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25.4.24

ATTUALIZZARE L'ANTIFASCISMO PERCHÉ IL FASCISMO NON È ANCORA SCONFITTO

CELEBRIAMO LA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO OGNI GIORNO, CON I FATTI

Festeggiamo la liberazione dal nazifascismo con un editoriale che ricorda che il fascismo esiste ancora in diverse forme. Per questo dobbiamo celebrare la Liberazione con le nostre azioni e pratiche quotidiane.


Bandiera col simbolo dell'antifascismo (due bandiere sovrapposte, una di colore rosso e una nera). Il simbolo è contenuto in due cerchi concentrici, uno bianco e uno nero, da cui partono una ventina di raggi di sole  simmetreci su sfondo verde. Si lecce la scritta "Antifa Enternasyonal". Sullo sfondo dei palazzi, altre bandiera della Palestina, sagome di varie persone e una camionetta della polizia.
Foto nell'articolo de "Lo Skietto" dal corteo di Napoli.



FASCISMO, NEOFASCISMO O POSTFASCISMO: DIVERSE EPOCHE, STESSA SOSTANZA

Il fascismo non è mai cessato di esistere: è solo diventato più subdolo. 


Striscione anarchico che recita: L'antifascismo è anticapitalisa. 25 Aprile a fianco del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi. Contro governi stati e poteri. Autogestione, uguaglianza e libertà.


Se lo consideriamo come una delle forme più brutali delle svariate prevaricazioni funzionali all'aristocrazia nazional-capitalista, foriera di guerre, diseguaglianze, schiavitù e ipocrisia, allora potremmo anche sostenere che esiste da diversi secoli, anche se Mussolini fu il primo contemporaneo a sistematizzarlo. Il "modello" fascista fu poi esportato in Germania e fuso con il nazismo. Il nazi-fascismo si è adattato ai tempi e alle leggi, è diventato più subdolo, più guardingo, a volte meno dirompente, ma è sempre lì, come un fuoco sotterraneo e nascosto dalle ceneri, pronto a riattizzarsi.

24.3.24

OTTANT'ANNI DALL'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

UN ANNO DALLE SPARATE "POST-FASCISTE" DI MELONI E LA RUSSA


Riproponiamo due articoli sull'Eccidio delle Fosse Ardeatine, avvenuto 80 anni fa. Un anno fa la Presidente del Consiglio e il Presidente del Senato provarono a riscrivere la storia con dichiarazioni parziali e fake-news.



I sacelli in fila nel Mausoleo
Il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Immagine di Formkurve92 da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons


Il 23 Marzo 1944 un gruppo di partigiani comunisti portarono a segno un attacco a un reggimento nazista nel cuore di Roma, in via Rasella, uccidendo 33 soldati tedeschi. Un attacco che verrà riconosciuto come un legittimo atto di guerra, anche se negli anni qualcuno ha provato a distorcere la storia definendolo un atto terroristico.

Per rappresaglia le autorità nazifasciste rastrellarono e uccisero barbaramente almeno 335 persone nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina, dove oggi sorge un mausoleo.

16.3.24

BARBARA BALZERANI E LA LOTTA ARMATA

Quarantasei anni fa veniva rapito Aldo Moro e la sua scorta trucidata. A quell'evento prese parte anche Barbara Balzerani, morta pochi giorni fa a settantacinque anni. 


Nell'articolo che segue ci sforziamo di chiarire alcuni concetti chiave relativi al periodo che è passato alla storia come "anni di piombo". Un periodo storico dove c'era molta violenza ma anche tanto fermento culturale e voglia di cambiamento.


Lo facciamo ripercorrendo alcuni eventi salienti della "strategia della tensione", concentrandoci in particolare su un'intervista rilasciata da Balzerani e da altre tre sue compagne d'armi nel '97.

Una giovane Barbara Balzerani sorride dietro le sbarre a un processo
Barbara Balzerani da giovane.



