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25.4.26

IL 25 APRILE NON È UN ANNIVERSARIO...

È UN PROMEMORIA!

Il 25 Aprile del ‘45 venivamo liberati, formalmente, dai sistemi politici delle mostruose dittature nazifasciste. Ma le radici sociali, l’essenza di quelle dittature, risiede nella prepotenza, nell’arroganza, nella incoerente partigianeria acritica, e nella non ammissione dell’essere nel torto anche quando siamo consapevolə delle evidenze che lo dimostrano.


In mezzo a tante bandiere risalta quella con un simbolo antifascista (la rappresentazione delle bandiere rossa e nera) con la scritta "Napoli antifascista".
Immagine dal corteo partenopeo del 25/04/2026.


Il 25 Aprile non era il lieto fine di una lotta, e non era nemmeno l’inizio di un mondo egalitario e inclusivo, era una ciclica e sempre auspicabile tappa intermedia... Si inseriva all’interno di un percorso storico caotico, in cui si avanza e si regredisce, contemporaneamente: facciamo un passo avanti, e poi qualche passo indietro, e poi qualche passo avanti, e poi uno indietro, e così via... Non ci sono progressi lineari e deterministicamente prevedibili.

25.4.25

25 Aprile: quest'anno, un anno fa e 80 anni fa.

Le feste servono a ricordare qualcosa... E ad agire di conseguenza!


Ottanta anni fa sono successe cose che devono essere celebrate con enfasi, passione e dolore, come le storie delle partigiane che ci hanno liberato dal Nazi-fascismo, una delle forme più abiette che l'ideologia, la pratica e la mentalità fascista possa prendere.

Bandiera col simbolo dell'antifascismo (due bandiere sovrapposte, una di colore rosso e una nera). Il simbolo è contenuto in due cerchi concentrici, uno bianco e uno nero, da cui partono una ventina di raggi di sole  simmetreci su sfondo verde. Si lecce la scritta "Antifa Enternasyonal". Sullo sfondo dei palazzi, altre bandiera della Palestina, sagome di varie persone e una camionetta della polizia.
Foto di repertorio de "Lo Skietto" dal corteo della Festa della Liberazione a Napoli lo scorso anno.


Ottanta anni fa sono successe cose che possono essere criticate e devono essere analizzate, come le differenze e le contraddizioni nei contesti rivoluzionari. Esempio emblematico di queste criticità è rappresentato dal fatto stesso che <<mica solo i comunisti hanno fatto la Resistenza, c'erano anche non comunisti, anti-comunisti e perfino dei fascisti>>, per citare Rosario Bencivenga, partigiano e "gappista" dell'attacco di Via Rasella. E sotto il fascismo, in senso lato, ci viviamo ancora.


Quel tipo di fascismo, quello dell'olio di ricino, si adattò al nuovo ambiente socio-politico.

Si trasformò burocraticamente, sin dalle origini della Repubblica, quando rientrò nelle forze che detengono il potere politico, legale e militare. In estrema sintesi, quando si “riciclò”, per usare un'espressione comune.

Si trasformò ideologicamente, concependo prima la fondazione dell'MSI, oggi il governo dei suoi legittimi eredi.


Un anno fa, durante la festa della Liberazione dal nazifascismo, la "Brigata Ebraica" lanciò delle bombe carta a chi manifestava per la Palestina. Se le parti fossero state invertite, ancora oggi si parlerebbe di atti compiuti da pericolosi terroristi e antisemiti.

25.4.24

ATTUALIZZARE L'ANTIFASCISMO PERCHÉ IL FASCISMO NON È ANCORA SCONFITTO

CELEBRIAMO LA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO OGNI GIORNO, CON I FATTI

Festeggiamo la liberazione dal nazifascismo con un editoriale che ricorda che il fascismo esiste ancora in diverse forme. Per questo dobbiamo celebrare la Liberazione con le nostre azioni e pratiche quotidiane.


Bandiera col simbolo dell'antifascismo (due bandiere sovrapposte, una di colore rosso e una nera). Il simbolo è contenuto in due cerchi concentrici, uno bianco e uno nero, da cui partono una ventina di raggi di sole  simmetreci su sfondo verde. Si lecce la scritta "Antifa Enternasyonal". Sullo sfondo dei palazzi, altre bandiera della Palestina, sagome di varie persone e una camionetta della polizia.
Foto nell'articolo de "Lo Skietto" dal corteo di Napoli.



