LA DIFFERENZA CON I SOCIAL MAINSTREAM
Per la rubrica pseudo-enciclopedica “Define” spieghiamo in breve cosa significa “Fediverso”, come funziona e quali sono le principali differenze con i social media “mainstream” (detti anche “social asociali”, “a-social” o “anti-social”).
Oltre a questo parliamo dei problemi legati alla frammentarietà e alla faziosità della comunicazione. Sicuramente erano già presenti quando si faceva semplicemente “zapping” con la TV, ma il dominio dei social media con i loro algoritmi "coperti", la profilazione invasiva delle nostre personalità, e altre dinamiche come il profluvio di video brevi “verticali” da consumare voracemente, hanno esacerbato queste criticità e ne hanno introdotte di nuove, insieme a qualche dubbio beneficio. Purtroppo nemmeno il Fediverso è completamente libero da insidie e tentativi di cooptazione, ma rappresenta comunque la principale alternativa percorribile e migliorabile allo strapotere degli oligarchi/oligopolisti delle “Big Tech”.
⏰ PER CHI VA DI FRETTA 🕚
In estrema sintesi e semplificando al massimo, il Fediverso (crasi di “universo federato”) è una rete federata fatta di tanti mini-social connessi tra loro. È costituita da un insieme di server che “parlano” gli stessi linguaggi informatici (di norma “open source” e "free", e cioè modificabili e gratuiti), con un funzionamento simile a quello che fa “parlare” tra di loro le caselle e-mail di diversi operatori. Mentre grandi compagnie gestiscono verticisticamente e in maniera centralizzata tutti i server che fanno funzionare i social media classici (come Facebook, Instagram o X), sul Fediverso ognuno può gestire un proprio server e aprire un “nodo”, detto “istanza”.
Ogni istanza può essere autogestita stabilendo le proprie regole (tipo di contenuti, moderazione, ecc.) e decidendo se e come interagire con altri nodi.
Ogni nodo può usare un programma diverso. Per esempio Mastodon, il più noto, è un software di micro-blogging che assomiglia a X, PeerTube assomiglia a Youtube, Pixelfed a Instagram, e così via...
Questi software, parlando la stessa lingua, sono interoperabili. In parole povere, è come se da un account su “X” potessimo seguirne un altro su YouTube e interagire con esso. Inoltre, qualora volessimo cambiare un’istanza perché non ci dà più fiducia o non ci piace più, potremmo scaricarci i nostri dati, “fare i bagagli” e trasferirci su un’altra istanza.
Se andate ancora di fretta, in fondo a questa pagina trovate i nostri profili social (quelli veramente “social”, del Fediverso) e quelli “a-social”. Seguiteci e connettiamoci! ;)
Quando avrete un po’ più di tempo tornate su questa pagina: troverete molte informazioni anche sul funzionamento politico-commerciale degli “a-social” e sui cambiamenti iper-contemporanei della storia della comunicazione :)
CHI CONTROLLA
QUELLO CHE DICIAMO ONLINE?!CHI DECIDE COSA
SI PUÒ DIRE O COSA VERRÀ EFFETTIVAMENTE ASCOLTATO, VISTO O LETTO?!LA RISPOSTA È
SEMPLICE: CHI CONTROLLA I SERVER...

Gli animali sulla navicella spaziale simboleggiano software liberi che scappano dal pianeta dominato da "GAFAM" e altri colossi dell'economia anarco-capitalista globale.
Illustrazione di David Revoy da Wikimedia, rilasciato con licenza Creative Commons.
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| Gli animali sulla navicella spaziale simboleggiano software liberi che scappano dal pianeta dominato da "GAFAM" e altri colossi dell'economia anarco-capitalista globale. Illustrazione di David Revoy da Wikimedia, rilasciato con licenza Creative Commons. |
Il Fediverso, unione delle parole “Universo” e “Federato”, è una rete informatica federata che connette diversi tipi di software, come social di micro-blogging (quelli per pubblicare testi brevi tipo l’ex Twitter, ora noto come “X”, per capirci) o piattaforme per condividere e pubblicare video (come YouTube). Ogni nodo della rete è chiamato “istanza” e funziona tramite un server, uno di quei computer che fa apparire testi e contenuti sui nostri PC, smartphone, ecc., ogni volta che visitiamo un sito. I “nodi” di questa “galassia social” sono connessi tra di loro e sono interoperabili perché “parlano la stessa lingua”: si tratta di un protocollo di comunicazione che si chiama “Activity Pub”, la “lingua” più parlata sul Fediverso (va specificato che esistono pure altre “lingue” meno diffuse come “Diaspora”).
