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23.5.25

COME IL PKK VERRÀ SCIOLTO? LE ARMI SARANNO CONSEGNATE?

DIPENDE SOPRATTUTTO DALLA TURCHIA...

Il 12 Maggio il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”, dopo un congresso a cui hanno preso parte più di 200 persone in due luoghi diversi, ha annunciato l'intenzione di sciogliersi e di porre fine alla lotta armata con la Turchia, iniziata più di 40 anni fa. In questo aggiornamento, per il format di Fanrivista “Come va a finire?!”, ricapitoliamo come siamo arrivati a questo punto e facciamo alcune ipotesi sui prossimi sviluppi.


Sotto a sinistra Abdullah Ocalan in un primo piano: sorride mostrando i denti, appoggia la mano sulla sua guancia e ha capelli e baffi brizzolati. Sotto a destra la bandiera del Pkk: una stella rossa racchiusa in un cerchio giallo dal contorno verde su sfondo rosso. Al centro la scritta: "Come si scioglierà il PKK? Le armi saranno consegnate?".


Per chi non avesse alcuna familiarità con queste vicende ma fosse interessato ad approcciarle, nel primo paragrafo troverete una serie di link ad altri articoli che fungono anche da letture preliminari. Altri approfondimenti li trovate in calce a questo post. Sono utili anche per inquadrare il contesto in cui si inserisce l'annuncio del PKK. Troverete, infine, la traduzione integrale del comunicato diffuso dal partito comunista curdo a conclusione dell'ultimo congresso.



DALL'INVITO AMBIGUO DEL “LUPO GRIGIO” ALL'ULTIMO CONGRESSO DEL PKK

A ottobre 2024 Devlet Bahceli, politico del “Movimento Nazionalista” turco (MHP), fondatore della “Gladio turca” e del gruppo neofascista dei “Lupi Grigi” aveva fatto un invito al <<leader dei terroristi>>, e cioè Abdullah Ocalan, co-fondatore e leader del PKK, il “Partito dei Lavoratori del Kurdistan”: <<lasciategli dire che il terrorismo è finito e che la sua organizzazione venga smantellata>>.

13.3.25

AL JOLANI IN GUERRA CON I PRO-ASSAD FA UN ACCORDO CON LE SDF

AGGIORNAMENTO SU COSA SUCCEDE IN SIRIA: 

  • CENTINAIA DI CIVILI UCCISI NEGLI ECCIDI SEGUITI AGLI SCONTRI TRA I LEALI AD ASSAD E IL NUOVO GOVERNO SIRIANO 
  • ISRAELE CONTINUA A ESPANDERSI OLTRE IL GOLAN E STRUMENTALIZZA LA PAURA DELLA MINORANZA DRUSA
  • LE SDF STRINGONO UN ACCORDO CON IL GOVERNO DI TRANSIZIONE GUIDATO DA AL-JOLANI

Per chi non fosse familiare con il contesto siriano e con le principali formazioni della guerra civile in corso da quasi tre lustri, ma anche per chi volesse approfondirne vari aspetti (come la nascita delle SDF, le connessioni con la Palestina e il supporto dell’estrema destra italiana ad Assad), consigliamo come lettura preliminare un articolo pubblicato a Dicembre, intitolato “Che succede in Siria? Chi governa ora?”. In questo nuovo post parliamo dei più recenti aggiornamenti in merito.



