14.5.26

IL 31 FEBBRAIO

RACCONTI DI CORTEI #0

"La Fanzina Generalista" presenta il crossover tra due delle plausibilmente più richieste rubriche a-periodiche di Fanrivista: “Trame” e “Manifestazioni

Le varie rubriche/categorie le trovate nello scomodissimo -al momento della pubblicazione- doppio menù, graficamente trascurato e vintage, vicino alla testata di questo sito (in cima a tutto).

L’ambientazione è l’ennesimo mondo parallelo, lo stereotipico pianeta molto simile al nostro, il Pianeta Ovum, quello che avete apprezzato o deprezzato nella spy-story militante “Centri Sociali Etero-Gestiti”. 

Alcune parti di cronaca non romanzata dei racconti le trovate nei video brevi che pubblichiamo quasi solo sui “social asociali” (gli ambienti del Fediverso che frequentiamo sono autogestiti e autofinanziati, dunque c’è meno spazio per caricare video da riservare alle cose ancora più importanti, rispetto a quei contenuti che solitamente destano meno scalpore tra bot faziosi e leoni da tastiera). Comunque, uno degli scopi caratteristici di "Trame" è proprio far vedere quanto la realtà con la sua drammatica semplicità riesca a superare la carica immaginativa di distopie e utopie: quello che potrebbe sembrare finzione è in realtà cronaca! Per orientarvi tra i confini di realtà e finzione, trovate anche dei link ad articoli sulla nostra realtà, quella del pianeta Terra.

Bando alle ciance: apriamo il sipario su un mondo all’interno dell’universo delle manifestazioni, a volte più simboliche e altre volte più concrete, anche quando purtroppo sfociano nello scontro fisico. Nei cortei la passione non è quella espressa per una certa squadra di pallone o un tale beniamino. È la passione per un mondo più giusto, anche se a volte questa passione viene trascurata, tradita o macchiata... O minacciata e sfruttata da loschi figuri.


Tre immagini, due di queste collegate alla scritta: "Immagine modificata da una cosiddetta “IA” generativa a partire da foto reali.  Nella prima immagine in alto a sinistra si vede un corteo in uno scenario urbano. C’è una torre cilindrica e abbastanza moderna, forse risalente all’800, che sovrasta la scena, mentre su altri edifici si scorgono graffiti disordinati. Sullo sfondo la testa di un corteo: si intravede uno striscione con la scritta “Resistenza Palestinese” e svariate bandiere palestinesi. Davanti, sul lato destro, si nota il retro del furgone che porta l’amplificazione. Un uomo con una stampella sembra essere in procinto di cadere o di lanciarsi a terra.  Nella seconda immagine in alto a destra siamo nello stesso scenario urbano ma con uno sfondo arboreo. Davanti a un gazebo una ventina di uomini di varie età fino ai 50 anni circa. Alcuni indossano esclusivamente o in combinazione maschere, occhiali da sole, bandane per coprire il volto e caschi. Uno sventola una bandiera italiana. Hanno un atteggiamento tra il beffardo e il minaccioso. Due mantengono i caschi in mano. Sulla maglietta di uno si legge un motto dannunziano: “Memento Audere Semper”.  La terza immagine è la grafica dello spazio “Trame” di Fanrivista. Sullo sfondo il disegno di un grane libro. Si intravedono alcune dita che lo reggono. Sulla pagina a sinistra è incollata la sagoma di una libreria. Al centro della libreria quattro trame di tessuti variamente colorate. L’ultima trama ricamata ha toni psichedelici. Al centro dell’ultima trama si intravede il disegno, con linee ondulate, di una penna a piuma con calamaio. Sulla pagina a destra la scritta “Trame”. Ci sono altri disegni e immagini: il disegno di due maschere. Una sorride l’altra è triste, simboleggiano il teatro. Ci sono poi altri disegni di vignette vuote e simboli usati nei fumetti. L’immagine di un microfono con delle onde sonore. Una macchina da scrivere e alcuni fogli accartocciati. Una pellicola. Infine, uno dei simboli di Fanrivista: il cervello. Al cervello è collegato un sensore con un cavo. Il cavo è collegato a un libro. Al centro del libro un altro simbolo di Fanrivista: il grimaldello dell’autogestione. Consiste in un grimaldello: al centro si trova la “Saetta che rompe il cerchio”, la “n” che simboleggia l’autogestione. La saetta esce dal corpo del grimaldello e termina con una punta, invece che la parte metallica tipica dei grimaldelli.



