal titolo “L’editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all’omologazione insurrezionale”. Il richiamo a una certa uniformità dei contenuti delle frange più rabbiose, antiorganizzatrici, nichiliste e violente della galassia anarchica è strettamente connesso a una serie di contenuti (a volte “copiati e incollati”, tradotti o riprodotti secondo logiche di content syndication) presenti online.

Questo penultimo capitolo contiene un lavoro di ricerca e catalogazione online delle infrastrutture web e dei siti online dell’universo libertario. Questa “bozza” di catalogazione è ferma al Marzo del 2021, e quindi è potenzialmente arricchibile anche grazie alle vostre preziose segnalazioni: non è un caso che questa testata/zina vuole abbattere il confine tra "produttori/trici" e "consumatori/trici" di contenuti (su come farlo più nello specifico se ne parla nepost di presentazione del progetto, che è anche un saggio breve informale su autoproduzioni e media alternativi) e per questo l'aiuto della collettività è fondamentale!

Nella prima parte di questo capitolo si parla delle piattaforme anarchiche e autogestite online: partendo dal collettivo “Autistici e Inventati” si fanno delle considerazioni su possibili risvolti negativi degli strumenti a tutela della privacy online. 

Si passa poi a parlare di ECN (European Counter Network), il primo provider “antagonista” europeo, di Indymedia (noto media center), di Anarcopedia (una Wikipedia anarchica) e di altri esperimenti simili, di Ainfos (agenzia stampa anarchica) e di Rivoluzione Anarchica (un aggregatore di notizie automatizzato). 

Nella terza parte del capitolo si parla dei siti dedicati all’ambito insurrezionale e prodotti specificamente da questo ambiente: l’ultima sezione (paragrafo 4,3,4) è dedicata a quelli che ho definito di “propaganda non spicciola” perché si distaccano, contenutisticamente, dall’omologazione richiamata nel titolo della tesi.

 Infine, per concludere la parte di ricerca, c’è una sitografia con altri siti web così divisa: nella prima parte ci sono i siti web propriamente “insurrezionali”, poi quella che contiene siti di soggetti politici “definiti” (come associazioni e collettivi), quella dei comunisti anarchici e dei sindacati di base e libertari, quella dedicata ad altri singoli e collettivi e, infine, quella degli anarcocapitalisti (di cui si parla più nello specifico nel capitolo conclusivo che sarà pubblicato a breve).






NELLE PRECEDENTI "PUNTATE"

Nella prima “puntata scritta” si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Nella terza ci si occupava dei periodici cartacei, partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta per arrivare alla storia di “Sole e Baleno”, passando per il “testamento” di Sacco e Vanzetti.

Buona lettura e grazie per l’attenzione!








4) Progetti editoriali, informali e non, presenti esclusivamente o principalmente sul web

3.8.22

L'editoria anarchica in Italia: i periodici

Per la rubrica "Esami Infiniti" di questa prima rovente settimana d'agosto 2022, pubblichiamo il terzo capitolo (e terza “puntata scritta”) di una tesi di laurea sull’editoria anarchica e libertaria in Italia.

