13.9.26

‘AUTISTICI/INVENTATI’: SOLIDARIETÀ PER SANZIONI, CRITICHE PER SUPPORTO AI ‘FINIMONDISTI’ PANTOCLASTICI

 Se non ne sai nulla del collettivo di hacker/acari ‘Autistici/Inventati’, o se vuoi capire meglio la cronaca collegata al caso A/I e cerchi un’opinione che va alla profondità del problema, allora non puoi perderti questo pezzo!

L’ attacco alla libertà di espressione, al diritto alla privacy e a quello sulla sovranità dei dati va distinto dall’appoggio politico o infrastrutturale fornito da A/I ad alcune collettività, come i finti ‘anarchici’ insurrezionalisti, antisociali -di solito individualisti- che esaltano la violenza rivoluzionaria, piuttosto che concepirla come mezzo estremo di difesa.

Alcuni dei soggetti che hanno usato le infrastrutture di A/I potrebbero rientrare effettivamente nella definizione giuridica di ‘terrorismo’ ma ciò, da un punto di vista legale, ovviamente non giustifica le sanzioni statunitensi arbitrarie, con accuse indifferenziate, senza giusti processi o procedure.

Nei movimenti sociali c’è un’enorme carenza di capacità di ‘problematizzazione’ e autocritica: si potrebbe esprimere solidarietà ad A/I (e si dovrebbe essere preoccupati a prescindere per quello che è successo) pur criticando alcune scelte o prassi di A/I (come quelle di appoggiare, forse anche inconsapevolmente, certi tipi di lotte e certi soggetti). Ma le critiche e le autocritiche mancano per la polarizzazione delle nostre opinioni. Perché la visibilità oggi va a chi è o ‘pro’ oppure ‘contro’ qualcosa, senza sfumature, senza complessità, senza reale dibattito...

Tra l’altro, anche i finti ‘anarchici finimondisti’ con il gusto della violenza, quelli che credono che la distruzione genera magicamente la società perfetta di liber3 e ugual3 (e che forniscono su un piatto di argento pretesti per ulteriori repressioni e infamie) probabilmente saranno sorpresi dal fatto che una figura apicale dell’infrastruttura che forniva loro privacy è la stessa che ha un ruolo importante nella sicurezza informatica istituzionale (ciò vale soprattutto per i ‘finimondisti’)…

E poi certe critiche a Banca Etica, più che al sistema bancario a guida USA, sono futili: nell’attuale sistema economico nessuna attività o lavoro retribuito, nemmeno quella dell’operaio o del terzo settore, possono dirsi ‘puramente’ etici. Figuriamoci una banca!

Questa è in sintesi la posizione di Anarcopacifista espressa, insieme ai fatti, nello pseudo-editoriale che segue.

Con questo pezzo torniamo a parlare di A/I e tecnologia non solo con opinioni ‘scomode’ all’interno degli stessi circoli di militanza (la verità fa male!), ma anche approfondendo altri fatti di cronaca tralasciati o mistificati dai ‘giornaloni’ parafascisti.


In alto a tutto l'url del sito, www.autistici.org/cna. Poi il simbolo del gruppo, costituito da una croce e un pugno. Sotto i contenuti del sito: si nota l'immagine di una macchina in fiamme, che accompagna la rivendicazione di un'azione in Francia. Si notano altre sezioni del sito, come 'Aggiornamenti dal carcere', 'Aggiornamenti processi' e 'Azioni dirette' con altre immagini di ogetti in fiamme, la foto di una persona vestita di nera con cappuccio e guanti che fa gestacci, e una figura stilizzata antica con una granata e un pugnale.
Screenshot del sito di 'Croce Nera Anarchica' ospitato dalla piattaforma di A/I


L’ATTACCO AD AUTISTICI INVENTATI: IN DIFESA DELLA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E PER UN’AUTOCRITICA RADICALE


Il fascio a stelle e strisce Trump, principale sponsor del sionazi Netanyahu e promotore del peggiore 'terrorismo istituzionalizzato' della storia, ha raggiunto livelli di sfacciataggine, distruzione e repressione senza precedenti per il supposto 'civile occidente'.