Descrizione dettagliata nella didascalia
Mappa della suddivisione territoriale della Siria tra le varie fazioni aggiornata al 13/03/2025 di “Kaliper1” da Wikimedia rilasciata con licenza CC 4.0.
In bianco le zone controllate dalle forze del nuovo governo siriano. A sud-ovest, in rosa, quelle controllate dalla SOR e in viola da Israele. A nord-ovest le zone sotto il controllo delle SDF nella DAANES, in giallo. Una parte di questo territorio al confine con la Turchia e “accerchiata” da altri territori della DAANES, insieme ad altri a nord-ovest, sono controllati dall’SNA e indicati in verde. Il semicerchio celeste al confine con Iraq e Giordania è una base USA, ed è racchiuso in un’area colorata dal celeste più scuro controllata dall’SFA

GLI SCONTRI CON I MILIZIANI LEGATI AL VECCHIO REGIME E LA STRAGE DI CIVILI

Il focolaio della guerra civile siriana si è riacceso: tra martedì 4 e giovedì 6 marzo si sono verificati scontri tra ciò che rimane delle milizie pro-Assad, presenti in varie aree a macchia di leopardo, e le nuove forze governative siriane, nel sud e sulla costa della Siria, più precisamente nei governatorati di Deraa, Homs, Tartus e Latakia.

Va ricordato che è stata promessa un'amnistia per i soldati di basso livello non completamente compromessi con il passato regime, a differenza dei suoi alti ufficiali. Nell’area di Der’a i primi scontri si sono verificati mentre i militari del nuovo governo siriano tentavano di entrare in un villaggio controllato dalle forze leali al dittatore baathista.

Mercoledì 5, invece, alcuni posti di blocco delle forze governative (che includono l’ufficialmente disciolto HTS, acronimo di Hay’at Tahrir al-Sham, ossia “Comitato di liberazione del Levante”) sono stati bersagliati nell’area di Latakia da lanci di granate. Feroce e sproporzionata è stata la risposta dei militari guidati dall’autoproclamato presidente Ahmed al-Sharaa (al secolo noto come Al Jolani): in totale sarebbero almeno un migliaio i morti negli scontri, di cui la stragrande maggioranza civili alawiti, lo stesso gruppo etnico-religioso a cui appartiene il deposto Assad. Per molti dei militari del nuovo governo siriano, non tutti autoctoni, è stata l’occasione per cercare vendetta, risvegliando i rancori della guerra civile, covati nei confronti della parte di popolazione più vicina ad Assad. Numerosi gli abusi documentati a carico delle forze guidate da Al Jolani, il quale ha promesso che giustizia verrà fatta, invocando la <<sacralità della vita>> e degli averi saccheggiati alle vittime innocenti. Sacralità della vita al quale non si è attenuto Shadi al-Waisi, attuale ministro della giustizia siriano, quando nel 2015 in qualità di giudice del Fronte al-Nusra faceva giustiziare in pubblico donne accusate e condannate per i “reati” di <<corruzione e prostituzione>>.

26.1.25

COS'È LA DAANES (O AANES) E COME È ORGANIZZATA

FUNZIONAMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DEMOCRATICA DELLA SIRIA DEL NORD-EST, NOTA AI PIÙ CON LA SINEDDOCHE "ROJAVA"


Nell’articolo pubblicato ieri abbiamo tracciato a grandi linee le coordinate teoriche del Municipalismo Libertario e del Confederalismo Democratico. In questo post spieghiamo invece come funziona concretamente l’applicazione di questi modelli di democrazia diretta e radicale nell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est (in acronimo DAANES, precedentemente chiamata e più nota come AANES).

Oggi, a 10 anni esatti dalla conquista di Kobane, la regione che si è guadagnata l’autonomia sconfiggendo l’ISIS continua a essere in pericolo. Per chi non fosse familiare con le sigle YPG/YPJ, SDF e con le svariate formazioni della guerra civile siriana, consigliamo la lettura di questo altro articolo “long-form”. In particolare, nel paragrafo intitolato Da una partita di pallone al Confederalismo Democratico, passando per le “Forze Democratiche Siriane” (SDF) e ritornando a Kobane”, si racconta come sono nate le forze di resistenza presenti nel Kurdistan occidentale, inizialmente dei comitati di autodifesa popolare.

Nella conclusione di questo articolo parleremo degli ultimi avvenimenti e di altre questioni di “geopolitica popolare”.



