SADICHE E SCIENTIFICHE TECNICHE DI STUPRO DOCUMENTATE DA ANNI, MA SERVIVA LA FLOTTIGLIA PER TORNARE A PARLARE (POCHISSIMO) DEGLI OSTAGGI PALESTINESI
⚠️ EDITORIALE/FACT-CHECKING NON ADATTO A UN PUBBLICO SENSIBILE ⚠️
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| In alto l'immagine dei soldati a Sde-Teiman mentre si nascondono alle telecamere con gli scudi e stuprano l'ostaggio palestinese. A sinistra l'immagine diffusa nel video di Ben Gvir mentre gli ostaggi della flotilla sono sulla nave-carcere. In basso a destra un video di un centro detentivo israeliano, presumibilmente diffuso dallo stesso apparato di Ben Gvir per incutere terrore nella popolazione palestinese. Al centro a destra una prigione israeliana (immagine originale di Christopher Michel da Wikimedia rilasciata con licenza Creative Commons). |
L’11/05 Nick Kristoff ha pubblicato un editoriale sul New York Times, testata che si è distinta per una forte faziosità verso il regime israeliano, come evidenziano studi accademici e denunciano attivisti. Nel pezzo si parla delle testimonianze degli ostaggi e dei rapporti dell’ONU che confermano l’uso sistematico dello stupro nelle prigioni-campi di concentramento per ‘umiliare e intimidire fino alla sottomissione’. Le atrocità denunciate vanno dai sadici video delle violenze, ripresi dai soldati per ricattare le vittime, fino all’uso di cani da guardia addestrati allo stupro, pratica documentata nel Cile di Pinochet e, secondo alcune fonti, anche dai nazisti. Israele ha annunciato di portare il NYT in tribunale. Altri giornalisti negazionisti del genocidio si sono accodati: le denunce sull’uso dei cani riportate da Kristoff, in circolazione almeno dal 2024 e corroborate pochi giorni fa dalle testimonianze di due guardie carcerarie israeliane a Shaiel Ben-Ephraim, ex-analista delle IDF, si baserebbero su calunnie propagandate da Hamas. Quindi, lo stupro perpetrato da cani sarebbe fisicamente impossibile, dicono alcuni: invece, è fisicamente possibile, come dimostrano studi medici su casi di zoofilia. Altra accusa fatta con la logica del “benaltrismo”: bisognerebbe parlare delle violenze sessuali commesse il 7/10. Eppure, i contrastanti rapporti dell’ONU che ne confermano la plausibilità o la certezza evidenziano, rispettivamente, gli ostacoli posti dal governo israeliano nel condurre le indagini, oppure le difficoltà contingenti nel portarle avanti.
Non ci sarebbe bisogno di dover dichiarare di essere contrario a tutte le forme di violenza, incluse quelle commesse da gruppi armati di un popolo oppresso in risposta alla violenza incredibilmente più vasta e duratura nel tempo dell’oppressore, prima di dover dire che anche la resistenza armata ha dei limiti per il diritto internazionale, pur essendo formalmente riconosciuta, e che può assumere forme tutt’altro che legittime o politicamente condivisibili. Ma bisogna farlo, perché i fasci-nazionisti ti accusano di essere antisemita se non lo dici. Di converso, chi scrive poesie su quanto è stato bello vedere gente scannarsi il 7/10 (incluso lo stesso Israele, fortemente sospettato di aver scannato la sua stessa gente pur di non dover trattare per gli ostaggi) perché maggiore è il bagno di sangue, maggiori le possibilità di realizzare una rivoluzione, ti dice che sostieni il nazi-sionismo se non ti piace il 7/10.
Fatto il chiarimento che non dovrebbe essere necessario, in questi giorni si è parlato molto -giustamente- del video di Ben-Gvir mentre torturava i prigionieri della flottiglia (anche solo esporre persone in manette è contro la legge). Ovviamente, quelle erano le torture più “mostrabili” all’opinione pubblica interna e internazionale perché, quando si spengono le telecamere, restano solo le testimonianze e le ferite fisiche delle vittime da poter mostrare. Eppure, in un caso, ci sono sia i video, sia i referti i medici, sia le dichiarazioni pubbliche di parlamentari israeliani in favore dello stupro dei “prigionieri” palestinesi. A migliaia di loro, detenuti senza conoscere le accuse, il titolo di ostaggi non spetta.
A luglio 2024 la polizia militare israeliana va ad arrestare dei soldati delle IDF nell’infame prigione di Sde-Teiman, quella dove sono stati denunciati i peggiori casi di stupro, cani inclusi. Yifat Tomer-Yerushalmi, procuratrice militare, aveva fatto arrivare di nascosto un video alla stampa israeliana: il gruppo di soldati prende uno tra la schiera dei detenuti sdraiati a terra a pancia in giù, lo sbattono contro un muro e poi con degli scudi si riparano dalle telecamere di sicurezza.
Un soldato mantiene un cane infuriato. Si intravede un altro soldato, dietro gli scudi, che sembra fare qualcosa con il prigioniero, che a un certo punto si dimena e cade a terra. L’ostaggio arriva in ospedale e deve essere operato d’urgenza: il medico israeliano Yoel Donchin dichiara: ‘non pensavo che degli israeliani potessero fare qualcosa del genere’. Il prigioniero palestinese ha l’ano rotto, le budella danneggiate e un polmone perforato: lo hanno stuprato con qualcosa, presumibilmente una sorta di bastone elettrificato o un magnetometro per le perquisizioni, cosa riportata da tante altre testimonianze, come quelle sugli stupri con le carote o con i cani, dopo che qualcosa di misterioso viene spruzzato sulla schiena delle vittime, forse per aizzarli.
Al momento dell’arresto della polizia militare, una folla di fanatici va a ostacolare le operazioni, in difesa degli stupratori. Poi Hanoch Milwidsky, del Likud, partito di Netanyahu (non l’alleato Ben-Gvir), dichiara in parlamento che lo stupro è giustificato per i membri di Hamas. Alla fine la procuratrice militare viene indagata per aver fatto rilasciare il video, poi tenta uno strano suicidio, e Netanyahu si rammarica per i danni che la circolazione di quel video ha causato all’immagine israeliana. I soldati vengono prosciolti e il palestinese si è perforato da solo.
Morale della favola horror e conclusione dell’editoriale/fact-checking: non basta condannare o sanzionare Ben-Gvir dicendo che non si doveva permettere di torturare gli attivisti della flottiglia e limitarsi a convocare l’ambasciatore. Bisogna interrompere qualunque rapporto commerciale, diplomatico e militare con uno stato terrorista che, tra le svariate cose, usa anche lo stupro sistematicamente come mezzo di dominio. Lo richiedono anche quei pochi israeliani che sono riusciti a sfuggire al lavaggio del cervello della propaganda nazi-sionista. Se non lo si fa, è perché ci sono indicibili interessi economici e militari, come il fatto che abbiamo affidato pezzi importanti della nostra sicurezza informatica agli israeliani. Ergo, le condizioni per il ricatto vanno estirpate insieme alla radice delle spirali di violenza, oramai, e per adesso, sostanzialmente unilaterali.
Paolo Maria Addabbo
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