FASCISMO, NEOFASCISMO O POSTFASCISMO: DIVERSE EPOCHE, STESSA SOSTANZA

Il fascismo non è mai cessato di esistere: è solo diventato più subdolo. 


Striscione anarchico che recita: L'antifascismo è anticapitalisa. 25 Aprile a fianco del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi. Contro governi stati e poteri. Autogestione, uguaglianza e libertà.


Se lo consideriamo come una delle forme più brutali delle svariate prevaricazioni funzionali all'aristocrazia nazional-capitalista, foriera di guerre, diseguaglianze, schiavitù e ipocrisia, allora potremmo anche sostenere che esiste da diversi secoli, anche se Mussolini fu il primo contemporaneo a sistematizzarlo. Il "modello" fascista fu poi esportato in Germania e fuso con il nazismo. Il nazi-fascismo si è adattato ai tempi e alle leggi, è diventato più subdolo, più guardingo, a volte meno dirompente, ma è sempre lì, come un fuoco sotterraneo e nascosto dalle ceneri, pronto a riattizzarsi.

24.3.24

OTTANT'ANNI DALL'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

UN ANNO DALLE SPARATE "POST-FASCISTE" DI MELONI E LA RUSSA


Riproponiamo due articoli sull'Eccidio delle Fosse Ardeatine, avvenuto 80 anni fa. Un anno fa la Presidente del Consiglio e il Presidente del Senato provarono a riscrivere la storia con dichiarazioni parziali e fake-news.



I sacelli in fila nel Mausoleo
Il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Immagine di Formkurve92 da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons


Il 23 Marzo 1944 un gruppo di partigiani comunisti portarono a segno un attacco a un reggimento nazista nel cuore di Roma, in via Rasella, uccidendo 33 soldati tedeschi. Un attacco che verrà riconosciuto come un legittimo atto di guerra, anche se negli anni qualcuno ha provato a distorcere la storia definendolo un atto terroristico.

Per rappresaglia le autorità nazifasciste rastrellarono e uccisero barbaramente almeno 335 persone nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina, dove oggi sorge un mausoleo.

25.4.23

CONTRO IL REVISIONISMO POST-FASCISTA

25 APRILE TUTTI I GIORNI

 
foto di partigiani veneti

 

Oggi festeggiamo la Liberazione dell’Italia dall’incubo nazifascista.

Oggi ricordiamo la fine di una dittatura militare brutale che imprigionava o eliminava chi osava distaccarsi dal pensiero dominante, un pensiero totalitario e reazionario che ha cominciato ad affermarsi con il supporto economico e politico dei potentati dei signori della guerra che finanziavano anche la propaganda dell’ex socialista Mussolini, con l'appoggio degli imprenditori disonesti e corrotti che si opponevano all’auto-organizzazione di operai e contadini fornendo armi e denaro alle squadracce nere, composte per lo più da militari avidi di ferocia e guerra oltre che da chi si era lasciato corrompere con il denaro o con la forza. Le brigate fasciste con la complicità delle autorità del regno distruggevano e saccheggiavano i luoghi dove c’era chi, da subito, si opponeva alla logica del sopruso, cercando di costruire un modello sociale alternativo, più egualitario e sincero.

Oggi ricordiamo chi ha sacrificato la sua vita per farci conquistare dei basilari diritti umani che qualcuno purtroppo mette ancora in discussione, a cominciare dall’uguaglianza formale e sostanziale di tutti gli appartenenti all’unica razza umana, pur nel rispetto delle differenze dei gruppi e dei singoli.

 

partigiani a Milano dietro una trincea con i fucili puntati

Ma oggi ricordiamo anche chi ha supportato il fascismo e il nazismo, chi non si è opposto, chi è rimasto indifferente, macchiando indelebilmente la storia di questo pezzo di pianeta che si chiama Italia, inquinando così anche la morale dell’intera umanità.

 

immagine del corteo napoletano. Si vedono diverse bandiere tra cui quella della Brigata Stella Rossa e del Partito dei CARC

Per questo oggi dobbiamo ragionare su quei partiti definibili come neo-fascisti e/o post-fascisti, e dunque di chi si pone in una stretta correlazione con il fascismo senza rinnegarlo, o di chi ne ha raccolto l’eredità rinnegandolo solo in parte o in maniera ambigua.