USO DELLA VIOLENZA E CONTESTO STORICO

3.3.24

PREMIO VANNACCI PER LE PEGGIORI AUTO-PRODUZIONI

ISTITUITO IL "PREMIO AL CONTRARIO"


Istituito il Premio Vannaci per le peggiori auto-produzioni letterarie e artistiche. Ripercorriamo i suoi casi giudiziari, oltre al caso "letterario" e alla probabile "discesa in campo" partitico, con movimenti neofascisti e "rossobruni" o con la Lega. E parliamo anche di mercato editoriale e self-publishing.


IL GENERALE PLURI-INDAGATO PRONTO A "SCENDERE IN CAMPO"


Al centro dell'immagine un trofeo con la figura di Vannaci in divisa. Alla base del trofeo c'è scritto: <<Premio per le peggiori autoproduzioni>>. In alto campeggia la scritta "Premio Vannacci". A sinistra dei libri, a destra una penna stilografica.
Collage de "Lo Skietto"


Il generale Roberto Vannacci, assurto agli onori della cronaca lo scorso Agosto per il libraccio dal titolo "Il Mondo al contrario", sin da subito ha scalato le classifiche delle autoproduzioni cartacee di Amazon.

Adesso è il primo best-seller sulla piattaforma di Jeff Bezos, cioè il libro più venduto in Italia, con almeno duecentomila copie stimate in totale (come riporta anche l'ANSA), per un guadagno di almeno ottocentomila euro lordi (secondo una stima fatta dal Corriere della Sera). Vendite che sono quadruplicate negli ultimi giorni, stando a quanto ha dichiarato alla stampa lo stesso Vannacci, dopo la sanzione disciplinare comminatagli dall'esercito, di cui parliamo meglio nelle prossime righe.

Formatosi in accademia militare, con tre lauree, ha conseguito il brevetto di incursore ed è stato in diversi scenari di guerra, inclusa quella in Afghanistan "per esportare la democrazia".

A Giugno 2023 approda al comando dell'Istituto Geografico Militare di Firenze, dopo due anni come addetto alla difesa di diplomatici italiani a Mosca, prima di essere rispediti in Italia a seguito delle tensioni legate al conflitto in Ucraina.

Dopo lo scoppio del "caso" letterario (più che altro un "caso umano"), significativo dell'arretratezza culturale del pezzo di pianeta chiamato Italia, viene nominato Capo di stato maggiore del Comando delle Forze Terrestri.

Il libro è salito alla ribalta delle cronache perché è un concentrato di opinioni conservatrici, in particolare omofobe e razziste, un ammasso di concetti discriminatori verso le principali minoranze marginalizzate, critico di qualsiasi idea anche solo vagamente progressista. Idee spicciole e opinioni più che controverse, che parlano alla pancia degli italiani più retrivi e "post-fascisti".

Il volume di quasi quattrocento pagine era originariamente "autoprodotto": scritto e impaginato in modalità "fai da te", commercializzato autonomamente tramite strumenti come "Kindle Direct" di Amazon, la più importante piattaforma di shopping online che iniziò la sua immensa fortuna proprio vendendo libri sottocosto per sbaragliare la concorrenza, ma questa è un'altra storia...

3.2.24

ILARIA SALIS: COLPIRNE UNA PER EDUCARNE CENTO…

DIFENDERNE UNA PER DIFENDERE TUTTE E TUTTI!

Parliamo del “caso Salis”, sulla bocca di tutti i media, sia mainstream che non, anche se quelli che vanno per la maggiore ne parlano da poco tempo. 

Secondo chi scrive, la sua vicenda giudiziaria è legata al tentativo del “tiranno democraticamente eletto” Orban di scoraggiare qualunque manifestazione anti-fascista, in particolare quelle di persone provenienti da altri paesi. Proprio per questo si vuole colpire Ilaria Salis “per educarne cento”, e proprio per questo dobbiamo ribaltare questa prospettiva: proteggere lei e i suoi diritti per proteggere quelli di tutte e tutti.