RACCONTI DI CORTEI #1

MARCIARE DIVISI PER COLPIRE DIVISI

È una giornata primaverile a Vetustato, metropoli di Calcalia (su Ovum la primavera dura 8 mesi). Un corteo è appena partito. All’inizio cerano circa 300 persone e a metà corteo erano almeno 3722 (secondo gli organizzatori, 729.5 secondo la Questura – questi di Ovum sono precisi come un orologio svizzero, oppure danno numeri a caso... O forse, oramai, anche gli utenti si auto-sorvegliano da soli e hanno stime accurate sui partecipanti incrociando i dati di vare app scaricate volontariamente sui propri device. Oppure, quelli che governano hanno stime più accurate con “gli onnipresenti occhi e orecchie”, ma le arrotondano parecchio al ribasso. Comunque questo è solo un pretesto letterario per parlare di attualità e questa parentesi oramai è diventata un paragrafo).

Un uomo di bassa statura, vestito in mimetica stile mini-Rambo, e con svariate fondine porta-armi che sembrano vuote -e si sperano tali- compare ogni tanto e cammina velocemente da un lato all’altro della testa corteo, tra le manifestante e il cordone delle “forze del Monopolio della Forza”... Ma quello è solo il “primo” corteo della giornata, perché un’altra partenza nella stessa ora da una piazza adiacente è stata convocato da un’altrO collettivA (su Ovum le persone più politicamente corrette scrivono proprio così): non si sono riusciti a mettere d’accordo su chi doveva stare alla testa della sfilata, come accade sempre più spesso quando ci sono giornate importanti. La testa del primo corteo è più arrabbiata, l’altra più gioiosa... Una ha buone ragioni per essere arrabbiata (le guerre si stanno estendendo oltre il genocidio in Filastina, tutt’altro che terminato), ma forse si fa guidare troppo dalla rabbia... L’altra sembra troppo gioiosa per l’occasione.

Uno spezzone è quello più combattivo e maturo, quello dei sindacati di base ma anche di qualche anacronistico e nebuloso partito commonlandista.

L’altro, più giovane ed energico, ma parimenti confuso, è lo spezzone “No feudalism”. Eredi della tradizione del movimento dei “Non obbedienti”, sostanzialmente criticano le dinamiche aristocratiche e imperialiste che attraversano tutti i tempi ricordabili e tutti i sistemi socio-economici che sembrano concepibili. La sotto-sigla “No feudalism” deriva da un movimento statofederitense del movimento “F4ck Turd!”, il loro presidente ricattato da una setta di stupratori ricchissimi e potentissimi.


IL CUGINO DI UNCLE SAM

C’è una torre cilindrica e abbastanza moderna, forse risalente all’800, che sovrasta la scena, mentre su altri edifici si scorgono graffiti disordinati. Sullo sfondo la testa di un corteo: si intravede uno striscione con la scritta “Resistenza Palestinese” e svariate bandiere palestinesi. Davanti, sul lato destro, si nota il retro del furgone che porta l’amplificazione. Un uomo con una stampella sembra essere in procinto di cadere o di lanciarsi a terra.


A un certo punto un altro uomo compare sulla scena. È anziano, con una stampella e dall’aspetto forte. Dice qualcosa di incomprensibile a chi guida il furgone con l’amplificazione (l’altro spezzone ha un camioncino più grosso e musica underground/militante -ma anche vagamente commerciale- che ti fa venire voglia di ballare).

Poi si siede a terra, si pianta al centro della strada e blocca il corteo. Alcun# provano a farlo scostare. Lui sposta tutto il suo corpo mentre è seduto, indietreggiando: striscia spingendosi con le mani e facendo dei balzelli all’indietro, mostrando pure una certa agilità. Interviene un pollizioto (si scrive così su Ovum), senza divisa. Prova gentilmente a offrirgli un caffè. L’uomo si rifiuta, fa i capricci e non desiste.