Nei circoli dell’attivismo e dell’impegno civile, ci sarebbe poco da discutere sulle sue definizioni fasulle di terrorismo, oppure sul fatto che ha istituito questa vaga definizione di ‘terroristi antifa’, usata strumentalmente e sistematicamente a partire dallo strano omicidio di Charlie Kirk, entro cui far rientrare chiunque sia anche solo flebilmente progressista e opposto ai suoi piani imperiali. Le discussioni dovrebbero servire a prendere delle contromisure per ripristinare almeno le libertà minime che ora ci vengono negate, per iniziare... Contemporaneamente, si dovrebbe riflettere anche sui metodi di lotta e sulla reale necessità di usare la violenza.

Tuttavia, in generale, manca proprio l’atto del discutere in quelle aree politiche che spaziano dall’antagonismo radicale fino al cosiddetto ‘campo largo’, ovvero in tutta la ‘sinistra’ intesa in senso molto ampio: manca l’autocritica verso soggetti politici che, per esempio, sono ancora rimasti allo stalinismo, nell’ambito più specificamente comunista. Questa mancanza di autocritica, nell’ambito anarchico, non permette di comprendere che il contesto in cui, ai tempi di Sacco e Vanzetti negli USA, si facevano esplodere le bombe, non è lo stesso di oggi in Italia. Paese in cui la pseudo-sinistra istituzionale, con le sue colpevoli incoerenze e assenza di proposte concrete, ha spianato la strada ai neofascisti attualmente al governo. Strada storicamente aperta anche da chi si è prestato alla ‘strategia della tensione’, e pure da posizioni intransigenti e anacronistiche della sinistra più radicale.

E così vince la polarizzazione, e cioè l’incapacità di avere delle posizione sfumate, alimentata da bolle algoritmiche in cui ognuno se la canta e se la suona da sol3, perché l’algoritmo ti ha profilato e ti propone solo cose che ti terranno incollato allo schermo, e perché chi fa informazione e contenuti lo asseconderà con contenuti super-brevi e semplici, spesso troppo semplici...


COSA È AUTISTICI/INVENTATI E IL ‘NON DETTO’ A SINISTRA

Della genesi di ‘Autistici/Inventati’ all’inizio del nuovo millennio (da ora in poi abbreviata in ‘A/I’), e degli avvenimenti che hanno coinvolto l’associazione fino al 2014, se ne è già parlato tra le pagine digitali della rubrica ‘Esami Infiniti’ (nello specifico, ripubblicando a puntate una tesi di laurea in storia contemporanea sull’editoria libertaria).

In estrema sintesi, A/I è un piccolo collettivo anticapitalista di attivisti che si concentra sull’attivismo digitale. Il nome deriva dalla fusione di altri due collettivi: ‘Autistici’, quello milanese, e ‘Inventati’, quello fiorentino. Iniziano riciclando vecchi computer e costruiscono i primi server, e cioè quei computer che fanno funzionare siti web e servizi online. I server vengono messi gratuitamente a disposizione di altre realtà sociali che condividono i valori cari alla sinistra, ma che dovrebbero stare a cuore anche a chi si dice sinceramente democratico, come l’antifascismo e l’antirazzismo.

Oggi, alla fine della storia di A/I, sulle loro piattaforme erano ospitati migliaia di siti web, blog, caselle di posta elettronica, piattaforme per condividere video, scambiarsi comunicazioni, ecc. Tutto ciò lo si poteva fare evitando, almeno parzialmente, di passare tramite le infrastrutture dei colossi informatici commerciali. E si poteva fare anche in maniera riservata, tutelando i dati e l’anonimato delle persone che veicolano dei contenuti sui siti web, oltre agli stessi contenuti, nel caso di mail e comunicazioni private. La riservatezza digitale si tutela con la crittografia, ovvero con la cifratura dei contenuti: se non si ha la ‘chiave’ di un determinato contenuto, una sorta di password lunghissima collegata a complessi calcoli matematici, allora si vedranno al più numeri e caratteri incomprensibili perché non decifrati, oppure non si riuscirà ad accedere a un certo sistema.