 

In foto un volantino del Comitato Ilaria Salis (illustrazione di Gianluca Constantini). Vi invitiamo a firmare la petizione a questo link
In foto un volantino del Comitato Ilaria Salis (illustrazione di Gianluca Constantini). Vi invitiamo a firmare la petizione a questo link

 

RISPETTARE I DIRITTI UMANI DI PRESUNTI INNOCENTI E COLPEVOLI

Ilaria Salis è accusata insieme ad altre persone di “tentato omicidio” per una presunta aggressione a dei neonazisti ungheresi, che se la sarebbero cavata con ferite lievi, e che sarebbe stata commessa da quella che la procura ungherese ritiene un'associazione di estremisti antifascisti tedesca. I due neonazi hanno ricevuto una prognosi di pochi giorni e non hanno sporto denuncia. La storica violenza e ideologia neonazista fa sentire anche in pericolo i familiari della reclusa, dopo delle minacce di “farsi giustizia da sé” (lo riporta l’ANSA ) da parte delle presunte vittime. 

Del caso se ne sta parlando di più dopo che il TG3 ha diffuso le sue immagini in udienza, mentre era legata a mani e piedi, trattata come se non fosse umana, come un cane tenuto al guinzaglio (considerazioni anti-speciste a parte), e facendo il giro del mondo mediale. Ilaria si trova in carcere oramai da un anno: ogni Febbraio i neonazisti e fascistoidi ungheresi manifestano a Budapest per “commemorare” gli scontri dei soldati nazisti ungheresi con l’esercito sovietico.

Su queste pagine virtuali abbiamo parlato più volte del tema della detenzione, in un’ottica che è idealmente “abolizionista”, e che parte da un concreto “riduzionismo” da attuare immediatamente: i suoi diritti, come quelli di tutte le persone presunte innocenti fino a prova contraria, e anche del colpevole dei peggiori crimini immaginabili, dovrebbero essere comuni a tutta la specie umana. E i suoi diritti sono stati già violati…

A cominciare dal divieto di mostrare i volti di persone ammanettate: avete presente quando in tv si vedono degli arresti di appartenenti alla criminalità organizzata e a qualcuno viene coperto il volto con un panno? C’è una ragione per cui questo avviene, e ci sono delle leggi nazionali e internazionali…

Si pensi poi al soddisfacimento di bisogni basilari: il cibo nelle carceri di tutto il Mondo è quasi sempre insufficiente o malsano. Non a caso all’insegnante italiana non è stato permesso di comprare qualcosa nello spaccio del carcere, mentre le disgustose “calorie” offerte servono a mala pena al suo sostentamento. Altro bisogno basilare è quello di “coprirsi”, e quindi di avere dei vestiti: a Ilaria, per esempio, hanno dato scarpe con i tacchi non della sua misura, vestiti sporchi, e non ha avuto la possibilità di cambiarsi la biancheria per più di un mese! Vive in una cella con l’aria che filtra solo da uno spioncino e con le cimici nel letto. In una parola: tortura!

C’è poi il diritto a un giusto processo: i suoi avvocati denunciano il fatto che ad Ilaria sono stati presentati documenti non tradotti nella sua madrelingua, come previsto dalla legge. 

Al di là del fatto che in quel paese (come nel nostro) c’è qualche problemino sulla condizione dei detenuti e sulla separazione dei poteri (cose che ci devono indurre a riflettere sia sugli abusi che si verificano nelle nostre carceri, sia sul fatto che il “modello Orban” ispira i “post-fascisti” che attualmente ci governano), e al di là della colpevolezza di Salis o di altre persone appartenenti a presunti gruppi di “estremisti” di sinistra, è paradossale notare una delle circostanze aggravanti che le vengono contestate, e per le quali potrebbe rischiare fino a 24 anni di galera (stando a quanto riportano poche cronache): parliamo dell’aggravante dell’ “odio contro una comunità”, e cioè la "comunità" neonazista!

25.4.23

CONTRO IL REVISIONISMO POST-FASCISTA

25 APRILE TUTTI I GIORNI

 
foto di partigiani veneti

 

Oggi festeggiamo la Liberazione dell’Italia dall’incubo nazifascista.

Oggi ricordiamo la fine di una dittatura militare brutale che imprigionava o eliminava chi osava distaccarsi dal pensiero dominante, un pensiero totalitario e reazionario che ha cominciato ad affermarsi con il supporto economico e politico dei potentati dei signori della guerra che finanziavano anche la propaganda dell’ex socialista Mussolini, con l'appoggio degli imprenditori disonesti e corrotti che si opponevano all’auto-organizzazione di operai e contadini fornendo armi e denaro alle squadracce nere, composte per lo più da militari avidi di ferocia e guerra oltre che da chi si era lasciato corrompere con il denaro o con la forza. Le brigate fasciste con la complicità delle autorità del regno distruggevano e saccheggiavano i luoghi dove c’era chi, da subito, si opponeva alla logica del sopruso, cercando di costruire un modello sociale alternativo, più egualitario e sincero.