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| Uno schema semplificato dell'architettura "client-server": i "client" sono i nostri dispositivi che inviano richieste di scambi di dati con i "server". Immagine di David Vignoni, derivata da un'opera di Calimo, tratta da Wikimedia, rilasciata con licenza GNU. |
La differenza principale tra Fediverso e i social mainstream riguarda il controllo centralizzato di questi: Facebook e Instagram appartengono a Meta, TikTok a ByteDance, YouTube a Google, X a Elon Musk, e così via. Quindi, in parole povere, tutto quello che facciamo su queste piattaforme passa attraverso il loro controllo. Chi possiede il server decide le regole del gioco, decide quello che si può dire e quello che non si può dire, oppure quello che si può dire ma che sarà destinato di fatto a non essere diffuso. Oppure, al più, verrà diffuso solo a chi è più vicino alla propria “bolla informativa”, ai propri gusti e alle proprie convinzioni.
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| Diagramma di Paul Baran per descrivere le reti centralizzate, decentralizzate e distribuite. |
Le “regole del gioco” non includono solo quello che possiamo dire, ma anche quello che vediamo e come lo diciamo e lo vediamo: anche se mi fermo a guardare un video o una foto, e anche se non schiaccio nessun bottone con il mouse o con le mie dita, il tempo in cui mi sono fermatə a guardare quel contenuto è un dato. Quel dato, come tutti gli altri, è molto prezioso, tanto che i dati nell’era della rivoluzione digitale vengono definiti “il nuovo petrolio”: data di nascita, genere, i like e le condivisioni che abbiamo messo su quella specifica piattaforma, quello che abbiamo fatto su altri siti ed è stato memorizzato dai cookies, sono tutti dati che vengono scambiati e venduti tramite intermediari specializzati, i cosiddetti “data brokers”.
Quei dati servono a spingerci verso certi comportamenti, solitamente per farci comprare qualcosa che non serve davvero, ma anche per farci votare qualcuno che diffonde falsità sulle persone in movimento, i migranti. E questi sono solo due esempi di condizionamento del nostro comportamento... In più, per produrre quei dati, impieghiamo tempo: di fatto, stiamo lavorando per produrre dati su piattaforme controllate da altri, e in cambio abbiamo un servizio. Siamo davvero sicuri che il prezzo di quel servizio sia equo?! Ne discuteremo prossimamente più in dettaglio... Per adesso, ci limitiamo a ricordare un famoso detto: “quando non paghi, sei tu il prodotto!”, e sei un lavoratore non salariato per qualcun altro, e cioè uno degli oligopolisti della comunicazione. E aggiungiamo anche che nell’era del “capitalismo della sorveglianza”, oltre a essere ridotti a meri “prodotti” possiamo essere trasformati in “bersagli” da colpire.
I server del Fediverso, essendo questo basato su una “lingua aperta”, conosciuta e modificabile, possono essere gestiti da chiunque. Ovviamente, le persone che fanno nascere e gestiscono un’istanza devono avere delle conoscenze informatiche e coprire i costi di gestione del server. Questo è il motivo per cui, spesso, ci sono dei limiti allo spazio disponibile su un’istanza e, conseguentemente, al limitato numero di iscrittə per quello specifico nodo della rete.
Quindi, sul Fediverso, il controllo è meno centralizzato perché non passa tramite i computer (o server) di una singola entità commerciale. Per questo possiamo definirlo come una rete di social decentralizzati. E se per qualche motivo non mi fido più o non mi piace più un’istanza?! Che faccio?! Chiudo l’account e perdo tutto?! No: posso prendere i miei dati (foto, testi, ecc.) e trasferirli su un’altra istanza, perché tutte le istanze parlano la stessa “lingua”! Diversamente, sulle piattaforme che vanno per la maggiore, certamente posso scaricare i miei dati, ma posso usarli solo su quella specifica piattaforma commerciale (e a volte potrei anche provare a trasferirli sul Fediverso, anche se non è detto che sia sempre possibile o facile...).
