27.3.26

TIKKUN, UN COLLETTIVO DI EBREƏ ANTISIONISTƏ

RIPARARE IL MONDO CON ANTIRAZZISMO, DECOLONIZZAZIONE E GIUSTIZIA SOCIALE

ABBIAMO INCONTRATO TIKKUN INSIEME A DUE "REFUSENIKS", DUE OBIETTORI DI COSCIENZA ISRAELIANI


Ella Keidar Greenberg e IddoElam di Mesarvot sono due giovani “refuseniks”, obiettori di coscienza israeliani che hanno rifiutato di servire un esercito storicamente coinvolto in un’occupazione illegale, e ora nel genocidio. Sarebbe una scelta ovvia ma, in Israele, se non fai il servizio militare sei considerato un reietto o un traditore.





Li abbiamo incontrati a dicembre allo "Zero 81" di Napoli, insieme ad altri attivisti di Tikkun, un collettivo italiano di ebreə antisionistə.

Meet the Israeli "refuseniks" jailed for not serving the I.O.F (IDF)

Ella Keidar Greenberg and Iddo Elam of Mesarvot are two young Israeli "refuseniks", conscientious objectors who refused to serve in the Israeli military, and went to jail for that. Refusing to serve in an army historically involved in an illegal occupation, which is committing genocide, should be the most obvious choice. However, people in Israel who do not serve in the military are usually considered outcasts, or traitors when they refuse. 


Three pictures taked during the meeting with the two refuseniks.


We met them a few months ago in Naples.

19.3.26

PERCHÉ “NO”!

IL REFERENDUM SPIEGATO SEMPLICE E DA UNA PROSPETTIVA LIBERTARIA


  • LA SPIEGAZIONE DEL CONTESTO GIURIDICO-POLITICO E DELLA “RIFORMA NORDIO”, ARTICOLO PER ARTICOLO
  • LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI E L’UNIONE CON QUELLE DEGLI AVVOCATI
  • I PERICOLI DA SCONGIURARE AL DI LÀ DI CHI VINCE



Al centro dell'immagine le scritte "PERCHÉ VOTARE “NO”  IL 22 E IL 23 MARZO - PERCHÉ DOBBIAMO CONTINUARE A IMPEGNARCI DOPO... - IL REFERENDUM E IL CONTESTO STORICO-GIUDIZIARIO SPIEGATO FACILE, DA UNA PROSPETTIVA LIBERTARIA". Poi ci sono due dipinti: in uno si vedono due uomini combattere con scudi e bastoni in una pubblica piazza. Nell'altro dipinto un processo dell'inquisizione: a terra steso un uomo morente, con un libro aperto di fronte a lui. Di fronte, ci sono 4 prelati: il giudice che siede al centro mentre parla con altri due seduti, e uno in piedi che osserva in silenzio.
L'immagine richiama uno dei concetti che si spiegano nell'articolo e mostra due antiche declinazioni dei modelli "accusatorio" e "inquisitorio".


C’è stata molta confusione nel discutere nel merito di questo referendum, da ambo le parti, ed è impossibile scollegarlo dal contesto politico. Questo articolo prova a fare chiarezza, nella maniera più semplice possibile, su una materia così complessa, entrando negli aspetti tecnici del referendum e del funzionamento del nostro sistema giudiziario.

Lo si farà adottando una prospettiva libertaria. Tutte le strutture sociali dominanti, inclusa la “politica partitica”, sono intrinsecamente viziate da dinamiche gerarchiche e di dominio, meccanismi che vanno al di là delle buone intenzioni o della buona fede dei singoli magistrati o politici, proprio perché sono strutturali. Quindi, chi si definisce libertariə e/o anarchicə potrebbe pensare: “ma a me cosa interessa?!”. Tra queste pagine digitali si è già argomentato che personaggi come Camillo Berneri, anarchico italiano ucciso nella guerra civile spagnola (non dai fascisti di Franco, ma dagli stalinisti), pensavano che la partecipazione alle urne poteva essere uno strumento da valutare. Certamente non è né l’unico né il principale strumento per cambiare profondamente la società: se vogliamo un mondo più equo, se vogliamo quantomeno avvicinarci a una democrazia “pura”, vera e sostanziale, allora bisogna agire su tutte le dinamiche di dominio, sugli squilibri di potere che ci caratterizzano come singoli individui e come gruppi sociali, dai più piccoli ai più vasti.

