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16.9.24

ISRAELE USA "SCUDI UMANI" PALESTINESI E ISRAELIANI

E SFRUTTA QUESTA DEFINIZIONE GIURIDICA PER DARE UNA PARVENZA DI LEGALITÀ AD ATTACCHI INDISCRIMINATI E SPROPORZIONATI

Leggiamo o sentiamo dire spesso che "Hamas usa i palestinesi come scudi umani" . Anche ammettendo che Hamas usi come "scudi umani" i civili, ciò non giustificherebbe comunque le violazioni del diritto internazionale grossolane e brutali cui assistiamo quotidianamente

In parole povere: se una forza armata viola della regole ciò non implica che l'altra può violarne altre a sua volta, impunemente.


Inoltre, le evidenze storiche e giuridiche finora raccolte testimoniano che, contrariamente a quanto si afferma sui media dominanti, è proprio Israele a usare i civili come "scudi umani", sia quelli palestinesi che quelli israeliani.


Partiamo spiegando cosa si intende per scudi umani da un punto di vista legale e concludiamo con alcune considerazioni sui "doppi standard"...




Bambino seduto sul cofano di una jeep militare con una faccia impaurita, legato con il braccio a una grata metallica che difende il parabrezza. Di fianco un altro mezzo militare, su cui si intravede una scritta in ebraico, e un soldato che parla alla radio.
Un bambino di 13 anni legato al braccio sul cofano di una jeep della polizia militare israeliana, nel villaggio di Biddu, durante una protesta nel 2004. La riprovevole immagine rappresenta un esempio "classico" di scudo umano.



L'IMPIEGO DI SCUDI UMANI È ILLEGALE, MA NON GIUSTIFICA ALTRI CRIMINI E VA DIMOSTRATO!

Nel diritto internazionale l'espressione "scudi umani" denota una strategia vietata, un crimine di guerra. Consiste nello sfruttare la presenza o il movimento di civili in modo tale da evitare l'attacco a obiettivi militari, oppure per favorire o impedire delle operazioni militari.

Ecco qualche esempio pratico: un insediamento con abitazioni ed edifici civili viene costruito vicino una base militare per evitare che questa venga attaccata; un singolo civile, o un gruppo di più civili, può essere preso in ostaggio e usato da una formazione di militari come "schermo", evitando di essere colpiti durante un'azione militare, come una ritirata o una penetrazione in un territorio urbano; oppure, ancora, quando si sospetta che siano state piazzate delle trappole esplosive per impedire l'accesso a un luogo (si pensi a un campo minato), si manda un civile "all'avanscoperta" (eventualmente a saltare in aria sarà lui e non i soldati). Su quest'ultimo esempio ritorneremo fra pochissime righe, ma prima facciamo delle basilari considerazioni legali.

L'uso di scudi umani della popolazione civile è illegale e, per questo, la formazione militare avversa a quella che li impiega ha comunque il diritto di attaccare l'obiettivo militare che il nemico vuole proteggere. Tuttavia ciò non implica la sospensione dei principi del diritto umanitario internazionale (le "leggi di guerra"): bisogna sempre distinguere civili da combattenti facendo tutto il possibile per minimizzare i cosiddetti "danni collaterali". Non si possono infliggere in maniera indiscriminata danni come uccisioni, ferimenti, demolizioni di infrastrutture. Bisogna tenere conto anche della proporzione tra l'obiettivo militare da raggiungere e il costo in devastazione e vite umane, assumendosi rischi maggiori per colpire solo il nemico, non gli innocenti. Precauzioni aggiuntive e particolari devono essere assolutamente adottate anche quando si hanno prove inconfutabili che strutture sanitarie vengono usate per scopi militari. Non si può bombardare un ospedale senza far evacuare prima personale e pazienti.

In estrema sintesi: non si ha "carta bianca" se gli avversari stanno usando gli scudi umani, sia che questi ultimi vengano sfruttati come tali involontariamente, sia che lo facciano in maniera volontaria.



