RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA LETTERA APERTA DA UNA GAZAWA SOPRAVVISSUTA AL GENOCIDIO
Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta da Khawla Zuiter, gazawa rifugiata in Campania da qualche mese. L’abbiamo incontrata brevemente in occasione della campagna “100 Porti 100 Città”, organizzata da Freedom Flotilla Italia per portare la Palestina nei porti italiani, visto che le coste di Gaza sono interdette dal decennale blocco applicato dai pirati israeliani.
Nella lettera chiede chiarimenti e supporto alla comunità palestinese partenopea e, indirettamente, alle autorità governative. Ai primi manifesta rammarico per una mancata accoglienza da parte dei suoi connazionali, oltre che per il mancato invito a eventi pubblici che la coinvolgono in quanto cittadina palestinese e sopravvissuta al genocidio.
Lo spazio offerto dall’umile Redazione di Fanrivista è aperto per eventuali risposte o altri appelli, ed esprime sentite condoglianze a tutte le persone che hanno perso i propri cari anche per la complicità dei nostri governi.

Khawla Zuiter durante la conferenza stampa del 27/05/2026
Lettera aperta delle famiglie palestinesi sopravvissute alla guerra di Gaza
Come donna palestinese sopravvissuta agli orrori della guerra a Gaza, porto dentro di me un dolore che nessuna madre dovrebbe conoscere. Ho perso mio figlio, ucciso durante il conflitto, mentre mio figlio maggiore è ancora a Gaza, da solo, e continua a vivere sotto il peso della guerra. Non conosco il suo destino e ogni giorno vivo nell’angoscia e nell’incertezza.
A Gaza la morte arriva all’improvviso, senza preavviso e senza pietà.
Siamo arrivati in Italia grazie a un programma umanitario promosso dal Governo italiano, in coordinamento con l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Eravamo convinti di trovare una comunità pronta ad accoglierci, sostenerci e accompagnarci nel difficile percorso di ricostruzione delle nostre vite. In parte questo è accaduto grazie alla straordinaria solidarietà del popolo italiano, dei volontari e di tante persone che ci hanno aiutato con generosità e umanità.
Siamo famiglie sopravvissute alla guerra. Abbiamo lasciato Gaza portando con noi traumi, paura, fame, sofferenze fisiche e psicologiche. Siamo arrivati senza nulla, dopo aver perso case, affetti e sicurezza.
Tuttavia, dentro di noi rimangono molte domande che sentiamo il dovere di rivolgere alla comunità palestinese nelle sue diverse componenti.
1. Perché veniamo esclusi dagli eventi dedicati a Gaza e alla Palestina?