Per questo, anche quei pochi voti di chi si definisce libertariə e/o anarchicə, sono fondamentali se non vogliamo diventare una “democrazia illiberale”, come dice Orban, premier ungherese e modello per i neofascisti che ci governano. Il diritto, troppo spesso, viene usato per reprimere le istanze democratiche e favorire le ingiustizie. Se passa il referendum, è opinione di chi scrive che il rischio di questi usi distorti aumenterà esponenzialmente, e potrebbero essere inseriti nella nostra Costituzione degli squilibri enormi a vantaggio di qualunque governo, non solo quello dei neofascisti, ma anche quelli della finta sinistra. E questo ultimo aspetto, come vedremo, è stato ammesso perfino dal ministro della Giustizia Nordio, seppure in una maniera goffa e quasi velata.

Nei primi paragrafi dell’articolo ci sono delle premesse: senza avere chiari alcuni concetti preliminari, sarebbe praticamente impossibile capire in cosa consiste la riforma su cui dovremo andare a votare. Eppure, in questi mesi, l’informazione mainstream pro-governo ci ha bombardato di notizie sul caso di Garlasco e della famiglia del bosco. Dall’altro lato, quello dei comitati del No, purtroppo, sembra che sia mancata una piena discussione nel merito dei fatti, che presuppone maggiori sforzi intellettuali. Nel mezzo ci sono i cosiddetti “indecisi” o pensatori più critici. Sostanzialmente gli indecisi sono divisi in due macro-gruppi: chi, giustamente, non ha capito molto perché non gli è stato spiegato, e non sa cosa fare, e forse non si recherà nemmeno alle urne. E chi pensa che i principi della riforma siano validi (ed è legittimo pensarlo), ma non si fida di come le leggi ordinarie, che dovrebbero “completare” la riforma se vincesse il sì, attueranno questi principi. Questo ultimo orientamento è giustificato dal fatto che il referendum si inserisce in un preciso contesto politico: ci sono i vari “decreti sicurezza”, “decreti rave” e quant’altro, presentati e approvati come leggi “urgenti” che di fatto restringono la libertà di riunirsi e manifestare pacificamente. C’è la cosiddetta “riforma del premierato” che darebbe più poteri all’ “uomo forte” o alla “donna forte” a capo del governo. E poi c’è la riforma elettorale, che darebbe ancora più potere alla maggioranza eletta. Ma se a recarsi alle urne sono sempre meno, ci ritroveremmo in una situazione simile e peggiore rispetto a quella di oggi: a votare ci va più o meno la metà della popolazione. Quindi, la maggioranza degli italiani viene governata, all’incirca, da quella metà della metà che è andata a votare e che ha scelto l’attuale parlamento e governo. Forse, invece di alimentare la “malattia” di questa democrazia, bisognerebbe capire perché quasi la metà degli italiani rinuncia al voto (oppure va a votare facendo intenzionalmente scheda nulla), e agire di conseguenza.


SEPARAZIONE DEI POTERI

L’Italia può essere definita, almeno teoricamente, una democrazia liberale. In pratica, in uno “stato di diritto”, tutti dovrebbero godere degli stessi diritti fondamentali e avere lo stesso “peso” nella società. E bisognerebbe adoperarsi affinché questi diritti non siano solo scritti su pezzi di carta, ma diventino sostanziali.

Alla base delle democrazie liberali c’è un principio fondamentale: la separazione dei poteri.