 


Meloni e i suoi alleati di governo oggi dicono che la destra in parlamento è incompatibile con il fascismo, ammettendo che ha calpestato i valori democratici. Al contempo quegli stessi governanti attuano delle politiche che mettono quei valori in serio pericolo, usando una retorica nazionalista e conservatrice, seppure attenuata da quando sono entrati in parlamento per ovvie ragioni di convenienza politica, che non può non essere identificata come la pesante eredità del “ducetto” appeso a testa in giù dallo stesso popolo che poco prima lo glorificava: il problema non è solo chi va a governare, ma anche chi appoggia e chi vota (molto pochi, il che dice molto della legittimità e della decadenza del modello di democrazia liberale-liberista) quelle persone che vanno a governare.

Per questo non dobbiamo smettere di essere vigili, di studiare il passato e il presente per pianificare un migliore futuro, e per questo celebriamo la ricorrenza della Liberazione riproponendo tre post in cui parliamo delle dichiarazioni revisioniste rilasciate in queste ultime settimane da parte di chi vorrebbe riscrivere la Storia, fornendone una versione drammaticamente semplicistica, edulcorata e pretestuosa.

Non abbiamo la presunzione di detenere la e le Verità, ma le dichiarazioni di parlamentari ed esponenti del governo più a destra di sempre dell’età repubblicana, rilasciate in questi ultimi giorni, rasentano il ridicolo e costituiscono un limpido esempio di un revisionismo “velato” e ambiguo, essendo propagandato da chi ha giurato formalmente su una Costituzione Antifascista ma che al contempo non vuole, non riesce o non può fare i conti con il suo passato da parvenu di movimenti neofascisti/postfascisti, più che “underdog” della politica, saliti al potere soprattutto grazie alla mancanza di una vera sinistra che fa gli interessi delle classi popolari, oltre che di una sinistra troppo divisa se non addirittura settaria.

23.4.23

DEFINIZIONI DI “SOSTITUZIONE ETNICA” E “REPLACEMENT MIGRATION”

LE BUFALE PARA-NAZISTE DEI POST-FASCISTI AL GOVERNO SULLA SOSTITUZIONE ETNICA (NON SOLO LOLLOBRIGIDA MA ANCHE MELONI, SALVINI E FONTANA)


TOCCA O CLICCA L'IMMAGINE PER INGRANDIRLA: In basso al centro un tweet della Meloni in cui accusa i fantomatici "emissari di Soros". A destra un post Instagram di Lollobrigida. Al centro in alto un articolo di Libero che cita a sproposito un rapporto dell'ONU, come fa Lucio Malan nel tweet in alto a sinistra. In basso a destra il titolo di un articolo della BBC sulla vicenda
TOCCA O CLICCA L'IMMAGINE PER INGRANDIRLA: In basso al centro un tweet della Meloni in cui accusa i fantomatici "emissari di Soros". A destra un post Instagram di Lollobrigida. Al centro in alto un articolo di Libero che cita a sproposito un rapporto dell'ONU, come fa Lucio Malan nel tweet in alto a sinistra. In basso a sinistra il titolo di un articolo della BBC sulla vicenda

LE LETTURE DISTORTE DI UNO STUDIO DELLE NAZIONI UNITE IN DIFESA DI LOLLOBRIGIDA

 

Per la rubrica “Define” parliamo del sottobosco e “sottofogna” culturale che ha prodotto le teorie della “sostituzione etnica”, dopo che l’espressione è stata menzionata dal Ministro Lollobrigida, ma anche da Salvini e Meloni, come avevamo detto già alcuni mesi fa in uno pseudo-editoriale sulle teorie post-fasciste, putiniane e “rosso-brune”...

Definiamo e traduciamo anche l’espressione inglese “Replacement Migration”, resa popolare da uno rapporto dell’ONU e strumentalizzata in maniera goffa per cercare di difendere le assurde parole di Lollobrigida.

Nella conclusione parliamo del concetto di etnia e dell’unico popolo sulla Terra, quello umano, che tra l’altro la sta distruggendo.

