19.8.26

L’ODISSEA DI KHALED: TESTIMONIANZA DEL GENOCIDIO DI GAZA

LA 'VIDEO-CHIAMATA DELL’UMANITÀ' CON KHALED DA GAZA


È VERO?

Fanrivista ha parlato con Khaled Adnan Alzaq, giovane studente di ingegneria informatica a Gaza, obbligato dalla mancanza di mezzi di sostentamento a usare i social per guadagnare qualcosa e supportare la sua famiglia, cominciando con i pannolini per il suo fratellino.

Prima della campagna genocida, quando la vita a Gaza era “di solito normale”, nonostante l’occupazione, pensava ai social principalmente come una “distrazione”. Instagram è stato anche il mezzo che ci ha fatti incontrare.


A sinistra Khaled mentre sorride. Al centro l'immagine della sua veduta, fatta di macerie e palazzzi distrutti in una giornata piena di sole. A destra l'intervistatore davanti al monitor mentre parla con Khaled nella redazione di Fanrivista. Tra io vari oggetti si nota una bandiera palestinese che avvolge la parte superiore dello schienale della sedia.
La video-chiamata con Khaled


All’inizio nutrivamo sospetti. Ci chiedevamo: “ma questo profilo è vero, oppure è l’ennesimo truffatore che si spaccia per uno di Gaza per fare ulteriore profitto sul sangue palestinese?”. Dopo qualche ricerca, spiegata meglio nel video con la sua intervista completa, abbiamo capito che era davvero di Gaza. E aveva una storia da raccontare, terribile, insieme a un barlume di speranza: noi, gli ‘occidentali’ a cui è grato perché ci siamo opposti ai media e ai governi complici nel più recente genocidio della storia, il primo a essere trasmesso in diretta. Ci ha detto: “siete la nostra unica arma perché la resistenza non è efficace al momento e non abbiamo nessuno strumento di pressione su Israele (...) Ci siete solo voi, solo voi!”.

Forse Khaled si sbaglia: la maggioranza dei palestinesi, con la loro immensa resilienza, sono l’unico strumento e l’unica arma per spezzare un sistema globale di oppressione, che ha la sua roccaforte in uno stato canaglia, una etno-teocrazia (anche se ci sono altri stati canaglia, teocrazie dispotiche e tirannie dogmatiche altrove). E mentre cerchiamo di capire come abbattere questo sistema, dobbiamo cominciare a studiare nuove maniere di concepire la coesistenza e la giustizia. Ma senza giustizia, senza confrontarsi con l’ingiustizia sistemica che ha alimentato gran parte della violenza in Asia occidentale per decenni, e se pensiamo solo a coltivare il nostro orto, non ci sarà mai pace, ma solo l’espandersi degli spargimenti di sangue verso altre latitudini.


QUESTA FOLLIA È REALE O È SOLO UN INCUBO?

Prima del 7/10c’erano state tante piccole guerre, più o meno per due o tre settimane”, spiega Khaled, ma subito dopo quella data capirono che quella guerra sarebbe stata diversa: “abbiamo capito che questa era una ‘grossa bomba’”. Nonostante ciò, lui e la sua famiglia numerosa pensavano che avrebbero dovuto lasciare la loro casa, a est di Gaza, solo per un paio di settimane o mesi. Sono stati spinti da Israele verso sud perché dicevano che era “sicuro”, ma non lo era affatto, come tutti sanno adesso, eccetto i negazionisti del genocidio. La sua famiglia è stata sfollata varie volte, al punto che Khaled non riesce a ricordare il numero esatto: “mi pare che siamo stati sfollati 10 o 12 volte”, ci ha detto prima di iniziare a condensare tre anni di odissea in una conversazione di circa un’ora.

Ogni volta dovevano trovare un posto per costruire una tenda e iniziare un nuovo capitolo della “vita da tenda”, il che significa pagare 1000$ solo per prendere in affitto un brullo pezzo di terra e raccogliere i materiali da costruzione per il precario rifugio, pagare altri 1000-2000$ per un camioncino o un furgone e spostarsi da un posto all’altro a ogni sfollamento, nel mezzo di caos e pericoli, come piccoli carri armati pieni di TNT, bruciarsi nella calura estiva, congelarsi di inverno, e perdere tutti gli incerti averi quando la pioggia batteva forte, dopo essersi svegliati nel bel mezzo della notte inzuppati d’acqua.

Nel mentre Israele iniziava il ‘piano della carestia, incrementando oltre l’immaginabile l’embargo e le restrizioni dei movimenti imposti a Gaza molto prima del 7/10. Il prezzo della farina raggiungeva 100$ al kg (incluso il 30%-55% per ottenere scarseggianti contanti) e le persone erano quasi sul punto “di mangiarsi a vicenda”, camminando e dormendo all’addiaccio per giorni così da raggiungere i punti di distribuzione, dopo improvvise e sospettose notizie dell’arrivo di un prezioso camion con il cibo. Era prezioso e pericoloso: dovevano mettersi in salvo dalla pressione della folla, dalle ruote del camion, dal fuoco dei carri armati e dai ladri quando tornavano a casa. Uno di questi posti era vicino al corridoio di Netzarim che, secondo il racconto di Khaled, continuava a funzionare anche durante le operazioni della tristemente nota ‘Gaza Humanitarian Foundation. Khaled ci era andato molte volte con la speranza di prendere un po’ “di farina, non certo frutta o verdure, ma non sono stato fortunato (...) c’erano così tante persone, ho pensato che ci facessero muovere [a comando]. Sembrava che fossimo dei topi osservati in un laboratorio”. Sembrava un esperimento sadico... I sogni che avevano prima della guerra, quelli di finire gli studi e avere un lavoro regolare, sono stati sostituiti dal “sogno di un pasto a base di pollo”.