Oggi ricordiamo chi ha sacrificato la sua vita per farci conquistare dei basilari diritti umani che qualcuno purtroppo mette ancora in discussione, a cominciare dall’uguaglianza formale e sostanziale di tutti gli appartenenti all’unica razza umana, pur nel rispetto delle differenze dei gruppi e dei singoli.

 

partigiani a Milano dietro una trincea con i fucili puntati

Ma oggi ricordiamo anche chi ha supportato il fascismo e il nazismo, chi non si è opposto, chi è rimasto indifferente, macchiando indelebilmente la storia di questo pezzo di pianeta che si chiama Italia, inquinando così anche la morale dell’intera umanità.

 

immagine del corteo napoletano. Si vedono diverse bandiere tra cui quella della Brigata Stella Rossa e del Partito dei CARC

Per questo oggi dobbiamo ragionare su quei partiti definibili come neo-fascisti e/o post-fascisti, e dunque di chi si pone in una stretta correlazione con il fascismo senza rinnegarlo, o di chi ne ha raccolto l’eredità rinnegandolo solo in parte o in maniera ambigua.

 


Meloni e i suoi alleati di governo oggi dicono che la destra in parlamento è incompatibile con il fascismo, ammettendo che ha calpestato i valori democratici. Al contempo quegli stessi governanti attuano delle politiche che mettono quei valori in serio pericolo, usando una retorica nazionalista e conservatrice, seppure attenuata da quando sono entrati in parlamento per ovvie ragioni di convenienza politica, che non può non essere identificata come la pesante eredità del “ducetto” appeso a testa in giù dallo stesso popolo che poco prima lo glorificava: il problema non è solo chi va a governare, ma anche chi appoggia e chi vota (molto pochi, il che dice molto della legittimità e della decadenza del modello di democrazia liberale-liberista) quelle persone che vanno a governare.

Per questo non dobbiamo smettere di essere vigili, di studiare il passato e il presente per pianificare un migliore futuro, e per questo celebriamo la ricorrenza della Liberazione riproponendo tre post in cui parliamo delle dichiarazioni revisioniste rilasciate in queste ultime settimane da parte di chi vorrebbe riscrivere la Storia, fornendone una versione drammaticamente semplicistica, edulcorata e pretestuosa.

Non abbiamo la presunzione di detenere la e le Verità, ma le dichiarazioni di parlamentari ed esponenti del governo più a destra di sempre dell’età repubblicana, rilasciate in questi ultimi giorni, rasentano il ridicolo e costituiscono un limpido esempio di un revisionismo “velato” e ambiguo, essendo propagandato da chi ha giurato formalmente su una Costituzione Antifascista ma che al contempo non vuole, non riesce o non può fare i conti con il suo passato da parvenu di movimenti neofascisti/postfascisti, più che “underdog” della politica, saliti al potere soprattutto grazie alla mancanza di una vera sinistra che fa gli interessi delle classi popolari, oltre che di una sinistra troppo divisa se non addirittura settaria.

9.4.23

UCCISI PERCHÉ ANTIFASCISTI ED EBREI ITALIANI DA TEDESCHI ED ALTRI ITALIANI NAZIFASCISTI!

LE “FAKE-NEWS” SU VIA RASELLA E LE NARRAZIONI DECONTESTUALIZZATE DELLA RESISTENZA

 

In alto a sinistra e sullo sfondo le immagini del luogo dell'attentato. Al centro in alto e sulla destra l'intervento di Alessandro Barbero al Festival della Mente nel 2017. In basso a sinistra Sallusti alla trasmissione DiMartedì. Al centro una targa commemorativa e di fianco La Russa intervistato da LiberoTv
In alto a sinistra e sullo sfondo le immagini del luogo dell'attentato. Al centro in alto e sulla destra l'intervento di Alessandro Barbero al Festival della Mente nel 2017. In basso a sinistra Sallusti alla trasmissione DiMartedì. Al centro una targa commemorativa e di fianco La Russa intervistato da LiberoTv