I poteri individuati negli “schemi” delle moderne democrazie sono tre. Il potere legislativo, ovvero di chi fa le leggi, che nel nostro caso dovrebbe essere il parlamento. Di fatto, però, il parlamento è stato progressivamente svuotato di questo potere a colpi di “leggi straordinarie”, fatte direttamente dal governo, ovvero il potere esecutivo. A questo potere spetterebbe il compito di mettere in atto quelle leggi e di farle rispettare, anche con l’uso della forza, e dovrebbe fare delle leggi solo per questioni urgenti e straordinarie. Il potere giudiziario, rappresentato dai magistrati, ha il compito di dare dei giudizi sul fatto che le leggi siano state rispettate o meno. Deve controllare che le “regole del gioco” vengano seguite non solo da tutti i “comuni” cittadini, ma anche da chi le fa e chi le applica, dunque da chi legifera e governa. Viene da sé che ci deve essere un equilibrio tra questi tre poteri perché, se uno fosse troppo forte rispetto agli altri, finirebbe con il fare i suoi comodi, invece che quelli del bene collettivo. Peggio ancora se solo una persona, o un ristretto gruppo di persone, gestisce tutti e tre i poteri contemporaneamente. Per garantire questo equilibrio tra i poteri esistono una serie di organi e meccanismi, detti “pesi e contrappesi”, previsti dalla nostra Costituzione, dove si afferma (e si continuerà ad affermare, almeno formalmente) che la magistratura deve essere indipendente e autonoma. Se non è indipendente, non può controllare gli altri poteri, ma viene controllata da essi.

15.3.26

L'OSTACOLO ALLA PACE

DALLA CAUSA CONTRO LA LEONARDO ALLA RAZIONALIZZAZIONE DEGLI OLOCAUSTI


A sinistra la locandina dell'evento: risalta l'immagine di una colomba che porta un ramoscello di ulivo, contrapposta a carri armati e aerei da guerra. A destra la foto del teatro dove si è svolto l'incontro: decine di persone sono sedute in cerchio.
A sinistra la locandina dell'evento. A destra il teatro dell'Ex Asilo Filangieri.


Il diritto può essere uno strumento che serve a difenderci dai potenti, e per questo vogliono togliercelo o distorcerlo.

La creatività conflittuale e la forza dell’intelletto ci offrono svariati strumenti non violenti da usare nelle piazze e nei tribunali.

Questi sono i concetti più profondi emersi in un dibattito, venerdì scorso all’Ex Asilo Filangieri di Napoli, sulla guerra finanziaria, che precede la “guerra guerreggiata”. La prima si combatte con una concorrenza spietata e a colpi di dazi e sanzioni. Quella più visibile, è invece alimentata dal commercio di armi.

Durante la serata, l’avvocato Luca Saltamacchia ha illustrato gli obiettivi e le difficoltà di una causa in sede civile contro la Leonardo SPA, holding controllata dallo stato: lo scopo è quello di impedire che nuovi contratti incrementino le capacità militari dello stato canaglia israeliano, oltre a revocare i precedenti. Il problema è che molti di questi contratti sono segreti.

7.3.26

NÉ TEOCRAZIA, NÉ “ESPORTARE” DEMOCRAZIA: FERMIAMO LA DISTOPIA CONTEMPORANEA!

Abbiamo iniziato a varcare l’uscio della III guerra mondiale con l’ “Operazione Martello di Mezzanotte”, così è stato soprannominato l’attacco israelo-statunitense all’Iran. Intanto, su giornali, tv e social, passa in secondo piano la rete infernale di Epstein, che per adesso sfiora pure l’Italia, dove si continua a parlare di Garlasco, famiglia del bosco, Sanremo, Olimpiadi e calcio...

Questo pseudo-editoriale parte dalle dichiarazioni contraddittorie sulle ragioni dell’attacco, per poi fare un passo indietro all’11 Settembre e a quel processo, promosso dai familiari delle vittime, che dovrebbe accertare le sospettate responsabilità dell’Arabia Saudita nell’attentato che ha innescato le cosiddette “guerre al terrorismo” per “esportare la democrazia”.

Nella conclusione trovate gli scenari ancora più distopici dell’attuale cacotopia che dobbiamo assolutamente scongiurare, insieme a un po' di "filosofia spicciola" in stile fanzina.



In alto uno screenshot del sito della Casa Bianca: il 25 Giugno 2025 Trump dichiarava che i pesanti bombardamenti statunitensi avevano "annichilito" ("obliterated") le strutture del programma nucleare iraniano. Affermare il contrario era falso, e a corraborare la dichiarazione di Trump c'era Commissione sull'Energia Atomica Israeliana: "l'abilità iraniana di sviluppare armi nucleari è stata rallentata per molti anni". Sotto l'immagine di un bombardamente a Teheran: si vede una donna avvolta da un velo nero guardare impaurita verso il cielo, in primo piano. Sullo sfondo di una via cittadina, si alza un'enorme colonna di fumo.