Alla fine lo striscione viene momentaneamente piegato, la testa del corteo si “spezza” per qualche passo e l’uomo viene sorpassato, mentre qualcuno lo insulta.

Tempo di fare 100 metri, e la scena si ripete quasi uguale: l’uomo cammina verso il furgone in movimento durante un intervento accorato, spinge il portello posteriore che è aperto, e poi si butta a terra. Non cade a terra, ma si butta con notevole capacità atletica, e alla fine si ritrova sdraiato a pancia in giù sull’asfalto. Questa volta, però, appare incosciente. Alcun@ si sono appena uniti al corteo e sono sinceramente spaventati, rispetto agli altri che avevano visto la scena di prima. Sarà stata un’insolita richiesta di aiuto, oppure qualcuno che aveva usato sostanze (magari legali come l’alcol), e alla fine si è sentito veramente male. Comunque, a un certo punto, qualcun@ dice: “ma non l’avete capito che è una provocazione, il cugino dell’Uncle Sam o deve rallentare il corteo o sta semplicemente provocando, o tutte e due le cose... Se sta così male allora perché nessun pollizioto lo soccorre?!”.

Intanto, a poche decine di metri, svoltando l’angolo verso destra, un manipoletto manipolato di neofascisti presidia l’entrata del circolo di “Casa D’Annunzio”. Da lontano si intravede una donna, che riprende con il telefono, e uomini di età eterogenee, alcuni armati di caschi (nel senso che alcuni i caschi li avevano in testa, altri in mano).


Immagine in un scenario urbano ma con uno sfondo arboreo. Davanti a un gazebo una ventina di uomini di varie età fino ai 50 anni circa. Alcuni indossano esclusivamente o in combinazione maschere, occhiali da sole, bandane per coprire il volto e caschi. Uno sventola una bandiera italiana. Hanno un atteggiamento tra il beffardo e il minaccioso. Due mantengono i caschi in mano. Sulla maglietta di uno si legge un motto dannunziano: “Memento Audere Semper”.


In mezzo il traffico e un cordone molto tratteggiato delle “forze del Monopolio della Forza”. È il 31 Febbraio, che nell’Italia del nostro universo corrisponderebbe al 25 Aprile. Intanto lo stesso giorno a Coma, la capitale di Calcalia, un cretino Jsrahelleista faceva fuoco con una pistola a pallini su una coppia antifascista… E nemmeno a Vetustato le provocazioni sono ancora finite!

Ferrante Legi


Vi incuriosisce questa trama? Avete in mente trame simili? Come la sviluppereste? Oppure pensate che racconti di questo genere siano inutili e “trash”? E anche se non vi piace, nei prossimi giorni o settimane (le rubriche sono a-periodiche!) pubblicheremo lo stesso un primo aggiornamento/sequel di questa storia del primo mini-volume dei racconti dai cortei, mentre attendiamo le vostre proposte nei commenti. Sotto trovate i video pubblicati in un'esclusiva poco sensata sui “social asociali”: dategli uno sguardo! 

E se non vi interessano contenuti che potrebbero anche sembrare alla lontana delle trashate, e se anche voi trovate problematico usare i sedicenti social complici del genocidio, come al solito ci trovate sul Fediverso. 

I link alle varie pagine social (incluse le piattaforme mainstream antisociali) si trovano sotto, vicino a quelli per fare una donazione e sostenere il giornalismo indipendente.






RACCONTI DI CORTEI #2

LO SPRUZZO PURIFICATORE

Continuiamo il primo mini-volume sui racconti dei cortei ritornando nella metropoli di Vetustato e ritrovando una protagonista di “Centri Sociali Eterogestiti”.