LA “SPARATA GROSSISSIMA” DI IGNAZIO BENITO MARIA LARUSSA A DIFESA DELLA SUA PUPILLA, “LEADER E SORELLA”

 

Sopra una targa commemorativa e il momento di un'intervista di Enzo Antonio Cicchino (pubblicata su Erodoto Tv) in cui il Gappista Rosario Bentivegna ricorda che c'erano perfino dei fascisti nella Resistenza. Sotto i risultati delle reazioni alle parole della Meloni immortalati nei risultati di Google e Ignazio La Russa a LibertoTv.


IL “FACT-CHECKING” E IL “DEBUNKING” DELLO STORICO ALESSANDRO BARBERO, E ALCUNE QUESTIONI STORIOGRAFICHE ANCORA APERTE, OLTRE ALLE PIÙ DISPARATE TEORIE COMPLOTTISTE

 

Dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio e del Presidente del Senato sull’atto di guerriglia più importante in un città europea contro il nazifascismo, ossia l’attacco di via Rasella nel Marzo del’44, e la conseguente rappresaglia dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, scriviamo un corposo articolo (o uno pseudo-saggio) in cui facciamo il “fact-checking” delle “fake-news” sulle teorie trite e ritrite che identificano i partigiani come criminali assetati di sangue e i nazisti morti nell’attentato come una “banda di poveri semi-pensionati”. Prima di addentrarci nella parte in cui smontiamo queste teorie, con l’ausilio di quanto affermato e dimostrato da anni da diversi storici nonostante alcuni dubbi che restano, parliamo anche delle Resistenze e degli attuali meccanismi mediatici che le raccontano, spesso decontestualizzate dal periodo storico in cui sono state attuate scelte tanto dure quanto necessarie, come quelle di impugnare le armi per difendersi dal mostro del nazi-fascismo.

 

 

LE VITTIME DELL’ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE

 



Il 23 Marzo del 1944 diciassette partigiani “gappisti”, e cioè appartenenti ai Gruppi di Azione Patriottica comunisti (le formazioni collegate direttamente al PCI accoglievano circa il 50% dei resistenti armati), portano a segno un’azione di guerriglia contro una colonna tedesca nel centro di Roma, a via Rasella. Muoiono trentatré soldati tedeschi.

Il 24 Marzo del ‘44 i nazifascisti preparano un’azione di rappresaglia, che passerà alla storia come l’Eccidio delle Fosse Ardeatine: giustizieranno 10 italiani per ogni tedesco morto, ma alla fine ne massacreranno 5 in più, 335 in totale, civili e militari, tra i 15 e i 74 anni.

I martiri sono principalmente antifascisti, prigionieri politici, dissidenti e partigiani di tutti gli schieramenti, inclusi quelli cattolici (muore anche un sacerdote), liberali, monarchici e conservatori del Regio Esercito (questi ultimi erano i cosiddetti partigiani “azzurri”, “badogliani” che non facevano parte del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale, ma che combattevano contro il nazifascismo), democratici, “azionisti e, ovviamente, comunisti (non tutti filosovietici), socialisti e anarchici (tre vittime considerate anarchiche secondo Umanità Nova sono anche presenti nella lista dei circa venti “liberi muratori” morti nell’eccidio del Grande Oriente d’Italia), ma anche ebrei (75 erano arrestati per “motivi razziali”), detenuti in attesa di processo e “per motivi di pubblica sicurezza” di cui non si conosce il motivo dell’arresto, uomini rastrellati a caso nei pressi del luogo dell’attentato, persone che avevano salvato ebrei e militari angloamericani o che sostenevano i partigiani (per esempio un giovane di neanche vent’anni fu arrestato con l’accusa di fornire sigarette ai partigiani, altri solo per aver contribuito a diffondere “pubblicazioni clandestine”), e infine sette vittime non ancora identificate.