In alto uno screenshot del sito della Casa Bianca: il 25 giugno 2025 Trump dichiarava che i pesanti bombardamenti statunitensi avevano "annichilito" ("obliterated") le strutture del programma nucleare iraniano. Affermare il contrario era falso, secondo Trump. 
A corraborare la sua dichiarazione c'era la Commissione sull'Energia Atomica Israeliana: "l'abilità iraniana di sviluppare armi nucleari è stata rallentata per molti anni".


UNA GUERRA SENZA RAGIONI LEGALI E OBIETTIVI CHIARI

22.2.26

DAANES RAREFATTA. ROJAVA RESISTE IN UN’INTEGRAZIONE DIFFICILE

DALLA CADUTA DI ASSAD ALL’ASSEDIO DEL ROJAVA (CHE SUCCEDE IN SIRIA PARTE 2)


Torniamo a parlare di Siria e dell’unica democrazia del Medio Oriente, “il Rojava”, parola che indica letteralmente l’ovest della regione curda e per estensione quella che era l’intera DAANES. Di questa, attualmente, restano e resistono soltanto due lembi di Rojava senza continuità territoriale in un complesso e controverso percorso di integrazione con il nuovo governo siriano. Precisamente, le aree che non sono cadute sotto il completo controllo del presidente ad interim al-Shara’ sono quelle di Kobane, Qamislo e al-Hasaka.

Per chi fosse interessatə ad approcciare o anche approfondire questi argomenti, consigliamo un altro articolo pubblicato nella sezione di “Geopolitica Popolare” di Fanrivista pubblicato a fine 2024. In quel periodo, in poche ore, con il supporto più o meno manifesto di diverse potenze statali, il dittatore Assad è stato rovesciato. Fino ad allora il nuovo presidente ad interim, quando era manifestamente un estremista jihadista, si faceva chiamare al-Jolani.

CHE SUCCEDE IN SIRIA (Parte 1).


Altri contenuti collegati pubblicati da Fanrivista, insieme alle fonti usate per questo articolo, li troverete nei link che accompagnano il testo. Leggetelo con calma e criticatelo senza pietà se lo ritenete necessario!



La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES ai confini con la turchia, in viola la zona occupata da Israele e non lontano, più a est in fucsia, le zone controllate dai drusi.  In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.  Al centro in alto al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa: lui indossa un turbante e si nota la scritta: “Stop this terrorist. Upt to 10 million reward”. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria in giacca e cravatta.

La mappa della Siria che cristallizza il controllo territoriale a fine Gennaio 2026: in verde le zone controllate dal governo di transizione, in giallo quello che resta della DAANES, in viola la zona occupata da Israele e in fucsia le zone controllate dai drusi.

In alto a sinistra il momento in cui una folla, a Taqqa, abbatte una statua che rappresenta una combattente delle YPJ.

Al centro al-Jolani in tenuta da combattente, nel manifesto diffuso con la taglia sulla sua testa. A destra, invece, al-Jolani in qualità di presidente ad interim della Siria. Adesso non si fa chiamare più con il suo nome di battaglia. 



I NUOVI CLIENTI DEGLI USA E IL LAVORO SPORCO DI “CARCERIERE” DELL’ISIS

Nell’Asia Occidentale continua il genocidio palestinese più in sordina, con il colpevole e sostanziale silenzio della comunità internazionale.

Il popolo iraniano manifesta la sua insofferenza verso il regime degli ayatollah, mentre i sostenitori dello scià e delle democrature occidentali provano a cavalcare e fomentare le proteste, minandone la stessa legittimità.

E intanto, in Siria, il nuovo governo di Ahmad al-Shara è riuscito a unificare formalmente quasi tutto il paese dopo aver duramente represso diverse minoranze, e dopo le alleanze con quelli che erano stati i suoi nemici giurati, nonché carcerieri, gli USA. L’ex membro di al-Qaeda, all’epoca noto come al-Jolani, ha avviato un’operazione comunicativa brillante per ripulire la sua immagine pubblica. Si è tolto letteralmente i panni di guerrigliero e ha indossato giacca e cravatta, ha dichiarato di volere una Siria inclusiva, ha approvato qualche provvedimento di facciata per riconoscere diritti e festività ai gruppi minoritari, ed è stato clamorosamente accolto a braccia aperte nei maggiori consessi internazionali. Eppure, negli ultimi mesi, le milizie jihadiste che adesso indossano l’uniforme dell’esercito nazionale hanno perseguitato drusi, alawiti e curdi.