Le “regole del gioco”, come l’aspetto grafico, la frequenza massima di messaggi e contenuti pubblicabili, oppure la possibilità di decidere se e con quali altre “istanze” connettersi, le decide la comunità che fa parte di quel nodo.
ALGORITMI, INTEROPERABILITÀ E CRITICITÀ
I codici e gli algoritmi che fanno funzionare i “social network asociali”, quei calcoli che decretano cosa deve apparire in cima alle nostre ricerche e ai nostri “feed” (ovvero le prime cose che vediamo apparire quando apriamo il “social”), quei calcoli che sempre più spesso impongono uno “shadow ban” (ovvero una forma di censura che consiste nel far apparire meno, o non fare apparire proprio, certi contenuti) sono sconosciuti ai più: sono coperti da segreti industriali, anche se ci sono delle normative che dovrebbero permetterne la conoscenza, almeno in parte...
Quegli algoritmi sono studiati per tenerci quanto più tempo possibile incollati agli schermi, in modo da spremere quanti più dati possibili fuori dalle nostre menti e dita. Parimenti, sui social asociali, anche l’interfaccia, ovvero “i bottoni” e perfino i colori, sono costituiti da particolari accuratamente studiati per farci bruciare occhi e orecchie con il telefono in mano, per rubarci tempo…
Per “estrarre” quante più energie possibili dalle nostre vite, serve che l’atto dello scrollare con le dita o con il mouse i contenuti del feed sia molto simile a far scendere la leva di una slot-machine, o a premere i tasti di una “macchinetta” di video-poker. In parole povere, l’interfaccia è studiata per sfruttare dei meccanismi innati del nostro cervello, con lo scopo di succhiare via quanto più tempo possibile, motivo per cui i social mainstream sono detti “vampiri di tempo”. Il rischio di dipendenza, come avviene con le “macchinette” dei giochi d’azzardo, è altissimo!
Mentre l’interfaccia tende a sfruttare meccanismi per lo più innati e comuni a tutti, i contenuti proposti dall’algoritmo riescono a tenerci agganciati allo schermo fino allo stremo perché sono basati sulla nostra “profilazione”: è questa che fa la vera differenza! In pratica le varie piattaforme, non solo quelle social, ma anche i siti dove leggiamo notizie o facciamo acquisti, raccogliendo e incrociando una grandissima quantità di dati su quello che facciamo mentre siamo connessi ai vari servizi, riescono a tracciare un nostro profilo psicologico molto dettagliato, arrivando a comprendere cose di cui nemmeno noi stessi siamo consapevolə. Non importa tanto se i contenuti proposti ci fanno stare più male perché amplificano emozioni e sentimenti negativi, se sono sfacciatamente faziosi o se fanno diventare virali fake news: quello che importa è solo il profitto. La brama di profitto è arginata male da una serie di regolamenti, che la parte più coscienziosa della società civile cercare di portare all’attenzione dei decisori politici, ma che vengono comunque ritenuti insufficienti e spesso finiscono per introdurre nuove criticità.
Inoltre, quando non vediamo cuoricini lampeggiare, omini che rappresentano dei nuovi “seguaci digitali” e manine con il pollice all’insù, tendiamo a sentirci non ricambiati e vuoti: questo ci spinge a postare freneticamente più contenuti, oppure a sentirci sole e sfigati... E ci spinge a lavorare di più per i social a-sociali e gli oligarchi che li possiedono!
Invece, il codice e gli algoritmi che fanno funzionare il Fediverso possono essere analizzati, modificati, adattati a esigenze specifiche perché sono open source e free.
Solitamente si basano sul semplice ordine cronologico inverso: nel feed si vedono i post di chi segui apparire nell’ordine temporale di pubblicazione (a partire dall’ultimo pubblicato), senza algoritmi complessi e oscuri che “spingono” contenuti polarizzanti, divisivi, con il solo scopo di aumentare l’engagement, ovvero il coinvolgimento matematicamente espresso in “mi piace”, commenti, condivisioni, ecc. Sul Fediverso l’engagement non è principalmente eterodiretto da un ente centrale: è esponenzialmente più spontaneo.