La prima immagine è contraddistinta dalla scritta ‘Immagine modificata e “fumettizzata” da una cosiddetta “IA” generativa a partire da foto reali’. Si vede una piazza soleggiata piena di persone, di bandiere rosse e palestinesi. Lo scenario è urbano e si nota un albero.  La seconda immagine è la grafica di “Trame”: Sullo sfondo il disegno di un grane libro. Si intravedono alcune dita che lo reggono. Sulla pagina a sinistra è incollata la sagoma di una libreria. Al centro della libreria quattro trame di tessuti variamente colorate. L’ultima trama ricamata ha toni psichedelici. Al centro dell’ultima trama si intravede il disegno, con linee ondulate, di una penna a piuma con calamaio. Sulla pagina a destra la scritta “Trame”. Ci sono altri disegni e immagini: il disegno di due maschere. Una sorride l’altra è triste, simboleggiano il teatro. Ci sono poi altri disegni di vignette vuote e simboli usati nei fumetti. L’immagine di un microfono con delle onde sonore. Una macchina da scrivere e alcuni fogli accartocciati. Una pellicola. Infine, uno dei simboli di Fanrivista: il cervello. Al cervello è collegato un sensore con un cavo. Il cavo è collegato a un libro. Al centro del libro un altro simbolo di Fanrivista: il grimaldello dell’autogestione. Consiste in un grimaldello: al centro si trova la “Saetta che rompe il cerchio”, la “n” che simboleggia l’autogestione. La saetta esce dal corpo del grimaldello e termina con una punta, invece che la parte metallica tipica dei grimaldelli.

Il corteo chiamato dal “No feudalism” ha fatto un giro diverso: adesso entrambi i “macro-spezzoni” si trovano sull’ampio corso della città, ma quello degli “zoccoli duri” è indietro rispetto, alla coda del corteo.

Subito dietro alle giovani studenti c’è qualcunə più avanti con gli anni. Molti sono le madri di chi sta alla “effettiva” testa del nuovo macro-corteo. Giocano con i fucili ad acqua e li spruzzano verso i polliziotti a difesa di un convegno provocatorio in un hotel: proprio il 31 Febbraio dei neofascisti hanno convocato una riunione quasi di nascosto, annunciando all’ultimo minuto la location, un po’ come si fa con i rave party più spinti. L’acqua dei fucili giocattolo, subdolo intrattenimento per educare i bambini alla guerra, serve a <<lavare via di dosso il fascismo>>, spiegano le attiviste. E c’è tanto fascismo da lavare via, sia quello specificamente “storico-politico”, fatto rivivere dal governo Cocomeri, che quello innato a tutte le dinamiche di dominio, ovvero da intendere in senso ampio.

Marla Salli (la protagonista di “Centri Sociali Eterogestiti” che già conosciamo, e se non la conoscete conoscetela!) ha dormito un paio di ore dopo aver fatto il turno di notte per uno dei suoi lavori precari. Adesso segue la “doppia” manifestazione in qualità di reporter locale. A un certo punto un tipo del “No Feudalism” alla testa del corteo le punta la pistola ad acqua con fare scherzoso. Marla avvolge immediatamente la sua telecamera con le braccia e la sposta dietro la sua schiena. Va dal tipo e gli dice: <<la telecamera non è impermeabile ed è pure vecchia! Lo sai quanto ho dovuto lavorare per pagarla? Sono una giornalista precaria!>>. Il tipo si scusa immediatamente e gentili sorrisi vengono scambiati.


C’è una didascalia che accompagna l’immagine: ‘Immagine modificata e “fumettizzata” da una cosiddetta “IA” generativa a partire da foto reali’. La prospettiva di chi scatta la foto è appena dietro il braccio di una persona che mantiene accesso un fumogeno rosso. La posizione è sopraelevata e lo scenario è quella di un’affollata strada urbana. Sotto circa 5 persone scattano foto e video con fotocamere professionali e telefoni.