 

DA MELONI A SALVINI PASSANDO PER FONTANA E LOLLOBRIGIDA: LA CONTEMPORANEA TEORIA COSPIRAZIONISTA DELLA SOSTITUZIONE ETNICA

Il 18 Aprile Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida è intervenuto al congresso della Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori. Per chi non lo sapesse è detto anche “il cognato d’Italia” in quanto è sposato con la  sorella di Meloni che, come lui, ha iniziato la sua attività politica militando nel Fronte della Gioventù, la sezione giovanile del Movimento Sociale Italiano. Lollobrigida salì alla ribalta delle cronache nazionali quando era assessore per la mobilità e i trasporti della regione Lazio, nel 2012, prima di lasciare il Popolo delle Libertà per fondare con la cognata Fratelli d’Italia (insomma, sono due “carrieristi” neofascisti più che degli “underdog”): era ad Affile all’inaugurazione del mausoleo -pagato con le nostre tasse e il nostro sudore- di Rodolfo Graziani, il gerarca fascista che per la sua attività nel colonialismo italiano si guadagnò ufficialmente il titolo di “criminale di guerra” prima di diventare presidente del MSI.

16.4.23

UCCISI SOLO PERCHÉ ITALIANI?!

LA FIGLIA DI UN MARTIRE DÀ RAGIONE ALLA MELONI


L’ECCIDIO DELLE ARDEATINE ANNUNCIATO VIA RADIO?!


LE ALTRE IMPROBABILI TEORIE DEL COMPLOTTO SUI FATTI DI VIA RASELLA

 

i titoli degli articoli di Libero relativi ai fatti di via Rasella, l'immagine di Sallusti mentre lo dichiara l'atto più stupido della resistenza
In foto gli screenshot dei "titoloni" del quotidiano Libero, Sallusti mentre sostiene che l'attacco di via Rasella è stata la "strage più stupida della resistenza, il documento su Romolo Gigliozzi archiviato dall'ANFIM e i resti delle vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine


Oggi torniamo a parlare dei fatti di via Rasella: la scorsa settimana abbiamo pubblicato un corposo post che spazia dalle narrazioni generiche sulla Resistenza alle polemiche e diatribe sui fatti specifici dell’attacco di via Rasella e sull’Eccidio delle Fosse Ardeatine; oggi invece parliamo della testimonianza della figlia di una delle vittime, riportata dal quotidiano Libero una decina di giorni fa...

 


LA FIGLIA DELLA VITTIMA CHE DÀ RAGIONE ALLA MELONI

Con quest’articolo di fact-checking “storico”, così come in generale in tutti gli articoli della rubrica “Chekka Il Fatto, non vogliamo o non possiamo sempre affermare delle verità “definitive”, ma possiamo iniziare almeno a porci dei dubbi, a proporre degli spunti di ricerca e riflessione, e a confutare quanto appare largamente inconsistente...

La scorsa settimana abbiamo parlato approfonditamente della dichiarazione “revisionista” della premier Giorgia Meloni che, nell’anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, ha affermato che i bambini e gli uomini fucilati dai nazisti erano stati <<uccisi solo perché italiani>>.

In difesa della Meloni e con analoghi intenti di “riscrivere la storia” anche la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa, aveva rispolverato delle vecchissime fake-news su quei fatti in un’intervista di Libero, affermando che i nazisti del battaglione Bozen, un reggimento di polizia direttamente collegato alle SS naziste, erano in realtà dei <<semi-pensionati>> (avevano invece tra i 26 e i 43 anni) di una <<banda musicale>> (in realtà quei nazisti erano obbligati a cantare mentre marciavano e per questo nei ricordi di alcuni, tra cui il fratello della signora intervistata dal quotidiano mainstream, erano diventati una “banda musicale”).

 

Sullo stesso quotidiano, che ha intervistato La Russa mentre tentava di difendere la sua pupilla-premier, è apparsa anche la dichiarazione della figlia di una delle vittime che dà ragione alla Meloni: <<ha ragione, papà ucciso perché italiano>> dice Liana Gigliozzi, classe 1941 e candidata nella lista di Giorgia Meloni alle amministrative di Roma nel 2016, figlia di Romolo Gigliozzi: nell’intervista non nasconde la sua “tendenza a destra” chiarendo che <<di Giorgia Meloni ho sempre apprezzato la persona, non solo il politico di cui comunque condivido tanto>>. In un’altra intervista rilasciata ad Antonio Iovane de La Repubblica nel 2013 la donna aveva parlato del suo incontro con Erich Priebke, speranzosa di conoscere di più sulle circostanze dell’arresto del padre, ma il criminale di guerra nazista, condannato proprio per quella rappresaglia, in quel frangente le aveva detto che aveva <<eseguito solo un ordine>>.