SCUDI UMANI VOLONTARI, INVOLONTARI E DI PROSSIMITÀ

11.6.24

QUASI 300 UCCISI PER LIBERARE 4 OSTAGGI A GAZA

LE NARRAZIONI A SENSO UNICO DEL MASSACRO DI NUSEIRAT ("OPERAZIONE ARNON" O "SEMI D'ESTATE")

L'UNICA CHANCE DI NETANYAHU È LA PULIZIA ETNICA "DAL FIUME AL MARE" E RI-COLONIZZARE GAZA


Sullo sfondo i grigi scheletri degli edifici di una Gaza in rovine, avvolti da fumo e fiamme. Al centro uno "strillone" (ragazzo che vende giornali agli angoli delle strade, in inglese "newsboy") che strilla: <edizione straordinaria: è tutta colpa di Hamas! La vita di un palestinese non vale quanto quella di un israeliano>.
Dettaglio dell'mmagine sullo sfondo della Tasnim News Agency tratta da Wikimedia, rilasciata con licenza Creative Commons


Al campo profughi di Nuseirat l'8 Giugno, a tre giorni di distanza dall'ennesimo bombardamento di una struttura dell'UNRWA nella stessa zona, sono stati liberati 4 ostaggi di Hamas in un sanguinoso raid di due ore. L'esercito israeliano, con il supporto anglo-americano, ha causato almeno 274 morti palestinesi nell'operazione di salvataggio che è diventata un massacro (il secondo di questo tipo). 

Mentre ci fanno vedere le immagini e le storie degli ostaggi che si trovavano al rave "Supernova", il prossimo imputato per crimini di guerra Netanyahu che li va a salutare con il favore delle telecamere, l'euforia manifestata per il loro ritorno, non si tiene conto del fatto che la salvezza di quattro persone è costata la morte e il ferimento di un altro migliaio. Ciò conferma che una vita palestinese vale molto meno di quella di un israeliano, che i primi non sono completamente umani, che andrebbe bene sterminare l'intera popolazione di Gaza per salvare tutti gli ostaggi.

Si vedono i video dell'arrivo degli elicotteri e di Noa Argamani , definita "simbolo" del 7 Ottobre, ma su principali giornali e televisioni raramente hanno fatto vedere le devastazioni inflitte per l'"eroica" operazione.

Intanto la ONG Euro-Med Monitor denuncia che l'operazione ha violato svariati aspetti del diritto umanitario internazionale e chiede indagini per capire se gli USA hanno contribuito non solo fornendo intelligence, ma anche supporto logistico, tramite il molo temporaneo che dovrebbe servire solo a trasportare aiuti umanitari (e che, strana coincidenza, per alcuni giorni non ha funzionato).

Oltre a ricostruire nella maniera più approfondita possibile la dinamica degli eventi analizziamo anche la narrazione della stampa mainstream e le implicazioni giuridiche dell'azione militare.

La principale "scusante" per un costo di vite civili e di distruzione così alto risiederebbe nel fatto che Hamas si "mimetizza" tra la gente e usa la popolazione civile come "scudi umani": ciò, dal punto di vista del diritto internazionale (oltre che da quello morale, secondo l'opinione di chi scrive) non giustifica assolutamente questo genere di attacchi e la furia vendicativa-genocida. Si sta conducendo una guerra iper-tecnologica seguendo delle regole medioevali (con un uso massiccio delle più economiche e devastanti "bombe stupide"). Siamo tornati indietro di secoli in quanto a conquiste giuridiche, si stanno stabilendo dei pericolosissimi standard, ancora più mortiferi di quelli a cui ci eravamo "comodamente" abituati, ed è in pericolo l'intera umanità.

Dopo aver parlato di questi aspetti, nella seconda parte di questo post si trova un editoriale "incollato" all'articolo di cronaca: ricordiamo che anche Israele tiene in ostaggio migliaia di prigionieri in un sistema di apartheid giudiziario, e parliamo degli infausti scenari politici che dovrebbero portare a un cessate il fuoco, ostacolato dalla "vera" e confusa strategia di Netanyahu, più che da quella di Hamas, che probabilmente ripone le sue speranze in un intervento "divino" e che avrebbe comunque accettato, da tempo, le condizioni che USA e Israele dicono che continua a rifiutare. 

La strategia di chi crede nella libertà per tuttə, dal fiume al mare, dovrebbe essere un'altra: cercare verità, giustizia, far assumere a ognuno le sue responsabilità, unire le forze di quelle persone che hanno subito le conseguenza della guerra e che, nonostante ciò, hanno il coraggio di non volerla continuare.