L’anonimato e la segretezza, come qualunque strumento o tattica, possono essere usati per i fini più svariati: possono essere impiegati per fini nobili, ma i mezzi con cui si vogliono raggiungere queste mete non è detto che lo siano. Ed è questo il principale ‘non detto’ della vicenda di A/I dei circoli della sinistra, a cui chi scrive questo pezzo sente di appartenere. Si potrebbero fornire svariati esempi di questo ‘non detto’, collegato a beceri contenuti anarco-nichilisti ed eco-terroristi (c’è un gruppo che si auto-definisce così). Contenuti pubblicati (e spesso copiati e incollati) su molteplici siti che usano le piattaforme di A/I. La presenza di questi contenuti in sé, ovviamente, non giustifica le sanzioni economiche decise unilateralmente dagli USA, non da una procura italiana, e su cui torneremo in dettaglio più avanti. Prendiamo come esempio un articolo del blog sulla piattaforma per blogging di A/I, ‘Noblogs’, intitolato ‘Puck dei Boschi’, un articolo copiato e incollato (e probabilmente tradotto con un traduttore automatico, anche male) da altre pubblicazioni affini.


Nella testata si nota un satiro che incanta degli ovini. Sotto l'intervista menzionata nell'articolo, affiancata da una foto con una pistola e altri oggetti per produrre esplosivi.
Screenshot con l'url di 'Noblogs' all'intervista menzionata


Si tratta di un’intervista al gruppo ‘Individualistas Tendiendo a lo Salvaje’ (‘Individualisti Tendenti al Selvaggio’), che si auto-definisce eco-terrorista, in cui dichiara: “I nostri obiettivi immediati sono molto chiari: ferire o uccidere scienziati e ricercatori (tramite qualunque atto violento) che permettono al Sistema Tecnoindustriale di andare avanti” (in realtà il loro intento non sembra molto chiaro, perché dovrebbero uccidere anche chi fabbrica gli oggetti che usano per uccidere!). L’articolo è stato pubblicato nello scorso decennio, quando la liquida ‘Federazione Anarchica Informale’, che sfrutta molti degli strumenti forniti da A/I e di cui Alfredo Cospito è l’esponente più noto in Italia, era all’apice della sua visibilità e, tra le varie cose, mandava vari pacchi bomba. L’attentato di Cospito non fece danni e, secondo la sua difesa, doveva essere solo dimostrativo. Ma altri attentati ‘dimostrativi’ hanno fatto pure ‘danni collaterali’, hanno colpito anche persone che non c’entravano nulla con gli obiettivi di questi sedicenti anarchici che sporcano il nome di un’ideologia utopica, e storicamente ne sono rimasti vittime loro stessi. C’è, per esempio, il caso di un postino che si salvò per miracolo quando, nel 2010, ebbe la sola colpa di maneggiare uno dei pacchi bomba inviato a Berlusconi e Maroni. Ma anche far perdere dita e vista a un militare, come il Generale Alessandro Albamonte, quando non è in combattimento e quando non si sta resistendo a un’invasione straniera, dovrebbe essere un problema per chi si definisce antimilitarista e di sinistra: nel 2011 il plico bomba in busta anonima non esplose nelle mani di un postino, ma gli fu recapitato, e lo aprì... Oppure, inviare un pacco bomba a un giornalista come Beppe Fossati, per quanto questo giornalista o la testata che dirigeva nel 2006 non possa piacere, dovrebbe comunque porre un problema etico a chi si dice ‘militante antimilitarista’, visto che stai attaccando un civile! La violenza, come durante la resistenza, a volte è necessaria, ma usarla così liberamente ci riporta indietro ad anni molto bui e scredita tutti i movimenti sociali, anche quelli non violenti, anche quelli che imbracciano le armi solo per minacce militari dirette e inevitabili, come un’occupazione illegale o un servizio d’ordine che difende una manifestazione pacifica. Inoltre, tali atti, possono essere sfruttati da provocatori ‘anarco-nichilisti-distruttori’ che lavorano per questa o per quella agenzia di intelligence... Possibile che questo rischio non viene nemmeno contemplato, e possibile che non riusciamo, a sinistra, a porci questi problemi anche per ciò che riguarda la vicinanza digitale e politica a certi elementi problematici?