Uno schema che riassume il funzionamento della DAANES, una mappa e altri simboli. Descrizioni più accurate si trovano nelle singole immagini dell'articolo.



IL ROJAVA E LA DAANES SONO LA STESSA COSA?!

Spesso sentiamo genericamente parlare di “area curdasiriana e di “Rojava”, parola che significa “occidente” e indica ilKurdistan dell’Ovest”. In realtà il Rojava indica solo uno dei cantoni dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est e viene usato come sineddoche in riferimento all’intera DAANES. Eppure nella DAANES oltre ai curdi ci vivono arabi, turkmeni, siriaci, assiri, armeni, circassi,yazidi e ceceni. Parliamo di circa 4 milioni di abitanti con diverse culture, fedi e lingue (quelle ufficiali sono arabo, curdo e siriaco) in territori che vanno oltre il Kurdistan occidentale. Non è di secondaria importanza ricordare che le SDF, le forze armate che difendono la DAANES, sono a maggioranza araba, anche se spesso vengono definite genericamente come “forze curde”.

Come abbiamo già accennato, la DAANES nasce dall’opportunità offerta dalle vittorie sul campo di battaglia contro l’ISIS, dalle pratiche della resistenza curda e dalle idee del suo leader più rappresentativo, Abdullah Ocalan. Con il tempo Ocalan ha abbandonato sia l’aspirazione irredentista di creare uno stato curdo indipendente che il paradigma marxista-leninista, adottandone uno libertario ed eco-socialista. Per implementare concretamente il Confederalismo Democratico esiste l’ Unione delle Comunità del Kurdistan, in acronimo KCK, organizzazione che ha sostituito il KKK. Le attività di quest’ultima erano concentrate sui curdi in Turchia, mentre il KCK funge da organizzazione ombrello per le formazione politiche “sorelle” del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, di cui Ocalan era tra i fondatori: il PYD siriano, il PJAK iraniano e il PÇDK iracheno.

1.1.25

DEM INCONTRA OCALAN: PRONTO A NEGOZIARE CON LA TURCHIA...

MA ERDOGAN VUOLE TRATTARE DAVVERO?!

Aggiornamento sull'ex-leader del PKK e teorico del “Confederalismo Democratico”. In questo post:

  • Dopo la visita di suo nipote a Ottobre Ocalan ha ricevuto, a Dicembre, una delegazione del DEM
  • Il contenuto dell’ultimo messaggio di Ocalan in cui ribadisce di avere le capacità per giungere a una soluzione diplomatica della questione curda.
  • Alcune considerazioni di “geopolitica popolare” sugli scenari di breve termine dopo la caduta di Assad.


Sullo sfondo un cielo nuvoloso e alcuni grigi palazzi, oltre ad alcune persone. Al centro risalta una bandiera con il volto di Ocalan e delle scritte in curdo. Si intravedono altre bandiere con Ocalan in uniforme e la stella rossa nel simbolo del KCK.
Foto di archivio di una manifestazione per la liberazione di Ocalan a Napoli de "Lo Skietto"

31.12.24

CHE SUCCEDE IN SIRIA? CHI GOVERNA ORA?

LA CADUTA “MORBIDA” DI ASSAD, IL RUOLO DI TURCHIA E ISRAELE, LE FAZIONI IN CAMPO, LE RELAZIONI CON LA PALESTINA, IL SUPPORTO DELL’ESTREMA DESTRA ITALIANA E DEI POST-FASCISTI DEL GOVERNO MELONI AD ASSAD

La caduta di Assad porterà a una nuova Siria democratica, a un’altra dittatura o a ulteriori scontri guidati da vari signori della guerra? La rivoluzione siriana è giunta a compimento oppure siamo solo di fronte a un cambio di regime? Queste sono le domande che in molti si pongono dopo l’offensiva iniziata a fine Novembre, preparata da almeno un anno, e culminata l'8 dicembre con un’inaspettata presa di Damasco, abbandonata dalle forze pro-regime senza combattere. 