Suo padre fu rastrellato dai nazisti nei pressi di via Rasella, quando lei aveva compiuto da pochi giorni appena 3 anni, e lì gestiva un bar-latteria: proprio al momento dello scoppio al suo interno si trovavano altri partigiani, dei comunisti che però non facevano parte del Partito Comunista Italiano, ma del movimento “Bandiera Rossa”, e cioè del Movimento Comunista d’Italia. Sulla presenza di quei tre militanti e, più in generale, sui fatti di via Rasella, ci sono diverse tesi:

9.4.23

UCCISI PERCHÉ ANTIFASCISTI ED EBREI ITALIANI DA TEDESCHI ED ALTRI ITALIANI NAZIFASCISTI!

LE “FAKE-NEWS” SU VIA RASELLA E LE NARRAZIONI DECONTESTUALIZZATE DELLA RESISTENZA

 

In alto a sinistra e sullo sfondo le immagini del luogo dell'attentato. Al centro in alto e sulla destra l'intervento di Alessandro Barbero al Festival della Mente nel 2017. In basso a sinistra Sallusti alla trasmissione DiMartedì. Al centro una targa commemorativa e di fianco La Russa intervistato da LiberoTv
In alto a sinistra e sullo sfondo le immagini del luogo dell'attentato. Al centro in alto e sulla destra l'intervento di Alessandro Barbero al Festival della Mente nel 2017. In basso a sinistra Sallusti alla trasmissione DiMartedì. Al centro una targa commemorativa e di fianco La Russa intervistato da LiberoTv

LA “SPARATA GROSSISSIMA” DI IGNAZIO BENITO MARIA LARUSSA A DIFESA DELLA SUA PUPILLA, “LEADER E SORELLA”

 

Sopra una targa commemorativa e il momento di un'intervista di Enzo Antonio Cicchino (pubblicata su Erodoto Tv) in cui il Gappista Rosario Bentivenga ricorda che c'erano perfino dei fascisti nella Resistenza. Sotto i risultati delle reazioni alle parole della Meloni immortalati nei risultati di Google e Ignazio La Russa a LibertoTv.


IL “FACT-CHECKING” E IL “DEBUNKING” DELLO STORICO ALESSANDRO BARBERO, E ALCUNE QUESTIONI STORIOGRAFICHE ANCORA APERTE, OLTRE ALLE PIÙ DISPARATE TEORIE COMPLOTTISTE

 

Dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio e del Presidente del Senato sull’atto di guerriglia più importante in un città europea contro il nazifascismo, ossia l’attacco di via Rasella nel Marzo del’44, e la conseguente rappresaglia dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, scriviamo un corposo articolo (o uno pseudo-saggio) in cui facciamo il “fact-checking” delle “fake-news” sulle teorie trite e ritrite che identificano i partigiani come criminali assetati di sangue e i nazisti morti nell’attentato come una “banda di poveri semi-pensionati”. Prima di addentrarci nella parte in cui smontiamo queste teorie, con l’ausilio di quanto affermato e dimostrato da anni da diversi storici nonostante alcuni dubbi che restano, parliamo anche delle Resistenze e degli attuali meccanismi mediatici che le raccontano, spesso decontestualizzate dal periodo storico in cui sono state attuate scelte tanto dure quanto necessarie, come quelle di impugnare le armi per difendersi dal mostro del nazi-fascismo.

 

 

LE VITTIME DELL’ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

 



Il 23 Marzo del 1944 diciassette partigiani “gappisti”, e cioè appartenenti ai Gruppi di Azione Patriottica comunisti (le formazioni collegate direttamente al PCI accoglievano circa il 50% dei resistenti armati), portano a segno un’azione di guerriglia contro una colonna tedesca nel centro di Roma, a via Rasella. Muoiono trentatré soldati tedeschi.

Il 24 Marzo del ‘44 i nazifascisti preparano un’azione di rappresaglia, che passerà alla storia come l’Eccidio delle Fosse Ardeatine: giustizieranno 10 italiani per ogni tedesco morto, ma alla fine ne massacreranno 5 in più, 335 in totale, civili e militari, tra i 15 e i 74 anni.