Infatti, sui siti di A/I, oltre alle rivendicazioni degli ‘anarchici della fine del mondo’, ci sono anche le ‘guide del bombarolo fai da te’, insieme a tanti altri siti legittimi e pacifici... Uno di questi manuali, del ‘Comando Angry Birds’ (un nome tragicomico), sono ancora fruibili sul blog ‘Noblogs’ di ‘Ispira-azione’.


Una copertina ha il disegno di 'Red' di Angry Birds ed è intitolato 'Ricette Ardenti'. Sotto le scritte: 'per principianti - a.k.a. Anti-Civ Arson Booklet
Due screenshot delle copertine dei manuali per 'bombaroli fai da te'.


Va chiarito che A/I, nei suoi termini e condizioni, oltre a dire che chiederanno un primo contatto con chi vorrà usare i loro servizi per poi distruggere la corrispondenza, e oltre a dire che è un progetto politico dedicato a chi si dice antifascista, dicono anche che è vietato pubblicare informazioni su come produrre armamenti di ogni tipo. Dunque, anche la guida dei nichilisti ‘Angry Birds’ (viene da ridere a nominarli, ma c’è da piangere!), dove si spiega come fare un ordigno incendiario con polistirolo e altri materiali di facile reperimento, sarebbe stata da rimuovere. Evidentemente non l’avranno vista, ma questo pone un primo problema tecnico sulla gestione e moderazione dei contenuti che chi offre un’infrastruttura dovrebbe porsi... Soprattutto se a gestirla sono in pochissimi e gli utenti sono migliaia!

Ma, a proposito di questioni tecniche, facciamo un passo indietro: nel 2004, la polizia italiana su ordine della procura di Bologna va a compiere delle operazioni sul server di A/I, all’epoca ospitato da un provider commerciale, ‘Aruba’. Si verificano dei malfunzionamenti giustificati dal provider con un misterioso calo di tensione... Invece, la polizia aveva copiato tutto il contenuto del server, e forse era anche riuscita a ‘rompere’ , ad ‘hackerarne’ la cifratura, compromettendo così anche le comunicazioni tra avvocati e vittime dei pestaggi del G8. Questo però verrà scoperto solo nel 2005, quando al gruppo di A/I viene richiesto ufficialmente di chiudere la casella mail di ‘Croce Nera Anarchica’, un gruppo anarchico insurrezionalista che si è appropriato del nome di un passato gruppo, una sorta di ‘croce rossa’ per i prigionieri politici. A/I coopera con le autorità ma chiede chiarimenti e documenti. Quei documenti portano all’amara scoperta e denunciano una potenziale operazione di spionaggio illegale a danno delle migliaia di utenti che usavano i loro servizi, che non erano solo quelli di Croce Nera Anarchica.

Da quel momento, raccontano gli hacktivisti, sono state adottate delle contromisure per essere il meno dipendenti possibili da entità commerciali. Una misura è la ‘dispersione’ dei dati su più server sparsi in giro per l’Europa. In questo modo se attaccano o sequestrano un server, ne restano altri che continuano a far funzionare i servizi. La nuova strategia viene chiamata ‘Piano *R’ e funziona quando, nel 2010, i fasci eversori di Casapound fanno partire un’indagine per presunta diffamazione contro dei blog ospitati da A/I. Vengono fatte delle rogatorie in Norvegia, dove si trovava uno dei server che ospitava una casella mail. La polizia norvegese chiede i file di log, ovvero tracce di dati che sarebbero servite alle loro indagini, ma A/I risponde di non averli. La polizia norvegese, analogamente a quanto accaduto in Italia, copia tutto ma, apparentemente, non riesce a rompere la cifratura. L'evento crea scandalo perché le conversazioni private di tanti onesti cittadini, che nulla avevano a che fare con quella indagine, erano state compromesse. Intanto i servizi di A/I continuano a funzionare regolarmente.