Alla gioia per la sconfitta di un dittatore si sovrappone la diffidenza verso chi lo ha abbattuto e nei confronti di chi già ne sta approfittando (Israele e Turchia in primis), dopo quasi cinque anni di stallo militare e dopo la morte di almeno mezzo milione di persone in quattordici anni di guerra civile. 

Iniziamo a cercare delle risposte collettivamente con un articolo di “geopolitica popolare”. Un post studiato sia per chi già si interessa di Asia Occidentale (Medio Oriente secondo la definizione coloniale) sia per chi non ha idea di dove la Siria si trova sulla mappa, con analisi e dettagli assolutamente non trascurabili, che non trovano spazio sulla stampa che va per la maggiore. Con gli articoli di geopolitica popolare ci sforziamo di comprendere insieme -almeno in parte- quali sono gli sfaccettati interessi di singoli e potenze statali. L'obiettivo della geopolitica non dovrebbe essere tanto capire come i confini geografici influiscono sulle decisioni politiche, ma come le politiche dal basso possono farci tendere verso un mondo utopico e senza confini. Il giornalismo dovrebbe cercare di chiarire le idee partendo dalle basi, fornendo delle nozioni basilari storiche che permettono di inquadrare meglio il contesto della “storia iper-contemporanea”. Invece il mercato editoriale si limita a sfornare continuamente notizie lampo e approfondimenti destinati a essere compresi solo dagli “addetti ai lavori”.



Sopra la scritta “CHE SUCCEDE IN SIRIA? CHI GOVERNA ORA?”. Sotto un elenco: -LA CADUTA “MORBIDA” DI ASSAD ; -LE FAZIONI IN CAMPO; -IL RUOLO DI TURCHIA E ISRAELE; -LE RELAZIONI CON LA PALESTINA; --IL SUPPORTO DELLA DESTRA ITALIANA AD ASSAD. In alto a destra la bandiera della nuova Siria (tre bande orizzontali, verde, bianca e nera, e tre stelle rosse al centro). Uno schema con i principali schieramenti (descrizione approfondita nell’altra immagine del post) e una mappa dell’offensiva israeliana. Al centro una mappa della Siria con alcune zone colorate (più dettagli nella descrizione dell’altra immagine del post); a sinistra un manifesto con una foto con al-Julani con una barba incolta e un copricapo e le scritte: <<Stop this Terrorist”; “Up to 10 Million $ Reward”>>; a destra al-Jolani oggi,con una barba più curata e senza copricapo. Sotto 3 vignette con delle “Polandball” o “Countryball”, delle palline che rappresentano vari stati e attori del conflitto siriano. Vignetta Polandball del 2011: una grande pallina con la bandiera della Siria e una più piccola con la nuova bandiera della Siria si guardano minacciosamente. La più piccola ha un cartello con la pallina della Siria e due “x” sugli occhi.Vignetta Polandball del 2014: al centro la pallina dell’ISIS è diventata grandissima. Ha due fucili puntati a sinistra e a destra. A sinistra tre palline più piccole con i soliti AK-47: le palline del regime siriano e dei ribelli si schiacciano reciprocamente la fronte, mentre quella di al-Nusra sta al fianco sia dell’ISIS che dei ribelli. A destra un cartello con scritto “Kobani” e la pallina del Rojava ferita, testa fasciata e una piccola pistola. Alla sua destra la grande pallina degli USA che indossa occhiali da sole e osserva. Vignetta Polandball del 2018: a sinistra l’infastidita pallina russa spazza con la scopa, mentre dietro un recinto con la sigla “DMZ” (Demilitarized Zone) ci sono la pallina dell’HTS e dei ribelli. La pallina del regime siriano sta ferma con il suo kalashnikov. A destra la palla USA beve una Cola con una cannuccia mentre sembra allontanarsi. Sotto di lei la pallina turca taglia con una lama la fronte di quella del Rojava che, insanguinata, continua a imbracciare il suo fucile d’assalto.