Intanto dalle scalinate dell’Università Pomponio III si alza una nuvola rossiccia. Studenti dell’altro spezzone e di uno degli svariati collettivi universitari stanno facendo un’azione: espongono uno striscione in cui denunciano le complicità del sistema scolastico con il governo israhelliano di Bentlym Evyatar. Il fumogeno è bello da vedere e da riprendere, tutti scattano foto e fanno video con i cellulari... Ma è puzzolente, a morte! Marla si avvicina per riprendere il fumogeno in primo piano mentre si copre naso e bocca con un fazzoletto, e poi si allontana rapidamente. In lontananza scorge un capannello di persone urlanti, accalcate vicino l’entrata di una sala scommessa. Marla si addentra nel retro del secondo spezzone per capire che succede. Forse sono gli anarco-insurrezionalisti, quelli che pensano che anarchia significhi “caos”, piuttosto che democrazia allo stato puro (non certo lo stato liberale/liberista). Sono anche quelli che pubblicano fanzines al vetriolo in cui glorificano la violenza: certe volte è necessaria per difendersi, purtroppo, ma renderla glamour e innalzarla a unico strumento liberatorio apre la strada a nuove forme di usurpazioni, oltre a prestarsi alle varie strategie della tensione... Gli stessi, connotati da un estremo individualismo, definiscono gli spazi autogestiti come <<c3ssi sociali>>.

Tutti sono intenti a riprendere, e Marla chiede delucidazioni. Praticamente qualcuno è uscito dalla sala giochi e, davanti a migliaia di persone festose e arrabbiate, si è messo a fare il saluto ariano, quello con l’anulare e il medio all’insù. Anche un altro omino da un balcone fa la stessa cosa.  Un tipo del “Nuovo Partito Stalinista” è arrabbiatissimo e sembra quasi volere fare a botte con l’autore del saluto ariano. Alcuni membri del “servizio d’ordine sparso” provenienti dalle fila di “Nuovo Fondamento Comunista” e dello storico e magmatico movimento dell’Autodecisione lo bloccano. Fortunatamente la provocazione non si è trasformata in rissa.


C’è una didascalia che accompagna l’immagine: ‘Immagine modificata e “fumettizzata” da una cosiddetta “IA” generativa a partire da foto reali’. La scena si svolge all’entrata di un negozio, e in totale ci sono circa dieci persone. Sopra al negozio c’è l’insegna “You bet it!”. Si vedono due persone che bloccano l’entrata, mentre una cerca di entrare. Di una persona che blocca l’entrata si nota solo un braccio, l’altra è invece è di spalle con le gambe divaricate. Una di quelle persone regge una bandiera rossa con una piccola falce e martello di colore giallo nell’angolo destro della bandiera. Si nota anche un altra bandiera rossa in posizione più centrale.


La manifestazione non è ancora finita, ma adesso Marla deve fiondarsi nella metro: ha un altro lavoro precario da compiere per sbarcare il lunario, e il giorno dopo è in programma un altro corteo...

Cantastoria Inevidente


Continua? Sì, continuerà...




RACCONTI DI CORTEI #3


VIVA ISRAHELLE :( ?!

Il 31 Febbraio è quasi finito e anche il secondo sole di Ovum scompare dietro l’orizzonte. Marla non ha avuto il tempo per partecipare alle celebrazioni e ascoltare il concerto dei “100 Comitatus”, il gruppo ragganuffin che ha accompagnato la sua adolescenza. Doveva tornare a casa per montare il video della manifestazione, scrivere l’articolo, e poi passare all’altro lavoro, fino all’alba del secondo sole: davanti a uno schermo per ore, bruciandosi gli occhi per mettere delle “etichette” vicino a singoli pezzi di immagini, in modo che vengano descritte fin nei minimi particolari. Quelle descrizioni servono ad “addestrare” le cosiddette “intelligenze artificiali”. Non le piace quel lavoro ma ha fame e deve pagare l’affitto.

Dice a sé stessa: “per raffreddare i computer delle IA vogliono riaprire le centrali nucleari, ma se invece di addestrarle per cose triviali queste immagini fossero utilizzate per un sistema IA che assista i non vedenti, aiutandole a riconoscere gli oggetti su cui metto queste dannate etichette con descrizioni accurate, allora anche questo task alienante acquisirebbe senso... Il problema è che potrebbero usare il mio lavoro per nefandezze varie, per venderci immondizia e generare deepfake, gli stessi che cerco di smascherare con l’altro lavoro, quello che può fare la differenza”... Peggio ancora se le descrizioni di quelle immagini alimenteranno un uccello meccanico capace di sorvegliare, punire e bombardare.