Nel 2016 ‘Il Fatto Quotidiano’ pubblica un articolo in cui si parla di un’indagine della procura di Torino, insieme a stralci di un documento di polizia riservato. In quel frangente l’attenzione era concentrata su un altro sito ospitato da A/I, ‘Macerie’. La polizia aveva chiesto i file di log. Ma quei dati A/I non poteva fornirli perché erano su un server francese, quello di ‘gandi.net’.

I problemi tecnici e politici creati da questi soggetti violenti e problematici possono essere fatti rientrare nella definizione di ‘radical flank effect’: si tratta di un concetto delle scienze sociali che indica gli effetti di settori più radicali all’interno di movimenti sociali, che possono essere anche benefici. In questo caso, si è fatta di tutta un’erba un fascio per colpire l’antifascismo nel suo insieme. Alla fine i servizi di A/I verranno chiusi per tutti, indistintamente, ma forse possiamo imparare qualcosa da questi eventi.


LE SANZIONI USA CONTRO LO SPETTRO DEGLI ‘ANTIFA’

Facciamo un salto in avanti di dieci anni, in cui A/I continua le sue attività senza apparire nelle cronache mainstream, e arriviamo a fine agosto 2026: il Dipartimento di Stato USA, diretto dal Segretario fascio Marco Rubio, dirama un provvedimento (pratificamente notificato agli interessati a mezzo Twitter). L’infrastruttura A/I viene designata come entità terroristica per gli strumenti informatici che fornirebbe a vari gruppi, suddivisi in sette paragrafi: gli ‘anarchici’ che fanno sabotaggi in Europa alle reti ferroviarie, all’Oleodotto Transalpino, la Federazione Anarchica Informale, Hezbollah (sui loro siti ci sono blog come ‘servethepeople.noblogs.org’, Hamas, i Pasdaran iraniani e altri collettivi statunitensi con modus operandi simili a quelli insurrezionalisti nostrani (alcuni criticati dalla stessa sinistra nordamericana per i metodi violenti, a differenza di quello che tendenzialmente accade in Italia).

Alla designazione del Dipartimento di Stato si accompagna un provvedimento del Dipartimento del Tesoro, l’equivalente del Ministero delle Finanze: colpiscono A/I per aver ‘materialmente assistito, sponsorizzato, o fornito supporto finanziario, tecnologico, beni e servizi a supporto di atti terroristici’. Tecnicamente, da un punto di vista informatico, questa è la decisione che ha costretto A/I alla chiusura (da notare che in questo provvedimento viene menzionato anche il PKK, a differenza di quello del Dipartimento di Stato). Li ha di fatto costretti perché qualunque entità sita negli USA, come quelli che forniscono i domini ‘.org’ o i circuiti bancari, devono adeguarsi.

E questo vale anche se nessuna corte italiana ha mai accusato A/I per i loro servizi (sono stati accusati, negli anni, gli utilizzatori). Infatti, i circuiti bancari e le infrastrutture informatiche passano per gli USA (sarebbe stato diverso, forse, se avessero avuto un dominio ‘.it’, gestito in Italia).

Inizialmente le questioni burocratiche di A/I erano formalmente gestite dall’associazione Investici, di cui era presidente Ronny Brusetti, detto Blicero. Poi è stata costituita una nuova associazione, ‘A/I Odv’, presieduta da Paolo De Rosa, e con un conto corrente presso ‘Banca Etica’. La banca italiana non sarebbe soggetta alle sanzioni statunitensi, ma se non tronca i rapporti entro il 25/09 come tutti gli altri fornitori di A/I, rischierebbe le sanzioni secondarie, ovvero verrebbe esclusa dai circuiti bancari connessi dagli USA e, di conseguenza, da quelli globali: niente transazioni internazionali, niente carte di credito, conti e operazioni a rischio per più di centomila correntisti, a cui si devono aggiungere multe astronomiche. Banca Etica ha espresso contrarietàall’uso delle norme anti-terrorismo contro il dissenso e ha fatto appello alle istituzioni per risolvere il problema, ma ha deciso di non chiudere i battenti. Per restare aperta, dovrà però chiudere il conto corrente di A/I, al momento 'congelato'. AI intanto fa ricorso contro la banca per ottenere almeno la possibilità dei bonifici in uscita, così da coprire le ultime spese.