Scendendo più nel pratico, Mastodon è il pezzo di Fediverso più conosciuto, ed ha acquistato notorietà quando Elon Musk si è impossessato di Twitter trasformandolo in X: dopo l’arrivo dell’imprenditore “figlio” del sistema di apartheid sudafricano, c’è stata una diaspora digitale di chi non condivideva la sua visione e gestione della piattaforma, con un sacco di utenti che sono migrati verso altre mete, a cominciare da Mastodon. È molto simile a X ma, come si è spiegato sopra, ogni istanza può personalizzarlo: per esempio su Poliversity si possono pubblicare dei “toot” (equivalente dei “tweet” o “post”) lunghi fino a 10000 caratteri, mentre sull’istanza Mastodon.uno il limite è di 500 caratteri (comunque più alto della versione gratuita di X). La prima istanza è pensata più per i contenuti giornalistici e accademici. Invece, la seconda è più generalista e pensata per la comunità italiana nel suo insieme. Poi c’è Peertube che sarebbe l’equivalente di YouTube, Pixelfed che è simile a Instagram, e molti altri.
Siccome parlano la stessa “lingua”, dal feed di un profilo Mastodon, per esempio, si possono vedere i video pubblicati da un profilo Peertube che si segue di un’altra istanza federata. In altre parole, è come se si potesse seguire un profilo YouTube da X, e dall’interfaccia di X si potrebbe non solo vedere quel video, ma anche commentarlo. Sul Fediverso quelle diverse “piattaforme social” sono interoperabili, proprio perché parlano la stessa lingua! Similmente, su Facebook, si possono pubblicare dei contenuti in automatico da Instagram: c’è un certo grado di interoperabilità (forse è più corretto dire di "integrazione") perché la “lingua” è la stessa, o molto simile, ed è la lingua che hanno deciso i padroni di Meta... In quel caso i due social parlano la stessa lingua perché il padrone è lo stesso. Diversamente, e facendo un altro esempio con i social network classici, l’unico modo per vedere un video di YouTube apparire sul feed di X sarebbe quello di incollare o condividere quel link, ma non è una funzione “intrinseca” del feed.
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| Uno schema con i principali software e protocolli usati sul Fediverso. Immagine di Imke Senst, Mike Kuketz e RockyIII, tratta da Wikimedia e rilasciata con licenza Creative Commons. |
Ovviamente ci sono anche delle criticità nel Fediverso: le grandi piattaforme sono “il Grande Fratello” che accumula una caterva di dati su di noi, ma anche chi gestisce alcune istanze del Fediverso potrebbe voler diventare un “Grande Fratellino”.
E non è finita qui: le piattaforme mainstream vogliono continuare a essere oligopoliste e a non avere troppa concorrenza... Non a caso Instagram, con il “social” Threads, ha adottato lo stesso linguaggio del Fediverso. Molti lo considerano un tentativo di “penetrazione” e “invasione” della rete federata e decentralizzata. Per questo motivo le istanze possono escludere di essere connesse con Threads, oppure possono imporre delle limitazioni. Per esempio, a seconda delle regole che la comunità di un’istanza decide, i post pubblicati su Threads potrebbero non apparire nel feed di quella specifica istanza, ma gli utenti di Threads e di quell’istanza potrebbero ancora seguirsi a vicenda.
Allo stesso modo si possono adottare “blocchi” verso le istanze con loschi figuri neofascisti che veicolano contenuti suprematisti o discriminatori: per esempio si può bloccare “Truth”, il social media di Trump (anche se nel caso specifico, ci risulta, la versione modificata di Mastodon da Trump è già impostata da lui in modo che non sia possibile da "federare" con altre istanze). Insomma, ognuno può stare a “casa sua” e non è detto che chiunque sia il benvenuto!