Su Ovum ancora non hanno raggiunto quello che da noi chiamano “intelligenza artificiale generale”, ovvero un sistema di IA capace di superare un essere umano in ogni ambito della conoscenza. E, probabilmente, non verrà raggiunto nemmeno da noi, anche se molti uomini d’affari del settore ci raccontano che potrebbero mancare pochi anni... Del resto, cosa è davvero l’intelligenza?! Qualcosa che si può misurare matematicamente? Oppure, forse, la capacità di essere felici senza generare nuova sofferenza, qualcosa per cui non conta prendere il massimo dei punti in test ideati da qualcuno che non potrà mai cogliere la complessità dell’essere (e del non essere)?

Marla pensa a quell’operaio della fabbrica di armi, la Galileo SPA, che ha conosciuto alla manifestazione contro la guerra. Che paradosso... Anche lui lavora per una paga da fame, e anche lui vorrebbe che il padrone riconvertisse la linea di produzione per usi civili e pacifici. E anche lei deve rimettersi freneticamente al lavoro sulla catena di montaggio digitale: se non finisce il task entro pochi minuti non viene pagata e perde tutte le “etichette” che ha apposto sulle immagini...

Finito il lavoro di data-labeller, deve preparare l’attrezzatura per il giorno successivo: caricare la batteria della telecamera, le powerbank, preparare il microfono compatibile per il telefono con cui farà la diretta, montare il monopiede, avvitare bene i supporti e, ancora più importante, ricercare informazioni per l’articolo e i post collegati ai video... 

Si deve preparare per la manifestazione del “Naviglio Sumud Ovale”, un insieme di barche che tenta di rompere pacificamente l’assedio imposto da Israhelle alla Filastina. Hanno affamato la popolazione dopo averla sterminata con armamenti vari, inclusi uccelli robotici che sputano fuoco e bombe. E sono arrivati perfino a ideare una perfida gara, mascherata da aiuti umanitari: raccolgono il cibo in dei fortini improvvisati nel deserto, fanno suonare una sirena e poi migliaia di persone si lanciano affamate per raccogliere dei pacchi. Nel mentre gli sparano addosso. Solo alcuni riescono ad arraffare un boccone, mentre altri non riportano nemmeno la pelle a casa. Ogni volta i soldati dicono che hanno dovuto sparare perché c’erano dei combattenti. Ma due soldati-whistleblowers hanno rivelato nei dettagli come funziona la trappola per esseri umani, una roba che sembra la serie distopica “Squid Game”... Ma è la realtà di Ovum!

Le missioni politiche-umanitarie dell’Ovale Sumud erano partite molti anni prima. All’inizio si chiamavano “No apartheid vessel”, fatte con una sola barchetta. Poi sono aumentate le violazioni e le violenze in Filastina, e con esse la consistenza delle barche e della repressione. In alcune missioni c’è scappato il morto, nelle altre gli attivisti dei paesi colonizzatori hanno sperimentato brevemente i trattamenti e le torture riversate agli ostaggi filastinesi. Migliaia sono detenuti senza processo né accuse formali.

La manifestazione parte da una piazza secondaria. Marla è arrivata con largo anticipo perché, stranamente, i mezzi pubblici sono stati puntuali. A breve è previsto il rapimento “legalizzato” delle navi e degli attivisti in acque internazionali, praticamente verso una zona centrale del pianeta ovale. I pirati in divisa fanno l’abbordaggio, le telecamere di sicurezza trasmettono le immagini, la voce si diffonde viralmente. L3 attivist3 puntano al porto per occuparlo, lo stesso porto da cui partono le armi della Galileo verso Israhell. Ma un imponente schieramento della pollizia militare, ai piedi di una collina fatta da minacciosi idranti in una fredda serata, blocca l’uscita principale del centro storico.