Chiarito che molti degli utenti dei servizi di A/I non stanno simpatici a chi scrive, restano dei problemi enormi: la ‘pena di morte finanziaria’ imposta da Trump e compagnia brutta, dai peggiori terroristi istituzionalizzati del mondo, a quelli che loro definiscono ‘terroristi’, confondendo fornitori e utenti di servizi, confondendo chi fornisce un’infrastruttura con certi che la usano nel modo sbagliato.

E poi ci sono gli oligopoli delle grandi compagnie tecnologichee, sempre più onnipresenti. Oggi hanno colpito un’attività senza scopo di lucro, domani potrebbero colpire una qualunque realtà, perfino commerciale, che fornisca un legittimo servizio di crittografia come una VPN. Basterà la scusa che un ‘terrorista antifa’ l’abbia utilizzata. E così facendo, magari, si andranno a favorire alcune compagnie a scapito di altre realtà, soprattutto quelle non commerciali. 

Del resto, sanzioni analoghe e arbitrarie sono state comminate alla Relatrice speciale ONU Francesca Albanese e ai giudici della Corte Penale Internazionale. Da notare che anche la funzionaria ONU avevo richiesto a Banca Etica di aprire un conto, possibilità che è stata negata anche nel suo caso.

Al di là della condivisibilità di specifiche azioni o idee, gli USA o qualunque altra autorità statale avrebbero dovuto provare che il team di A/I fosse stato quantomeno a conoscenza di certi atti e che da parte loro c’era un appoggio consapevole e colpevole.

E poi, se tale conoscenza non fosse stata provata, avrebbero dovuto dire a loro (come a qualunque altra realtà commerciale che per lavoro ospita siti web sui propri server) qualcosa del genere: ‘guardate, cari Autistici/Inventati, sui vostri server c’è questo sito con i manuali dei bombaroli che è pericoloso, anche perché magari il cugino stupido di Giggino il cammorista capisce facilmente come fare una bomba con roba che si prende al supermercato e ve la piazza sotto casa: è pericoloso! Dateci tutte le informazioni che avete su di esso e chiudetelo subito’. Allora, e solo allora, avrebbero potuto eventualmente comminare delle sanzioni, e solo così si sarebbe mantenuta quantomeno una parvenza di legalità. 

In altre parole: bisogna distinguere chi fornisce dei servizi da chi li usa in maniera pericolosa, illecita e immorale. Per fare un esempio concreto, bisogna distinguere un tassista da un terrorista israeliano, neofascista, oppure da un suprematista bianco pro-Trump diretto, che usa quel taxi per andare a piazzare una bomba in una stazione, oppure ad assaltare il parlamento statunitense. Se poi il tassista è complice o connivente, oppure -magari- è un poliziotto sotto copertura che dovrebbe arrestarlo o indagarlo, allora il discorso sarebbe diverso... Mettiamoci pure che il suprematista bianco pro-Trump è stato sobillato dallo stesso Trump per una fumosa accusa di brogli elettorali sui social media: allora andrebbero inseriti nelle entità terroristiche anche le piattaforme che veicolano i contenuti di Trump!

Ma nel tecno-feudalesimo del conglomerato tecnologico-militare non funziona così: se l’imperatore e/o i suoi vassalli decidono che sei un terrorista, che tu sia un collettivo italiano o un funzionario dell’ONU, allora ti tocca l’esilio digitale e la pena di morte finanziaria sulla base di una vaghissima scusa politica, più che giudiziaria.