Proviamo a capire cosa succede ricapitolando le tappe principali della guerra civile siriana, iniziata durante le “Primavere Arabe”. Dopo aver fornito qualche semplice elemento sul contesto storico-politico passiamo a vedere molto schematicamente quali sono le principali forze sul campo.

Difficilmente riuscirete a leggere questo articolo tutto d’un fiato. Va letto con calma, magari ritornandoci più volte sopra e prendendosi qualche pausa. Alla fine la vostra pazienza sarà ripagata. Se così non fosse disprezzateci pure nei commenti. Siamo convintə che i vari paragrafi in cui è strutturato potranno essere usati anche come materiale da consultare all’occorrenza per lə studiosə di ogni ordine e grado. Così sarà più semplice orientarsi tra la marea di nomi e sigle, oltre ad acquisire nozioni essenziali e punti di partenza per ricerche più approfondite (nei vari link troverete sia i riferimenti che ulteriori spunti di approfondimento). Per questo vi consigliamo di salvarvi questo “libricino” di pagina web tra i preferiti o, se vi è più congeniale, di stamparla… Buona lettura e buone lotte!

27.1.23

AMNESTY AL GOVERNO DI ASSAD: BASTA CON L’ASSEDIO IN ROJAVA

IN UN COMUNICATO (DIFFUSO TRE GIORNI FA) SI SPIEGA CHE LA POPOLAZIONE NON HA ACCESSO AI BENI ESSENZIALI: È UNA TATTICA DI GUERRA VIETATA DAL DIRITTO INTERNAZIONALE!


NEL RAPPORTO DELLA ONG (PUBBLICATO LO SCORSO MARZO) VENGONO CONTESTATE ANCHE DELLE VIOLAZIONI ALLE FORZE DEMOCRATICHE SIRIANE (FDS), LE FORZE ARMATE DEL ROJAVA


Al centro dell'immagine un post su Telegram diffuso dalle YPJ, componente principale delle FDS: spiega che l’assedio del regime di Damasco impedisce il rifornimento di beni essenziali, inclusi quelli utili al riscaldamento, e ha causato la morte di due bambini, uno di pochi giorni e uno di 4 anni.

A sinistra la nota diffusa da Amnesty in cui chiede al governo siriano di porre fine all’isolamento illegale conseguente all’assedio.

A destra il capitolo dedicato alla Siria dell’ultimo rapporto pubblicato dalla ONG lo scorso Marzo.


AMNESTY AMMONISCE LA SIRIA: TERMINARE L’ASSEDIO ALLE ZONE CURDE DI ALEPPO

Il 24 Gennaio Amnesty International ha diffuso un comunicato: afferma che ha richiesto al governo siriano di porre fine al <<brutale assedio delle aree a maggioranza curda della parte settentrionale della regione di Aleppo>> che impedisce il rifornimento di beni essenziali.

Nella nota si spiega che la strategia per isolare centri abitati è stata usata più volte dall’inizio della guerra civile siriana, impedendo a civili (di cui molti profughi) di ricevere beni di prima necessità che non vengono più inviati dalla Croce rossa locale -affiliata al governo- e di carburante che viene contrabbandato dalla Quarta divisione dell’esercito siriano a prezzi smisurati da mercato nero: <<le scorte di medicinali sono in via di esaurimento. In questi mesi invernali le persone sono costrette a bruciare suppellettili e materiali di plastica per difendersi dal gelo>>. <<Le parti coinvolte in un conflitto devono permettere e agevolare il passaggio, veloce e privo di ostacoli, dell’assistenza umanitaria imparziale a tutti i civili che ne necessitano>>e quindi il regime di Assad sta impiegando una tattica di guerra che viola il diritto bellico.