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| In questo screenshot notiamo, a sinistra, il "social asociale" di Donald Trump, "Truth". A destra una schermata dell'istanza "Uno" di Mastodon, dove si vede che gli amministratori e la comunità dell'istanza hanno deciso di "nascondere" il "nodo" di Trump. |
ALGORITMI AUTODETERMINATI
A onor del vero, va detto anche che la profilazione ha almeno un vantaggio, perlomeno teorico e comunque parziale: i contenuti proposti dovrebbero essere in linea con i nostri interessi. In questo articolo si è già argomentato che il potenziale beneficio non vale certo il rischio della dipendenza, di ore passate a scrollare decine di video che durano in media pochi secondi, di annunci pubblicitari invasivi che ci spingono a fare cose contro i nostri interessi per riempire le tasche di pochi oligarchi. Ma proprio per questo, all’interno delle comunità del Fediverso, si discute della possibilità di elaborare algoritmi più complessi del mero ordine cronologico. Questo, infatti, oltre a proporre singoli contenuti che non ci interessano di un profilo che però ci piace, tende a favorire chi pubblica di più (più volte pubblichi, più volte compari nel feed). All’ordine cronologico possono essere associate altre istruzioni per l’algoritmo, come il numero di “boost” e “retoot” (equivalenti, rispettivamente, dei “mi piace” e “retweet”). Ma, ancora più importante, esistono degli strumenti per dare direttamente al singolo utente il controllo del “suo algoritmo”, ovvero di “calcoli” e istruzioni che i software eseguono per decidere cosa far apparire nel nostro feed e cosa scartare.
In conclusione, lo scopo del Fediverso è, o dovrebbe essere, potenziare la comunicazione umana in maniera spontanea, favorendo gli scambi culturali nelle -e tra- le singole comunità (specialmente quelle più piccole). Lo scopo non è accrescere il profitto di pochi tramite pubblicità commerciali e diavolerie algoritmiche. I social, e in particolare quelli “verticali” (cioè quelli con i video molto brevi e girati con il telefono in verticale) come TikTok, Instagram e YouTube Shorts, portano alle estreme conseguenze la pratica dello “zapping”: a partire dagli anni ‘70, con la nascita dei canali televisivi commerciali e la diffusione del telecomando, si accendeva la TV e si cambiava freneticamente canale, fino a quando non si trovava qualcosa di accettabile (o ritenuto tale), per poi ricominciare a pigiare i tasti appena compariva la pubblicità. Oggi c’è sicuramente più scelta, ma scorrere di video breve in video breve ha anche moltiplicato la frammentarietà dei contenuti, insieme alla possibilità di sviluppare dipendenza. La brevità e frammentarietà dei contenuti -non solo quelli audiovisivi- è sia causa che effetto dei cambiamenti di una società che va sempre più di fretta, e che troppe volte si affida alla ricerca di una sintesi spesso estrema, incapace di cogliere la complessità del reale e pericolosamente diretta verso l’accumulazione di informazioni superflue, ridondanti. Il Fediverso, invece, assomiglia più ai forum online di una volta, ma con una grande differenza: non bisogna creare ogni volta un nuovo profilo per partecipare a un “forum” diverso, e i vari tipi di contenuti (non solo quelli testuali) circolano con molta più facilità e possono essere selezionati con un maggiore grado di autodeterminazione.
Il Fediverso, rispetto ai social mainstream, è un po’ quello che erano i primi blog rispetto ai siti web professionali: tutti possono -potenzialmente- avere il proprio social, la propria piattaforma, come tutti potevano avere un blog dove esprimersi liberamente. Con il tempo, le grandi multinazionali dell’informazione, il principale e onnipresente motore di ricerca e, infine, gli a-social, hanno affermato una sorta di monopolio de facto sull’informazione: se non hai un profilo sulle loro piattaforme saranno in pochissimi a conoscerti, e avrai meno possibilità di comunicare con altrə. E anche se ce l’hai, pure se puoi dire e scrivere quasi tutto quello che vuoi, alla fine chi decide cosa va in cima alla lista dei risultati di ricerca o dei feed sono sempre quegli oligarchi.
PRESENZA TATTICA SUI SOCIAL MAINSTREAM E PRESENZA STRATEGICA SUL FEDIVERSO
E allora che fare? Come fa unə giornalista indipendente a diffondere dei contenuti, se gran parte della popolazione globale comunica tramite i social mainstream? Come fa un negozio vegano a far conoscere la sua posizione senza passare tramite i motori di ricerca, o senza passare tramite gli stessi social che, sempre più spesso, vengono usati come dei motori di ricerca?