Dunque, sicuramente dobbiamo trovare maniere e soluzioni tecnologiche/finanziarie per non dipendere dal dittatore statunitense di turno, ma dobbiamo anche fare autocritica, problematizzare i metodi di lotta ed evitare di servire su un piatto di argento pretesti all’imperatore e ai suoi fidi cavalieri per reprimerci e infagarci. E molti pretesti li hanno trovati pure i ‘cantastorie’ sparsi nei vari regni vassalli, incluso quello della terribile ‘Caudilla’ Meloni.


LA PROPAGANDA E LE SEMPLFICAZIONI

In questo articolo si è parlato molto delle semplificazioni della sinistra, di chi, giustamente, dice ‘solidarietà ad A/I’ da un lato, ma poi non si pone nemmeno il problema di andare ad analizzare le cose da un punto di vista tecnico e fattuale: è vero che A/I offre dei servizi fondamentali e un modello di autogestione digitale, ma conoscete tutti quelli a cui sono stati offerti questi servizi e ne condividete l’uso? Forse quell'uso danneggia gli altri movimenti, e quali sono i limiti di questo modello auto-gestionario? Come possono essere superati questi limiti? Invece, si sta chiusi nella propria ‘bolla social’ e non si vede che al suo interno ci sono elementi e personaggi problematici, non si ragiona su come emanciparci da 'big tech', continuiamo solo a scrollare...

E le destre fasciste (fasciste sia nel senso ‘storico’, cioè che si richiamano proprio a Mussolini, sia nel senso ampio di sopraffazione, arroganza e prepotenza) hanno colto subito la palla al balzo.

Come se non bastassero le sanzioni, l’imperatore Trump ha sguinzagliato i suoi ‘bravi(intesi come gli scagnozzi dei ‘Promessi Sposi). Due giorni dopo le sanzioni, il 28 agosto, la piattaforma Noblogs ha subito un attacco (che sarebbe un crimine, ma tanto ci siamo abituati al genocidio, che sarà mai un piccolo attacco cracker firmato Trump...). Per pochi minuti Noblogs è stata rinominata ‘Trumpblogs’. Poi, a mezzo social, l’account ‘Data Republican’ gestito da tale Jennica Pounds, dipendente del governo USA, ha diffuso un database con una mappa interattiva per ‘tracciare’ gli antifascisti (non i fascisti!).

Praticamente hanno realizzato una mappa (non l'unica di questo genere), tramite strumenti di cosiddetta ‘intelligenza’ artificiale, basata sui siti web pubblici ospitati su ‘noblogs.org’. Peccato che la mappa è piena di allucinazioni e informazioni poco accurate. Per fare alcuni esempi, ci sono dei collettivi napoletani che hanno sede in mezzo al mare! Inoltre, questa mappa, include tra le ‘pericolosissime’ attività terroristiche siti web di collettivi che denunciano le mafie dei rifiuti (forse qualche settore ‘deviato’ interstatale ha delle responsabilità in questi traffici, ergo denunciarli equivale a terrorismo).


Si nota la mappa del porto turistico di Napoli con un collettivo che avrebbe sede in mezzo al mare, su una delle rotte navigabili. A fianco le 'fonti' confuse raccolte con l'intelligenza artificiale. Si nota anche un disclaimer in cui si avvisano gli utenti che le informazioni potrebbe non essere 'aggiornate' o 'accurate al 100%'.
Screenshot del sito di Datarepublican. Un collettivo di studenti di giurispredenza si trova in mezzo al mare e ci sono delle citazioni di un articolo de Il Fatto Quotidiano sulla Turchia che starebbe stato usato per giustificare un'azione imprecisata contro un altrettanto imprecisato obiettivo.