Le aree interessate dal blocco, controllate dall’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria (AANES), <<comprendono i quartieri di Shelih Maqsoud e di Ashrafieh nella zona nord della città di Aleppo e una cinquantina di villaggi nella zona di Shahba>>.

 

L’ANNUNCIO DEL RITIRO DELLE TRUPPE TURCHE DI FINE ANNO E I NUOVI ATTACCHI

3.12.22

"EMBARGO MEDIATICO” IN ROJAVA

FERMIAMO L’ESCALATION MILITARE

Siamo a 16 giorni dall’inizio dell’operazione “Spada ad artiglio (alcuni la traducono come “Artiglio Spada”, in inglese “Sword Claw”) con bombardamenti aerei, droni, cannoni e carri armati da parte del governo turco nel territorio siriano del Rojava, spacciata come vendetta per l’attentato di Istanbul e violando per la prima volta lo spazio aereo controllato da Russia e USA (anche se alcuni ipotizzavano una complicità della prima, in antitesi alla tesi della violazione).




Foto di un giacimento di petrolio in fiamme tratta dal sito delle YPJ. Nel paragrafo che segue si parla anche della questione energetica in Rojava



IL BILANCIO DELLE VITTIME E L’INTRICATO CONTESTO DELLA GUERRA CIVILE SIRIANA

Stando alle cifre diffuse dalle autorità del Rojava sono stati effettuati all’incirca almeno 4000 attacchi con aerei, droni e veivoli comandanti a distanza, artiglieria pesante e carri armati (mentre da tempo si denuncia e si indaga anche sul possibile uso di armi chimiche). Almeno 15 le vittime civili, la maggioranza morte in uno dei primi attacchi la notte del 19 Novembre, a Derik. In quell’attacco si è usata la tattica “Double Tap”, che consiste nel lanciare un primo bombardamento e, una volta che i soccorsi arrivano sul posto, attuarne subito un altro, in questo caso specifico con un drone. Secondo la testimonianza di un cittadino, Mihemed Ebddurehim, il secondo attacco, in cui è rimasto ucciso anche un cronista, è avvenuto <<dopo che le forze americane erano giunte sul posto. Uno di loro è sceso dalla macchina e ha guardato il suo telefono per poi andarsene via di fretta>>. I soldati, mercenari e agenti di polizia delle forze speciali colpiti e uccisi dalle SDF e dalle formazioni militari collegate sarebbero più di 20. Le perdite si aggirerebbero intorno alle 20 unità, includendo anche i soldati che gestiscono i centri di detenzione dei miliziani dell’ISIS, quasi 30 se si includono anche le forze del governo siriano. Svariati i feriti in circa 80 centri abitati, e 22.000 studenti hanno dovuto fermare i loro studi: in Rojava studio e formazione sono fondamentali e difficilmente vengono interrotte nonostante le difficoltà.

Stando invece alle dichiarazioni del governo turco sarebbero almeno 250 i militari uccisi degli schieramenti avversari (incluse le forze di Assad) negli attacchi e quasi 500 gli obiettivi colpiti. Sarebbero tre i civili uccisi da un colpo di artiglieria che pare sia partito da Kobane, secondo le autorità turche addebitabile ai “terroristi del PKK e delle YPG”, e caduto vicino a una scuola.