Come testata indipendente, abbiamo scelto di non boicottare del tutto i social asociali e cercare di contro-utilizzarli sul breve termine (niente trivialità e tanta informazione, spesso censurata). Invece, uno degli obiettivi di lungo termine, è far spostare più persone sulla principale alternativa decentrata e autogestita agli anti-social, il Fediverso, secondo solo alle relazioni “faccia a faccia”, quelle in presenza e non influenzate da dinamiche di puro profitto. Ovviamente rispettiamo, incoraggiamo, e valutiamo con attenzione la scelta di boicottarli del tutto. Certamente non è facile: l’essere umano è una “scimmiona sociale”: ha bisogno di comunicare, e se ci sono pochi oligopolisti/oligarchi che controllano i principali mezzi comunicativi, lasciarli di punto in bianco potrebbe essere molto complesso... Sul lungo termine, invece, è un obbligo morale se vogliamo una società libera e se crediamo nell’eguaglianza.
Scribhakkino
Torneremo a parlare di Fediverso e di altri problemi, come la moderazione dei contenuti e la sostenibilità finanziaria delle istanze, in maniera più approfondita. Intanto, per chi volesse saperne di più e avere delle risorse pratiche per viaggiare nella galassia di social decentranti, alleghiamo dei contenuti extra:
-IN ESCLUSIVA SUL, E PER IL FEDIVERSO, trovate un video (e annessa versione podcast) di Fanrivista, tratto da un intervento di Tommi Marmo al festival “Reclaim The Tech” del 2024.
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| La copertina del video/podcast/vodcast che Fanrivista ha ricavato dall'intervento di Tommi a Reclaim the Tech. |
Anche Tommi lo trovate solo sul Fediverso, perché da anni ha deciso di lasciare le piattaforme mainstream. Nel video si parla della nascita di internet e delle differenze tra reti centralizzate, distribuite e decentralizzate, oltre che di Fediverso ovviamente
-Per la rubrica “Define” abbiamo pubblicato un articolo in cui si dà una definizione dei vari tipi di “social media” e/o “social network”
-Sul sito Mastodon.it trovate dei cenni sulla storia e sul funzionamento “tecnico” del Fediverso
-Segnaliamo anche il sito Fediverso.info, che include un elenco delle diverse piattaforme e delle principali istanze italiane
-Infine, vi consigliamo di dare un’occhiata anche a Fediverso.it, dove troverete altre interessanti considerazioni sul confronto tra social mainstream e decentralizzati, e a Devol.it, dove si trovano utilissimi consigli pratici per iniziare a esplorare la galassia dei “social alternativi” e per cercare di svincolarsi dal giogo delle “Big Tech”.
Concludiamo con un pratico consiglio finale per chi non avesse ancora iniziato a esplorare il Fediverso: fate un po’ di ricerche sui vari tipi di piattaforme (per esempio, vi interessano i video, le notizie, la fotografia?), capite quali “istanze” o “nodi” si avvicinano più ai vostri interessi ed esigenze (cercate un po’ di intrattenimento, contenuti di una “nicchia” specifica o per lavoro?), create uno o più profili e cominciate a sperimentare con le vostre tastiere le differenze con le grandi piattaforme commerciali. E poi, magari, lasciateci un commento qui sotto (o meglio sul Fediverso) e diteci cosa ne pensate!
Le dinamiche algoritmiche e di mercato penalizzano contenuti indipendenti e approfonditi come quelli che proponiamo tra queste pagine digitali. Per questo, se non avete boicottato del tutto gli “a-social”, considerate di supportarci seguendoci lì. Ovviamente siamo anche sul Fediverso: i link a tutte le pagine social e a-social di Fanrivista si trovano in fondo a ogni articolo. Più sotto, trovate anche un link per fare una donazione: ci sono tante cause che hanno ancora più bisogno di sostegno economico de "La Fanzina Generalista", ma se vi avanzano almeno gli spicci per un caffè, sostenete il giornalismo indipendente e precario offrendocelo virtualmente. Grazie per essere arrivatə fin qui!
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| Accanto allo schema elaborato da Paul Baran nel 1964 (a destra) si nota un altro schema di Loskietto: non fa altro che unire i tre tipi di rete tramite dei punti di contatto perché, teoricamente, anche un computer “air gapped” (totalmente isolato da altre reti e device) può essere concepito come connesso ad altre reti tramite le persone che usano quel computer “isolato” e altri device. In altre parole, simboleggia il fatto che i vari tipi di reti possono avere comunque dei punti di contatto. Ciò vale sia per le reti digitali che per quelle sociali al di fuori delle reti digitali. |







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