Attacchi culminati con l’assedio e la conquista di gran parte della DAANES (acronimo di Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est), la regione de facto autonoma del nord-est della Siria nota ai più con la sineddoche “Rojava”, ovvero il “Kurdistan dell’Ovest”, difesa dalle “Forze Siriane Democratiche” (SDF è l’acronimo in inglese). Il “Rojava” è probabilmente l’unica democrazia del Medio Oriente, un esperimento amministrativo che, con tutte le sue fragilità, criticità e limitazioni, è considerato l’avanguardia e la degna continuazione dei tanti processi rivoluzionari socialisti falliti nella storia, solitamente perché degenerati in autoritarismo, dittatura e totalitarismo.

2.2.26

BREVE DEFINIZIONE DI FEDIVERSO

LA DIFFERENZA CON I SOCIAL MAINSTREAM

Per la rubrica pseudo-enciclopedica “Define” spieghiamo in breve cosa significa “Fediverso”, come funziona e quali sono le principali differenze con i social media “mainstream” (detti anche “social asociali”, “a-social” o “anti-social”).

Oltre a questo parliamo dei problemi legati alla frammentarietà e alla faziosità della comunicazione: sicuramente erano già presenti dai tempi dello “zapping” con la TV, ma il dominio dei social media con i loro algoritmi "coperti", la profilazione invasiva delle nostre personalità, e altre dinamiche come il profluvio di video brevi “verticali” da consumare voracemente, hanno esacerbato queste criticità e ne hanno introdotte di nuove, insieme a qualche dubbio beneficio. Purtroppo, nemmeno il Fediverso è completamente libero da insidie e tentativi di cooptazione, ma rappresenta comunque la principale alternativa percorribile e migliorabile allo strapotere degli oligarchi/oligopolisti delle “Big Tech”.


Sullo sfondo un cielo lo stellato e la scritta "Breve definizione di Fediverso. La differenza con i social mainstream". In risalto il simbolo del Fediverso: sei punti di diversi colori collegati da linee esterne che formano un pentagono e da diagonali interne che formano una stella.



⏰   PER CHI VA DI FRETTA  🕚

In estrema sintesi e semplificando al massimo, il Fediverso (crasi di "universo federato") è una rete federata fatta di tanti mini-social connessi tra loro. È costituita da un insieme di server che "parlano" gli stessi linguaggi informatici (di norma "open source" e "free", e cioè modificabili e gratuiti), con un funzionamento simile a quello che fa "parlare" tra di loro le caselle e-mail di diversi operatori. Mentre grandi compagnie gestiscono verticisticamente e in maniera centralizzata tutti i server che fanno funzionare i social media classici (come Facebook, Instagram o X), sul Fediverso ognuno può gestire un proprio server e aprire un "nodo", detto "istanza"

Ogni istanza può essere autogestita stabilendo le proprie regole (tipo di contenuti, moderazione, ecc.) e decidendo se e come interagire con altri nodi

Ogni nodo può usare un programma diverso. Per esempio Mastodon, il più noto, è un software di micro-blogging che assomiglia a X, PeerTube assomiglia a Youtube, Pixelfed a Instagram, e così via...

Questi software, parlando la stessa lingua, sono interoperabili. In parole povere, è come se da un account su X potessimo seguirne un altro su YouTube e interagire con esso. Inoltre, qualora volessimo cambiare un’istanza perché non ci dà più fiducia o non ci piace più, potremmo scaricarci i nostri dati, fare proverbialmente i bagagli e trasferirci su un’altra istanza.