Un altro sogno era quello di ritornare a Nord, verso i resti della propria casa. Ci sono riusciti dopo il cessate il fuoco siglato a Gennaio 2025. Hanno lavorato duro per pulire e ricostruire una sembianza di vita normale per poi ritrovarsi nuovamente sfollati da un nuovo ordine di evacuazione, che li ha lasciati di nuovo senza la possibilità di portarsi i propri averi e indirizzati verso località non definite.

I problemi di salute di Khaled gli impedivano di vivere in tenda. Alla fine è riuscito a prendere in affitto un posto praticamente distrutto fuori dal centro della città, in un quartiere che un tempo era pieno di vita, e che adesso sembra sia stato devastato da vari terremoti. Ce lo ha mostrato durante quella che lui affettuosamente ha definito “una telefonata di umanità”: “questo che vedi è il 30% che ci resta”, ovvero l’interno della ‘Linea Gialla’, un confine imposto da Israele che continua a espandersi e a restringere gradualmente l’invivibile spazio per i gazawi, perché “l’altro 70% è stato completamente cancellato”.

Il cosiddetto cessate il fuoco siglato a Ottobre 2025 è solo una distrazione per Khaled, una maniera “di calmare le persone” che protestano per la Palestina: “più di mille persone sono state uccise durante il cessate il fuoco, in maggioranza donne e bambini innocenti. Possono bombardarti anche se non hai alcuna connessione con la resistenza o altri gruppi, e poi di te resta solo qualche post sui social media”. Ma, speriamo, forse Khaled si sbaglia anche su questo: gli innocenti uccisi forse non verranno mai conosciuti nel resto del mondo; per alcuni saranno meri numeri per meste statistiche utili ad argomentare i dibattiti sulla proporzionalità nel ‘diritto all’autodifesa’ di una potenza nucleare corrotta, ma per altri rappresentano un obbligo morale ad agire in ogni maniera sensata possibile, anche con piccole azioni, come dovrebbe essere...



GAZA È COME UN MICROSCOPIO PER OSSERVARE I PROBLEMI SOCIALI

Quello che accade a Gaza e in Palestina è una sorta di lente d’ingrandimento. Guardando attraverso essa, possiamo osservare i dettagli ‘zoomati’ dei problemi che affliggono la nostra società, e l’odissea di Khaled lo conferma. Si pensi al diritto basilare di avere un tetto sopra la testa che è a rischio ovunque, ma quel tetto a Gaza può letteralmente caderti in testa.

Lui e la sua famiglia hanno pagato 1000$ solo per costruire una tenda, nonostante la permanente disoccupazione di cui soffrono, mentre una decina di persone possiede più ricchezza di quella della metà della popolazione globale sommata.

Gli ingredienti chimici degli esplosivi che hanno polverizzato gli edifici, insieme ai resti degli stessi palazzi, combinati con ‘inquinamento umano’ derivante da improvvisati e malmessi sistemi fognari, sono una minaccia costante per qualunque forma di vita, motivo per cui nel genocidio di Gaza è compreso un ecocidio.

Il populismo e l’arroganza che costituiscono il fascismo -inteso in senso ampio, non solo quello storico- aumentano ovunque. Il fascismo che ha portato a Gaza devastanti sofferenze viene perfino glorificato o, come minimo, mascherato da ‘diritto all’autodifesa’ da territori che si occupano abusivamente. E i diritti degli occupati? E quelli dei bambini e dei civili che non c’entrano nulla con la guerra o la resistenza militare? Non li hanno chiamati nemmeno ‘danni collaterali’ quei leader fanatici che, all’inizio della guerra genocidiaria, citavano l’Antico Testamento per giustificare l’annichilimento, oppure quando affermavano pubblicamente che “un’intera nazione è responsabile, questa retorica dei civili non consapevoli e non coinvolti è assolutamente falsa”. E allora la risposta era la punizione collettiva, tanto a Gaza non ci sono innocenti, nemmeno i bambini negli incubatori e quelli che devono ancora nascere. Infatti, tutti sono stati definiti come “animali umani”, e la maggioranza del pianeta non è vegana...

Il diritto internazionale è stato rimpiazzato da una maniera medioevale di condurre le guerre con armi avanzatissime perché adesso vige la legge del più forte, perché non c’è più logica, nessuna capacità di argomentare o dibattere, solo la legge della forza. Per questo, anche fuori dalla Palestina storica, possiamo vedere politici negare quello che affermavano il giorno prima, senza paura di giornalisti che ricordino loro ciò che avevano detto, o che facciano domande scomode, senza che i popoli chiedano loro di rendere conto. Prima che si verifichi il completo collasso della nostra società e del nostro pianeta dobbiamo ‘zoomare all’indietro’ da questa follia inflitta su quella piccola striscia di terra. Attraverso il ‘microscopio’ di Gaza abbiamo visto dettagliatamente il senso dell’umanità svanire. Ora ne abbiamo abbastanza, e ne avevamo già abbastanza nel 2023.

Come prima cosa, dobbiamo esigere che i sadici criminali messianici si assumano le loro responsabilità e, al contempo, dobbiamo provare ad autogestire quanti più aspetti possibili della nostra vita, perché solo sperimentando nuove maniere di vivere, e concependo modi alternativi di intendere il significato di ‘politica possiamo risvegliarci da questa follia e iniziare a riprenderci alcuni dei diritti basilari conquistati in secoli di storia.




Paolo Maria Addabbo


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