I martiri sono principalmente antifascisti, prigionieri politici, dissidenti e partigiani di tutti gli schieramenti, inclusi quelli cattolici (muore anche un sacerdote), liberali, monarchici e conservatori del Regio Esercito (questi ultimi erano i cosiddetti partigiani “azzurri”, “badogliani” che non facevano parte del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, ma che combattevano contro il nazifascismo), democratici, “azionisti e, ovviamente, comunisti (non tutti filosovietici), socialisti e anarchici (tre vittime considerate anarchiche secondo Umanità Nova sono anche presenti nella lista dei circa venti “liberi muratori” morti nell’eccidio del Grande Oriente d’Italia), ma anche ebrei (75 erano arrestati per “motivi razziali”), detenuti in attesa di processo e “per motivi di pubblica sicurezza” di cui non si conosce il motivo dell’arresto, uomini rastrellati a caso nei pressi del luogo dell’attentato, persone che avevano salvato ebrei e militari angloamericani o che sostenevano i partigiani (per esempio un giovane di neanche vent’anni fu arrestato con l’accusa di fornire sigarette ai partigiani, altri solo per aver contribuito a diffondere “pubblicazioni clandestine”), e infine sette vittime non ancora identificate.


LE AMBIGUITÁ REVISIONISTE DI GIORGIA MELONI

Il 24 Marzo 2023 Mattarella e alcuni politici nazionali e locali (La Russa, Fontana, Crosetto, Gualtieri e Angelilli) si recano sul luogo dell’eccidio mentre la Presidente Meloni diffonde un messaggio in cui afferma: <<Oggi l'Italia onora le vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Settantanove anni fa 335 italiani sono stati barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell'attacco partigiano di via Rasella. Una strage che ha segnato una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale: 335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani. Spetta a tutti noi - Istituzioni, società civile, scuola e mondo dell'informazione - ricordare quei martiri e raccontare in particolare alle giovani generazioni cosa è successo in quel terribile 24 marzo 1944. La memoria non sia mai un puro esercizio di stile ma un dovere civico da esercitare ogni giorno>>.

Ovviamente, e giustamente, si è scatenato un putiferio: la quasi totalità dei martiri fu selezionata tra prigionieri politici ed ebrei, quindi erano sì italiani ma erano anche antifascisti, fatta eccezione per i pochissimi di cui non si conosceva il motivo della detenzione e di quelli non identificati, e presumibilmente anche almeno alcuni di questi ultimi erano antifascisti (abbiamo fatto una “verifica” visionando e facendo ulteriori ricerche sulle 335 schede sul sito del Mausoleo delle Fosse Ardeatine,  realizzate nei decenni dall’Associazione Nazionale Famiglie Italiani Martiri con la collaborazione di altri enti).

8.4.23

DEFINIZIONE DI TERRORISMO

DIFFERENZA TRA TERRORISTA E FREEDOM FIGHTER

 


 

Per la rubrica “Define” parliamo del concetto di terrorismo, dopo la grave menzogna espressa in questi giorni dalla seconda carica dello Stato: che vuol dire terrorismo? Qual è la differenza con un freedom fighter (combattente per la libertà)? In quanti periodi si può dividere la moderna storia del terrorismo? L’uso della violenza fisica-militare è un tabù? 

Negli scorsi giorni Ignazio La Russa ha propagandato una teoria che mira a dipingere i partigiani (in particolare quelli “rossi”) come dei sanguinari che non avevano contezza di ciò che era strategicamente utile per contrastare il nazifascismo, una teoria semplicistica e che non inquadra il contesto di quegli atroci momenti della nostra storia.

 

Esiste un detto: “quello che per alcuni è terrorista per altri è un combattente per la libertà”, come lo erano i partigiani. Ed è così per quanto riguarda il giudizio “morale” verso chi impugna le armi in un conflitto, venendo etichettato, a torto o a ragione, di essere “terrorista”.

Ma non funziona così a livello legale, e quindi considerando il diritto internazionale: un atto di terrorismo è considerato tale perché prende di mira indiscriminatamente sia civili che militari, al fine di diffondere il “terrore” di subire un attentato, all’improvviso, in una determinata comunità o popolazione, e seguendo una strategia che sfugge ai combattimenti veri e propri, in maniera diretta, per ottenere un risultato politico.  

Invece un “legittimo” atto di guerra tra parti in conflitto è diretto contro obiettivi militari. Durante un atto di guerra "legittimo",  si possono verificare i cosiddetti “danni collaterali”, fredda espressione che indica il coinvolgimento di civili, coinvolgimento che dovrebbe essere evitato il più possibile secondo il diritto internazionale.

La definizione “legale” di terrorismo non si riferisce dunque allo scopo perseguito da chi impugna le armi, ma alla strategia che usa!