Il governo siriano nega di aver risposto al fuoco e bisogna ricordare che lungo tutto il fronte (circa 700 KM) -oltre che nello scenario più ampio della guerra civile siriana- operano, oltre ovviamente ai soldati statunitensi, anche i russi e le truppe di Hezbollah filo-iraniane (che supportano principalmente il regime siriano e che potrebbe uscire rafforzato da questo conflitto), i siriani filo-Assad schierati con le SDF, la forza militare del Rojava a maggioranza curda: l’ “avvicinamento” tra questi due si va consolidando proporzionalmente alla minaccia turca. Quella della cooperazione con il regime di Assad, con cui esiste una sorta di “patto di non aggressione”, rappresenta un “scelta obbligata”, il “male minore” rispetto a quella che sarebbe una vera e propria pulizia etnica dei curdi da parte turca. Per questo il partito “barzaniano” KNC, opposto al PYD nel Consiglio Democratico Siriano -il “parlamentino”della regione autogovernata- all’accusa di dispotismo del Partito dell’Unione Democratica aggiunge quella di essere pro-Assad. A sua volta il PYD accusa il Consiglio Nazionale Curdo di essere in combutta con la Turchia e con le forze ribelli siriane a essa vicine).

La strategia militare del regime turco è chiara (così come quella mediatica): si inizia con bombardamenti aerei e via terra per “indebolire” la resistenza e la popolazione del Rojava (che non è formata solo da curdi, come spieghiamo e ribadiamo più avanti): bombe vengono lanciate contro ospedali, impianti per la produzione di grano, centrali a gas e idroelettriche (in una zona in cui l’elettricità c’è solo per poche ore al giorno) e anche i giacimenti di petrolio strettamente essenziali alla sussistenza e gestiti con un sistema economico cooperativo anti-monopolista: la maggioranza dell’energia nel Nord-est della Siria è idroelettrica e una parte minore è generata dal diesel, un tipo di cherosene altamente inquinante ma purtroppo anche l’unica risorsa per riscaldare appartamenti e mettere in moto veicoli, dato che la costruzione di nuove dighe (fondamentale anche per l’approvvigionamento d’acqua da bere e da usare in agricoltura, nonché uno dei “fronti energetici” del conflitto) e di componenti per i pannelli solari, così come di quelli per sviluppare raffinerie proprie per “emanciparsi” maggiormente dal regime siriano (che importa petrolio dal Rojava), è ostacolata da un embargo “de facto” dei paesi confinanti.

Gli attacchi alle infrastrutture sono quindi preparatori a una più vasta offensiva via terra (sarebbe le quarta a partire dal 2016): erano mesi che la popolazione dell’Amministrazione Autonoma del Nord Est della Siria (AANES) sentiva letteralmente “nell’aria” i preparativi militari attuati con diversi voli di ricognizione e posizionamenti lungo il confine. Ma il pretesto dell’attacco è stato servito su un piatto d’argento (se non addirittura “creato ad arte”) con l’attentato di Istanbul del 14 Novembre.

Infine il Comando centrale delle forse statunitensi ha confermato che un attacco con un drone ha messo in pericolo perfino le sue truppe.



21.11.22

ROJAVA E KURDISTAN IRAKENO SOTTO ATTACCO

IL SULTANO E IL SUO ESERCITO N.A.T.O. SFRUTTANO IL “PRETESTO”  DELL’ATTENTATO, MENTRE IL REGIME IRANIANO COLPISCE LA POPOLAZIONE DI CUI FACEVA PARTE ANCHE MAHSA AMINI, LA GIOVANE PESTATA A MORTE PERCHÉ NON PORTAVA CORRETTAMENTE IL VELO

Dopo l’attentato a Istanbul, attribuito dal regime di Erdogan con un’improbabile “inchiesta lampo” e in maniera goffa al PKK e alle YPG, nella notte tra Sabato e Domenica sono partiti i raid aerei turchi lungo il confine con l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est.

Si teme un escalation del conflitto di concerto con l'Iran. Tantissimi partecipano alle proteste in tutto il Rojava e ai funerali delle vittime civili, mentre le SDF annunciano <<vendetta>> e affermano che <<militarmente parlando, l’attacco terrorista turco nelle nostre aree e fallito>>.