LE AMBIGUITÁ REVISIONISTE DI GIORGIA MELONI

Il 24 Marzo 2023 Mattarella e alcuni politici nazionali e locali (La Russa, Fontana, Crosetto, Gualtieri e Angelilli) si recano sul luogo dell’eccidio mentre la Presidente Meloni diffonde un messaggio in cui afferma: <<Oggi l'Italia onora le vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Settantanove anni fa 335 italiani sono stati barbaramente trucidati dalle truppe di occupazione naziste come rappresaglia dell'attacco partigiano di via Rasella. Una strage che ha segnato una delle ferite più profonde e dolorose inferte alla nostra comunità nazionale: 335 italiani innocenti massacrati solo perché italiani. Spetta a tutti noi - Istituzioni, società civile, scuola e mondo dell'informazione - ricordare quei martiri e raccontare in particolare alle giovani generazioni cosa è successo in quel terribile 24 marzo 1944. La memoria non sia mai un puro esercizio di stile ma un dovere civico da esercitare ogni giorno>>.

Ovviamente, e giustamente, si è scatenato un putiferio: la quasi totalità dei martiri fu selezionata tra prigionieri politici ed ebrei, quindi erano sì italiani ma erano anche antifascisti, fatta eccezione per i pochissimi di cui non si conosceva il motivo della detenzione e di quelli non identificati, e presumibilmente anche almeno alcuni di questi ultimi erano antifascisti (abbiamo fatto una “verifica” visionando e facendo ulteriori ricerche sulle 335 schede sul sito del Mausoleo delle Fosse Ardeatine,  realizzate nei decenni dall’Associazione Nazionale Famiglie Italiani Martiri con la collaborazione di altri enti).

10.11.22

Cronaca rosa-giudiziaria tragicomica e “Putinismo” “rosso-bruno” post-nazifascista

I processi e le “devianze” dell’ex-premier, l’inchiesta sui finanziamenti russi alla Lega e le teorie sulla sostituzione etnica mutuate da Hitler (sostenute da chi ci governa), le casse di Vodka e di Lambrusco, la guerra in Ucraina e i foreign-fighter neo-fascisti (ma anche "di sinistra"), il gas russo e quello algerino, il lettone di Putin e la “propaganda LGBT” dei servizi “deviati”. 


Trattiamo questi argomenti nel lunghissimo editoriale “strampalato” e “impasticciato” che segue (editoriale con caratteri ibridi dell’inchiesta giornalistica su fonti aperte), coprendo un arco temporale che va da “Tangentopoli” al conflitto in Ucraina passando per “Moscopoli”.




Il foto-collage di "Skietto" che include alcune immagini che accompagnano questo maxi-post: tre foto tra le migliaia di scatti nella residenza sarda di Berlusconi del reporter Antonello Zappadu e diffuse originariamente da "El Pais" nel 2009 (che hanno fatto il giro del Mondo e al centro di diverse vicende giudiziarie) con al centro l'ex premier ceco Topolanek; sullo sfondo, in basso, uno screenshot del sito di Giorgia Meloni; in basso a destra Berlusconi, Bush e Putin durante gli accordi di Pratica di Mare e un opuscolo dal titolo "da Pontida a Mosca"; più sopra i due esponenti del Coordinamento solidale per il Donbass accolti dal governatore di una delle due repubbliche autoproclamate; infine ci sono tre simboli "nazi-comunisti": in alto a sinistra e a coprire il pene di Topolanek i simboli del Partito Nazional Bolscevico, mentre sulla destra c'è il simbolo di "L'Altra Russia".


Con il ritorno di Berlusconi in parlamento purtroppo dobbiamo tornare a parlare di “gossip”, o meglio di “pseudo-gossip”, di pettegolezzi tragicomici collegati a serie vicende giudiziarie e politiche… Malvolentieri, invece di pensare a risolvere problemi come quello dei cambiamenti climatici, torniamo ad occuparcene. Molti di questi “pettegolezzi”, legati all’”amico Putin”, non possono non ritornare alla mente e alla ribalta delle cronache dopo la diffusione degli audio in cui Berlusconi (aka “Mr B.” o semplicemente “B.”) narrava della sua profonda amicizia con l’autocrate. Parliamo di ciò nella prima parte di questo pseudo-editoriale travagliato” sul “nuovo” governo che vi apprestate a leggere…

Ma andiamo per ordine spiegando la suddivisione di questo “saggio”-editoriale-inchiesta:

iniziamo con una premessa metodologica, politica e medialmente-critica sul confine tra gossip tragicomico e vicende di “travagliata” cronaca politica/giudiziarianonché su subdole tecniche di propaganda...