Nella prima puntata si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e sull’uso politico della violenza (contestualizzato rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nella seconda si trattava delle case editrici e dei vari “editori, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autorpoduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Oggi ci occupiamo dei periodici cartacei, ma non mancano riferimenti alla storia del movimento anarchico, alle tensioni all’interno del mondo antagonista e alle diverse declinazioni dell’idea libertaria: partendo dal settimanale fondato da Errico Malatesta, “Umanità Nova”, si arriverà alle zine” del principale riferimento umano della galassia insurrezionale, Alfredo Maria Bonanno. Suo predecessore, dal punto di vista della cosiddetta “propaganda del fatto” oltre che editoriale, è stato sicuramente Luigi Galleani con la sua “Cronaca Sovversiva”. Insieme alle sue colonne veniva pubblicato un opuscolo, dal titolo “La salute è in voi”: altro non era che un manuale per confezionare “polpette anarchiche”, pietanze metaforiche farcite di reali esplosivi. Un refuso, poi corretto, consistente nella sostituzione del carattere “i” con quello della “l”, sarebbe anche costato la morte di diversi attentatori o il non funzionamento degli ordigni... Il titolo si ritrova anche nella frase conclusiva del testamento di Sacco e Vanzetti, i due noti italiani detenuti ingiustamente per sette anni prima di essere condannati a morte in un processo farsa, a seguito di un arresto il cui vero obiettivo sarebbe stato Mario Buda, sospettato di essere un infiltrato. Le ultime parole scritte del calzolaio pugliese e del pescivendolo piemontese ci restituiscono la loro dimensione e militanza politica, lontana da quella “agiografica”… E vicina all’insurrezionalismo! La loro morte ingiusta (e tale sarebbe stata anche se loro fossero stati colpevoli della rapina di cui venivano accusati) continua a generare una rabbia, un sentimento provocato anche dalla morte di altri due militanti molto più vicini a noi dal punto di vista cronologico: Maria Soledad Rosas ed Edoardo Massari, detti “Sole e Baleno” (morti  ufficialmente entrambi per suicidio, il primo in carcere di Baleno e poco tempo dopo quello di Sole presso la comunità cui era stata affidata).



21.6.22

L’editoria anarchica in Italia: case editrici tradizionali e sigle editoriali informali

Per la rubrica di “Esami Infiniti” oggi parliamo di case editrici “anarchiche”, ovvero delle sigle editoriali della galassia “libertarianeggiante”. In un precedente post di post di questa rubrica era stato pubblicato il primo capitolo di una tesi sull’ editoria libertaria italiana: si presentava un’iper-concisa storia del movimento anarchico in Italia intrecciata a uno stringatissimo viaggio in quella del panorama editoriale italiano; vi si trovano anche delle nozioni molto basilari su terrorismo e uso politico della violenza (uso contestualizzato anche rispetto all’anarchismo e considerando che gran parte della “galassia anarchica” si configura, almeno sul versante delle pubblicazioni, in maniera “insurrezionale”).

Nel secondo capitolo della tesi, proposto in questo post, si tratta dei vari “editori”, formali o meno, e più o meno autoprodotti, a partire dalla fine dell’800: queste pubblicazioni possono essere definite “di nicchia” e sono all’interno di un’altra nicchia, quella delle autoproduzioni “pure” e degli editori semi-independenti che pubblicano “poco” dal punto di vista quantitativo…

Prossimamente si pubblicheranno altri due capitoli della tesi, che si occupano rispettivamente dei periodici cartacei e delle pubblicazioni online.



Banchetto con pubblicazioni anarchiche

(immagine tratta dal sito malacoda.noblogs.org)



16.3.22

L'editoria libertaria italiana, l'anarchismo e il terrorismo

Di seguito trovate la prima “puntata” di una tesi in storia contemporanea, lavoro conclusivo del mio percorso accademico in cui ho conseguito il titolo di Dottore magistrale in Editoria e Scrittura. Questo “lavoraccio”, pubblicato un anno fa e intitolato "L'editoria libertaria italiana: dalla frammentazione della galassia anarchica all'omologazione insurrezionale", si è rivelato cruciale anche per la definizione della mia coscienza politica... In questo primo capitolo troverete una breve storia del movimento anarchico italiano, fusa insieme a uno stringato schema di alcune tappe della storia editoriale italiana e a delle nozioni e considerazioni sul terrorismo e sull’uso della violenza come strumento politico… Ho deciso di dare una certa attenzione a quest’ultimo argomento per la peculiare rilevanza che assume nel contesto “anarchico” (no, anarchia non vuol dire semplicemente caos e violenza se ve lo state chiedendo… anche per questo vi consiglio di proseguire nella lettura e, se vorrete approfondire, di prendere nota dei testi che trovate nella bibliografia).

Buona lettura, grazie per l’attenzione(il testo integrale della tesi lo trovate tramite questo link)! Ps.:non vi risparmiate nei commenti, anche se siete “ravacholisti incalliti” o “tolstoiani fruttariani” e mi insultate, purché diciate qualcosa di costruttivo, grazie!!!