I manifestanti allora si disperdono in mille rivoli: alcuni desistono di fronte agli idranti, mentre Marla prova a proteggere la videocamera dell’acqua con un ombrello mezzo rotto. Lo striscione viene fatto passare alla coda del corteo, che diventa la testa, in cerca di un’altra uscita per raggiungere il porto. I lanci di lacrimogeni, sparati “rigorosamente” ad altezza uomo per la mancanza dell’applicazione dei regolamenti Ovali, feriscono una manifestante. Perderà un occhio. La manifestazione è di fatto finita, ma una decina di persone regge ancora lo striscione e gira per il centro.

Intanto un pensiero tormenta Marla, sorpresa dal numero di persone che “il naviglio” è riuscito a mobilitare in tutto l’Uovo, specialmente a Calcalia: “ma non bastavano mesi di bombe e decenni di occupazione per far scendere tutta questa gente in piazza?! Possibile che l’indignazione popolare si scatena solo con la protesta delle barche?”. Tuttavia, il coraggio degli attivisti in mare ha funzionato e il suo dovere principale è quello di documentare, oltre che di esprimere delle opinioni in grado di alimentare lo spirito critico della collettività. 

Marla ha ancora la telecamera in mano e qualcuno, un presunto rivoluzionario imborghesito assetato di sangue e conflitto, grida: “giornalista terroristaaaaa!”.

La stampa non si tocca! Anche Israhelle attacca i giornalisti, e prendersela come i giornalisti è come sparare sulla Croce Rossa”, replica Marla, con tono serio e pacato. Intanto si posiziona in sicurezza, pronta a fuggire se qualcosa dovesse andare storto. Poi stringe più forte la cinghia dell'improbabile casco a scodella. La collega dell’emittente televisiva di Cielo 369 le dice: “io pensavo che eri una polliziota, ma per chi lavori?”. Marla non risponde per l’astio professionale che nutre verso l’emittente, non verso la collega in quanto individua, mentre i suoi riflessi di piazza sono concentrati su entrambi i fronti opposti, al riparo da manganelli e sanpietrini.

A un certo punto compare una coppia che urla più volte, con tono arrabbiato e provocatorio: “Viva Jsrahelle, Viva Israhell!”. Un’attivista è infuriata. Si chiama Rion, ha l’accento marcato di Vetustato, gli occhi squadrati e la pelle blu, come quella dei suoi genitori, che vengono dal continente della Fasia. Gli urla: “tornatevene a casa vostra!”. Sono le stesse parole che le sono state rivolte spesso nella sua vita. “I terroristi genocidi non sono benvenuti a Vetustato!”, continua Rion. Ma l’accento della coppia non sembrava avere nulla di israhelliano. Lui si avvicina ai reporter con fare frettoloso, quasi minaccioso. Indica una minuscola spilletta con una indistinguibile bandiera e dice, indicando alternativamente sé stesso: “Persianan!”. 


C’è una didascalia che accompagna l’immagine: ‘Immagine modificata e “fumettizzata” da una cosiddetta “IA” generativa a partire da foto reali’. Un ragazzo urla indicando una spilletta sullo zaino di fronte alla telecamera, mentre un altro uomo gli tocca il braccio facendo cenno di andare via. Sullo sfondo, il vicolo di un centro storico, delle scritte confuse sui muri.




Non è israhelliano! È persaniano! Viene dal paese governato da una teocrazia, lo stesso paese minacciato dall'altra teocrazia e dagli UFA, di essere ridotto “all’età della pietra”, come ha dichiarato il presidente Turd. Paradossalmente vedono negli UFA e nella teocrazia israhelliana una potenziale via d'uscita dall'oppressione del regime. Ma sono troppo giovani per ricordare che il regime teocratico è nato dopo che un altro regime monarchico-imperiale era stato imposto con un colpo di stato fomentato dagli stessi UFA... Forse gli sta bene liberarsi da fascisti teocratici per essere governati da altri tipi di fascisti... Un pollizioto in borghese li porta via, prima che si generino altri scontri. La coppia scompare in un vicolo. Sullo sfondo scritte che inneggiano a opposti estremismi mescolate a graffiti e scarabocchi infantili.