L'immagine di un'automobile colpita a Derik, tratta dal comunicato delle YPJ



GLI ATTACCHI AEREI, IL BILANCIO DELLE VITTIME E LA RAPPRESAGLIA DELLE “HRE”

Un attacco con ottanta aerei Turchi contro il Kurdistan occidentale è stato lanciato circa due ore prima della mezzanotte del 19 Novembre, ed è continuato fino al mattino successivo. Il fronte che va da Kobane, città nota per l’eroica battaglia contro il sedicente Stato Islamico, fino a Derik, vicino al confine con il Kurdistan Irakeno, è lungo circa 700 KM. Le autorità turche hanno dichiarato di aver preso di mira e distrutto quasi novanta obiettivi.


14.11.22

LA TURCHIA ACCUSA I CURDI, PKK E YPG NEGANO: STRATEGIA DELLA TENSIONE?!

PKK e YPG/YPJ negano ogni addebito per l'attentato di ieri e un comunicato delle SDF accusa il regime di Erdogan di aver inscenato tutto. 

I responsabili potrebbero e dovrebbero essere ricercati anche tra le file di alcune organizzazioni di estrema destra, jihadiste, o tra gli “scissionisti” del PKK





Un ordigno è esploso ieri a Istanbul (alle ore 16 italiane) uccidendo almeno 6 persone e ferendone più di 80. Le autorità turche, in meno di una giornata, avrebbero arrestato decine di responsabili: nelle prime ore si parlava di un attacco “kamikaze” messo in atto da una donna ripresa da una telecamera di sicurezza. 

Poche ore dopo veniva arrestata Ahlam Al-bashir, siriana che avrebbe confessato (dalle foto diffuse sembra essere stata colpita al volto –avendo delle ecchimosi- e indossa una felpa con la scritta “New York”) di essere una spia del PKK (partito comunista curdo che dall’idea “separatista” di uno stato “a parte” si è in larga parte spostato verso una soluzione confederale e libertaria, ispirata al municipalismo libertario di Murray Bookchin teorizzata dal suo principale esponente, Ocalan, in carcere sull’isola turca di Imrali dal 1999) e legata anche alle YPG/YPJ (le unità di protezione popolare del Rojava in Siria, collegate al PKK, che sono riuscite a “ritagliarsi uno spazio” nel nord-est della Siria lottando contro l’ISIS e iniziando l'esperimento politico e sociale di una società municipalista libertaria. Mentre il PKK è ancora considerata ufficialmente una formazione terrorista da molti stati e dall’UE, le YPG/YPJ non lo sono). 







Stando a quanto riportano le fonti ufficiali, citate dai media turchi, l’ordine sarebbe partito proprio dalla regione di Kobane (liberata dall’ISIS nel 2015 anche grazie ai curdi con il supporto dell’occidente) e impartito dalle YPG/YPJ: la donna sarebbe giunta in Turchia passando per la regione di Afrin (territorio passato sotto il controllo della fazione HTS -originariamente legata ad Al Qaeda- con l’avallo della Turchia che, al contempo, la considera un’organizzazione terroristica).

Mentre nessuna rivendicazione ufficiale dell’atto terroristico è stata ancora fatta, il PKK prende le distanze specificando di non ricorrere all’attacco di obiettivi civili mentre le unità di protezione popolari YPG/YPJ (che fanno parte delle SDF, l’alleanza di milizie formatasi durante la guerra civile siriana che non ha mai portato avanti attacchi diretti sul suolo turco) sostengono che il passaggio della donna (con cui negano ogni legame) nella zona di Afrin confermerebbe il coinvolgimento proprio di Ankara: <<il territorio di Afrin, occupato dai turchi è stato interamene sotto il controllo dei servizi segreti turchi dell’AKP –partito di Erdogan NDA- del Partito  del Movimento Nazionalista e di HTS (al-Qaeda) fin dal 2018, e conferma che questa messinscena è stata orchestrata dal governo dell’AKP e da Erdogan che si trova in difficoltà per le imminenti elezioni>>.


La pagina web con il comunicato di SDF e YPG, reperibile in lingua inglese a questo link