Passiamo poi ai processi e alla storia politica di Silvio, intonando “purtroppo Silvio c’è”, e dunque parodiando la canzoncina che diventò virale molti anni prima dell’esistenza dei social network e del “meme” specifico della Meloni (quello che, sulle note di una musica trash da giostra recita: “io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana ecc.”). Spieghiamo anche come il processo Ruby si intreccia con le vicende della nuova premier che, sostanzialmente, ammise di stare con B. solo per opportunismo politicoInoltre parliamo anche delle teorie complottiste riguardanti i “servizi LGBT deviati” e il perfido e surrettizio “piano di sostituzione etnica” a danno della civiltà giudaico-cristiana europea (tanta roba!).

Dopo uno sforzo intellettuale, per comprendere le magagne legali di B. e lo spirito “tribolato” di questo maxi-post, passiamo a parlare dei famosi audio in cui si intuisce che a Berlusconi e Putin piace bere alcoled entrando nella strettissima attualità relativamente all’eterna questione dei gasdotti dai tempi di Craxi a oggi, passando per le proteste di Euromaidan.

Infine sintetizziamo la vicenda dei presunti finanziamenti alla Lega dalla Russia (nota anche come Moscopoli, Russiagate e scandalo Metropol ) sfiorando l’intricata vicenda degli estremisti di destra diventati “foreign-fighters” pro-Putin per “de-nazificare” l’Ucrainavicenda in cui l’appartenenza politica e i concetti di “destra e sinistra” sfumano nella tonalità “rossobruna”, con divisioni sul supporto a Putin o all’Ucraina all’interno della stessa estrema destra e con la partecipazione al conflitto di milizie di sinistra.

Tutto all’insegna della tragicomicità e con un sforzo rigoristico per la narrazione di eventi storici e di cronaca giudiziaria: questo è un articolo lunghissimo (speriamo che almeno una singola persona lo legga per intero, valutiamo di pagarla per leggerlo!!! -scherzo-) per cui se non riuscite a leggerlo tutto d’un fiato salvate la pagina tra i preferiti e ritornateci, magari leggendo un paragrafone alla volta: se volete saperne di più sulle teorie del complotto portate avanti da chi ci governa in questi giorni, se volete piangere, riflettere e ridere amaramente sui rapporti tra la Meloni e Berlusconi, tra la Lega e il nazismo (seriamente!), se siete nostalgici del “ventennio” Berlusconiano (il tempo effettivo in cui è stato in carica come premier è di quasi dieci anni) perché ci siete cresciuti dentro (come me) o se fate parte delle generazioni dopo i millennial e volete saperne di più, non potete perdervelo, non ve ne pentirete lo prometto! Se poi questa promessa, alla fine della lettura, non sarà stata mantenuta, e se non sarete giunti alla fine dell’articolone con <<viva e vibrante soddisfazione>> (cit. di Giorgio Napolitano) e con mesta consapevolezza sulla situazione politica, allora non tornate più sulle pagine di questa fanza/rivista, mettente DIS-like, abbassate pollici all’ingiù, UN-followateci sui social e licenzieremo l’Editorialista Travagliato che ha scritto questo pezzo (che tra l’altro non abbiamo “assunto” perché si auto-gestisce e si auto-sfrutta, quindi c’è poco da perdere...). 


BUONA LETTURA, LOVE!




Le “Travagliate” storie di Gossip “tragicomico” e i motivi per cui ci si dimette sugli altri pianeti

Il <<liberal-montanelliano>> Marco Travaglio è probabilmente il giornalista che più, e meglio, si occupato di Silvio Berlusconi e delle sue vicende giudiziarie: pur non stimando le idee politiche del fondatore de “Il Fatto Quotidiano” penso sia indubbio riconoscere il suo valore di cronista giudiziario e, perciò, la prima parte di questo lunghissimo pseudo-editoriale in un certo senso lo “omaggia”.