E anche qui c’è qualche spunto di autocritica e di azione: c’è bisogno di una mappa seria che raccolga la storia dei movimenti e che faccia conoscere i collettivi ancora attivi in ogni città per stimolare la partecipazione a eventi e attività. Sempre nella tesi di laurea citata all’inizio, si trova un lavoro simile (molto meno ambizioso ma decisamente più accurato), una sorta di mappatura (in forma di elenco) di svariati siti libertari suddivisi per categorie (molti di quelli ‘insurrezionali spiccioli’, ma non solo, sono ospitati su noblogs.org).

A questo si è aggiunta la propaganda italiana. Abbiamo menzionato il presidente di ‘A/I Odv’, precedentemente rappresentante di ‘Inventaci’, Paolo De Rosa: appassionato di informatica fin da bambino, grazie alle sue capacità tecniche ha avuto ruoli di primo piano nella sicurezza e nello sviluppo di infrastrutture informatiche, lavorando con i governi Gentiloni, Conte e Draghi, e adesso con la Commissione Europea. Ha contribuito alla realizzazione di app come ‘Immuni’, quella usata durante il Covid. Per questo hanno fatto passare il messaggio che siccome De Rosa, in qualità di tecnico, è stato connesso ai governi del PD, allora il PD sarebbe a sua volta connesso con il terrorismo. Gli esponenti di FDI hanno presentato degli esposti per chiedere indagini, ma se vogliono trovare qualche connessione con il terrorismo dovrebbero iniziare dalla loro sezione giovanile che fa proselitismo neofascista e saluti nazisti.

Personalmente, in principio non ci vedo nulla di male se una persona con sincere idee progressiste, militante, lavora con governi e istituzioni: persone in buona fede farebbero di tutto per cambiare il più possibile tali istituzioni dall’interno, oppure per imparare quante più cose possibile dal ‘nemico’, ma difficilmente arriverebbero a posizioni di rilievo. Se non fossero sincere, potrebbero anche contribuire a manipolare l’azione di militanti che confondono fini e mezzi. E, a questo proposito, chissà se i neo-ravacholisti ed esteti della violenza (con un gusto grafico che tra immagini di armi, esplosioni e mostruosi personaggi gotici spesso ricorda quelle dei fasci) sapevano che i blog da cui rivendicavano azioni dirette (o forse sarebbe meglio dire mere ‘distruzioni dirette’), e su cui pubblicavano i manuali dei bombaroli, erano collegati a personaggi così addentro le istituzioni delle pseudo-democrazie liberali. E anche se non si hanno pensieri così estremi si potrebbe ravvisare una qualche forma di incoerenza, o forse di conflitto di interessi, in una figura che da un lato supporta un collettivo focalizzato sulla privacy e l’anonimato, dall’altro lavora per entità private e statali che con quei dati ci campano, e che troppo spesso sostengono il diritto alla riservatezza solo sulla carta.

L’indegno attacco arbitrario alla libertà di espressione con le sanzioni ad A/I, connessa a sua volta allo spinoso diritto all’anonimato e alla segretezza, è ovviamente da condannare. Ma bisogna anche fare autocritica, bisogna interrogarsi su quanto alcune ‘azioni dirette’ siano moralmente -ancora prima che legalmente- accettabili, su quali sono le alternative per risolvere problemi concreti e quotidiani, a cominciare dalle infrastrutture connesse con colossi che pensano solo al profitto da cui, purtroppo, dipendiamo... Altrimenti i settori progressisti e democratici radicali (non in senso liberale-liberista) saranno destinati a essere marginali e serviranno su un piatto d’argento pretesti per la repressione.


P.S.

Comunque Giggino il cammorista fa capo a un boss locale collegato alla massoneria e ai servizi deviati e, se ve la vogliono mettere la bomba, magari si servono di qualche anarco-finimondista per depistare le indagini. Detto ciò, andrebbe comunque evitato che anche il suo cugino stupido riesca a farlo con robe che si comprano al supermercato o al ferramenta, magari con il supporto di qualche deficienza artificiale...

Anarcopacifista



Tanti organi stampa dicono di essere obiettivi, e poi portano avanti un tipo di propaganda che offende qualunque logica, e lo fanno per la brama di potere...

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ultima modifica 14/09/2026 00:41

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