Se andate ancora di fretta, in fondo a questa pagina trovate i nostri profili social (quelli veramente social, del Fediverso) e quelli a-social”. Seguiteci e connettiamoci!  ;)


Quando avrete un po’ più di tempo tornate su questa pagina: troverete molte informazioni anche sul funzionamento politico-commerciale degli a-social e sui cambiamenti iper-contemporanei della storia della comunicazione :)




CHI CONTROLLA QUELLO CHE DICIAMO ONLINE?!
CHI DECIDE COSA SI PUÒ DIRE O COSA VERRÀ EFFETTIVAMENTE ASCOLTATO, VISTO O LETTO?!
LA RISPOSTA È SEMPLICE: CHI CONTROLLA I SERVER...

L'immagine è un'illustrazione digitale in stile cartone animato. Sullo sfondo, che sfuma dal viola scuro in alto all'azzurro in basso, lo spazio e le stelle. La scena rappresenta una fuga allegorica: un gruppo di animali colorati viaggia su una stravagante navicella spaziale verso destra, allontanandosi da un pianeta grigio e inquinato, situato a sinistra.  Del pianeta sferico, malato di inquinamento, si notano grattacieli, blocchi di cemento, telecamere, satelliti, automobili, antenne, ciminiere e componenti meccaniche avvolti nello smog. Sul pianeta si notano chiaramente schermi e cartelli enormi con famosi loghi. Tra questi risaltano quelli delle aziende “GAFAM” e altre multinazionali.  Analizziamo la navicella spaziale che rappresenta il Fediverso, con colori vivaci e lampadine colorate mentre sfreccia via: la parte posteriore della nave è arancione, mentre il fianco è composto da pezzi di puzzle incastrati tra loro, a simboleggiare la collaborazione e l'unione di parti diverse nella realizzazione dei software. Dai motori posteriori esce una scia fluida, con un colore azzurro brillante che ricorda quello dell’acqua. L‘abitacolo è una cupola di vetro trasparente, illuminata dall'interno, dove si intravedono una serra con piante rigogliose, vari oggetti e, quasi nascosto, un quaderno con il disegno della faccina di un  gatto. La navicella è cavalcata da diverse mascotte sorridenti mentre salutano il pianeta che va in rovina. Davanti a tutti c’è un elefante viola (che rappresenta Mastodon). Sotto il suo grembo è delicatamente adagiato un piccolissimo uccellino giallo (forse rappresenta gli ex-utenti del defunto Twitter). Dietro l'elefante c’è una creatura simile a una volpe gialla con grandi orecchie (Pleroma), che sorride. Dietro a lei c’è un polipo arancione (PeerTube) con un cappello piramidale mentre saluta gioiosamente con il suo tentacolo. Sul fianco della navicella, aggrappato a essa, c’è un pinguino (simbolo dell'amministratore di Linux): sta usando una chiave inglese per stringere un bullone della nave in movimento e agganciare bene uno dei pezzi di puzzle. Sotto la nave, vicino al pinguino, c'è uno Gnu marrone dal pelo arruffato (GNU Social) che sorride appeso a testa in giù.
Gli animali sulla navicella spaziale simboleggiano software liberi che scappano dal pianeta dominato da "GAFAM" e altri colossi dell'economia anarco-capitalista globale.
Illustrazione di David Revoy da Wikimedia, rilasciato con licenza Creative Commons. 


Il Fediverso, unione delle parole “Universo” e “Federato, è una rete informatica federata che connette diversi tipi di software, come social di micro-blogging (quelli per pubblicare testi brevi tipo l’ex Twitter, ora noto come X, per capirci) o piattaforme per condividere e pubblicare video (come YouTube). Ogni nodo della rete è chiamato “istanza” e funziona tramite un server, uno di quei computer che fa apparire testi e contenuti sui nostri PC, smartphone, e dispositivi, ogni volta che visitiamo un sito. I “nodi” di questa “galassia social” sono connessi tra di loro e sono interoperabili perché “parlano la stessa lingua”: si tratta di un protocollo di comunicazione che si chiama “Activity Pub”, la “lingua” più parlata sul Fediverso (va specificato che esistono pure altre “lingue” meno diffuse come “Diaspora”).

4.1.26

FRANCESCA ALBANESE SUL VENEZUELA: 'ATTACCO A STATO SOVRANO FA PAURA, MA BISOGNA AGIRE'

Fanrivista incontra per la seconda volta Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal ‘67.


Primo piano di Francesca Albanese. Il suo sguardo sembra incuriosito e scettico.