Marla è a casa, pronta a montare il video, ma la connessione non funziona. Il primo sole si appresta a tramontare e non ha mangiato nulla. Prende il suo portatile e va nel bar della piazzetta per usare la connessione all’Eterete. Mentre sorseggia un succo d’arancia e mastica nervosamente una gomma alla nicotina sente degli spari: un tipo coatto è sceso da una macchina con una rivoltella. Ha cominciato a sparare in aria, ma il panico non viene scatenato, oramai ci si è abituati a tutto. Marla si ripara sotto il tavolino mentre cerca di riprendere il più possibile con il suo telefono. Poco dopo compare un altro figuro con una lupara. Il manico ha dei pezzi di nastro isolante. Sembra uscito da un mix di un film di Maffia e un album gangsta rap: farebbe ridere, se non ci fosse da piangere e avere paura. Non spara, ma cerca l’uomo che ha esploso i colpi di rivoltella per rivendicare la paternità del territorio (gestito con il supporto sporadico dei fasci di Casa D'Annunzio). Altri se lo portano via.


C’è una didascalia che accompagna l’immagine: ‘Immagine modificata e “fumettizzata”  da una cosiddetta “IA” generativa a partire da una foto reale (il video, diventato virale, della “stesa” a Montesanto, originariamente diffuso da wawg.1 su Tiktok)’. Si vedono tre uomini camminare. Uno, in pantaloncini e felpa con cappuccio nera, impugna una lupara con del nastro isolante sul manico.

Giustamente, si parlerà per giorni dell’evento in tutta Calcalia. Però, la Filastina e la ragazza che ha perso un occhio per i protocolli barbari delle forze del monopolio della forza passano in secondo piano...




Nacroche Riecapre


Continua? Forse per le strade, o forse se qualcuno vorrà continuare questa storia, o magari riscriverla. Lasciate le vostre idee, e anche le critiche, nei commenti...



Tanti organi stampa dicono di essere obiettivi, e poi portano avanti un tipo di propaganda che offende qualunque logica, e lo fanno per la brama di potere...

Fanrivista è un media indipendente, schierato e imparziale: ci si può schierare con qualcuno o da qualche parte e, al tempo stesso, essere imparziali criticando quel qualcuno o quella parte a cui si è più vicini. Tutti hanno delle tendenze, e chi le nasconde dietro un manto di presunta obiettività lo fa quasi certamente per manipolarci (e magari manipolarsi).

Fanrivista usa il potere della ricerca delle verità per difendere chi ha meno potere, non per compiacere chi è offuscato dal desiderio di dominio. 

Ovviamente, è sempre più difficile fare giornalismo indipendente: devi combattere non solo con i potentati vari, con i fondi pubblici che vanno quasi sempre solo a grandi testate, ma devi combattere anche con i loro algoritmi per riuscire a veicolare certi contenuti, il tutto mentre cerchi di sopravvivere economicamente... Puoi sostenerci con una donazione (i link si trovano più sotto), oppure, se non ti avanzano nemmeno gli spicci per un caffè, seguici sui “social asociali” (i link si trovano sempre in fondo a ogni articolo). Oppure, meglio ancora, boicotta il più possibile i media e i social mainstream, non regalare a loro il tuo prezioso tempo e i tuoi fruttiferi dati, e connettiti con noi tramite il Fediverso, l’alternativa autogestita all’oligopolio comunicativo del complesso militare-industriale.

E se non ti piace “La Fanzina Generalista” non fa niente: non sprecare il tuo tempo con la propaganda, non perdere ore a scrollare reels all’infinito, incontrati con persone reali e fruisci di contenuti che ti arricchiscono davvero!

ultimo aggiornamento 12/07/2026 20:47

2 commenti:

  1. Puoi continuare la storia con la trama dei fasci di Casa D'annunzio e la mafia?

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  2. Salve Lollo, grazie per il commento e per l'idea! Le parti più oscure della nostra storia vedono collaborazioni tra elementi neofascisti/golpisti e le mafie. Trame è un progetto collettivo per cui potresti valutare di parteciparvi! Non esitare a contattarci, e non dimenticare di seguirci sui "social asociali" e sul Fediverso! Grazie ancore :)

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